La festa e l'orgoglio: parità , dignità , laicitÃ
Red., 16 giugno 2007, 20:50
Politica
A Roma sfila l'orgoglio gay che chiede i Dico. E i numeri sono tanti: oltre 600 mila persone. Con loro, anche tre ministri: Pollastrini, Ferero e Pecoraro. Nella maggioranza la polemica è targata teodem e mastelliani
L'orgoglio gay sfila nella capitale e raduna oltre 600 mila persone, secondo le cifre fornite dagli organizzatori. Il corteo parte da piazzale Ostiense, percorre viale Aventino a arriva in quella piazza san Giovanni che poche settimane fa ha ospitato il Family day: i manifestanti chiedono parità, dignità e laicità e molti rivendicano lo status di famiglia a pieno titolo, si dicono infuriati per la legge sui Dico rimasta al palo. Temi che riaccendono la polemica tra maggioranza e opposizione, ma anche dentro l'Unione, che risente delle divergenze tra i cattolici e laici.
Presenti il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e quello dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.
E su questa partecipazione, magari solo per un saluto, si appuntano nella maggioranza le critiche dell'Udeur, e quelle indirette dell'Idv che elogia chi non è andato, mentre all'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la "debolezza" del governo. Anche il premier ne riceve qualcuna, ma dai manifestanti, con il classico "Prodi babbeo, beccati 'sto corteo", proprio a causa dei Dico che sembrano spariti dall'agenda. Fra gli altri slogan, "Meno Binetti, più diritti", "Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay". Un fotomontaggio ritrae Prodi con Bush e Ratinger e la scritta "Il triangolo non l'avevo considerato", come dalla nota canzone di Renato Zero.
Il ministro Pollastrini prova a rassicurare i critici: "Sono qui perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire" dice la titolare delle Pari opportunità, presentatasi malgrado lo stesso Prodi avesse chiesto la minore esposizione possibile ai ministri del suo governo. "La commissione Giustizia e il Parlamento -dice a proposito del ddl sulle coppie di fatto- possono cambiare, migliorare quel testo ma ci deve essere l'impegno per arrivare ad un traguardo condiviso così come ha fatto il governo".
"Le critiche alla presenza dei ministri non sono fondate perché questa è una grande manifestazione per i diritti e le libertà non solo di una parte, ma di tutti. Quindi è giusto essere qui e portare un saluto" dice il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che invita a non drammatizzare le divisioni dentro la maggioranza sulla partecipazione o meno dei ministri al Gay pride e spiega che "la presenza a questa manifestazione" è motivata anche dal fatto che "in una società che spesso è percorsa dalla paura e ricerca capri espiatori bisogna essere qui e testimoniare che nessuno è un capro espiatorio. Quando si chiedono diritti e libertà è giusto sostenerli ".
Per il ministro di Rifondazione "l'opposizione sbaglia" a criticare il gay pride. "A me piacerebbe un tipo di società dove chiunque vuole, può mettere su famiglia. Per questo sosteniamo i Dico, che non creano un nuovo tipo di famiglia, ma garantiscono diritti e libertà alle persone conviventi". Arriva anche la solidarietà del leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio: "Da sempre abbiamo sostenuto queste iniziative contro la discriminazione. Mi sorprende che in Italia ci siano discussioni, quando in città come New York stiano insieme il sindaco di destra e la senatrice Illary Clinton. Dobbiamo cercare di diventare più europei".
"Questa -aggiunge- è una grande manifestazione contro ogni tipo di discriminazione, un paese civile deve sostenere questo tipo di iniziative. Il governo infatti gli ha dato il suo patrocinio".
Riferendosi poi alle coppie di fatto, il ministro dell'Ambiente sottolinea: "Noi abbiamo l'unica destra europea che è contro". Il sottosegretario socialista agli Esteri Bobo Craxi esprime "solidarietà e sostegno "agli amici dell'Arcigay per la manifestazione", sostenendo che "il nostro Paese, come nel resto dell'Europa libera e avanzata, deve fare nuovi passi in avanti verso la normalità dei diritti civili per le minoranze. In ciò vedo un compito e un obiettivo fondamentale della sinistra riformista e democratica italiana".
