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Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14

Tute blu alla resa dei tagli

Ida Rotano,   07 maggio 2009, 17:46

Tute blu alla resa dei tagli     Il piano di un'acquisizione di Opel da parte di Fiat presentato lunedì al governo tedesco prevederebbe, come anticipato dal quotidiano economico tedesco "Handelsblatt",  la chiusura di due stabilimenti in Italia. La Fiat non smentisce le indiscrezioni mentre si fa sentire il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che, in una lettera al presidente Luca di Montezemolo e all'ad Sergio Marchionne, chiede al Ligotto di tenere presente la centralità delle fabbriche italiane ("è fondamentale"). Allerta per i sindacati: "Un simile disegno porterebbe all'apertura di un pesante conflitto sociale" dice il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini



Fiat Mundi, ma non a costo zero. Dopo settimane di ubriacatura mediatica sul rinnovato orgoglio nazionale per la casa automobilistica torinese lanciatasi nella conquista dell'America e di una buona fetta d'Europa, tra gossip e brindisi arrivano anche le prime note dolenti e l'euforia lascia il posto alla preoccupazione e alla paura. Paura di perdere il posto di lavoro: una preoccupazione che accomuna tutti i paesi coinvolti nella grande ristrutturazione automobilistica.
Così, alle prime ore dell'alba, il quotidiano economico tedesco Handelsblatt scrive: il piano industriale della Fiat per acquisire Opel prevede la chiusura di una serie di stabilimenti, due di questi sono in Italia, "una fabbrica nel nord e l'altra nel sud".
Il taglio sarebbe contenuto nel cosiddetto "progetto Phoenix", un piano datato maggio e composto di 46 pagine.

L'unico stabilimento della Fiat al nord è Mirafiori, ovvero il cuore dell'azienda torinese. E per quanto i sindacati si stiano preparando a contrastare l'eventuale (e probabile) ristrutturazione, appare assai improbabile una chiusura tout court della fabbrica. Diversa la situazione al sud Italia. Lo scorso aprile, sempre da indiscrezioni di stampa, si era parlato dell'esistenza di un altro piano, denominato "Project Football", che avrebbe previsto la chiusura di dieci impianti in Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese. Sono 15 mila lavoratori che "saltano". Ma il Lingotto aveva smentito.

Tornando al cosiddetto "Progetto Phoenix" fra le fabbriche che potrebbero "potenzialmente essere chiuse" in Germania c'è quella di Kaiserslautern. Ridimensionati gli impianti di Ruesselsheim e Bochum. Subiranno tagli anche gli impianti di Saragoza in Spagna, Trollhaettan in Svezia, Anversa in Belgio, e forse anche quelli di Luton in Inghilterra e Graz in Austria. Non dovrebbero essere invece interessati dal piano di ristrutturazione i siti in Francia, Polonia, Grecia e Serbia.
Anche l'edizione tedesca del Financial Times fa riferimento al "progetto Phoenix", ma nella lotteria degli stabilimenti da sacrificare ci sono alcune divergenze: Roland Berger, membro del cda Opel e consulente Gm per l'Europa, intervistato dal Ftd, avrebbe assicurato che l'impianto della Opel a Kaiserslautern non verrà chiuso, mentre la triste sorte spetterebbe ai siti di Luton (Inghilterra) e Tychy (Polonia). Il consulente aziendale ha inoltre confermato che la Fiat vuole quotare in Borsa entro tre anni il nuovo gruppo automobilistico che nascerebbe dall'eventuale unione dalle attività di Fiat Auto, Gm Europe e Chrysler. Secondo il Ftd, infine, per l'intera operazione il Lingotto avrebbe bisogno di nuovi crediti per circa 6,4 miliardi.

E il giornale Bild scrive che il numero uno di Gm Europe, Carl-Peter Forster, ha chiesto ai manager del gruppo di rinunciare al 10% dei loro stipendi, rivelando che i tagli in busta paga saranno applicati già da questo mese. L'iniziativa, secondo il tabloid, permetterà al gruppo di risparmiare diversi milioni di euro già quest'anno e riguarderà 300 manager in Europa, di cui 150 alla Opel in Germania. Forster intende lanciare così un segnale chiaro, commenta la Bild: il management di Opel dà il buon esempio contribuendo materialmente al risanamento della società.

A differenza dell'aprile scorso, questa volta la Fiat non commenta le indiscrezioni e l'assenza di una smentita fa tremare anche coloro che, a caldo, avevano pensato ad una notizia pilotata dai detrattori dell'acquisizione dell'Opel da parte della casa automobilistica italiana.
Tant'è che il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, prende carta e penna e in una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all'amministratore delegato Sergio Marchionne, chiede al Lingotto di tenere presente la centralità delle fabbriche italiane ("è fondamentale", scrive il ministro). Nella certezza che l'eccellenza degli stabilimenti italiani continui ad essere assicurata, anche in un contesto di globalizzazione della produzione, mi attiverò per programmare un incontro a breve termine, anche alla presenza delle organizzazioni sindacali, al fine di condividere il contributo che il Governo potrà continuare ad offrire".

