Corsa al riarmo, un ritorno al passato
Severino Galante*, 23 gennaio 2008, 16:16
Parisi ha confermato l'esistenza, sconosciuta all'opinione pubblica, di un programma per la costruzione di tre nuove portaelicotteri d'assalto anfibio (LHD). La prova che si sta riaffermando una concezione militarista e aggressiva della difesa, che non viene discussa in Parlamento e nel paese e che richiama tragedie storiche
Rispondendo ad una mia interrogazione parlamentare in merito, il ministro della Difesa ha confermato l'esistenza, pressoché sconosciuta all'opinione pubblica, di un programma per la costruzione di tre nuove portaelicotteri d'assalto anfibio, dette tecnicamente LHD (Landing Helicoper Dock). Si tratta di una notizia importante, in primo luogo perché è significativa di una nuova corsa agli armamenti e del conseguente aumento esponenziale delle spese militari: 5.080 miliardi previsti per nuovi sistemi d'arma solo nel 2008, il 32% in più del 2007, superiore alla spesa in armamenti della Germania, che pure ha un Pil di un terzo maggiore del nostro. E, in secondo luogo, perché rappresentativa del cambiamento non solo della politica militare-industriale dell'Italia ma anche, implicitamente, della sua politica estera.
Secondo la rivista Analisi Difesa, la Forza di Proiezione dal Mare della Marina si baserà, a medio termine, su una forza composta di 2 portaerei e 3 LPD (Landing Platform Dock) - situazione già raggiunta quest'anno- e, sul lungo periodo, su una forza di 2 portaerei, 3 LPD ed una LHD. Le LHD sono navi molto più grandi e potenti delle LPD. Infatti, mentre le LPD sono navi per operazioni anfibie che imbarcano anche elicotteri, le LHD sono vere portaelicotteri d'assalto anfibio. Le attuali LPD italiane hanno un dislocamento di 8mila tonnellate, la futura LHD raggiungerebbe, invece, secondo Military Technology, le 18-20mila tonnellate, secondo il ministero della Difesa le 16mila tonnellate, in ogni caso diventerà la seconda nave della flotta italiana. Le operazioni anfibie e di trasporto nel corso delle missioni all'estero, in cui fino ad ora è stato coinvolto il nostro paese, sono state egregiamente svolte dalle 3 LPD. La nuova LHD moltiplicherebbe, invece, il potenziale offensivo della flotta italiana, già notevolmente accresciutosi con la recente introduzione di una seconda e più grande portaerei, la Cavour, raggiungendo così una potenza bellica che va ben al di là delle necessità imposte sia dalla difesa del territorio nazionale, sia dalla partecipazione a missioni umanitarie all'estero. Tale eccedenza risulterebbe ancora più sproporzionata con l'aggiunta delle altre due navi dello stesso tipo.
A queste problematiche si aggiunge il fatto che il progetto di una o più LHD non risulta scaturire da alcuna programmazione derivante a sua volta dalla definizione di un preciso modello di difesa, discusso ed approvato dal Parlamento. Solo in questo modo, infatti, dovrebbero essere pianificate le necessità delle FF.AA., sia in termini di mezzi che di uomini. Al contrario, si sta affermando una tendenza secondo la quale la scelta dei sistemi d'arma avviene attraverso un processo decisionale in cui il Parlamento è ristretto in un ruolo di mera ratifica finale di scelte svolte altrove e cioè negli uffici degli stati maggiori e nei consigli d'amministrazione delle aziende belliche. Alla mia interrogazione parlamentare il ministro della Difesa ha risposto giustificando la scelta addirittura con esigenze, non solo di trasporto truppe, ma anche di "protezione civile". Ora, pur ammettendo che tali navi possano essere utilizzate in caso di calamità naturali, come già avvenuto con le attuali LPD, la loro funzione è essenzialmente di tutt'altro segno.
