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Vuvvuvvù: la Rete irriverente

Enrico Sola ,   27 novembre 2009, 11:52

Vuvvuvvù: la Rete irriverente WWW     

Il potere dei cittadini digitali tra creatività, satira e conflitto. Puntata 2: I situazionisti inconsapevoli e la Rete manipolata

 



Nella puntata precedente chiudevo domandandomi se, nell'ambito dell'irriverenza online, c'è vita oltre il 'forattinismo', cioè la deformazione dell'immagine dei potenti con scarsi o superficiali contenuti politici.
La risposta, fortunatamente, è sì: la Rete può offrire molto di più e, soprattutto, garantisce la disponibilità di strumenti diversi dalla semplice caricatura politica, che pure ha una lunga tradizione.
Il merito è tutto dei situazionisti e dei loro détournement. Anzi, è merito dei situazionisti inconsapevoli, visto che Internet era ancora un miraggio ai tempi di Debord, Gallizio e compari.

La Rete trabocca di 'riusi artistici di prodotti mediatici noti, atti a comunicare qualcosa di diverso dal prodotto iniziale', ma i loro autori non si dilettano con intellettualismi del secolo passato e preferiscono la pratica alla teoria.

Attività come il Google bombing , cioè l'azione collettiva che mira a portare in alto nei ranking di Google legati a una ricerca una determinata pagina Web, sono spesso state usate a fini politici e sono perfetti casi di détournement. Ricordate il periodo in cui cercando su Google 'miserable failure' o 'miserabile fallimento' arrivavano come primo risultato rispettivamente i siti ufficiali di George W. Bush e Silvio Berlusconi. Era bastato che poche centinaia di blogger si mettessero d'accordo linkando nei loro post i siti dei due presidenti, menzionando la definizione 'miserabile fallimento', per ingannare il sistema di ranking del colosso dei motori di ricerca e fargli prestare il fianco a una burla politica globale.
A difesa di Google va detto che dopo un po' di mesi è riuscita a rendere inefficace questa pratica, ma ciò che resta notevole è la facilità con cui una piccola avanguardia di protagonisti della Rete, con un atto di hacking perfettamente legale, è riuscita a trasformare un motore di ricerca in un generatore di irriverenza politica.

C'è chi si è spinto oltre, arrivando a utilizzare i nomi di dominio per colpire un potente. È successo a Glenn Beck, telepredicatore della nuova ultradestra americana dalle frequenze di Fox News, noto per i suoi virulenti attacchi all'amministrazione Obama, fatti spesso estrapolando frasi fuori contesto dei suoi avversari politici, manipolando video o utilizzando sillogismi tanto forzati quanto fantasiosi pur di mettere in cattiva luce i 'liberal'.

Beck è stato ripagato con la sua stessa moneta da un semplice cittadino che ha acquistato un dominio. L'implicita accusa è, come cita il nome del dominio, una presunta violenza sessuale, seguita da omicidio, praticata dal giornalista filo-repubblicano più in vista, nel 1990. L'accusa - usando le stesse trappole logiche utilizzate da Beck nelle sue trasmissioni (per esempio per accusare di contiguità ideologica Obama e il gruppo terroristico dei Weathermen) - si basa su una semplice premessa: Glenn Beck non ha mai smentito in precedenza (né ha confermato, ma non importa) di aver compiuto quegli atti efferati, ovviamente inventati di sana pianta.

Ironia della sorte, Glenn Beck non è riuscito a far cancellare il sito, anzi ha perso anche una causa pretestuosa  contro il suo creatore, il quale -a causa vinta - lo ha ulteriormente umiliato regalandogli il sito e scrivendogli una lettera  tanto pacata quanto dolorosa in cui evidenziava il valore irriverente del suo gesto.

Anche in Italia, tuttavia, c'è chi usa la forza della Rete e dei suoi siti-cardine per compiere azioni di irriverenza politica, riuscendo peraltro nell'impresa di svelare aspetti inquietanti della parte a lui avversa.
È il caso del gruppo di Facebook 'Comitato per la integrale riabilitazione di Licio Gelli' , creato scherzosamente da due utenti per amor di paradosso e, incredibilmente, capace di attrarre tra i suoi iscritti serissimi gruppi di Azione Giovani, della Giovane Italia e del Pdl che, evidentemente, difettano sia di fede democratica, sia di capacità di comprensione del testo.

Un semplice e paradossale scherzo online, quindi, si è trasformato in una trappola, capace di catturare gli avversari più incauti ed esporne le tentazioni antidemocratiche (o, peggio ancora, la scoraggiante inopportunità).
Nella prossima puntata vedremo come il Web irriverente può costruire senso politico e, addirittura, cercare di rendersi propositivo.





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