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Oro blu

Giuliano Garavini,   01 dicembre 2007, 19:44

Oro blu La manifestazione     L'appuntamento indetto per il 1 Dicembre a Roma dal "Forum Italiano dei movimenti per l'acqua", aveva come obiettivo il promuovere la ripubblicizzazione dell'acqua e difendere i beni comuni. Se la partecipazione, pur sempre di migliaia di persone, non è stata impressionante, impressionante è stata la qualità e la convinzione



Chissà, se Rino Gaetano fosse stato ancora vivo, avrebbe forse cantato "ma dammi un litro di oro blu". Mentre il petrolio tocca i 100 dollari al barile, senza generare scene di panico collettivo, forse addirittura aprendo possibilità a fonti energetiche alternative che prima erano considerate troppo care, l'aumento dei prezzi dell'acqua comincia a generare movimenti sociali di tipo nuovo.

La manifestazione indetta per il 1 Dicembre a Roma dal "Forum Italiano dei movimenti per l'acqua", aveva come obiettivo promuovere la ripubblicizzazione dell'acqua e difendere i beni comuni. Dopo la battaglia contro la base americana Dal Molin, dopo la grande manifestazione contro la precarietà del 20 ottobre, questo appuntamento sull'acqua (che in realtà non ha colore politico) può ben rappresentare la terza solida base di una sinistra di tipo nuovo, aperta alle questioni dei prossimi anni. Pacifismo e autonomia europea dalla Nato, lotta alla precarietà, rilancio dei beni pubblici, sarebbe un bel trittico per una sinistra aperta.

E' stata manifestazione liquida, più lunga che densa. Se la partecipazione, pur sempre di migliaia di persone, non è stata impressionante, impressionante è stata la qualità e la convinzione. Fra gli organizzatori, oltre a chi è impegnato specificamente nella questione acqua, la Funzione pubblica della Cgil, Rifondazione, Attac, poi una quantità di realtà locali dalla Basilicata all'Umbria, pochi rappre sentanti partiti, con i Verdi in testa, ma anche una rappresentanza di Sd.

Ad Aprilia, ci dice Michele Petrolo del comitato locale per l'acqua, i cittadini, presenti a centinaia alla manifestazione, si rifiutano di versare il canone per l'acqua alla società Acqualatina e lo versano invece al Comune. La società, pur essendo a maggioranza pubblica, è gestita dai privati e le tariffe sono aumentate dei 51%, mentre l'affitto dei contatori è passato da circa 2 euro a quasi 40. Il comitato di Rio Fergia, comune di Gualdo Tadino, si batte contro una seconda concessione a Rocchetta dell'utilizzo dell'acqua a scopi commerciali mentre è certificato che c'è carenza d'acqua nel territorio. Ci dicono che a Nola, provincia di Napoli, gli abitanti si rifiutano da quasi 4 anni di pagare il canone alla locale società Ato. Il sindaco di Rotondo, in Basilicata, si batte contro la Spa pubblica di gestione dell'acqua che fa sì che in un comune dove c'è una sorgente ogni 45 abitanti, manca l'acqua e i prezzi sono lievitati. In provincia di Frosinone, dove la società è gestita dall'Acea, manca l'acqua e le tariffe sono aumentate dal 50 al 100 per cento, stesso dicasi per Arezzo dove l'acqua è gestita da una società mista. Per esperienza personale sono rimasto scioccato dalla situazione di Cosenza: una città alle pendici di una catena montuosa come la Sila, con centinaia di fonti e immersa nel verde, dove però l'acqua non è potabile e i cittadini se ne devono andare in montagna con le loro taniche per bere senza pagare.
La creazione di società per azioni, che siano gestite dal pubblico o dal privato, ha generato un circolo perverso. Nelle società pubbliche dominano le clientele, e questo rischio è particolarmente forte nel Mezzogiorno. Le società dove partecipano i privati aumentano indiscriminatamente le tariffe senza fare investimenti. La sensazione è che la ripubblicizzazione è una passo inevitabile, condizione necessaria ma non sufficiente.

Facciamo, più generale, il punto della situazione. La pubblicazione degli acquedotti era già stata iniziata nel 1903 da Giolitti. Non essendo egli notoriamente il Giolitti un socialista il pubblico veniva ritenuto un modo razionale per incentivare lo sviluppo economico della nazione. Il processo di privatizzazione è partito nel 2002 sotto il governo Berlusconi. Il decreto Lanzillotta sembrava accelerare il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali e, tra questi, dell'acqua. Ad oggi sono stati creati 91 ambiti territoriali (Ato): in 27 non è ancora stato affidato il servizio; negli altri ci sono 48 Spa pubbliche, 23 miste, 3 private. Le più grandi di queste Spa sono "multiutilities", siano esse pubbliche o miste, imprese che raccolgono diversi servizi dall'acqua, al gas, all'energia elettrica, e che fanno campagne acquisti sia in ambito nazionale che internazionale.

La battaglia del Comitato promotore del forum è partita dalla raccolta di oltre 400 mila forme per una petizione per l'acqua come bene comune, per il risparmio idrico, e per ripubblicizzare l'acqua. La campagna, organizzata in modo incredibilmente efficace e trasparente (sul sito si possono ripercorrere tutte le tappe) ha avuto un primo successo nell'ottenere dal governo Prodi una moratoria su ogni ulteriore affidamento a privati della gestione dell'acque. Il secondo passo dopo questa manifestazione, come ci dice Corrado Oddi della Funzione pubblica Cgil, sarà quello di battersi per ripubblicizzare l'intero sistema idrico riacquistando le quote delle società private. E' stato stimato che ciò comporterebbe per lo Stato una spesa fra gli 850 e 900 milioni di euro. Evidentemente, la seconda parte della battaglia è quella di premettere di utilizzare una soglia di acqua gratuitamente (si parla di 50 litri) a ciascuno cittadini ovunque si trovi, e di aumentare i prezzi per gli usi di natura industriale o agricola. E poi c'è a questione di trovare modi per gestire le società in modo meno burocratico e con intervento più diretti dei cittadini, nonché per pianificare a livello nazionale le risorse idriche del Paese.

Qualche giorno fa ho letto di un prete di un paesino del Molise che si era avvicinato alla lotta per l'acqua battendosi contro la privatizzazione di una sorgente. E aveva compreso come a partire dalla lotta per una sorgente, si arrivasse alla battaglia del Parlamento italiano contro le privatizzazioni dei servizi, e poi ad una a livello europeo. Alla fine tutte le strade portano a Bruxelles. Il successo di ogni battaglia sui servizi pubblici in Italia dipenderà dalla capacità di modificare gli indirizzi attuali della Commissione europea, intesa ad estendere sempre di più la privatizzazione dei servizi pubblici. A questo proposito la Confederazione europea dei sindacati ha avviato una raccolta firme per un petizione europea sui Servizi di interesse generale. Ma è parere di chi scrive che questo non basti ad evitare la prospettiva della privatizzazione e che occorrerà battersi per inserire nei trattati un articolo che esplicitamente garantisca quali servizi debbano essere sottratti alla competizione e restare pubb lici. Una battaglia che implica anche rifiutare qualsiasi ulteriore avanzamento dell'integrazione europea, compreso l'ultima trattato di Lisbona, che non comporti la garanzia sui servizi pubblici.




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