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“The wind that shakes the barley”, l'ultimo lavoro di Loach
Stefano Santini, 17 novembre 2006, 18:52
Lanterna magica
Con questo nuovo film, "Il vento che accarezza l'erba", ancora un po' della storia moderna irlandese al cinema
Ken Loach torna a parlare d'Irlanda. "The wind that shakes the barley" (titolo di una tradizionale canzone folk irlandese), appena uscito nelle sale italiane ("Il vento che accarezza l'erba"), racconta la storia di due fratelli irlandesi, fra gli anni 1919-1921, in tempo di dominazione inglese. Damien e Teddy sono due ragazzi di campagna, già decisi a intraprendere la loro carriera professionale. Ma l'episodio dell'uccisione efferata di un comune amico che si rifiuta di pronunciare il suo nome in inglese di fronte agli ufficiali britannici dell'esercito impegnati in una perquisizione, cambia le loro vite. Da onesti lavoratori diventano uniti nella lotta armata di resistenza all'invasore inglese (nasce l'esercito repubblicano irlandese, più conosciuto come I.R.A. - Irish Republican Army), per combattere in nome dell'indipendenza del proprio paese. Di pari passo con le loro storie personali, scorre la storia d'Irlanda: i metodi barbari e le torture dell'esercito inglese, le vendette spietate, le incarcerazioni, l'addestramento dei giovani a diventare killer, l'arruolamento, la firma del Trattato con l'Inghilterra e, più di ogni altra cosa, le successive divisioni interne all'esercito repubblicano, del quale i due fratelli rappresenteranno le opposte fazioni (l'una estremista, "fuorilegge" e violenta, l'altra moderata e "istituzionalizzata"). Il focus è assolutamente indirizzato verso quest'ultimo aspetto, che Loach sapientemente coglie come elemento chiave per la storia del paese e dei suoi rapporti con l'Inghilterra. Tutti i successivi drammatici eventi della storia irlandese, fino quasi ai giorni nostri, troveranno origine e spiegazione proprio negli accadimenti dei primi del Novecento.
Già in passato, tante volte, il cinema si è cibato di storia irlandese, dando uno specchio più o meno fedele dell'accaduto. A parte le pellicole più datate (come non citare Un uomo tranquillo di John Ford, del 1952, con un John Wayne d'annata), prodotti più recenti hanno raccontato episodi e fasi nodali della storia del paese (su tutti Michael Collins - Neil Jordan, 1996), o hanno analizzato la più o meno conosciuta questione irlandese (i cosiddetti Troubles), con particolare riferimento alla zona dell'Ulster-Irlanda del Nord (lo stesso Loach se ne è occupato nel suo Hidden Agenda, 1990) e ai suoi rapporti con l'Inghilterra.
Spesso le problematiche che nel passato hanno agitato le terre irlandesi sono state trattate in maniera parziale, minimizzate dai mass media o sottaciute per ragioni di convenienza politico - economica. Dagli aspetti più atroci (torture, sfruttamenti, ghettizzazione, omicidi, violenze d'ogni genere, il più delle volte comprovati da testimonianze e documentazioni) di un cruento conflitto che per anni ha causato migliaia di vittime spesso innocenti, ai fatti storici comprovati, spesso non a conoscenza dell'opinione pubblica. Molto spesso il conflitto nord-irlandese è stato erroneamente presentato come "guerra civile" tra due comunità o come "guerra di religione" tra cattolici e protestanti. Si tratta invece di un conflitto politico con una storia secolare i cui inizi risalgono addirittura al XII secolo: per rimanere a lungo in terra irlandese era necessario tenere separata la popolazione cattolica da quella protestante, sia dal punto di vista politico che territoriale, adducendo come motivo, agli occhi dell'opinione pubblica internazionale, il fatto che queste due comunità non avrebbero mai smesso di combattersi e che la presenza dell'esercito inglese in Irlanda sarebbe stata necessaria per mantenere la pace.
Tra i film in questione c'è In the name of the father ("Nel nome del padre" - Jim Sheridan, 1993), che racconta dello scoppio di una bomba, piazzata dall'I.R.A, in un pub della zona londinese di Guildford nel 1974. I protagonisti sono ragazzi delle strade di Belfast, alcuni piccoli delinquenti, abituati a vivere tra la povertà e l'occupazione militare inglese, usati dalla corona britannica come capri espiatori di chissà quali atroci crimini, quasi fossero esperti terroristi. L'opera fornisce una corretta versione di come si siano realmente svolti i fatti in questione: mostra, inoltre, per la prima volta sullo schermo, le scene delle sevizie che venivano inflitte a coloro che, a partire dal 1971, furono arrestati e trattenuti in cella senza alcuna accusa. Il film sottolinea come molti dei responsabili di quegli arresti e di quelle violenze siano stati poi scagionati per i misfatti compiuti.
