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La polizia potrebbe sgomberare la Innse

Ida Rotano,   09 febbraio 2009, 17:35

La polizia potrebbe sgomberare la Innse Lavoro/ il caso     

Questa tormentata vicenda si trascina da otto mesi, da quando nel maggio scorso l'imprenditore Genta comunicò ai dipendenti con un telegramma di aver avviato la procedura di mobilità. Da allora la fabbrica è stata autogestita dagli operai che hanno continuato a produrre. Poi nel settembre scorso è stata messa sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, infine dissequestrata e da allora vigilata giorno e notte, da una cinquantina di operai che, a turno, si dà il cambio di fronte all'ingresso



Con molta probabilità domani mattina la polizia procederà allo sgombero degli operai che da mesi presidiano lo stabilimento della Insse di via Rubattino 81 a Milano. Di fronte a questa eventualità e premettendo "che sarebbe grottesco e offensivo che le Istituzioni milanesi accettassero in piena crisi lo smantellamento di un sito produttivo sano e per il quale esistono possibili acquirenti e, soprattutto, un mercato certo di sbocco per le merci", il consigliere regionale del Prc Luciano Muhlbauer chiede "al presidente Formigoni di intervenire con la massima urgenza per scongiurare lo smantellamento della fabbrica e l'intervento delle forze di polizia contro gli operai".

L'esponente di Rifondazione ricorda infatti che "la Commissione IV (Attività produttive) del Consiglio regionale, in seguito all'audizione con le maestranze, aveva inviato il 2 febbraio scorso una nota formale al governo regionale in cui "chiede con forza che la Giunta regionale e gli Assessori Rossoni e La Russa, pongano in essere tutte le iniziative necessarie a salvaguardare il sito aziendale e la produzione, a scongiurare che lo stabilimento venga dismesso ed a facilitare, laddove possibile, eventuali proposte di acquisizione dell'azienda da parte di soggetti interessati".

"Il secondo round del tavolo di confronto era finito con un nulla di fatto - prosegue Muhlbauer - e il tavolo era stato dichiarato chiuso e, dall'altra parte, era difficile, anzi impossibile, pensare che in sole due settimane la Regione potesse risolvere una vicenda che si trascina da lunghi mesi".

Il consigliere regionale afferma infine che "l'attuale proprietario, cioè Silvano Genta, è assolutamente indisponibile a ogni soluzione positiva, perché non è interessato alla produzione, ma soltanto a realizzare un sovrapprofitto, vendendo sul mercato i costosi macchinari che egli aveva acquistato nel 2006 a prezzi stracciati, grazie alla procedura di amministrazione straordinaria, ma anche con l'impegno di rilanciare l'azienda". "Della proprietà del terreno sul quale sorge la fabbrica, cioè la società Aedes, non vale nemmeno la pena discutere - continua Muhlabuer - perché è sostanzialmente in fallimento e, con ogni probabilità, alla fine del mese subentrerà una nuova proprietà".

La tormentata vicenda della Innse si trascina da circa otto mesi, da quando alla fine del maggio scorso l'imprenditore Silvano Genta comunicò ai dipendenti con un telegramma di aver avviato la procedura di mobilità. Da allora la fabbrica è stata autogestita dagli operai che - anche saltando le ferie - hanno continuato a lavorare e produrre, poi nel settembre scorso è stata messa sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, infine dissequestrata e da allora vigilata giorno e notte, da una cinquantina di operai che, a turno, si dà il cambio di fronte all'ingresso. Dopo le voci di possibile vendita che si erano diffuse durante le scorse vacanze natalizie, gli operai hanno continuato il presidio nel timore di un blitz dell'imprenditore per portare via i macchinari.

A Milano, spiegavano gli operai, non si era mai vista una cosa del genere. Evidentemente, ci sono dei "convitati di pietra" in tutta quest'operazione: l'Expo, i proprietari delle aree, non è solo una vertenza legata ai problemi dell'occupazione. L'imprenditore Silvano Genta, il proprietario, è la testa d'ariete di un'operazione più complessa. La Provincia, assieme al sindacato, ha lavorato per tenere attivo il sito produttivo; la Ormis di Brescia era interessata all'acquisto, e paradossalmente la fabbrica è stata chiusa mentre stava lavorando. Inoltre, l'impenditore Genta ha usufruito delle provvigioni previste dalla legge Prodi, e avrebbe dovuto guardare con interesse la candidatura di Ormis, che avrebbe permesso non solo la continuità produttiva e di lavoro, ma addirittura un futuro ampliamento dell'attività e dell'organico.





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