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India, essere gay non è più reato
Red, 02 luglio 2009, 17:37
Mondo
In tutta l'Asia meridionale, l'omosessualità è argomento tabù e un rischio mortale. Per questo la sentenza dell'Alta Corte di Nuova Delhi in India, che depenalizza i rapporti fra persone dello stesso sesso, riveste un'importanza storica per tutta la regione - oltre che per il miliardo e duecentomila persone residenti nell'immenso paese, quasi un sesto della popolazione mondiale
Gli attivisti gay lo avevano predetto pochi giorni fa, nella sfilata del 29 giugno, e adesso piovono le reazioni soddisfatte della comunità LGBT (lesbica, gay, bisexual, transgender) che da anni lotta in giustizia per ottenere questo risultato. L'articolo 377, un residuo dell'epoca dell'impero britannico, afferma che l'omosessualità e "il sesso innaturale" sono reati. A portare la questione davanti all'Alta corte già nel 2004 era stata l'ong Fondazione Naz: allora era stata rigettata allo stato preliminare. La Corte Suprema però aveva accolto il ricorso e chiesto all'Alta Corte di riprendere in esame la questione.
Oggi la sentenza: l'articolo 377 del codice penale rappresenta una violazione dei diritti fondamentali dell'individuo. Non può essere reato insomma il sesso fra adulti consenzienti, a meno di violare l'articolo 21 della Costituzione per cui ogni cittadino ha uguali opportunità di fronte alla legge.
L'Alta Corte di Delhi lancia la palla al Parlamento: la sua sentenza sarà valida fin quando le Camere non decideranno di riscrivere una legge in proposito. Un certo imbarazzo si legge nella reazione del Partito del Congresso che ha da poco riconquistato il governo nel voto politico di questa primavera.
"E' una questione fra la Corte e il Governo" ha detto il portavoce del partito, Shakeel Ahmed. La settimana scorsa, Ahmed aveva dichiarato che il partito non aveva opinioni in materia e non aveva discusso la questione. Nel 2004, il governo si era opposto alla prima causa della Naz, sostenendo che l'abolizione dell'articolo 377 sul "sesso innaturale" poteva portare a un aumento della delinquenza.
Diverse istituzioni internazionali invece caldeggiavano la revisione. Human Rights Watch ha recentemente inviato una lettera al premier Mahmohan Singh dopo un raid della polizia contro i gay a Lucknow. L'Unaids, l'organizzazione Onu contro l'Aids, ha accolto con gioia la notizia perché ora, secondo il direttore Michel Sibide, "sarà più semplice raggiungere gli omosessuali e porre un freno ai contagi del virus Hiv". I gay esultano: "Adesso siamo davvero nel 21esimo secolo" ha detto Anjali Gopalan, fondatrice della Fondazione Naz. Gli attivisti di ogni nazionalità si sono abbracciati in aula; Nienke, sudafricana, anche lei presente, non ha nascosto la sua gioia: "Voi indiani avete seguito la nostra legge sudafricana che è un po' più avanti perché legalizza i matrimoni gay".
E in effetti di matrimoni gay in India parla oggi anche il Times. Ma l'opinione pubblica è assai più divisa. E' normale nel paese per gay e lesbiche condurre una doppia vita e far passare i partner per amici in tutte le circostanze ufficiali o burocratiche.
Le lesbiche, in una società per lo più patriarcale, sono ostracizzate più degli omosessuali maschi; sono relativamente frequenti i casi di suicidio di donne perseguitate. Molte donne sono state maritate dalla famiglia contro il loro volere, e se confessano la verità rischiano di essere cacciate di casa dal coniuge e dai genitori. Frequente il ricorso al medico, che consiglia alla ragazza 'malata' di fare esercizio fisico e dedicarsi ai lavori di casa.
Molte giovane lesbiche fuggono dalle campagne cercando un clima più comprensivo nelle grandi città, dove trovano anche associazioni di supporto. E nelle città da qualche anno si tengono anche sfilate del Gay Pride: a Mumbai (Calcutta) dal 2003. Quest'anno per la seconda volta si è celebrata la Giornata nazionale dell'orgoglio gay, un migliaio di coraggiosi in strada fra Mumbai, Bangalore e Nuova Delhi. Speravano di poter presto festeggiare, ci sono riusciti.
E come sempre, le dimensioni dell'India in termini di popolazione amplificano la portata dell'evento. Ma nel mondo l'omosessualità è ancora reato in un'ottantina di paesi e passibile di pena di morte in Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen.
(fonte Apcom)
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