Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14
La valuta unica di Tremonti
Nane Cantatore, 01 maggio 2009, 11:25
Economia
Partecipando alla presentazione del libro di Tommaso Padoa Schioppa, il ministro dell'Economia rilancia l'idea di una nuova valuta mondiale, già proposta da Russia e Cina all'ultimo G20, apportando alcune modifiche all'idea del governatore della Banca cinese e proponendo una sua personale ricetta che, specifica, "mi sono inventato qui": si potrebbe passare ad una "doppia circolazione" che prevede "uno strumento per denominare le transazioni mondiali e rasoterra conservare le nostre vecchie e
nuove monete". Ma non sembra che abbia riflettuto a fondo sul senso di questo progetto e sulle sue finalità
Quando un ministro della repubblica avanza una proposta, anche se è un ministro del governo da cui siamo così disgraziatamente governati, c'è da aspettarsi che si tratti di un'idea ponderata a fondo, almeno nelle sue implicazioni di massima. Quando poi si tratta di quello che dovrebbe essere il più preparato tra gli esponenti di questo governo, le aspettative dovrebbero essere ancora più fondate; se poi la proposta in questione riprende dei suggerimenti già presentati ai massimi livelli internazionali, e cioè al G20 di Londra sulla crisi finanziaria, allora si dovrebbe esser certi di trovarsi di fronte a un progetto già definito con un certo grado di dettaglio.
E invece no: quello che è successo è che Tremonti, alla presentazione di un libro del suo predecessore Tommaso Padoa-Schioppa, si è messo a parlare di una "valuta mondiale" da utilizzare per gli scambi internazionali, mentre le valute nazionali dovrebbero avere una circolazione domestica. Tutto questo, beninteso, presentato come "un'idea che mi sono inventato oggi, così, su due piedi". Insomma, verrebbe da pensare che il ministro abbia voluto inventarsi una boutade per rubare la scena, un po' come fa il suo boss quando si mette a parlare al telefono in mezzo ai ministri o a raccontare barzellette sceme.
Per capire quanto sia campata in aria l'uscita di Tremonti, è opportuno fare un piccolo passo indietro, a un documento della banca centrale cinese del 23 marzo, in cui il governatore Zhou Xiaochuan proponeva la creazione di una nuova valuta di riserva mondiale; questa proposta è stata ripresa il primo aprile dal presidente russo Dimitri Medvedev in occasione del G20. Il significato del progetto è semplice: oggi il 64 per cento delle riserve delle banche centrali del mondo è in dollari, mentre l'euro si attesta al 26, e il resto è composto da altre monete forti, tipicamente yen giapponesi, sterline inglesi e poche altre. In un clima di sostanziale debolezza della divisa americana, la cui solidità è peraltro ulteriormente minacciata dalla crescita galoppante del debito pubblico degli Stati Uniti, sarebbe decisamente opportuno introdurre una maggior diversificazione, in grado di assorbire meglio le oscillazioni dei mercati finanziari e di dare maggiore rilievo alle manovre delle banche centrali.
Una soluzione di questo tipo esiste già: si tratta dell'SDR (Special drawing rights), un paniere utilizzato dal Fondo monetario internazionale come parametro di riferimento e che viene utilizzato per transazioni contabili internazionali; alcuni Paesi, come la Siria, già utilizzano l'SDR come valuta internazionale a cui ancorare la propria. Oggi, il paniere dell'SDR è composto da un 44 per cento di dollari, un 34 di euro e un 11 a testa per yen e sterlina; anche se la proposta cinese prevede una maggiore diversificazione e una diversa ripartizione, si tratta già di un mix decisamente meno imperniato sul dollaro rispetto alle attuali riserve delle banche centrali.
La ragione per questo passaggio, dal valore simbolico così potente, è proprio quella di assorbire meglio lo shock della perdita di valore del dollaro: se i cinesi si volessero sbarazzare del loro eccesso di biglietti verdi acquistando più euro potrebbero benissimo farlo, ma ciò avrebbe un impatto devastante sul dollaro, aggravando ulteriormente la crisi. La scelta di individuare una valuta comune, il cui valore sia determinato da un paniere fisso, dovrebbe permettere una transizione armonica e controllata, mettendo le istituzioni finanziarie centrali al riparo dalle tempeste valutarie o dagli attacchi speculativi, come è avvenuto diverse volte per le valute più deboli.
Si tratta, insomma, di un notevole passo avanti sul piano di un governo condiviso dei mercati valutari, che sancirebbe ufficialmente l'avvento di una vera economia multipolare. Ciò avrebbe anche una ulteriore valenza distensiva, dal momento che disinnescherebbe gran parte delle cosiddette "atomiche valutarie": gli accumuli di grandi quantità di una divisa specifica, che possono essere immessi istantaneamente sul mercato facendone crollare il valore. Per quanto riguarda l'Europa, sarebbe un ottimo sistema per rafforzare in modo consistente l'influenza dell'euro, senza correre i rischi legati a un'ufficializzazione del suo valore di moneta di riferimento.