A poche settimane dalle elezioni il governo vuol evitare di ritrovarsi ad affrontare uno scontro sociale con le tute blu già pronte sul piede di guerra. Cipputi avrà pure voltato le spalle alla sinistra, come indicato da numerosi sondaggi, ma quando si tratta di difendere il pane e il lavoro pretende qualcosa in più di assicurazioni e promesse che, alla stretta finale, si dileguano nel nulla.

In Belgio, i lavoratori che rischiano il posto di lavoro stanno occupando da questa mattina l'officina e l'autosalone della casa automobilistica torinese, in attesa di ottenere "un piano sociale corretto". Hanno sequestrato tutte le macchine, tutto è bloccato, sia l'officina che l'autosalone (L'Italian automotive center, il più grande autosalone della Fiat in Belgio, ha annunciato un piano di tagli di 24 lavoratori).
In Italia, i sindacati sono in allerta. Il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, dichiara "assolutamente inaccettabile qualsiasi ipotesi di chiusura di stabilimenti Fiat in Italia". Mentre il piano Fiat avanza, e negli Usa il giudice fallimentare ha respinto l'assalto dei creditori scontenti, Cremaschi lancia un messaggio a Sergio Marchionne, prossimo all'investitura di amministratore delegato del nuovo colosso dell'auto: " Siamo pronti a far saltare l'accordo". L'unica cosa che bisognerebbe fare - dice - "è riportare il 'santo' Marchionne sulla terra, a difesa di tutta l'occupazione nel nostro paese che non può subire tagli".

A soffrire di più, le tute blu del sud Italia, "al ballottaggio" finale tra Pomigliano e Termini Imerese. Un "ballottaggio" senza vincitori ma con due perdenti, almeno nei piani di Torino.
Roberto Mastrosimone, il rappresentante Cgil degli operai Fiat palermitani è d'umore nero: "Lo stabilimento è gravemente in bilico. La Fiat non ci parla, nessuno ci comunica niente. Le indiscrezioni sono pessime. Ecco, se dovessi ragionare con la loro testa non avrei dubbi. So che i vertici Fiat sacrificherebbero Termini". L'impatto nell'isola sarebbe devastante, tanto più dopo il blocco della produzione della Lancia Ypsilon da parte della casa automobilista e l'avvio di una lunga stagione di cassintegrazione per gli operai. Non manca, però, la voglia di lottare, di difendere il proprio posto di lavoro: "Porteremo avanti una lotta durissima. Ma abbiamo paura", conclude Mastrosimone.

I sindacati torinesi alzano un muro: lo stabilimento di Mirafiori ha già pagato nella crisi del 2002 e non si tocca. Il nuovo campanello d'allarme suona dopo le indiscrezioni di stampa che ipotizzano, nell'ambito dell'acquisizione della Opel, la chiusura di due stabilimenti Fiat in Italia, uno dei quali al Nord. "Il vero problema - afferma Claudio Chiarle, segretario generale della Fim di Torino - è che non si conoscono i dettagli del piano industriale della Fiat. Il pezzo che manca - è l'incontro col governo italiano e il sindacato. Purtroppo il governo, ad eccezione di alcune dichiarazioni a spot, in tutta questa vicenda si è mostrato assente".
Sabato 16 maggio manifesteranno i lavoratori di tutto il gruppo Fiat e della componentistica auto. La protesta era stata decisa quasi due mesi fa dai sindacati metalmeccanici torinesi e poi concordata con le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic.
Il corteo partirà alle ore 10 davanti alla porta 5 di Mirafiori e raggiungerà il Lingotto, dove ha sede il quartiere generale del gruppo Fiat nel mondo.

Gli stabilimenti Fiat oggi producono 600 mila vetture l'anno e solo Mirafiori potrebbe produrne 1,2 milioni. Il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, definisce "legittimi i timori dei sindacati dei lavoratori", ma spera in un rilancio anche dell'occupazione: "l'accordo con Chrysler ed eventualmente Opel-Saab potrebbe allargare i mercati e consentire che gli stabilimenti che oggi producono meno producano di più".
Quanto alla necessità di riorganizzare eventualmente gli stabilimenti italiani, Chiamparino ha sottolineato che "ognuno deve fa la propria parte, come abbiamo fatto a Mirafiori e abbiamo preso un pezzo dell'area e l'abbiamo riutilizzata sempre per attività produttive, ma diverse dal campo automobilistico".





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