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Alitalia, in vendita il 30,1% del capitale
Ida Rotano, 05 dicembre 2006, 18:53
Economia
I potenziali acquirenti saranno vincolati al rispetto di una serie di impegni quali: adeguata offerta dei servizi e copertura del territorio; livelli occupazionali; mantenimento dell'identità nazionale della società, del suo logo e del suo marchio
Entro la fine dell'anno il ministero dell'Economia pubblicherà il bando per la procedura di acquisto di Alitalia: in vendita, almeno il 30,1% del capitale di possesso pubblico e tutte le obbligazioni convertibili di proprietà dello Stato.
Ma l'offerta dei potenziali acquirenti dovrà riguardare il 100% del capitale della società, una vera e propria opa su Alitalia, che dovrà comunque garantire allo Stato il mantenimento di una serie di livelli minimi, sia dal punto di vista dell'offerta dei servizi e della copertura del territorio, sia per quanto riguarda i livelli occupazionali.
Il Tesoro ribadisce che "ad esito della procedura di cessione (offerte vincolanti) verrà richiesto ai potenziali acquirenti di presentare un dettagliato piano industriale e di vincolarsi contrattualmente con lo Stato italiano al rispetto di una serie di impegni di lock up, che saranno individuati anche tenendo conto di profili di interesse generale; tra questi, a titolo esemplificativo: adeguata offerta dei servizi e copertura del territorio; livelli occupazionali; mantenimento dell'identità nazionale della società, del suo logo e del suo marchio".
Presto per iniziare a fare nomi sui potenziali acquirenti della società. Dopo la battuta del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, secondo il quale gli imprenditori italiani non possono essere dei "kamikaze", l'unico nome italiano che finora ha mostrato un vago interesse per l'acquisto di Alitalia è il gruppo San Paolo-Imi che però ha già precisato, per voce del suo presidente Enrico Salza, che "una banca deve fare affari non opere di bene". Tace anche Air France-KLM - legata all'Alitalia da un accordo commerciale rafforzato da un incrocio azionario del 2% - che ha reagito con un "no comment" al comunicato del Tesoro in cui vengono spiegato le modalità di cessione della compagnia di bandiera italiana. Il gruppo franco-olandese aveva annunciato alcuni giorni fa di aver avviato colloqui esplorativi in vista di un'eventuale fusione, previo risanamento della compagnia italiana. Del resto, a raffreddare gli azionisti europei ci ha pensato un'analisi del Wall Street Journal che non lascia spazio a troppe speranze: "La compagnia aerea - osserva il quotidiano - prosegue nell'emorragia di contante e non ha speranze di essere in utile quest'anno". La possibilità di trovare investitori dipenderebbe "da quanto spazio il governo darà per ristrutturare Alitalia". O, suggerisce il quotidiano americano, bisognerà rivolgersi a compagnie medio orientali o asiatiche che "sono controllate dallo Stato e non sono necessariamente governate da logiche di profitto. Potrebbero essere preparate ad assorbire qualche sofferenza a breve termine: questa - conclude il quotidiano - potrebbe essere la migliore scommessa dello Stato italiano se non vuole vendere a prezzi stracciati".
Contro l'ipotesi straniera è intervenuto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani che ha affermato di preferire un imprenditore italiano "perché non è vero che in determinati servizi va bene ogni cosa. Un imprenditore italiano può avere più a cuore gli interessi del sistema paese che una grande compagnia deve rappresentare". Per questo Epifani chiede agli imprenditori di avere "il coraggio di investire e di rischiare". Mentre il segretario generale della Filt Cgil ricorda al governo che "il sindacato non può fare patti al buio". Per Fabrizio Solari le novità a getto continuo sulla compagnia aerea, senza definire prima con le organizzazioni sindacali un quadro di certezze sul ruolo futuro di Alitalia e sulla sorte dei lavoratori, "disegnano uno scenario inquietante".