Se questo è lo scenario effettivo della proposta, lascia abbastanza interdetti vedere Tremonti che si lancia in improbabili considerazioni, del tipo "per uno che è in Canada o in Belgio, la parola paniere magari non la capisce, quindi forse è meglio avere una moneta mondiale, per fare operazioni mondiali e una moneta nazionale per operazioni nazionali", come se fossero davvero due valute circolanti su diversa scala. Del resto, è difficile che una valuta internazionale possa davvero essere utilizzata per gli scambi commerciali bilaterali, visto che si dovrebbe fare una doppia operazione di cambio, mentre l'utilizzo contemporaneo costringerebbe all'accumulo di riserve in due distinte valute, il che ridurrebbe ulteriormente la disponibilità di liquidità, l che non è esattamente la cosa più auspicabile durante una crisi finanziaria. Insomma, Tremonti si dovrebbe ripassare un paio di regole dell'economia di mercato. La circostanza che possa farlo anche in Russia o in Cina è un bel segno dei tempi.
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#2 · Nane Cantatore
04 maggio 2009, 11:45 Cerretano, prima di accusare altri di essere poco informati, la prego di controllare almeno l'ortografia. Quella del Bancor (con la c, per favore), era una proposta nata nel contesto di Bretton Woods, il che significa nel contesto del gold standard. In altre parole, il Bancor avrebbe potuto svolgere un ruolo di valuta di riferimento in quanto avrebbe dovuto essere legata al valore delle commmodities, e non a un paniere valutario. Oggi il Bancor è soltanto una nozione di scuola, e i richiami di Zhou Xiaochuan alla proposta keynesiana vanno letti in quest'ottica. E' evidente che l'obiettivo reale è quello di svincolarsi dal dollaro, ma è altrettanto chiaro che lo si vuole fare in modo morbido: un passaggio all'euro, che in parte sta già avvenendo, potrebbe essere devastante per gli equilibri finanziari. Per questo, assegnare il ruolo di valuta di riferimento agli SDR significa, tra l'altro, trasformare il ruolo e la governance del FMI, assestando un altro colpo all'egemonia americana. Il bello dell'idea russo cinese è che costituisce l'unica risposta credibile alla crisi finanziaria mondiale, e che va anche nell'interesse degli Stati Uniti: il vero confronto tra gli imperi non si fa sotto forma di scontro, ma di scambio e di accordo.#3 · Andrea
04 maggio 2009, 15:21 In realtà il gold standard venne sospeso negli anni '30 (l'Inghilterra lo abbandonò nel 1931, mentre la FED nel 1933 requisì tutto l'oro in circolazione). A Bretton Woods non si tornò al gold standard, ma al gold exchange standard o dollar standard: tutte le valute erano agganciate al dollaro, il quale era l'unica moneta convertibile in oro. Anche questo sistema fu abbandonato nel 1971 su decisione di Nixon. A mio giudizio, la proposta del Bancor di Keynes era tutt'altro che peregrina. Vorrei però aggiungere una cosa: visto che si parla di riformare il sistema finanziario mondiale, bisognerebbe prima di tutto intervenire sul funzionamento delle banche centrali, che sono spa private indipendenti alle quali gli Stati hanno delegato la politica monetaria e la possibilità di intascarsi il reddito da signoraggio... E' ora di chiedersi come avviene la creazione di moneta nelle nostre economie. L'offerta di moneta la banca centrale la regola principalmente attraverso le operazioni di mercato aperto, cioè acquistando (o vendendo) titoli di Stato in borsa. I titoli di Stato vengono pagati con nuova moneta (creata dal nulla e senza alcuna copertura aurea), nuova moneta che la banca centrale mette a passivo intascandosi il succitato reddito da signoraggio (differenza fra valore facciale della cartamoneta e costi tipografici, che sono irrisori). Dopo di che la nuova moneta creata finisce in qualche banca privata e quindi, attraverso il meccanismo del credito frazionario, detta moneta si moltiplica (il moltiplicatore dipende dal tasso di riserva obbligatoria che la banca centrale stabilisce, se il tasso di riserva è del 20%, da 1000 euro iniziali il sistema bancario arriva ad imprestarne 5000). E' chiaro che tutto ciò non fa che generare INFLAZIONE. Se si vuole riformare davvero il sistema finanziario, occorre innanzitutto restituire la sovranità monetaria ai governi democratici. Le banche centrali devono essere banche nazionali di proprietà statale.form di registrazione al sommario
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#1 · Valerio Cerretano
02 maggio 2009, 13:56 Tremonti e' in malafede mentre l'autore dell'articolo e' poco informato. La proposta del primo ricalca quella del Bankor di Keynes, che gia' nel 44 propose una divisa unica mondiale. E allora come oggi a sostenerla e' chi si pone in competizione con gli Stati Uniti. Tra impero e moneta il legame e'stretto. Se il dollaro svaluta, come svalutera, e' probabile che gli USA perdano la loro egemonia. E la Cina cerca di ottenere un maggior peso nel FMI per tradurre in termini politici cio' che gia e' avvenuto sul piano economico. Dietro queste schermaglie vi e' dunque una rivalita' imperiale. La tragedia sta nel fatto che, come ha sostenuto un accorto osservatore, prima che gli USA cedano la loro egemonia faranno non una ma dieci guerre. Le vicende Afganistan e Irag docent.