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Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14

Nuovi martiri

Marzia Bonacci,   03 dicembre 2008, 17:11

Nuovi martiri     

Una manifestazione di protesta a Genova, mentre sabato si replica a Roma. Il mondo lgbt è in fermento dopo la posizione assunta dal Vaticano sulla proposta di depenalizzazione dell'omosessualità avanzata dalla Francia all'Onu. Nasce anche un fronte di parlamentari Pdl-Pd che chiedono a Napolitano di incontrare le associazioni, mentre scendono in campo i Giuristi democratici



Se organizzano manifestazioni di piazza e arrivano, a livello parlamentare e con una modalità bipartisan, a chiedere un incontro al presidente della Repubblica Napolitano, se scendono in campo i giuristi democratici per esortare al rispetto dei loro diritti in quanto diritti umani, allora è segno che questa volta, veramente, il Vaticano ha superato ogni Rubicone possibile ed immaginabile.

Tanto da far temere che l'osteggiare il cammino della comunità lgbt sulla strada del progresso civile, come sempre fatto da Oltretevere, rischia ora di trasformarsi in una caccia alle streghe senza precedenti, capace di giustificare pogrom e persecuzioni, massacri e uccisioni. Passi -anche se non dovrebbe- la crociata contro il riconoscimento giuridico e civile dell'amore omo, passi l'avversione all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso, quello che non può passare è sostenere, come avviene con le scelte concrete e le dichiarazioni rilasciate in queste ore, che è meglio vederli penzolare in Iran, magari diciottenni, piuttosto che sposati e felici in Spagna.

Perché è questa la conseguenza diretta di quanto dichiarato dall'osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, il quale ha chiesto all'Onu di affossare la proposta della Francia, presidente di turno dell'Ue, per la depenalizzazione universale dell'omosessualità. Una proposta che verrà discussa e votata a metà dicembre dal Palazzo di Vetro e che è stata accolta da tutti i 27 Paesi europei, Italia compresa. "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - è stato il timore espresso da monsignor Migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni". Dunque la paura della Santa Sede è chiara: la depenalizzazione degli omosessuali potrebbe trasformarsi in apripista per impegni globali al riconoscimento giuridico delle coppie omosex. Alla luce di questa preoccupazione, il Vaticano è disposto a tutto, anche ad accettare che si continui, nelle diverse latitudini e nei diversi paralleli, a massacrare, perseguitare, incarcerare e uccidere chi è reo di praticare "l'amore contro natura".

Rispetto a questo clima il mondo lgbt è in fibrillazione e annuncia battaglia. In parte iniziata con la decisione presa dall'Arcigay di adire vie legali nei confronti della senatrice del Pd Paola Binetti. Motivo: nell'intervista rilasciata recentemente al Corsera la teodem non ha avuto timore a legare insieme, a doppio filo, omosessualità e pedofilia; per altro argomento, questo, trasformatosi in un vero e proprio cavallo di battaglia della neurologa cattolica che ha lasciato la cattedra del Campus Biomedico per gli scranni democratici di Palazzo Madama. Comunque il segnale che il mondo lgbt è stanco ed esasperato dal clima di attacco che gli piove addosso spesso dall'alto, cioè dalla classe politico-istituzionale.

Così oggi è sceso in piazza a Genova, città che ospiterà il prossimo Gaypride nazionale previsto per il 2009. Un sit in che ha avuto luogo davanti l'Arcivescovado, alla presenza del referente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso e del segretario nazionale Riccardo Gottardi, e che è stato promosso dalla storica associazione insieme all'Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti. "Vaticano complice del nostro martirio" recitava uno striscione steso sull'asfalto. Una mobilitazione non dettata da un contro-integralismo laico, bensì dal convincimento e dalla speranza che le posizioni vaticane siano isolate rispetto alla comunità cristiana. "Siamo davanti all'Arcivescovado e non alla Cattedrale - ha spiegato Mancuso - perché la nostra manifestazione è contro le gerarchie ecclesiastiche e non contro la chiesa".
E rispetto alle dichiarazioni di Monsignor Migliore, il presidente Arcigay ha riassunto in poche parole come sono state percepite dalla comunità omosessuale: "E' come dire che il Vaticano approva le torture e le frustate".
Si replicherà sabato a Roma, dove è stata organizzata una manifestazione proprio a piazza Pio XII, luogo adiacente San Pietro. "Mai più uccisi perché gay" è lo slogan scelto dagli organizzatori del sit in, ovvero Arcigay Roma, Arcilesbica Roma e Certi diritti.

