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Caso Englaro e lo sconfinamento di Napolitano
Franco Ragusa, 09 febbraio 2009, 12:29
Dibattito
Il Dl è un atto di iniziativa governativa che deve essere convertito in legge entro 60 giorni. Certamente, può esservi abuso, e il Quirinale può rinviarla per una nuova deliberazione. Ma rimane possibile accedere alla Consulta per gli eventuali rilievi di costituzionalità anziché spingere verso pericolose derive presidenzialiste
Osservo che l'esercizio eccezionale dei Decreti Legge è espressamente previsto in Costituzione e che il Governo è diretta espressione della maggioranza parlamentare che lo può sfiduciare.
In ogni caso, è il Parlamento a decidere in ultima istanza con la conversione dei DL entro 60 giorni. Napolitano, quindi, avrebbe ben potuto, in un sistema chiaro di competenze costituzionali (art. 74), chiedere una nuova deliberazione della legge di conversione del DL, cosa che avrebbe dovuto già fare in molte altre circostanze.
Certamente, lo strumento del DL pone la maggioranza parlamentare di fronte ad un bivio: approvare in tutta fretta una legge oppure andare contro un provvedimento del proprio Governo.
E' però abbastanza curioso che dopo tutti questi anni di semplificazione bipolare e di rafforzamento dei poteri dell'esecutivo si senta improvvisamente il bisogno di trovare dei freni attraverso forme improprie. Perfettamente d'accordo nel trovare-ripristinare questi freni, ma non certo cadendo dalla padella alla brace, attribuendo al Presidente della Repubblica poteri di veto inappellabili, senza cioè alcun controllo.
Il Presidente Napolitano ha citato dei precedenti che confermano la legittimità del suo intervento.
I precedenti citati dal Presidente Napolitano possono in parte attenuare le colpe (non è la prima volta e non sono quindi il primo), ma non risolvere le responsabilità riguardo all'eventuale sconfinamento presidenziale.
Ricordo che a dire l'ultima parola sulla legittimità costituzionale delle leggi è la Consulta. Il precedente, quindi, di un magistrato che non rinvia una legge alla Consulta non potrebbe in alcun modo essere addotto per impedire successive verifiche da parte di altri magistrati che potrebbero invece individuare possibili rilievi d'incostituzionalità.
Allo stesso modo, peraltro non dimenticando che il Governo e il Parlamento sono espressioni politiche delle maggioranze del momento (potrebbero quindi decidere di non sollevare un conflitto di attribuzione sulla base delle convenienze politiche del momento), il fatto che in precedenza non si sia arrivati di fronte alla Corte Costituzionale non significa che questa possibilità sia definitivamente preclusa.
Il nostro ordinamento, infatti, affida solo e soltanto alla Consulta l'ultima parola in ordine alla legittimità costituzionale delle leggi ed i conflitti di attribuzione tra i poteri dello stato.
Il Governo non può varare DL per vanificare sentenze passate in giudicato.
A Costituzione vigente, chi ha i numeri in Parlamento fa le leggi e la magistratura le applica.
Nel caso in esame, il DL è un atto d'iniziativa del Governo avente valore di legge che deve però essere convertito in legge.
Certamente, può esservi abuso. Ma il sistema, per l'appunto, prevede la conversione dei DL entro 60 giorni e la possibilità, per il Presidente della Repubblica, di rinviare la legge così convertita per una nuova deliberazione.
Rimane infine sempre possibile accedere alla Corte Costituzionale per gli eventuali rilievi d'incostituzionalità (può ad esempio una legge annullare un diritto acquisito con tanto di sentenze passate in giudicato?). In tal senso, molto meglio spingere per facilitare le forme di accesso a questa forma di garanzia piuttosto che spingere verso pericolose derive presidenzialiste senza controllo che ci farebbero cadere dalla padella alla brace.
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#2 · gianluca zampieri
10 febbraio 2009, 00:46 Concordo pienamente con quanto scritto da Agostino Marrella. Il Presidente non e' un notaio. Ed inoltre nel caso Englaro non erano assolutamente ravvisabili gli elementi di urgenza necessari per un DL. Criteri di urgenza di fronte ad una sentenza passata in giudicato? In Italia? Viene da ridere solo a pensarlo! Ragusa vede sottili pagliuzze, ma sembra cieco sulla classica trave: l'unico criterio che muoveva quel DL era la bieca strumentalizzazione politica di un tristissimo caso umano.#4 · silvia del guercio
10 febbraio 2009, 08:55 VIVA NAPOLITANO. VIVA LA LIBERTA' VIVA LA REPUBBLICA.#6 · ajò 2009
10 febbraio 2009, 13:01 Non c'è stato sconfinamento, basta leggere bene la Costituzione, ma anche se ci fosse stato, di fronte a tutti gli sconfinamenti dell' - abominevole - chi ha veramente protestato e quanti hanno taciuto ? Finiamola di farci del male da soli e dimostriamo fino in fondo il coraggio delle nostre idee e la conoscenza della Costituzione...almeno !!!#7 · Enrico Antonioni
10 febbraio 2009, 13:15 Sarebbe il caso che l'autore dell'articolo andasse a ripasssarsi l'art. 87 della Costituzione (poteri del Presidente della Repubblica). Si accorgerebbe che la tesi esposta nell'articolo è del tutto priva di fondamento costituzionale. Il Capo dello Stato "promulga" le leggi ed "emana" gli atti aventi forza di legge (i decreti legge appunto). Napolitano ha agito strettamente nell'ambito dei suoi poteri. L'art. 74 non c'entra per nulla. Non basta Di Pietro per screditare il Presidente?#8 · Franco Ragusa
