Mercoledì, 07 Gennaio 2009 - Ultimo aggiornamento alle 18:52
Aung San Suu Kyi libera per un'ora
Vittorio Strampelli, 11 gennaio 2008, 19:50
Birmania
La leader della opposizione birmana a colloquio con il mediatore designato dalla giunta militare. E' il quarto incontro dopo la repressione che fra settembre e ottobre stroncò nel sangue le proteste dei monaci buddisti per la democrazia. Un "segnale positivo" secondo il partito guidato da Suu Kyi, che solo una settimana fa aveva denunciato l'assenza di progressi nei contatti con il regime
Appena qualche ora. Tanto è durato l'inatteso faccia a faccia tra Aung San Suu Kyi e il generale a riposo Aung Kyi, ministro della giunta militare incaricato dall'ottobre scorso di tenere i rapporti con la leader della principale forza politica dell'opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd).
La leader ha lasciato la sua villa affacciata sul lago centrale dell'ex capitale Rangoon, dove ha trascorso ai domiciliari 12 degli ultimi 18 anni, per raggiungere una caserma poco distante, ma la tenaglia stretta attorno ai canali di comunicazione birmani dal regime - che da ultimo ha riveduto al rialzo il canone della televisione satellitare, rendendo di fatto impossibile per la maggior parte della popolazione il suo pagamento - ha fatto sì che poco o nulla trapelasse dell'incontro. Secondo alcune testimonianze, al termine del faccia a faccia il generale avrebbe offerto colloqui diretti se Suu Kyi smetterà di sostenere le sanzioni contro i militari che governano l'ex Birmania da 45 anni. La Lega Nazionale per la Democrazia, che solo una settimana fa aveva denunciato la totale assenza di progressi nei contatti con la giunta, lo ha comunque giudicato "un segnale positivo".
Dello stesso tenore è stato il giudizio espresso da Piero Fassino, inviato speciale dell'Unione Europea per la ex Birmania, il quale ha tuttavia sottolineato anche la necessità che a questo colloquio seguano "atti e fatti conseguenti". "Che il dialogo avviato a novembre continui è certamente un segnale positivo - dice Fassino in un comunicato - a cui ci auguriamo seguano tempestivamente atti e fatti di apertura di un dialogo effettivo, quali la possibilità per Aung San Suu Kyi di avere relazioni permanenti con il proprio partito, l'abolizione degli arresti domiciliari a cui è costretta da anni la leader della Lnd, la liberazione dei leader politici detenuti".
E' questa la quarta riunione tra il premio Nobel per la Pace nel 1991 e l'emissario designato dal regime (l'ultima risale al 19 novembre scorso), dopo le pressioni da parte della comunità internazionale seguite alla brutale repressione che fra settembre e ottobre stroncò le proteste di piazza per la democrazia guidate dai monaci buddisti.
Continua a crescere, intanto, il rigetto internazionale verso la dittatura militare: è di mercoledì 9 gennaio la decisione dell'Indonesia di tagliare i rapporti commerciali con Myanmar, interrompendo i collegamenti della compagnia aerea di bandiera "Garuda" con Rangoon. Ma il governo di Giacarta ha fatto anche sapere che sul territorio indonesiano non saranno benaccetti i membri del regime già oggetto di sanzioni da parte di Unione europea e Usa. Sanzioni che il paese asiatico sarà il primo ad applicare, almeno a parole.
Dall'Indonesia agli Stati Uniti: dal Dipartimento di Stato Usa è arrivato martedì, per bocca del numero tre, Nicholas Burns, un nuovo appello al regime per nuovi colloqui con i dirigenti dell'opposizione e il rilascio dei prigionieri politici. In un intervento pubblicato dal Washington Post, Burns ha scritto che i vertici della giunta militare del Myanmar, al potere dal 1962, e "le loro politiche sono la principale minaccia all'unità , la stabilità e la prosperità della Birmania".
