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Buio a Mezzogiorno

Francesco Scommi ,   30 luglio 2009, 17:44

Buio a Mezzogiorno     Berlusconi risolve la fronda siciliana guidata da Micciché promettendo, in anticipo sul piano per il Sud, investimenti per quattro miliardi di euro a favore dell'isola. Un equilibrismo per sedare una rivolta rischiosa, visto l'incombente voto del Senato sul decreto anticrisi. Ma, in contemporanea, l'Istat ufficializza i dati sulla povertà relativi al 2008: uno spaventoso quadro che evidenzia lo squilibrio economico tra il Meridione e il resto del Paese. Da qui, evidentemente, dovrebbe partire un vero piano di rilancio del Sud



Il piano per il Sud non è pronto. Al Consiglio dei ministri di domani (venerdì) il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si limiterà ad annunciarlo. Lo ha fatto anche con altri provvedimenti governativi.

Si sa quanto ha detto ai dirigenti (parlamentari e presidenti di Provincia) del Popolo della libertà siciliano che fanno capo al correntone di Alfano e Schifani, ribattezzati "lealisti" in contrapposizione a quelli che animano la fronda guidata da Gianfranco Micciché. Proprio il sottosegretario ex Forza Italia, assieme al governatore dell'Isola Raffaele Lombardo, ha costretto il premier a un delicato equilibrismo. Ha annunciato i fondi da destinare alla Sicilia prima dell'annuncio del piano per il Mezzogiorno tutto. Un gioco di parole, ma è quanto accaduto. Non si poteva fare altrimenti: prima della pausa d'agosto incombe il voto rischioso, al Senato, del decreto anticrisi. E un combinato disposto ferie anticipate più fronda siciliana avrebbe rischiato di mandare sotto l'esecutivo.

Perciò, intanto, si è premurato di dire il premier nel corso del pranzo con i lealisti, alla Sicilia vanno quattro miliardi di euro. Mai più finanziamenti a pioggia, ha assicurato Berlusconi ai presenti, ma soltanto finanziamenti in conto capitale per recuperare i ritardi infrastrutturali accumulati dalla Sicilia e dal Mezzogiorno in questi anni.

La riunione di Berlusconi con i lealisti si è svolta praticamente in contemporanea con l'ufficializzazione, da parte dell'Istat, dei dati sulla povertà relativi al 2008. Un quadro scientifico che evidenzia, più di tutto, lo spaventoso squilibrio economico che divide il Sud dal Centro e dal Nord del Paese.

Colpiscono, in particolare, i dati sulla distribuzione geografica della "povertà relativa". L'Istat la calcola a partire da una soglia di spesa mensile: se la famiglia, e dunque gli individui che ne fanno parte, non la oltrepassa, questi sono statisticamente considerati poveri. La soglia di riferimento altro non è che la spesa media mensile su base nazionale.

In base, dunque, a questo procedimento, l'Istat stima che il 13,6 per cento della popolazione sia sotto la soglia della povertà. Ma il dato, si è accennato, acquista maggiore valore se disaggregato geograficamente: infatti, così si scopre che al Nord è povero il 4,9 per cento della popolazione, al Centro il 6,7. Al Sud il 23,8 per cento, cinque volte di più che nel resto del Paese.

Sulla stessa falsariga le statistiche relative sulle famiglie "sicuramente non povere", ovvero che dispongono di un reddito abbastanza superiore alla soglia di povertà da non far temere ricadute. Sono il quasi il novanta per cento sia al Centro che al Nord, il 64 al Sud. Nel Meridione, insomma, un individuo su tre o è povero o rischia di diventarlo.

Un vero piano per il Sud, forse, dovrebbe partire da questi dati. Non dalle bizze di Micciché.





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