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Se Walter spariglia le carte

Leo Sansone,   20 luglio 2009, 14:35

Se Walter spariglia le carte Politica     Il "giallo" della corsa alla segreteria del Pd si è arricchito di un nuovo capitolo. E' tornato in campo Veltroni, dopo le dimissioni da segretario. Appoggia Franceschini, getta al vento il suo "corriamo da soli" e annuncia una nuova strategia: l'Alleanza riformista. Al centro c'è la battaglia per la laicità. Spariglia. Ora Bersani e Marino dovranno ripensare la loro strategia



"Me ne vado senza sbattere la porta". E poi? "Dopo 33 anni di scena politica quello che ritrovo è il tempo, anche per andare in Africa, cosa che tante ironie ha suscitato". Walter Veltroni si dimise lo scorso 18 febbraio dalla segreteria del Pd dopo l'ennesima sconfitta elettorale, quella delle regionali sarde. Lasciò il posto da segretario a Dario Franceschini ed aggiunse: "Non partecipo al congresso". Veltroni non è andato in Africa, non partecipa al congresso del Pd, ma appoggia la ricandidatura di Franceschini alla guida del partito. Spariglia. Pesa il suo parere nella lunga corsa per la segreteria che si concluderà con il congresso ed elezioni primarie ad ottobre.
Nei giorni scorsi ha rotto il silenzio che si era imposto ed è ritornato in campo. Sabato, in una intervista al Corriere della Sera, ha recuperato un ruolo da protagonista. La premessa: "Non sto fuori con allegria. Diciamo che sono sereno". Ha esposto una nuova strategia riformista per il Pd che, in gran parte, butta a mare la sue scelte da segretario: ha rivalutato la figura di Bettino Craxi considerandolo più innovatore di Enrico Berlinguer, ha annunciato una battaglia contro il conflitto d'interessi di Silvio Berlusconi ed ha cancellato "il corriamo da soli" delle elezioni politiche 2008, annunciato quando traballava il secondo governo Prodi.

L'ex segretario del Pd rompe con l'autosufficienza (solo accademica, perché alle politiche si era presentato con Antonio Di Pietro) e propone nuove alleanze. "La piattaforma Franceschini disegna un partito -ha chiosato- con l'ambizione di cambiare radicalmente il paese, diventando il perno dell'Alleanza riformista per l'Italia". La ‘vocazione maggioritaria' viene reinterpretata e da una navigazione in solitaria o in tandem con Di Pietro, si passa ad una intesa con le forze riformiste della sinistra. "Per me, dopo il fallimento dell'Unione, è questa la vocazione maggioritaria del Pd", ha precisato. "Questo Pd -ha sostenuto- dovrebbe sviluppare innanzitutto il rapporto con la formazione di Vendola, con i socialisti di Nencini e con i radicali". In una fase successiva, ha aggiunto, si può pensare ad intese con l'Italia dei Valori e con l'Udc; comunque no alle alleanze con i partiti d'ispirazione comunista come il Prc e il Pdci.

Un bel cambiamento il lancio dell'Alleanza riformista: è la proposta di una nuova coalizione di centro-sinistra. Si è tornati alle tesi di "uniti si vince"; uniti, però, su un programma di riforme coerente. Ma non è tutto. L'intesa con vendoliani, socialisti e radicali porterebbe in primo piano nel Pd le richieste di laicità e di difesa dei diritti civili, battaglie centrali di questi partiti che, complessivamente, hanno avuto oltre il 4% dei voti alle elezioni europee.
E' uno spariglio insidioso per gli altri candidati alla segreteria. E' una novità con la quale dovranno fare i conti Pier Luigi Bersani (appoggiato da D'Alema, da Enrico Letta e dalla Sinistra del Pd) e Ignazio Marino (sostenuto da Paola Concia e dall'ala più libertaria del partito). Bersani e Marino, dall'inizio, hanno fatto proprio della laicità una bandiera. Bersani, in particolare, punta sul binomio lavoro-laicità per rilanciare il partito. Da tempo l'ex ministro dello Sviluppo economico propone la costruzione di una nuova coalizione di centro-sinistra. "Servono alleanze, da soli non si può far nulla", ha avvertito.

Il partito, scosso dalla sconfitte, è provato e confuso. Sta affrontando prove di tutti i generi. Anche Beppe Grillo, il teorizzatore della distruzione dei partiti, si vuole candidare alla segreteria. Per tre volte ha provato ad iscriversi (in Sardegna, in Liguria e in Irpinia), ma le sue domande sono state bocciate. Il comico genovese, fra uno sberleffo e un insulto, insiste. C'è chi, come Mario Adinolfi, esponente quarantenne del Pd ed ex Dc, cita Aldo Moro ed invita ad accettare la sfida di Grillo. Nel Pd ci potrebbero essere più di tre candidature. Si parla della possibilità che corra anche Adinolfi. Il giornalista tentò l'impresa alle elezioni primarie del 2007 che incoronarono Veltroni segretario: prese lo 0,17% dei voti. Come finirà? "Un buon giallo è come un incubo: se ne assapora il buono al risveglio", avvertiva Alfred Hitchcock.





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