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L'uranio che non c'è, ma uccide
11 dicembre 2007, 18:18
Il Fatto
"Amici, ho appena saputo da mia madre che ci saranno i funerali di Massimiliano (leucemia) anche lui ha fatto la guerra in qualità di militare nel Kosovo ...Emiliano viveva a Senerchia provincia di Avellino anche se da alcuni mesi era ricoverato in ospedale a Napoli, io non lo vedevo da diversi anni ma vi assicuro che il ricordo di quando eravamo piccoli e si giocava insieme per le strade del paese è vivo.
Amici ho il sospetto che anche qui siamo davanti ad un caso di contaminazione per esposizione/contatto con l'Uranio Impoverito.. No! no non è giusto! Emiliano ha 32 anni è un mio, un nostro coetano... no! non è giusto morire così... morire perchè nella vita un ragazzo ha scelto di servire lo stato facendo l'ufficiale. Che tristezza... che schifo..."
Un amico
I funerali di Emiliano Di Guida si sono svolti ieri alle undici del mattino, nel piccolo comune di Senerchia. Emiliano è morto il 9 dicembre a seguito di una leucemia fulminante che lo ha stroncato in soli trenta giorni.
Il giovane era di stanza a Bolzano, presso il Reggimento Carabinieri Trentino Alto Adige, ed aveva partecipato a varie missioni, tra cui una in Kosovo. Alle cerimonie, celebrate mentre a Senerchia c'era il lutto cittadino, hanno preso parte alcuni esponenti dell'Arma dei Carabinieri.
Ma Emiliano è solo l'ultimo caso di un militare rimasto forse vittima di una contaminazione da uranio impoverito. La segnalazione più recente è arrivata dal Libano: il due giugno scorso un giovane militare ammalato di tumore è stato ricoverato al Celio, poi su di lui è sceso il segreto.
Sono 312 i militari italiani che si sono ammalati di tumore maligno negli ultimi 11 anni (1996-2006) nei Balcani, in Iraq, Afghanistan e Libano; 77 di loro sono morti. Il numero complessivo dei militari malati di tumore è 1.703. Sono i dati del ministero della Difesa, che il ministro Arturo Parisi ha comunicato il 6 dicembre al Senato, davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. Numeri al ribasso, superficiali che probabilmente trascurano una realtà ben più vasta.
Il conto parte dal 1996, esclude tutti i casi di morte e malattia nella guerra del Golfo del 1991, in Somalia nel 1993 che contano, secondo le associazioni delle vittime, almeno dieci casi accertati. Non solo, non si prendono nemmeno in considerazione i casi di malattia per chi lavorava nei poligoni di tiro dal 1977, dei civili, e del militari in congedo e si escludono altre gravi malattie diverse dai tumori. L'elenco del libro nero, redatto da Falco Accade, comprende la sclerosi multipla, gravi disfunzioni del fegato, morbo di Gering, timoma, linfoma di Hodking, malattie genetiche che si trasmettono ai feti.
Tragico il caso del paese sardo di Escalaplano, circa 20 chilomeri dal poligono interforze del Salto di Quirra, dove la stessa commissione parlamentare d'inchiesta ha inviato i suoi esperti per cercare di spiegare la lunga anagrafe di bambini con gravi malformazioni e i numerosi casi di tumori del sistema emolinfatico. Le cifre, avverte Accame, non possono che essere fuorvianti, perché molte persone si ammalano, ma non sanno che la causa è l'esposizione all'uranio impoverito e alle polveri che si liberano nell'aria nelle zone teatro di guerra o a portata di poligono, e che restano su mezzi e indumenti. Ma solo a Roma si contano 18 vittime. E a morire, in tutta Italia, non sono solo militari: ci sono membri delle ong, degli staff della presidenza del consiglio come il professore Giovanni Caselli morto di tumore due anni fa, ammalatosi dopo una missione diplomatica in Kosovo. Ci sono membri dell'equipe del ministero della Salute, vigili del fuoco, che contano almeno 9 casi di melanoma, agenti di polizia. Tra quelli che si sono rivolti all'associazione vittimeuraqnio.com si contano almeno 50 civili. E' uno dei più noti il caso del giornalista Mimmo Candito, a cui è stato diagnosticato un tumore "molto probabilmente per una contaminazione da uranio impoverito subita in Iraq forse, o in Afghanistan, o in Somalia o in un altro dannato posto di guerra", scrive lui stesso in un articolo.
L'uranio impoverito è prezioso, la sua capacità di penetrazione è ineguagliabile. Ma i micidiali proiettili seminano polveri sottili contaminanti: chi ha la sfortuna di venirne a contatto, senza alcuna protezione, corre un rischio altissimo di contrarre tumori, malattie linfatiche o degenerative.
