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''Nei boschi eterni''

Valerio Calzolaio,   05 marzo 2007, 13:59

''Nei boschi eterni'' Recensioni in giallo     

Decimo imperdibile delizioso romanzo, quinto della serie, per la mitica Frédérique Vargas. Consigliato a chi scava, affinché resti sopra



Parigi e Normandia. Marzo - maggio 2005. Il commissario di polizia "per scortesia" Jean-Baptiste Adamsberg, tornato dall'avventura formativa in Quebec e dalle cinque settimane di riposo forzato, ha cambiato casa (in soffitta forse c'è il fantasma di una omicida, suora Clarissa). La mano sinistra mostra ancora due orologi al polso e un nuovo anello d'oro. E' basso, piccolo; fa movimenti lenti, nervosi; ha sempre abiti gualciti, sguardo evanescente, voce morbida, mente destrutturata. Occhi e capelli bruni, naso grosso, braccia brune. Riflette solo camminando, appare concentrato su un ignoto altrove, indifferente ai problemi minuti, placidamente mancante di desideri, molto raramente irato. Ricorda origini nei Pirenei, un fratello e quattro sorelle. Da poco gli è morto il padre e co-gestisce un figlio di nove mesi, Thomas; ha nuovamente rotto (sette volte in quindici anni) con la bella madre, Camille, ora più amichevole sorridente distratta, che suona la viola, spesso in concerti di sera. Quella notte in Normandia, addormenta Tom poggiandogli una mano sulla testolina (riesce pure con altri).

Adamsberg dirige l'Anticrimine di Parigi, 27 agenti e una Palla, arriva in ufficio all'alba, li riunisce nella Brasserie des Philosophes. E' alle prese con due cadaveri nei pressi di Porte de la Chapelle (alla fine saranno almeno otto), con un'infermiera serial killer arrestata in passato e ora evasa, con cervi massacrati e tombe profanate. Decimo imperdibile delizioso romanzo, quinto della serie, per la mitica Frédérique Vargas ("Nei boschi eterni", Einaudi 2007, pag. 391 euro 15,80; orig 2006 trad. Margherita Botto), pseudonimo di una timida cinquantenne archeozoologa, in terza prevalente sul commissario, con mille rimandi, dettagli, doppi sensi.

E' un ironico romanzo corale, la squadra sembra l'ottantasettesimo in autocoscienza: il fido vice tuttologo brutto alto raffinato ansioso comandante Danglard, cinque figli e il vino di nascosto; l'enorme protettrice bionda trentacinquenne rude allegra astuta normanna tenente Retancourt, dormiente in piedi, capace di salvare e salvarsi convertendo energia; il Nuovo bruno zebrato di rosso guascone bearnese tenente Veyrenc, con una condivisa attrazione verso Camille e vecchie storie nell'adolescenza normanna, che parla di vendetta guerra tradimento e morte, citando lunghe strofe di Racine; e tutti gli altri divisi tra positivisti e spalatori di nuvole. Segnalo l'irrompere di una sensazione a pag. 193. Consigliato a chi scava, affinché resti sopra.





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