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L'immortalità che si compra al mercato
Alessandro Chiappetta, 14 novembre 2006, 19:25
Schermo Piatto
Umano e postumano si amalgamano nel documentario "Nascita del Superuomo", in onda su Rai Tre per C'era una volta. Ne abbiamo parlato con l'autore e regista Francesco Patierno
La natura ha mille facce. Dai prati in fiore al cinguettio degli uccellini, dallo scorrere dei ruscelli al fascino della rugiada. Ma natura è anche malattia, invecchiamento, morte. Eppure sono in molti che oggi sembrano non voler accettare l'inevitabilità del perire, la naturalezza dell'invecchiamento, l'ineluttabilità del tempo. E che stanno immaginando e costruendo la possibilità di un'umanità libera da emozioni "inutili", come la paura, lo stress, l'insicurezza. Scenari fantascientifici che si intrecciano al progresso della medicina, all'impiego di fondi ed energie per la cura delle malattie.
Mentre l'Occidente punta a migliorare il benessere delle persone, in Africa non si riesce ad impedire che l'Aids sia trasmesso da una madre al proprio figlio. I paradossi della ricerca e della medicina non seguono sentieri logici, né percorsi lineari. La quarta puntata di C'era una volta ci conduce tra i pensieri e i processi che stanno portando scienziati, filosofi e pensatori a immaginare un futuro per l'umanità senza malattie né morte. La "Nascita del Superuomo" (una coproduzione Alhambra Factory - Rai Tre, realizzata da Luca Cambi, Francesco Paterno ed Alessandro Di Gregorio) racconta la nuova corsa verso la medicina rigenerativa e gli innesti cibernetici, le ultime frontiere di una battaglia che l'essere umano combatte da sempre contro la condizione naturale, costruendo la possibilità di un'umanità libera da emozioni inutili e dannose.
Punto di partenza della curiosità degli autori è la lotta all'invecchiamento, il desiderio non troppo lontano di costruire in laboratorio un superuomo. Traguardo della biomedicina, ma sopratutto affare economico. Il modello scientifico è quello che mira al postumano, su tutti quello transumanista. Negli Usa la World Transhumanist Association punta ad allungare a dismisura la vita e intanto invita a ibernarsi in attesa dei progressi della biologia. Alla modica cifra di 150mila dollari per l'intero corpo e di appena 80mila per "surgelare" il solo cervello. Fondata nel Connecticut da Nick Boston, attualmente ricercatore all'Università di Oxford, ha già succursali sparse in tutto il mondo, Italia compresa. Sono quasi mille le persone che hanno chiesto di essere crioconservate per poi essere "scongelate" in un futuro anche lontanissimo, quando sarà possibile essere rianimati e resuscitati. Per i novelli "Lazzaro" sarà passato un istante. E l'immersione in un mondo che non è il loro, come con la macchina del tempo, sembra non turbare i loro sonni dolci e pesanti.
Un businnes per pochi privilegiati o la nuova frontiera della ricerca scientifica?
Ne parliamo con l'autore e regista Francesco Paterno.
L'idea transumanista assomiglia ad una deriva fantascientifica, o è davvero una delle strade della ricerca medica e tecnologica?
E' ancora difficile dirlo. Quello che ci ha spinto a raccontare la loro storia è la curiosità di capire fin dove poteva spingersi il progresso scientifico e la fantasia di studiosi e ricercatori. L'Associazione Transumanisti riassume al meglio la direzione che il mondo sta prendendo e in qualche modo le contraddizioni che andavamo a cercare.
Contraddizioni etiche, ma economiche, soprattutto. Si è parlato addirittura di "Tecnofascismo". Cosa si intende?
La crioconservazione è una faccia della medaglia, ma tutto il concetto di tecnofilia è allarmante perché sta diventando solo una questione economica. Si producono in laboratorio topi con cervello umano, ma poi nei paesi in via di sviluppo si muore per dissenteria e non si curano malattie da tempo debellate negli stati ricchi. La ricerca scientifica oramai è orientata quasi solo al perseguimento del benessere e alla medicina rigenerativa, e trascura le urgenze del mondo di oggi, a partire dall'Aids. Basti pensare che le industrie farmaceutiche dedicano solo il 15% dei loro fondi per la ricerca e tutto il resto al marketing, all'esplorazione biomedica, al profitto economico. La domanda è capire da cosa nasce l'esigenza di superare i propri limiti a tutti i costi. Volevamo comprendere il motivo per cui tante persone non accettano il passare del tempo e farebbero carte false per poter cancellare l'invecchiamento e accrescere le proprie potenzialità cognitive.