Uscire dal segreto militare, dovrebbe essere scontato, visto che non sono solo i militari colpiti, ma ad aggiungere nebbia è la mancanza di certezza scientifica, per ora, del nesso tra contatto e malattia.
Gianni Faedda e Maurizio Serra erano due militari in servizio ad Oristano, lavoravano nel vicino poligono, raccoglievano i proiettili all'uranio impoverito, si sono ammalati tutti e due di tumore al cervello, tutti e due sono morti nel giro di due anni, quando erano già in congedo, e dunque non risultavano più militari; di loro non c'è più traccia nelle liste delle vittime del ministero della Difesa
"Non si può determinare con certezza che la causa di queste malattie sia l'uranio impoverito, ma non si può stabilire con certezza neanche che non lo sia, e nel dubbio vale il principio di precauzione", sottolineano le associazioni delle vittime. E le norme di precauzione ci sono. Gli Stati Uniti, che hanno contato migliaia di vittime, le hanno adottate nel 1993 e le usavano già in Somalia, dove con 40 gradi all'ombra erano al sicuro nelle loro tute a maglie fittissime e maschere simili a scafandri; accanto ai militari italiani in calzoncini e canottiera. Forse per non dare un'immagine allarmante in tv.
Norme precauzionali che poi anche l'Italia ha adottato, rendendole note però solo 6 anni più tardi, nel 1999. Molti comandi nel frattempo le ignoravano semplicemente, e adesso sono ancora in attesa di applicazione, ovvero ancora tute e maschere non si sono viste.
La storia si ripete, militari in calzoncini in Somalia di fronte ai rischi di contaminazione da uranio impoverito, come i soldati italiani mandati al fronte nella seconda guerra mondiale con le scarpe dalle suole di cartone. Suole pagate poco, come del resto, denunciano familiari e associazioni delle vittime, le malattie e i lutti. Il problema del risarcimento delle vittime da uranio impoverito, per le spese mediche, le pensioni per sopravvivere e di reversibilità è un'altra voragine, infatti. Per la morte di Valery Melis e Fabio Porru, i familiari hanno ricevuto ad esempio una pensione di 258 euro mensili; i familiari di Valerio Campagna, morto a 20 anni, sono stati liquidati con 17mila euro, l'elicotterista Giovanni Pilloni ha ricevuto per la sua "grave invalidità " settemila euro in totale.
Intanto al Senato è rinata la Commissione d'inchiesta presieduta da Lidia Menapace. Un passo importante, una speranza di fare chiarezza. Ma quanto tempo occorrerà ancora finché la commissione si deciderà a far testimoniare i militari reduci dalle varie missioni? Molti si sono resi disponibili a raccontare la verità sulla mancata adozione delle misure di protezione contro l'uranio. Nessuno è stato ancora ascoltato. Ancora silenzio.
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#2 · Marco Saba
12 dicembre 2007, 20:03 Depleted uranium contamination by inhalation exposure and its detection after ?20 years: Implications for human health assessment http://www.albany.edu/news/pdf_files/Depleted_Uranium_Article.pdf Randall R. Parrisha, (a,b) Matthew Horstwood, (b) John G. Arnason, © Simon Chenery, (d) Tim Brewera, (a) Nicholas S. Lloyd, (a,d) David O. Carpenter, (e) a) Department of Geology, University of Leicester, University Road, Leicester LE1 7RH, UK b) NERC Isotope Geosciences Laboratory, British Geological Survey, Keyworth, Notts, NG12 5GG, UK c) Department of Earth and Atmospheric Sciences, University at Albany, 1400 Washington Avenue, Albany NY 12222, USA d) British Geological Survey, Keyworth, Notts, NG12 5GG, UK e) Institute for Health and the Environment, University at Albany, Five University Place, Room A217, Rensselaer, NY 12144-3456, USA Accepted: 21 September 2007form di registrazione al sommario
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#1 · romano
11 dicembre 2007, 20:36 Poi non dimentichiamo: nel Kosovo vive anche gente. Col sparire dei soldati italiani il paese non si svuotava. Probabilmente ancor oggi li vive gente. Ahime, non vogliono l’indipendenza? ““Non si può determinare con certezza che la causa di queste malattie sia l’uranio impoverito, ma non si può stabilire con certezza neanche che non lo sia, e nel dubbio vale il principio di precauzione”“ Ahhh, cosa si vuole. La certezza divina? Questa la scienza quando in mano di ideologia. Si vogliono certezze non raggiungibili. Cosi si puo sempre dire che non é certo. Ma, é certo che viviamo o é solo un’illusione?