Di tenore opposto i commenti di esponenti della maggioranza parlamentare. Mauro Fabris, presidente dei deputati dell'Udeur avverte: "Non possiamo solidarizzare, anzi contestiamo la presenza dei ministri e di esponenti della maggioranza oggi al Gay pride, quando essi intendono dare alla loro presenza il valore di un sostegno da parte del governo alle tesi del liberismo e del relativismo etico sostenuto dai promotori della manifestazione. E' bene ricordare che, per quanto dipende dai parlamentari dell'Udeur, su questi temi la maggioranza dell'Unione non c'è in Parlamento. Differentemente da quanto è capitato al Family day, quando chi oggi sta in piazza organizzava una contromanifestazione violenta nelle parole e nei contenuti, rispettiamo il diritto di manifestare per le convinzioni di chiunque esso sia -continua Fabris- Non capiamo comunque come i ministri Ferrero e Pollastrini possano usare toni così sicuri, annunciando che i Dico diventeranno legge".
E da Italia dei valori arriva il giudizio del presidente dei senatori, Nello Formisano: "Apprezziamo -dice- lo stile dei ministri che pur condividendo lo spirito dell'iniziativa, dopo aver manifestato il loro consenso, hanno deciso di non sfilare. La sobrietà -aggiunge- dovrà cominciare a caratterizzare l'azione dei ministri del governo Prodi". E il suo omologo alla Camera, Massimo Donadi è più esplicito: "Quella dei ministri che scendono costantemente in piazza è una moda ci lascia sempre più perplessi, anche in una manifestazione pacifica come quella di oggi, dove vi sono rivendicazioni giuste come la richiesta alcune tutele e diritti per le coppie di fatto anche omosessuali".
La sinistra, giustamente, non ci sta a farsi dettare regole e comportamenti. Il segretario del Prc, Franco Giordano sfila e si dice "stufo di queste polemiche sulla presenza alle manifestazioni. Non possiamo accettare il ricatto di chi dice o stai al governo o stai con i movimenti. Noi condividiamo integralmente la piattaforma di questa manifestazione -aggiunge Giordano- qui si chiedono diritti, dignità e laicità, sono diritti costituzionali e vorrei capire come si può essere contro di questo".
Dal leader dello Sdi, Enrico Boselli, arriva un plauso alle scelte di chi aderisce alla manifestazione: "Ciascuno -afferma- ha la propria sensibilità, ma di certo questa non è una piazza contro il governo, ma una piazza di cittadini italiani che hanno gli stessi diritti di tutti gli altri. Essere qui con loro -aggiunge Boselli- è giusto perché tutti devono aver garantiti gli stessi diritti".
A difendere la piattorma del Gay Pride interviene Manuela Palermi: "Mentre il Family day è stata una manifestazione settaria perché escludeva una parte della società, questa accoglie tutti ed avrei voluto che tutti i ministri ed anche Prodi fossero qui". Quanto ai Dico, "sono pronta a fare i salti mortali perché venga approvato. Qui in questa piazza ci sono tanti nostri compagni e vogliamo garantire i loro diritti".
"Da 17 anni -attacca Franco Grillini, della Sinistra democratica- non esiste più in Italia una maggioranza laica nel parlamento italiano qualunque sia lo schieramento che vince le elezioni. Ciò significa che in Italia, e soltanto in Italia, è quasi impossibile che il Parlamento riesca a votare leggi che riguardano i diritti individuali di libertà, i diritti civili e i diritti delle persone omosessuali. Non contenti di questa situazione, i clericali, in politica si lamentano -prosegue il presidente onorario di Arcigay- pure di un presunto ed inesistente ostracismo dei laicisti. All'opposto il rischio vero è quello di una strisciante dittatura clericale, volta ad imporre nei fatti, la morale della Chiesa cattolica proposta di volta in volta come naturale,come verità, come assoluto".
