Martedì, 06 Gennaio 2009 - Ultimo aggiornamento alle 12:42
Quando i rom non fanno notizia
Giovanni Russo Spena*, 20 dicembre 2007, 20:01
La lettera
Trentasei bambini e tre donne, tutti rom italiani e francesi, costretti dallo sgombero del loro campo a Roma, nel V municipio, a dormire in due pulmini, all'addiaccio, da dieci giorni. Ma sui giornali di questo episodio vergognoso non c'è stata traccia
Al direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli
Al direttore di Repubblica Ezio Mauro
Al direttore del Messaggero Roberto Napoletano
Al direttore del Tg1 Gianni Riotta
Al direttore del Tg2 Mauro Mazza
Al direttore del Tg3 Antonio Di Bella
Cari direttori,
mi è dispiaciuto non trovare oggi sui vostri giornali nessun riferimento alla drammatica storia di 36 bambini e 3 donne, tutti rom italiani e francesi, costretti dallo sgombero del loro campo a Roma, nel V municipio, a dormire in due pulmini, all'addiaccio, da dieci giorni. La notizia, raccontata in aula nel suo intervento dal senatore del mio gruppo Salvatore Bonadonna, era tale da far accapponare la pelle: una cinquantina di rom quasi tutti con lavoro, molti perfino a tempo indeterminato, cacciati all'alba, le loro povere case distrutte, distrutti i libri di scuola dei bambini, quelli in età scolare tutti inseriti, e bene, nel contesto scolastico....
Dalla denuncia del senatore Bonadonna ci siamo mobilitati e alla fine siamo riusciti ad ottenere dal prefetto Mosca, che non era a conoscenza di questa situazione, una soluzione condivisa. Il Comune infatti aveva si proposto degli alloggi, ma in situazioni che avrebbero portato allo smembramento delle famiglie. La situazione naturalmente è, come si dice, in progress e noi continuiamo a seguirla da vicino.
Si parla tanto, e giustamente, della distanza tra la politica e i cittadini. Ebbene, lo dico come nota a margine, quando alla fine è arrivata, grazie al prefetto, l'avvio di una soluzione, noi politici esperti e consumati ci siamo sentiti, per una volta, concretamente utili a questo paese, un paese che non può lasciare bambini e donne, e neanche uomini, a dormire al freddo dopo avergli distrutto l'abitazione. Una piccola cosa, certo. Ma, almeno per noi, di enorme significato civile.
Il motivo per cui vi rivolgo questa lettera, collettiva e aperta, è un altro: conosco la vostra sensibilità e professionalità e la grande qualità delle vostre redazioni, mi rendo conto che la quotidianità incalza e preme, ma ciò che sta avvenendo nelle città italiane, nel paese, io credo meriti il potere informativo delle vostre grandi inchieste, non la rubricazione (in questo caso addirittura la derubricazione) a "fatti di cronaca". Sono certo che condividete la necessità che nel paese infatti, insieme alla giustissima condanna per atti criminali compiuti da alcuni rom, condanna morale e civile che deve esprimersi per la criminalità di qualsiasi persona, di qualsiasi nazionalità , venga prodotta anche l'informazione necessaria a non alimentare e anzi a frenare, l'odio per il diverso da noi.
Il ruolo dell'informazione è essenziale sempre, ma su questo terreno è vitale.
*Capogruppo a Palazzo Madama del Prc
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#2 · Marcello Marani
20 dicembre 2007, 22:55 Ma se i rom, come gli indiani sono i cattivi, non si può pretendere che si divulghino delle notizie di fatti che magari in questo caso dimostrano che i cattivi sono anche gli altri. I cosiddetti nostri. Ma cosa possiamo aspettarci da chi è intossicato da una cultura religiosa, ipocrita e falsa, che attribuisce la causa di tutti i mali all’avere mangiata una mela da un tizio oltre 6 mila anni fa? Facciamo come suggerito da Benigni. Restituiamogli una cesta di mele e chiudiamo il conto in modo che non se ne parli più, e si possa cominciare a vivere in pace. maranimarcel@tiscali.it.#3 · angelo mass
21 dicembre 2007, 13:46 Non ricordo chi disse una cosa verissima ma ignorata dal perbenismo di massa. “Sarebbe opportuno dare un bacio sopratutto ai bambini poveri, spesso malnutriti, sporchi e malati; che non ai nostri belli e sani”. Ma forse baciare i bambini poveri, sporchi e malati (rom) non è piacevole. così come occuparsi dei loro problemi; e i giornalisti si sà, tengono famiglia…#4 · Fabio
21 dicembre 2007, 15:05 Oggi ho fatto gli auguri alla ROM che incontro sempre per strada. Ha ringraziato, dicendo “sperando che la polizia ci lascia in pace”. Mica servono altre parole. Mi vergogno per il razzismo che questa lurida Italia cova ovunque ma ovviamente trovo intollerabile kuello dei kompagni, se permettete e’ piu’ ipocrita perche’ NON SE NE PARLA. . Ma il vostro silenzio URLA.form di registrazione al sommario
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#1 · Massimo
20 dicembre 2007, 22:38 Molto spesso ciò che non ci piace non è primariamente sottoposto a giudizio critico ma, piuttosto, rimosso dai propri pensieri di ciascuno. Ed è a tal fine che si cerca e si chiede che sia rimosso anche dalla propria visibilità (perchè l’empirico è tiranno ai pensieri anche delle “anime troppo belle”). Dunque, se anche molti “compagni” non avessero il difetto di “guardare troppo in alto” per sentir gratificata la propria falsa identità, noi tutti potremmo guardare negl’occhi questa umanità diversa solo negli usi e costumi, senza che “diverso” significasse “inferiore” e agire verso di essi come verso qualsiasi altro: per avversare qualsiasi maltrattamento e ingiustizia contro di loro o loro, come contro ciascuna persona umana: non certo attraverso i maltrattamenti e le ingiustizie che ci sono propri.