Contributo senz'altro originale lo fornisce Some mother's son (Una scelta d'amore - Terry George, 1996). Il film coglie le vicende dell'Irlanda del Nord assumendo il punto di vista delle donne. Le due protagoniste sono madri di famiglia: una è un'insegnante borghese, disinteressata alla politica, non coinvolta nelle lotte a suon di bombe tra esercito inglese e I.R.A. che sconvolgono Belfast, che si accorge improvvisamente di come il figlio sia in realtà un militante dell'esercito repubblicano. L'altra è una donna povera, con un figlio ucciso dall'esercito inglese e l'altro terrorista dell' I.R.A. E' piena di rabbia, favorevole alla violenza, d'accordo a reagire ai soprusi con la forza. Entrambe, così diverse, si uniscono nel momento dell'arresto dei figli, nella lotta a favore dei prigionieri politici. The boxer (Jim Sheridan, 1997), come l'ultimo Loach, agisce da scandaglio all'interno dell'organizzazione militare dell' I.R.A. e della comunità cattolica irlandese. Ne rivela con precisione i contrasti interni, le feroci discussioni, le regole che la guidano e i codici di comportamento. Mostra il contrasto tra nazionalisti e repubblicani, tra chi vede la violenza come unico linguaggio da utilizzare in chiave anti-inglese e chi invece sceglie la via più cauta e moderata; fino a chi è completamente disinteressato, stufo di esplosioni e soprusi, come il protagonista, e vuole vivere tranquillamente nella propria città, potersi innamorare o lavorare. Di tutt'altro tenore è The devil's own (L'ombra del diavolo - Alan J. Pakula, 1997), rappresentazione tipicamente hollywoodiana, ambientata a New York, che utilizza il conflitto nord - irlandese solo come molla propulsiva del film. Concentrato sulle storie morali e di coscienza dei personaggi, lascia irrisolto un tema complesso come quello della questione irlandese, riducendolo a un semplice problema di terrorismo. Rappresenta invece una nuova frontiera nella messa in scena dei "Troubles", Bloody Sunday (Paul Greengrass, 2002), resoconto dei fatti della famosa "domenica di sangue" che sconvolse la città di Derry, nell'Irlanda del Nord, il 30 gennaio del 1972. Quel giorno una pacifica manifestazione in favore della cessazione dell'occupazione inglese sul territorio e dell'instaurazione di un sistema di uguaglianza dei diritti civili, finisce nel sangue. Più importante di ogni altra cosa era porre fine ai disordini nell'Ulster e dare un'immagine forte del governo britannico. Le prospettive di entrambi gli schieramenti (manifestanti ed esercito nelle vesti del corpo speciale dei "parà") vengono ben delineate, con riprese tutte in soggettiva: interessante è il punto di vista dei "carnefici", tra i quali regna la frenesia. Esce fuori, nascosto da una finta spavalderia e da un indotto autoconvincimento, tutto il timore per l'azione che stanno per intraprendere; allo stesso tempo è palese la loro condizione di assoluta ignoranza rispetto a quello che sta accadendo intorno, della portata degli scontri, della quantità numerica del "nemico", dei perché dell'attacco. Non manca nel film il riferimento all'importanza dei mass media e dell'informazione per la gestione di argomenti bollenti come quelli in questione: "Vincere la guerra della propaganda è fondamentale", così il supervisore dell'esercito inglese istruisce i suoi nella caserma dove si organizza l'offensiva.
E' curioso osservare come molte delle pellicole prese in considerazione condividono, o si scambiano reciprocamente, attori, registi e sceneggiatori. Quasi a voler comporre o rappresentare una comunità ben identificata di studio e serio approfondimento sulla questione irlandese. Un tema non sempre conosciuto, e spesso, nei dettagli, sottaciuto.
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#2 · VivUK
20 novembre 2006, 18:48 ripensare al conflitto anglo-irlandese e’ sicuramente importante, e di grande attualita’. In questi “tempi di guerra” si deve sempre cercare di non aver paura di chi o cosa e’ diverso da noi, ma piuttosto si devono osservare le diversita’, per imparare qualcosa e soprattutto arricchirsi dentro….....#3 · l' Ulster è solo irlandese
08 gennaio 2007, 17:24 Purtroppo tutto questo non è mai cessato, ora però gli scontri sono per il controllo dello spaccio e affari malavitosi, L’Ira non esiste più come forma militare, perchè ha deposto le armi, intrapendendo un cammino politico più pacifico democratico. cosa che sul fronte opposto non è avvenuto….form di registrazione al sommario
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#1 · Valerì
20 novembre 2006, 00:02 Grande!Non bisogna dimenticare il conflitto anglo-irlandese..e quello che ha significato nella nostra recente storia..e farne tesoro