Per Vladimir Luxuria, deputata del Prc, "le nostre idee e le nostre piattaforme non cambiano in base al governo in carica. Il vero punto d'arrivo è l'uguaglianza un Paese dove non esistano cittadini di serie 'a' o serie 'b'. La vera discriminazione è l'assenza di amore e di ascolto nelle famiglie, non in due persone dello stesso sesso che hanno un progetto di vita insieme. Noi puntiamo al matrimonio civile, non religioso -ha detto ancora Luxuria- che sia aperto a tutti, e la possibilità d'adozione anche agli omosessuali".
Quanto al corteo Luxuria ricorda di aver chiesto che "ci fosse colore e costume, ma di non dare spunto a chi volesse parlare di volgarità.
Tuttavia è meglio un 'carnevale' che una marcia funebre per la laicità dello Stato".
Dall'opposizione si levano le proteste e le critiche. Il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, trae spunto dalla manifestazione per affermare che "le piazze italiane che erano il punto di forza della sinistra oggi ne certificano il fallimento nella sua esperienza di governo. Mastella a piazza San Giovanni per il Family day, Ferrero e Pollastrini a piazza del Colosseo per il Gay pride, Rifondazione e Comunisti italiani a piazza del Popolo contro gli Usa quando Prodi stringeva la mano a Bush.
Mentre prima erano una prova di muscoli -osserva Schifani- oggi proprio le piazze sono la prova provata della debolezza e della conflittualità interna del centrosinistra", e' il verdetto del capogruppo azzurro a palazzo Madama, mentre da un altro vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, giunge un monito all'insegna del "pentitevi"!
Roba da Santa Inquisizione.
"Chi vive una sessualità naturale -sostiene il coordinatore delle segreterie della Lega- non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso". Il senatore leghista precisa subito, però, che "non vi si chiede un pentimento rispetto alle vostre propensioni, che sono da me non condivise ma comunque considerate legittime, ma pentitevi del fatto di andare a manifestare in piazza, perché così diventate gli strumenti di comunicazione dei cattivi maestri".
Ma nel centrodesra c'è anche qualche fautore della manifestazione: "In Italia - dice Benedetto Della Vedova - vi sono due esigenze: attuare politiche di sostegno alla famiglia e alla maternità da una parte, riconoscere senza reticenze i diritti delle coppie omosessuali dall'altra. Sono esigenze diverse ma non in contrapposizione tra loro".
L'esponente dei Riformatori liberale spiega la sua adesione con il fatto che "al di là della piattaforma proposta dagli organizzatori, pensiamo che anche nel centrodestra italiano, come in quello di Cameron, Sarkozy o Merkel, si debbano poter riconoscere tanto elettori sensibili ad un rafforzamento delle politiche per la famiglia quanto elettori sensibili ai diritti delle coppie gay; quanto, meglio ancora -conclude- quelli che chiedono urgenti passi avanti in entrambe le direzioni". Non manca l'appoggio del leader della Dc per le autonomie. Per Gianfranco Rotondi "i diritti degli omosessuali sono una questione importante delle società occidentali. Non c'è niente, dunque, di cui meravigliarsi se non il disagio con cui la politica italiana affronta le questioni che riguardano questa parte della società".