C'è un aspetto di questa tendenza che possiamo in qualche modo salvare, senza che tutto ci sembri irreale o inquietante?
Pensandoci bene, il superamento delle barriere fisiche è una richiesta di tutti. Quante persone direbbero di no alla cura di certi handicap? Partendo da questo presupposto forse ci rendiamo conto che non è facile giudicare quello che succede e rispondere ai perché di queste associazioni. In realtà, il punto di vista transumanista è a metà tra la filosofia e la medicina, porta interrogativi etici oltre che medici. E' una strada molto ambigua, stabilire i limiti è molto difficile, ma la sensazione è che non si possa tornare indietro dopo certe scoperte.
Eppure il rischio di aumentare le disuguaglianze è enorme. Andiamo verso un mondo sempre meno democratico anche dal punto di vista medico?
Bisogna stabilire cosa vuol dire democratico. I transumanisti ritengono che il postumano è democratico perché queste scoperte saranno alla portata di tutti come il telefono e la tv. Anche se il costo esorbitante per ora le rende accessibile a pochi. Basti pensare che alcune pillole anti-invecchiamento che verranno messe in commercio per allungare la vita di qualche anno costeranno circa 100.000 dollari l'una. E questo sarà un affare per pochi, pochissimi eletti. Forse l'aspetto più inquietante è proprio questo. Queste tecnologie sulle prime sono rivolte a pochi, ma col tempo l'enorme diffusione fa scendere i prezzi e crea un nuovo mercato. Dobbiamo aspettarci la nascita di cittadini privilegiati, ma non è possibile giudicare se sia democratico o meno.
C'è a questo punto la necessità di regolamentare questo affare?
Certo. La regolamentazione ci dovrebbe essere ma non è legata al concetto di democrazia. Se anche per adesso non sono alla portata di tutti, è comunque importante scoprire o non scoprire certe cose. Ma è altrettanto fondamentale che poi le scoperte scientifiche siano sempre patrimonio comune. Prendiamola come via della ricerca, una strada nuova che esiste e che quindi va approfondita. Noi ci siamo posti come osservatori senza collocarci politicamente verso il fenomeno. Abbiamo aperto gli occhi e raccontato quello che abbiamo visto, proprio per far nascere dubbi e fare conoscere realtà che in poco tempo potremmo trovarci di fronte.
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#1 · Mirco Romanato
27 novembre 2006, 15:48 Il servizio su RAI 3 e questa intervista sono meno ostili del solito, rispetto alle reazioni normali dei media alle tesi transumaniste. Vorrei, però, commentare su due affermazioni: 1) “ma tutto il concetto di tecnofilia è allarmante perché sta diventando solo una questione economica. Si producono in laboratorio topi con cervello umano, ma poi nei paesi in via di sviluppo si muore per dissenteria e non si curano malattie da tempo debellate negli stati ricchi.” La questione è economica per noi, ma i paesi poveri sono in tali condizioni non per motivi economici, ma per motivi politici (mancanza di libertà, guerre, ignoranza, etc.). Tutto il denaro di questo mondo non servirà a nulla, se non si modificano queste condizioni di base. 2) “Eppure il rischio di aumentare le disuguaglianze è enorme. Andiamo verso un mondo sempre meno democratico anche dal punto di vista medico? Bisogna stabilire cosa vuol dire democratico. I transumanisti ritengono che il postumano è democratico perché queste scoperte saranno alla portata di tutti come il telefono e la tv. Anche se il costo esorbitante per ora le rende accessibile a pochi.” Sarebbe democratico vietare ad un ricco di usare un medicinale che costa 100.000 $ all’anno per rimanere giovane, se lo paga di tasca sua? E se fossero solo 10.000 $ all’anno, sarebbe giusto lo stesso, se c‘è ancora gente che non può permetterselo?