Intanto si muove anche il Palazzo. E chiede al capo dello Stato che incontri una delegazione di parlamentari e associazioni della comunità lgbt, perché non sfugge a nessuno, come ha ricordato Imma Battaglia, tra i leader del movimento, che "serve una risposta politica al Vaticano". Al suo fianco, in una conferenza stampa svoltasi nella tarda mattinata, anche i deputati del Pdl Margherita Boniver e Benedetto Della Vedova e quelli del Pd Paola Concia e Matteo Mecaci. "Chiediamo al capo dello Stato di prendere le distanze dalla posizione del Vaticano", ha esortato Battaglia, che stringeva fra le mani una foto di due giovani iraniani torturati e impiccati nel loro Paese perché omosessuali. A prendere la parola anche Davood Karimi, dell'associazione dei rifugiati iraniani, che ha criticato il Vaticano perché "offende i diritti umani". Come? "Dando una copertura religiosa a ciò che fa il regime iraniano agli omosessuali". Mentre per la democratica Concia quello di monsignor Migliore è un "gravissimo errore politico" rispetto a cui l'Italia "deve tener duro". Non solo, la parlamentare ha promesso che chiederà "un question time sul tema con il ministro Frattini". La Concia ha infine rivolto un invito al deputato Udc Luca Volontè a sostenere l'iniziativa di depenalizzazione verso l'omosessualità visto che "io ho sottoscritto la sua condanna delle discriminazioni verso i cattolici. Se non lo farà ritirerò il mio appoggio. Siamo tutti figli di Dio", ha spiegato. Il collega radicale Mecacci si muoverà anche lui sul piano istituzionale presentando un'interrogazione in commissione Esteri perchè "il Vaticano assume una posizione- ha osservato- lontana da quella dell'Europa e delle Nazioni unite e analoga a quella di certi regimi autoritari". Per la Boniver quanto sostenuto da monsignor Migliore è "una posizione anacronistica", immotivata rispetto ad una iniziativa, quella di depenalizzare l'amore gay, che "accende i riflettori sulle violazioni dei diritti degli omosessuali".
Per Della Vedova, poi, quelle del rappresentante Vaticano all'Onu sono affermazioni "prima che gravissime, infondate e sbagliate" perché nel documento francese "non c'è una parola che faccia prefigurare qualcosa di più rispetto alla richiesta che l'omosessualità non possa essere piu' considerata un crimine".

Fioccano nel frattempo le proposte per esprimere dissenso verso l'atteggiamento assunto da Oltretevere. Il quotidiano del Prc Liberazione, in un editoriale di prima pagina del direttore Piero Sansonetti, rivolge un invito "ai laici ma anche ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni" ad indire "una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all'Onu andrà al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell'omosessualità". Sansonetti invita tutti i partecipanti "a vestirsi con una maglietta o un indumento rosa - come la stella che era imposta ai gay nei lager - e andare a manifestare in Vaticano all'ora dell'Angelus".

Scendono in campo anche i giuristi democratici che, "con dolore", ricordano "le torture, le esecuzioni, i giudizi sommari, le detenzioni di massa, i lavori forzati e i processi rieducativi cui sono sottoposti in tanti paesi del mondo gli omosessuali, le lesbiche, i bisessuali, i trans". Una geografia della persecuzione che va dai paesi arabi alla Cina, passando per alcuni Stati africani e Cuba. Una situazione in accettabile che li spinge, "nella solenne ricorrenza del sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo", ad auspicare che "i diritti in essa riconosciuti e sanciti trovino piena ed effettiva cittadinanza presso tutti gli Stati aderenti all'Assemblea delle Nazioni Unite".

Una speranza comunque sembra provenire dal nostro stesso paese e lascia appunto ipotizzare che la comunità cristiana sia più fedele all'insegnamento di Cristo della sua rappresentanza in Vaticano. Il 59% dei partecipanti di un sondaggio realizzato da Sky Tg24, infatti, afferma di non essere d'accordo con le parole di Migliore, mentre il restante 41% dei votanti le approva. Non si tratta di un sondaggio dal valore statistico, in quanto rilevazione aperte a tutti e non basata su un campione elaborato scientificamente, ma è comunque una piccola fotografia dell'Italia reale. Che si speri cresca a macchia d'olio per fermare il treno della deriva antidemocratica e, perché no, anche anticristiana. Dove cristiano è inteso nel senso nobile del termine.





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