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#2 · RazionalMENTE.net
17 giugno 2007, 12:53 CLAP CLAP CLAP CLAP!!!! L’articolo riportato da Alfredo Iuliano merita un applauso. EVVIVA IL PAPA, SALVATORE DELL’UMANITA’!!!! Viva Sant’Eusebio, protettore dell’anima miaaaa, viva viva Sant’Eusebio, protettore del mio cuor!!! :-)))) Comunque per rispondere ad Alfredo… sappi che solo una vera laicità dello Stato potrà difenderci dai musulmani, non il Papa o la Chiesa che con i musulmani hanno già stretto accordi.#4 · giovanecomunista
17 giugno 2007, 17:28 apparte non è che i musulmani sono tutti integralisti…tra l’altro,non è vero che tutte le chiese sono omofobe come quella cattolica…qualche esmpio?la chiesa valdese(più in generale la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane)si è sempre detta favorevole ai dico e sostiene che l’omosessualità non è peccato;il braccio americano della chiesa anglicana è guidato da una donna che ordina cardinali gay;alcuni pastori protestanti celebrano matrimoni religiosi gay;perfino la bigottissima chiesa presbiteriana irlandese ha detto che inizierà una politica più tollerante e aperta nei confronti degli omosessuali;in germania,poi,Paese sul serio laico,la democristianicissima cdu ha approvato dei pacs molto più garantisti dei nostri…tutto ciò senza dimenticare che anche la corrente progressista della chiesa cattolica(martini,tettamanzi…)è favorevole alle unioni civili e non considerà l’omosessualità peccato(un prete di cui non ricordo il nome su Liberazione sosteneva che la politica del pastore tedesco nei confronti dei gay è tale e quale all’apartheid)...poi,non diciamo k la politica estera del pastore tedesco è buona…lo odiano tutt:laici,comunisti e perfino cattolici.devo forse ricordare quando scomunicò i dirigeni della chiesa cattolica canadese perchè aveva ordinato 4 donne vesovi?ma nn skerziamo…ah,qnd c’era giovanni paolo(tra parentesi,bush si inchina solo x ricevere i voti dei cattolici)#6 · alfredo iuliano
17 giugno 2007, 18:41 Era evidentemente una prosternazione politica,quella del capo della casa bianca.A capo chino si presentarono anche Carlo Magno e Carlo v.Codivido che non tutti musulmani siano integralisti.Ma non aperturisti verso forme inclini all’etedorossia sessuale.Invece,la chiesa cattolica,discute si confronta,pur restando legata al dogma e all’infallibilità. Mi chiedo se l’ogoglio gay avesse trovato ospitalità non a Roma,ma a medina o nella piazza della Mecca. Mi chiedo ancora se nell’italia del dolce adulterio quante bellezze del gentil sesso sarebbero state lapidate. l’Italia in questo particolare momento critico della sua storia sociale più che di glutei esibizionistici ha bisogno di un miracolo vero:quello che non è di pertinenza dei santi ma dei fanti.#7 · giovanecomunista
18 giugno 2007, 01:18 bè alfredo iuliano,tu hai ragione,ma non bisogna sempre andare al confonto al ribasso,ma al rialzo…cioè non possiamo dire:...lo so benissimo che c‘è di peggio,so che la chiesa cattolica non è la gestapo,ma noi dobbiamo dire che può fare di meglio,non confrontarla con chi è peggio di lei…certo,se poi mi chiedi se i cattolici conservatori siano il male puro,ti rispondo di no,ce ne sono anche di peggio(l’imama di baghdad ha recentemente invitato i fedeli ad uccidere tutti gli omosessuali),ma non era questo che volevo dire… complimenti comunque a ferrero,pecoraro,bonino,luxuria,di salvo e,in misura un pò minore,anche alla pollastrini,tutto sommato…#8 · Marcello Marani
21 giugno 2007, 22:31 Una piccola parabola potrebbe spiegare ai saccenti censori ed inquisitori, quanto non riescono proprio a capire. Siccome a quanto mi hanno detto dato che non posso ricordarmi, da neonato anch’io me la facevo sotto ne più e ne meno di tutti i neonati del mondo. Poi, crescendo, ho imparato un po’ alla volta controllare vescica e sfintere e fin’ora fortunatamente non ho più avuto problemi e mi auguro che anche in futuro non debba avere bisogno del pannolone. Così forte di questo mio successo, prima con i figli, e poi con i nipoti, ho preteso che secondo i miei insegnamenti, non se la facessero più sotto, ma giuro che non mi hanno dato retta perchè neppure mi capivano ed allora mi sono arreso ed ho aspettato pazientemente, aiutandololi a crescere, fino a quando anche loro hanno imparato a tempo