Anche il Sult, il sindacato unitario dei lavoratori dei trasporti, crede sia utile l'integrazione tra due vettori italiani, ma soltanto se il nuovo intervenuto apporterà anche risorse economiche proprie e non ulteriori debiti. Insomma, chi entrerà in Alitalia "dovrà entrarci con i propri soldi". Il timore è quello che i nuovi investitori ricorrano a ingenti prestiti bancari che andrebbero ad aggravare la situazione debitoria della compagnia: Alitalia invece, spiega l'unione dei lavoratori, "ha estrema necessità di capitali freschi per investire nell'acquisto della flotta, unico modo per aumentare quote di mercato, fatturato ed utili". A chi oggi propone nuovamente un percorso di sacrifici per i lavoratori, il Sult ribadisce che il costo del lavoro dei dipendenti della compagnia di bandiera è ormai tra i più bassi in Europa e che se c'è qualche cosa da migliorare è l'organizzazione aziendale e la valorizzazione del fattore lavoro. Inoltre,il sindacato boccia l'ipotesi di azionariato dei dipendenti che (oltre alla fallimentare esperienza già avuta proprio in Alitalia) "incrementerebbe la confusione di ruoli tra sindacato e azienda".
Sul versante politico, Rifondazione comunista mantiene le sue riserve rispetto all'ingresso di privati nel capitale azionario di Alitalia. Ad affermarlo in una nota è il capogruppo del Prc-Se in commissione Trasporti alla Camera, Mario Ricci: "Abbiamo già espresso al governo le nostre perplessità sottolineando la necessità, in un contesto di alleanze internazionali, di mantenere un maggiore controllo pubblico nella compagnia di bandiera". "Aspettiamo - ha proseguito Ricci - di discutere nel merito il bando di vendita che appunto disciplina la cessione di un pacchetto azionario di Alitalia, ma già da subito chiediamo che in esso sia previsto: la presentazione, da parte dei partecipanti alla gara di un piano industriale che dia stabilità e che contrasti la precarietà dilagante salvaguardando i livelli occupazionali; indicazioni su una gestione unitaria dell'azienda; rivisitazione complessiva del Piano generale dei trasporti; la crescita di Alitalia come vettore internazionale".
Più cauti i Verdi che, in una nota diramata alle agenzie di stampa da Angelo Bonelli, invitano ad evitare le dispute ideologiche sull'ingresso dei privati. "Ora abbiamo di fronte il compito di salvare e rilanciare la compagnia di bandiera, di salvaguardare e promuovere l'occupazione fermando i processi di esternalizzazione e di tutelare i viaggiatori garantendo un giusto rapporto qualità -prezzo", afferma il capogruppo alla Camera, che aggiunge, rispondendo a Luca Cordero di Montezemolo: "Sarà pur vero che gli imprenditori non sono kamikaze, ma ci si deve assumere anche la responsabilità del rischio d'impresa, che è l'abc del libero mercato. Per quanto riguarda il bando del governo, è bene che si lavori per evitare cordate di imprenditori che portino solo finanziamenti bancari e non la solidità strutturale, economica e finanziaria delle proprie aziende, meglio se operanti nel settore aereo".
Il caso Alitalia mostra le sue contraddizioni anche a Piazza Affari. Dopo l´exploit dei giorni scorsi, il titolo martedì mattina ha subito una brusca frenata ed è stato temporaneamente sospeso. Alla riammissione sul mercato, un nuovo exploit: +6,7.
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#3 · nicola olivo
30 gennaio 2007, 15:46 sarei curioso di sapere che incidenza hanno avuto gli stipendi stramilionari degli amministratori e dei presidenti dell’alitalia nel disastro finanziario che ha subito. Speriamo che vengano abolite le liquidazioni per queste persone. Io personalmente chiederei a loro i danni, visto che la loro gestione non è stata poi così efficiente.form di registrazione al sommario
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#1 · tina
05 dicembre 2006, 21:31 Ma è troppo chiedere quali sono le ragioni per cui l’Alitalia è sull’orlo del fallimento mentre molte altre compagnie aeree vanno a gonfie vele? E’ troppo (o troppo banale, o troppo scontato o troppo stupido) voler sapere il più possibile con esattezza di chi sono le responsabilità del tracollo? O dobbiamo sempre e comunque prendere solo atto che le società pubbliche falliscono? Che sono “naturalmente” destinate al fallimento? Questa storia l’ho già vista, so come poi va a finire…Il problema vero è che NON SI FA NULLA perchè il pubblico funzioni (a parte pagare fior di quattrini senza alcun rendiconto i cosiddetti manager) e che poi si passa senza troppe storie a privatizzare, o meglio si passa a permettere ai privati di giocare in condizioni protette. Che voglio dire in conclusione? Che occorre impedire che aziende pubbliche vadano impunemente in malora, che è ora di finirla di farle gestire a incompetenti, inetti (e quant’altro)che occorre sottoporre a continua verifica chi si prende responsabilità ben remunerate, che è ora di finirla con il saccheggio del denaro pubblico (cioè nostro).