La realizzazione di navi di questo tipo si inquadra in quella che viene definita "rivoluzione militare", ovvero la trasformazione delle Forze Armate da strumenti di difesa a strumenti di proiezione di forza all'estero. Ciò comporta la riduzione della componente del personale a vantaggio dell'aumento della componente in mezzi. Le Forze Armate vengono così proiettate nella nuova "era delle spedizioni", come la chiamano gli esperti degli stati maggiori, in cui la politica estera verrà sempre più contrassegnata dal ritorno in auge della "politica di potenza". Bisognerebbe ricordare, però, che la pratica della politica di potenza, basata anche sulla grandezza delle flotte come metro di misura della stessa, ha portato nel passato tanti disastri al nostro paese, e rendersi conto che in futuro, se non scongiurata, porterà alti costi in termini finanziari, politici ed umani. Proprio per evitare questa deriva, c'è bisogno che, quanto prima, le Commissioni Difesa di Camera e Senato, a partire dalle reali esigenze della difesa italiana ed in coerenza con la Costituzione, comincino una discussione sul modello di difesa e sui limiti di forza entro cui deve rientrare, che porti successivamente ad affrontare tale questione nelle aule parlamentari. Quella della difesa è una questione decisiva per la vita di un paese e non può essere lasciata alla discussione e, meno che mai, alle decisioni di tecnici ed esperti.
*Coordinatore della Segreteria Nazionale del PdCI e capogruppo in Commissione Difesa della Camera
Versione per la stampa
Commenta questo articolo
Feed dei commenti di questo articolo
Commenti
Nota Bene:
Aprileonline.info è uno spazio di informazione libero e aperto, creato per instaurare un confronto diretto sui temi proposti ogni giorno. La redazione di Aprileonline.info ha scelto di non moderare preventivamente i commenti dei lettori. Tuttavia, nel ribadire che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso Aprileonline.info potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi, la redazione tiene a precisare che non sono consentiti, e verranno immediatamente rimossi:
- messaggi non inerenti all'articolo
- messaggi
anonimi o con indirizzo email falso
- messaggi
pubblicitari
- messaggi offensivi o che contengano
turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o
sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una
violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla
violenza, diffamazione, ecc.)
Al fine di limitare al massimo un uso distorto della libertà di commento da oggi 17/04/2008 sarà obbligatorio inserire oltre al nome e cognome anche la e-mail di riferimento.
In ogni caso, la redazione di
Aprileonline.info si riserva il diritto di cancellare messaggi e commenti
giudicati non idonei in qualsiasi momento e a suo insindacabile giudizio.
#2 · bellavita
21 gennaio 2008, 20:48 e dai! L’Italia sta nel mezzo del mediterraneo, che a sud e est diventa sempre più agitato. Cosa può succedere se crollano i regimi polizieschi di Egitto e Algeria non lo sa nessuno. Avere delle navi portaelicotteri è la cosa più furba che possiamo fare, anche se i partigiani della pace vorrebbero un esercito privo anche delle fionde. Se mai, si può discutere sulle due portaerei,forse ne basta una, bene comunque che sia trasformabile. Tra l’altro, se queste navi le facciamo bene, come al solito (nonostante comboniani e partigiani della pace premano per la trasformazione della Finmeccanica in azienda di biberon) le vendiamo benissimo all’estero, perchè non dettiamo condizioni di politica estera. Il che vuol dire una occupazione ultraqualificata che si mantiene, non come l’ Alitalia dei 100 sindacati.#3 · copernico