e luogo, quello che io avevo imparato oltre 65 anni fa. Per questo se consideriamo che l’Islamismo ebbe origine nella prima metà del 600, facendo bene i conti, rispetto alla nostra evoluzione, loro si trovano se non sbaglio nel 1350. Ed in quel periodo anche noi eravamo in pieno Medioevo e facevamo più e peggio di quello che fanno gli attuali Talebani o integralisti islamici. E se pensiamo che la soluzione possa venire con il PNAC dei neocons Statunitensi o con le crociate dei teocons italioti, preparatevi pure ad una guerra totale, dove alla fine se tutto andrà bene si salveranno forse solo gli scarafaggi o bagherozzi che dir si voglia. E nel peggiore dei casi neppure quelli. Allora la domanda che tutta l’umanità dovrebbe porsi, sarebbe: “Ma è questo che vogliamo?” maranimarcel@tiscali.itform di registrazione al sommario
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#1 · alfredo iuliano
17 giugno 2007, 09:07 Tra i tanti obiettvi che la manifestazione ha cercato di colpire senza dubbio alcuno sono stati la Chiesa e lo Stato. Due dei totem che rappresentano i capisaldi che ancora reggono e legano indissolubilmente lo stato alla laicità religiosa. Non a caso sono anche i segni distintivi della nostra cultura tardodecadentista.Tuttavia,sono anche il caposaldo di una questione tutta italiana che lega un fenomeno di grande portata storica a una delle nazioni guida del mondo.Gli oltre ottocento milioni di cattolici presenti sul pianeta hanno un cordone ombellicale strettamente legato all’italia,senza il quale crollerebero le Colonne d’Ercole dei principi ispiratori della cultura cattolica nel mondo:basti pensare agli stati latino-americani.Un processo di identificazione culturale dove si riconoscono capi di stato,governi,pricipi re e regine,capace di intimorire perfino il cinismo di bush,fino a farlo inginocchiare davanti alla salma di Giovanni Paolo II. l’italia rivandica la primogenitura del creistianesimo osservante attraverso uno strumento tutto interno alla nostra proggettuale filosofia:Il Cattolicesimo. L’espansione della cultura dell’universalità del cristianesimo ha non solo ridimensionato lo scisma luterano,ma lo ha neutralizzato del tutto.Mentre nel recinto del parlamento nostrano ci si azzuffa malamente relegando il ruolo e la figura dei nostri politici a burattini di una farsa riconducibile ai guitti servitori del bagaglino di Pingitore,la Chiesa di Roma continua ad espandere i propri confini attraverso una politica estera da rullo compressore. Sul trono di Pietro non c‘è secolarizzazione che tenga,e le scelte dei suoi capi di stato temporali non si chiamano Ciampi o Napolitano.Da woityla a Razzingher,la startegia politica del vaticano ha dimostrato una lungimiranza per nulla occasionale puntando i cannoni della fede verso il vero nuovo grande satana:l’europa della disgregazione antropologica,dell’integrazione bibblica di nazioni senza frontiera che affosseranno inevitalbimente culture e tradizioni dentro un crogiuolo di razze che disegnerà l’uomo nuovo del terzo millennio.Consci di ciò che accadeva alle porte della sacrOromanità,la chiesa ha allargato i suoi CONFINI ad est,nelle aree dove per tre quarti di secolo l’unica cultura dominante era l’ateisno in vigore nell’Unione Sovetica.Azzerati i miti di Lenin e di Stalin,la rivincita di Roma si chiama San Pietroburgo.Cosi come la momina del teutonico Razzingher ha ridato fiato alle trombe cattoliche nella germania dei luterani,resiste ancora il calvinismo più per l’impronta di carattere economica fornita alla nascita del capitalismo e dei mercati. Dunque la vera Farnesina e l’unica politica estera possibile è legata alla capacità della chiesa di tenere a bada Maometto e le sue Moschee,che nascono come funghi in Italia come nel resto del mondo.In questo nuovo medioevo non c‘è posto per per l’Orgoglio Gay,ness’altra religione potrà favorire una libertà di costumi impossibile altrove,o con l’occupazione islamica dell’Europa. I matrimoni gay sono possibili altrove per una diversa leggislatura dei governi nazionali,ma ormai tutte le chiese europee seguogono pedissequamente Roma e la sua dottrina.L’orgoglio gay dovrebbe contestare Pecoraro,visto che difronte al diniego del governo prodi non ha preso nessuna iniziativa di grande efficacia o valore simbolico:le sue dimissioni.