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Il buio di Gaza

Vittorio Strampelli,   21 gennaio 2008, 20:04

Il buio di Gaza Medioriente     Dopo le proteste internazionali, Israele allenta il blocco della Striscia che da giorni impedisce le forniture di combustibile e l'ingresso dei convogli umanitari. Una nuova "punizione collettiva" imposta dallo Stato ebraico per via del continuo lancio di razzi da parte delle milizie di Hamas



Riaccendete Gaza: la situazione deve essere veramente grave, se a muoversi è addirittura l'Unione europea, che lancia un monito al governo israeliano affinché riprenda le forniture di combustibile e allenti il blocco totale dei valichi che attanaglia la Striscia ormai da giovedì scorso. Così, mentre il capo politico in esilio di Hamas, Khaled Meshaal si appella ai leader arabi e all'avversario di Fatah, il presidente palestinese Abu Mazen, perchè mettano da parte le divergenze con il suo movimento e aiutino gli abitanti di Gaza, l'Ue minaccia di interrompere l'invio di aiuti alimentari (che riguardano 860 mila persone su una popolazione totale di circa un milione e mezzo) se lo Stato ebraico non metterà fine all'emergenza umanitaria.

Una "punizione collettiva", come il commissario per le Relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, ha definito la spietata ritorsione di Israele nei confronti del continuo lancio di razzi kassam da parte dei palestinesi. Ma il premier Ehud Olmert, tiene duro: spiega che il suo obbiettivo sono "le organizzazioni terroristiche" e che la popolazione "deve capire che fin quando lì [a Gaza, ndr.] comanda Hamas, gli forniremo il minimo indispensabile".

E' solo al termine di una lunga giornata che la tensione sembra allentarsi, quando il ministro della Difesa, Ehud Barak, autorizza la ripresa di alcune forniture di combustibile e medicinali al territorio palestinese a partire da martedì. L'Ue potrà così riprendere le forniture di combustibile industriale alla prima centrale di Gaza che domenica era stata costretta a fermare due turbine, lasciando gran parte della città al buio, e sarà consentita la fornitura di nafta per generatori e di gas per cucina, mentre restano in vigore le restrizioni sulla benzina e la nafta per auto.

I continui messaggi di allarme lanciati dalle agenzie umanitarie, che hanno avvertito che entro pochi giorni gli ospedali di Gaza avrebbero rischiato di restare senza medicine e combustibile per i generatori, sono stati determinanti per sbloccare la situazione. "Speriamo che Hamas abbia ricevuto il messaggio", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Arye Mekel, alludendo agli attacchi con i razzi Qassam verso il sud di Israele.

Da Rabat, il ministro egli Esteri, Massimo D'Alema, si è detto "enormemente preoccupato per il precipitare della situazione umanitaria a Gaza" e ha rivolto a palestinesi e israeliani "un appello politico a fermarsi". "Naturalmente - ha affermato il vicepremier - nessuno può giustificare il lancio di missili da Gaza verso il territorio israeliano", ma è anche vero che "la punizione collettiva della popolazione attraverso il taglio di servizi essenziali, attraverso misure che mettono in discussione persino il funzionamento degli ospedali è una reazione che non può essere compresa da parte dell'opinione pubblica internazionale".

Parole durissime erano state usate anche dal rappresentante speciale dell'Onu per i Diritti Umani nei Territori palestinesi, John Dugard, che aveva accusato gli israeliani di non distinguere "tra obbiettivi civili e militari" e di compiere veri e propri "crimini di guerra". Il riferimento di Dugard era non solo al blocco totale della Striscia, che di fatto impedisce l'ingresso ai convogli umanitari, ma anche all'alto numero di vittime civili coinvolte negli scontri tra Hamas e le forze di difesa israeliane. Tuttavia, se è vero che i raid israeliani sono mirati contro i miliziani ma finiscono per uccidere molte persone innocenti, è altresì vero che in molti casi sono gli stessi miliziani a farsi scudo con i civili. Ma ciò non giustifica la politica arbitraria messa in opera dallo Stato ebraico che, se ha tutto il diritto di difendere la propria popolazione dai missili palestinesi, non può impedire ai convogli di aiuti umanitari di raggiungere Gaza e garantire la sopravvivenza di centinaia di migliaia di persone. Detto questo, resta il fatto che se Hamas interrompesse una volta per tutte l'inutile lancio di missili verso le cittadine al confine con la Striscia, gli israeliani si troverebbero improvvisamente sprovvisti della loro giustificazione migliore per mettere in atto le rappresaglie e ampliare gli insediamenti. Forse, in questo modo, potrebbe aprirsi uno spiraglio per una seria trattativa di pace, al di là di tante belle e vuote dichiarazioni di intenti e libera da tutte quelle pressioni esterne che fino ad oggi hanno solo nuociuto alla popolazione palestinese.

Dietro l'ala dura di Hamas si cela infatti Teheran, che non ha la benché minima intenzione di trattare con "l'entità sionista", mentre l'ala politica del movimento islamista palestinese è sempre più minoritaria, e viene ignorata sia da Israele stessa che dall'altra fazione palestinese, quella di Fatah e del presidente Abu Mazen. L'errore fatto mesi fa da Israele - quando non ha riconosciuto le elezioni palestinesi e ha rifiutato qualsiasi colloquio con l'ala moderata di Hamas, aprendo unicamente ad Abu Mazen e al suo partito, che però gran parte dei palestinesi vede come corrotto e sostanzialmente incapace di migliorare la situazione - ha finito col permettere l'infiltrazione sciita-iraniana della Striscia di Gaza, una infiltrazione che ora è difficilissimo da estirpare, e si ripercuote oggi come un macigno sulla situazione attuale.

Che gli israeliani lo vogliano o meno, Gaza è sotto il controllo di Hamas, e Abu Mazen non gode di un seguito tale da permettergli di imprimere svolte significative al futuro della Palestina. Sarebbe necessario fare un passo indietro e tornare a parlare con i moderati di Hamas, gli unici in grado di sottrarre il movimento islamico all'influenza iraniana. Perché, l'alternativa è la continuazione della guerra e delle violazioni dei Diritti Umani. A tutto danno della popolazione civile, tanto palestinese quanto dello Stato ebraico, che non ne può più di questa guerra infinita e chiede una sola cosa, non importa da quale figura politica provenga: la pace.





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