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Europa leader nell'energia della fusione
Umberto Guidoni*, 01 dicembre 2006, 17:05
Ricerca sull'idrogeno
Presto un nuovo impianto nel sito di Cadarache, Francia, in un quadro di collaborazione internazionale che vede, oltre alla Ue, la partecipazione di Stati Uniti, Russia, Giappone, Cina, India e Corea
L'energia ricavata dalla fusione dell'idrogeno potrà divenire, a lungo termine, una fonte di energia praticamente illimitata, ecologicamente accettabile ed economicamente competitiva, in grado di fornire un importante contributo per un approvvigionamento energetico sostenibile e sicuro.
Su questa linea di ricerca l'Europa è all'avanguardia e si appresta a costruire un nuovo impianto nel sito europeo di Cadarache, in Francia, in un quadro di collaborazione internazionale che vede, oltre alla UE, la partecipazione di Stati Uniti, Russia, Giappone, Cina, India e Corea.
La nuova macchina denominata ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) è un tokamak, una parola russa per indicare una struttura toroidale, cioè una ciambella nel cui interno viene fatto il vuoto e viene creato un intenso campo magnetico.
Il campo magnetico è necessario a confinare il plasma (atomi scomposti in nuclei ed elettroni) che viene generato quando si fanno passare grandissime correnti in un gas di deuterio (un isotopo dell'idrogeno). Le altissime correnti riscaldano il plasma a temperature di milioni di gradi, realizzando la fusione dei nuclei di deuterio e la formazione di atomi di elio. In questo processo viene liberata una grandissima quantità di energia che può essere utilizzata per produrre elettricità. Le reazioni che avverranno nel reattore ITER sono quelle che avvengono naturalmente nel nostre Sole e costituiscono la fonte dell'enorme energia che la nostra stella irradia nello spazio.
La realizzazione di ITER è importante per dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica di un impianto a fusione per "scopi pacifici"; questa distinzione non è banale perché la tecnologia per scopi militari esiste già: è la famosa bomba H, che utilizza una bomba atomica a fissione per innescare una reazione di fusione istantanea che porta al rilascio di un'enorme forza distruttiva. Nulla del genere potrebbe avvenire con ITER dove si tenta invece di realizzare una fusione controllata e prolungata nel tempo.
Quindi il primo obiettivo di ITER è quello di produrre più energia di quella che viene utilizzata, un requisito che può essere espresso attraverso il rapporto di efficienza fra energia generata e quella consumata, il cosiddetto parametro Q. Finora anche la più grande macchina esistente al mondo, un esperimento tutto europeo denominato JET (Joint European Torus), non ha mai superato Q=0.65, ancora lontano dal pareggio Q=1 che pure era l'obiettivo. ITER dovrebbe essere in grado di raggiungere un Q tra 5 e 10.
Inoltre la nuova macchina dovrebbe permettere lo sviluppo e la verifica di quelle tecnologie di punta che sono necessarie per i futuri impianti di energia a fusione: magneti superconduttori, materiali capaci di sopportare grandi quantità di calore e sistemi di manipolazione remota.
ITER sarà un grande passo avanti verso la realizzazione, nell'arco dei prossimi 30-40 anni, delle centrali a fusione, impianti in grado di fornire energia praticamente illimitata con un basso impatto ambientale. Le scorie prodotte sono infatti di piccola entità rispetto al quantitativo e alla pericolosità dei reattori a fissione, e sono dovute alla presenza di materiali strutturali attorno al plasma, non intrinseche alla reazione utilizzata per produrre energia. Peraltro, le eventuali scorie radioattive sarebbero attive per periodi inferiori ai 100 anni, diversamente dalle scorie prodotte dalla fissione nucleare che rimangono attive per un periodo dell'ordine di millenni.
Per quel che riguarda la pericolosità, il reattore a fusione non ha reazioni a catena che possono fondere il nocciolo; in caso di incidente il peggiore isotopo che potrebbe essere messo in circolazione è il trizio, che decade in 12 anni.
La realizzazione di ITER è ormai una realtà.
Nell'ultima seduta plenaria, il Parlamento Europeo ha approvato un finanziamento di poco meno di 2 miliardi di euro per i prossimi sette anni. Con questa decisione il Parlamento ha rilanciato il peso specifico della ricerca europea anche grazie all'emendamento da me presentato. L'emendamento modifica la proposta originaria di gestire il programma europeo per la fusione utilizzando esclusivamente la nuova agenzia per ITER e mira, invece, a mantenere separate la costruzione dell'impianto ITER dalla ricerca scientifica.
Nella proposta della Commissione la ricerca risultava secondaria rispetto agli aspetti industriali e tecnologici con effetti negativi sullo sviluppo della scienza europea e di quella italiana. Il nostro Paese, che pure ha una competenza d'avanguardia sul piano scientifico e risulta il secondo contribuente economico del programma europeo della fusione, sarebbe stato praticamente assente nella rete di infrastrutture europee: la Francia ospiterà l'impianto ITER, l'Inghilterra manterrà in attività la macchina europea JET, la Germania completerà la costruzione di una macchina complementare a ITER e la Spagna sarà sede della nuova Agenzia.
Viceversa, una chiara separazione fra competenze della nuova agenzia e ruolo dei centri di ricerca nazionali libererà risorse (circa 900 milioni di euro in 7 anni) per lo sviluppo di programmi nazionali e quindi per un'effettiva partecipazione di tutti gli stati membri allo sfruttamento scientifico di ITER.
Per l'Italia questo potrebbe significare il rilancio dei laboratori ENEA di Frascati e della ricerca italiana sulla fusione condotta dalle Università e dal CNR.
*eurodeputato gruppo Gue/Ngl Pdci
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#1 · giuliano garavini
01 dicembre 2006, 18:16 caro giudoni, complimenti per la tua azione. Mi sembra una cosa importantissima e sarebbe bene che se ne parlasse in tutte le scuole d’Italia. Un dubbio: 1) perché se non si è mai riuscito a fare nulla sulla fusione si riesce solo oggi?; 2) se veramente riusciremo a produrre energia a costi bassi e da riserve illimitate come riusciremo a vincolare i singoli e le imprese a consumi moderati?