Un Paese, l'ex Birmania, che ha vissuto una costante commistione tra religione e politica, sin dalla propria indipendenza dal dominio coloniale del Regno Unito, nel 1948, quando il primo presidente U-Nu elaborò un programma politico che denominò "socialismo buddista". Un autentico Stato socialista, era la tesi del presidente, deve contemplare tra le proprie finalità la promozione dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani, contrastare l'avidità personale e al tempo stesso tenere in debita considerazione il tempo libero dei cittadini, in modo da consentire loro di dedicarsi alla meditazione e alla ricerca del nirvana. Ma U-Nu, che tentò la sintesi tra gli insegnamenti del buddismo e la dottrina socialista, fu destituito dall'esercito nel 1962 e dovette fuggire in India, salvo poi far ritorno nel suo Paese a distanza di anni per farsi monaco.
Quasi quarant'anni dopo, un nuovo tentativo di coniugare i principi buddisti con una politica laica è stato fatto proprio da Aung San Suu Kyi, che nel suo libro "Liberi dalla paura" affiancava l'ipotesi di una democrazia modera al rispetto per i diritti umani e per i valori buddisti tradizionali, come la verità , il coraggio, la rettitudine e la bontà .
Versione per la stampa
Commenta questo articolo
Feed dei commenti di questo articolo
Commenti
Nota Bene:
Aprileonline.info è uno spazio di informazione libero e aperto, creato per instaurare un confronto diretto sui temi proposti ogni giorno. La redazione di Aprileonline.info ha scelto di non moderare preventivamente i commenti dei lettori. Tuttavia, nel ribadire che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso Aprileonline.info potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi, la redazione tiene a precisare che non sono consentiti, e verranno immediatamente rimossi:
- messaggi non inerenti all'articolo
- messaggi
anonimi o con indirizzo email falso
- messaggi
pubblicitari
- messaggi offensivi o che contengano
turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o
sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una
violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla
violenza, diffamazione, ecc.)
Al fine di limitare al massimo un uso distorto della libertà di commento da oggi 17/04/2008 sarà obbligatorio inserire oltre al nome e cognome anche la e-mail di riferimento.
In ogni caso, la redazione di
Aprileonline.info si riserva il diritto di cancellare messaggi e commenti
giudicati non idonei in qualsiasi momento e a suo insindacabile giudizio.
form di registrazione al sommario
e clicca su invia.
Se già sei registrato al sito fai il login
Gli articoli di oggi
Torni il movimento per la pace
Paolo Nerozzi, Vincenzo Vita
Gaza, lettera aperta ai politici italiani
Luisa Morgantini*
D'Alema a tutto campo
Aldo Garzia
Da Napoli a Torino, le "grane" del Pd
Monica Maro
53 miliardi di fabbisogno. Chi paga?
Stefano Olivieri
Siamo tutti Gazaoui
Giustiniano Rossi, da Parigi
La mia vita disegnata male
Renzo Francabandera
Internet sotto tiro
Carlo Gubitosa*
Merry Crisis and Happy New Deal!
Orione Lambri



#1 · Andrew
14 gennaio 2008, 19:17 Complimenti per l’articolo. E’ appunto per la capacita’ di Aung San Suu Kyi di creare un nuovo sistema in cui i principali beneficiari siano i cittadini, ove anche politica, religione ed economia siano beneficiati, è appunto per questo che Suu Kyi è così importante non solo per l’Asia… Anche qui la società civile ha bisogno di credere nella politica, ad un’economia “eticamente pulita”, la gente ha bisogno di credere nel sistema e nessuna società civile potrà mai crederci fino a quando non verranno rispettati i più fondamentali diritti umani che, appunto perchè umani, non hanno nazionalità. La questione birmana può essere risolta senza l’uso della violenza, semplicemente dirottando i consumi: niente vendite, niente soldi per pagare i 500.000 militari e relative spese. A.S.Suu Kyi ha preparato il suo popolo a perseguire l’ideale democratico in maniera non violenta ed anche questo è esemplare per altre sfortunate nazioni. Vi ringrazio per l’attenzione che avete dedicato ad A.S.S.K. Buon Lavoro. Andrew