10 febbraio 2009, 14:19 L'autore si permette di ricordare che il Presidente della Repubblica non è responsabile per gli atti che firma, essendo questa responsabilità dei ministri proponenti; in modo specifico, inoltre, ciò viene ribadito anche dall'art. 77 sui DL. Con un quadro simile, risulta francamente difficile comprendere da dove possa scaturire un potere di veto inappellabile sull'emanazione dei DL sulla base di un giudizio preventivo di conformità costituzionale al di fuori delle previsioni costituzionali. Tanto più che anche in caso di rinvio (art. 74) non è il Presidente a dire l'ultima parola, bensì il Parlamento a maggioranza semplice con una nuova deliberazione. Non siamo cioè di fronte ad un potere di veto inappellabile, ma ad una sorta d'invito a riconsiderare. Rinvio comunque all'intero articolo: http://www.riforme.info/editoriali/176-napolitano-englaro-presidenzialismo#9 · Enrico Antonioni
10 febbraio 2009, 14:29 Nella Costituzione della Repubblica i poteri del Presidente non sono formali, ma sostanziali. Il Decreto legge è una eccezione al potere legislativo del Parlamento (è vero che deve essere convertito, ma intanto entra in vigore). Al fine di non consentire abuso di questa eccezione la Cost stabilisce che esso deve essere "emanato" dal Presidente. Ora promulgare ed emanare non significano la stessa cosa, e non è un caso se il costituente ha utilizzato le due parole anziché una sola. Il potere di rimandare alle Camere una legge è tutt'altra cosa. Qua siamo di fronte ad un atto del Governo. Governo che, nel nostro ordinamento, deve godere della doppia fiducia del Presidente e del Parlamento. O si vorrebbe forse sostenere la tesi che il Presidente della Repubblica può essere costretto a nominare presidente del Consiglio e ministri contro la sua volontà? Se del caso chi lo potrebbe costringere?#10 · Franco Ragusa
10 febbraio 2009, 14:53 Se il PdR nomina un Presidente del consiglio sgradito al Parlamento, quest'ultimo non ottiene la fiducia. Da qui,infatti, la prassi delle consultazioni, piaccia o non piaccia al PdR il futuro Presidente del Consiglio che può godere della fiducia delle Camere. Nel caso del DL non emanato, invece, saremmo di fronte ad un potere di veto assoluto. Ora immaginiamo questo potere di veto assoluto nelle mani di Berlusconi o Fini nei confronti di un Governo di sinistra. E' evidente che non esisterebbe più la possibilità della decretazione di urgenza visto che nel sistema non sono previsti rimedi, quali ad esempio un voto delle Camere a maggioranza semplice o qualificata o il giudizio di un Organo terzo come la Consulta. Permettetemi di credere che chi ha scritto la Costituzione non ha minimamente lavorato per sancire tutto ciò, ed infatti non sta scritto da nessuna parte a fronte di un testo complessivo che regola ed affida in maniera diversa gli strumenti di garanzia e di controllo della legalità costituzionale. Mi permetto di far notare, inoltre, l'assenza di commenti cosiddetti illustri (costituzionalisti non legati alla politica) sulla questione.#11 · Enrico Antonioni
10 febbraio 2009, 15:38 Senti Franco Ragusa, discutere con te di questioni costituzionali potrebbe anche essere molto interessante. E senza dubbio piacevole. Il problema è che fare le pulci a Napolitano ora significa favorire il tentativo di Berlusconi di appropriarsi dei tre poteri classici. Basta guardare con che velocità ha ordinato di convocare le camere e discutere un disegno di legge presentato la sera stessa. Tuttavia ricordo un precedente: il famoso decreto "salvaladri" (che in realtà limitava l'uso della carcerazione preventiva a fini di confessione, quindi non "salvava" nessuno da eventuali condanne) che Scalfaro si rifiutò (dopo il "pronunciamiento" televisivo del pool milanese) di firmare. Hai sviluppato gli stessi ragionamenti anche all'epoca? Perché sai, all'epoca, Scalfaro aveva ancor meno argomenti (anzi ne aveva alcuni a favore) per non firmare il decreto.form di registrazione al sommario
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#1 · Agostino Marrella
09 febbraio 2009, 19:29 L'essenza di una democrazia è proprio il rispetto delle regole. Personalmente non penso che Napolitano abbia sconfinato dal ruolo "formale" che la Costituzione gli assegna. Ritengo cioè che nel caso del d.l. proposto da Silvio B. con palese dispregio di una sentenza passata in giudicato il Presidente della Repubblica non potesse esimersi dall'intervenire. Da Pertini in poi i Presidenti della Repubblica hanno certamente assunto (chi non ricorda Cossiga) un ruolo di "attori politici" esorbitante dalla lettera della Costituzione, ma Ciampi e Napolitano hanno certamente ricondotto la Prima Magistratura repubblicana nell'alveo tracciato dalla Carta Fondamentale. E, tuttavia, il Presidente della Repubblica non è - come taluni vorrebbero - un mero notaio ma il garante massimo dell'ordine costituzionale e, in tal senso, mi permetto di esprimere l'opinione che sinora Giorgio Napolitano (al quale auguro lunga vita e di portare a termine il settennato)si sia mosso con un eccesso di prudenza giacché non credo che esperto com'è non abbia ben chiara l'anomalia costituita dalla storia personale e dal modus agendi di Silvio B. Mi auguro, perciò, che l'alt imposto al d.l. sia solo il primo segno di un maggior rigore istituzionale poiché, ad esempio, non ho ancora capito perché Napolitano abbia firmato "velocissimamente" il c.d. Lodo Alfano che - non occorre essere costituzionalisti per capirlo - crea una "supercasta" di impunibili (Presidente della Repubblica compreso)e che ciò collide col principio di uguaglianza dei Cittadini di fronte alla Legge.