22 gennaio 2008, 10:38 Caro Bellavita questo tipo di navi non servono ad operare a breve raggio, cioè nei confronti dei paesi vicini e rivieraschi come Tunisia, Egitto e Algeria, che negli ultimi due secoli non mi sembra abbiano cercato di invaderci. Anzi mi sembra che sia stata l’Europa (Inghilterra in Egitto, Francia in Algeria, noi in Libia) ad andare a rompere le scatole. Sinceramente non ce la vedo una spedizione di barbareschi in pieno XXI secolo contro le coste della Campania. Infatti, queste navi non sono da difesa ma servono ad operare più a lunga distanza a “proiettare” la forza (come dicono i militari) a distanza, come in Afghanistan per intenderci. Fra l’altro mi sembra che la nostra Costituzione dica che la guerra è ammessa solo in caso di difesa del territorio nazionale. Le portaelicotteri d’assalto anfibio servono a difendere i nostri confini? Suvvia! Semmai sarebbero più utili altri tipi di navi. Ad ogni modo, le loro dimensioni vanno al di là delle necessità di trasporto di peacekeepers e mirano a raggiungere la possibilità di sostenere guerre di media/alta intensità fuori dai confini nazionali. Per quanto riguarda la vendita di queste navi, non si tratta di cacciamine o pattugliatori, che hanno più ampio mercato. Chi ha i soldi per farlo se le costruisce da solo. Semmai, se proprio volessimo seguire il tuo ragionamento, c‘è da chiedersi perchè in Europa non si fanno programmi in comune per questo tipo di navi per risparmiare (tipo programma LPD Galicia/Rotterdam tra Olanda e Spagna). Ciao Copernico#4 · bellavita
22 gennaio 2008, 15:43 Intanto, sono utili se c‘è da sbarcare truppe, per ora e per fortuna, solo in Libano. Poi più le navi sono complesse, più sono pochi i cantieri in grado di costruirle. I nostri per fortuna lo sono, teniamoli in esercizio e non convertiamoli alla produzione di gommoni (a parità di stipendio per i tecnici, imprescindibile richiesta dei catto-sindacal-pacifisti) In effetti, che non ci sia uniformità di armamenti nella Nato, e neanche nei paesi Nato aderenti all’Unione Europea è uno dei grandi misteri della casta militare e dell’imbecillità dei politici che vi sovraintendono.form di registrazione al sommario
e clicca su invia.
Se già sei registrato al sito fai il login
Gli articoli di oggi
L'ultima lezione
Marzia Bonacci
La crisi nascosta
Andrea Scarchilli
L'incognita dell'Italia dei valori
Ida Rotano
La lunga marcia dell'eterno straniero
Jacopo Matano
Piazza Navona contro un'anomalia mondiale
Pancho Pardi*
Eccesso di iper-realismo
Enrico Campofreda
La Bretton Woods del presidente broker
Raffaele Deidda
Per la Sinistra il tempo di agire stringe
Remo Rosati
Federalismo, un tema con cui misurarsi
Raffaele Principe
Piazza rossa, il giorno dopo
Aldo Garzia
"Parla, Santapaola!", "Zitto tu, Fava!"
Riccardo Orioles
Siamo a Terra
Pino De Luca
Figlia del fiume o di chi?
Agostino Spataro
Il teatro degli Invisibili
Emanuele Martorelli
Vie - Scena contemporanea festival
Renzo Francabandera
Torna la carovana di Libera
Leonardo Carletti
Anche i capitani di ventura pagano il mutuo
Precari ISPRA
Razzifascismo
Tommaso Merlo
Le strade si svuotano, le chat si riempiono
Pier Paolo Caserta *
Nelle stazioni con i pendolari e per l'aria pulita
Sergio Gentili*



#1 · Fabio.
21 gennaio 2008, 16:31 A questo punto non e’ piu’ sconosciuto il piano. Ma rimane lo stesso sconosciuto il motivo di tanto disinteresse dei radicali. Perche’ non vanno a chiedere da dove escono quei soldi? Apparte pacifismo e militarismo, come e’ possibile che si possa buttar via del tempo su questioni del genere ora? Si sta parlando di 4 o 5 navi, la cosa rimane ridicola eppure qualcuno evidentemente ha bisogno di mangiare (son soldi altro che guerra questi). Ma tutto tace. Quando c’e’ da tirare i calci di rigore in Italia non si trova mai nessun radicale pronto a chiedere maggior attenzione dei media, ecchissapperche’.