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Di Aids non si muore solo in Africa

Redazione,   30 novembre 2007, 19:12

Di Aids non si muore solo in Africa 1° Dicembre     Nella vigilia della Giornata mondiale della lotta contro l'Aids, il fondatore della LILA ed eurodeputato Vittorio Agnoletto detta le sue "ricette" per combattere il virus dell'Hiv, a base di prevenzione e riduzione del danno



"In Italia la prevenzione della diffusione dell'Aids è a un punto morto: da tempo non si fanno campagne di sensibilizzazione e informazione, in particolare rivolte ai giovani. Grazie ai farmaci disponibili é fortemente aumentata la sopravvivenza delle persone Hiv+ ma in tal modo aumenta anche il numero di coloro che possono trasmettere il virus" dichiara Vittorio Agnoletto, medico, fondatore della LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS - e parlamentare europeo, nella vigilia della Giornata mondiale della lotta all'aids, e spiega "Per questo é essenziale potenziare la prevenzione, ma in Italia da anni non vi sono più serie campagne di questo tipo e non bastano le dichiarazioni del 1° dicembre". Sono molteplici i piani su cui l'Italia non è al passo con altre realtà europee in termini di prevenzione e di riduzione del danno, benché sia tra i paesi europei con il maggior numero di tossicodipendenti sieropositivi. Il fondatore della LILA, che si trova in questi giorni a Milano per partecipare alla Clat4, la Conferenza Latina sulla riduzione dei danni correlati al consumo di droghe, critica il governo per non aver provveduto con semplici iniziative a divulgare la cultura della prevenzione anche tra i giovani: "Che fine ha fatto la proposta di calmierare il prezzo dei profilattici? E la proposta d'inserire nelle scuole dei corsi di prevenzione sulla trasmissione sessuale dell'Hiv? - chiede Agnoletto, per poi concludere con amarezza - " I giovani sono abbandonati a loro stessi". Una accusa puntuale che evidenzia il doppio canale italiano, che sul versante estero contribuisce al Fondo Globale per la lotta all'Aids, tbc e malaria, una "prima battaglia vinta principalmente grazie all'impegno della società civile", mentre in casa propria registra un imperdonabile ritardo nel trattare adeguatamente il problema.

Due le "ricette" suggerite dal medico dalla ventennale esperienza in materia di lotta all'Aids: "Nei Paesi del Nord del mondo ricominciare a fare informazione e investire nelle politiche di riduzione del danno. Le unità mobili, le macchinette scambia siringhe, le sale per il buco pulito, la somministrazione controllata di eroina sono strumenti essenziali per ridurre la diffusione dell'Aids tra i tossicodipendenti". Agnoletto spiega come in molti Paesi europei questi strumenti abbiano prodotto ottimi risultati sia per la salute dei tossicodipendenti sia per la sicurezza sociale, attraverso la diminuzione dei reati, e chiosa "È incredibile che in Italia, tra gli stati europei con il più alto numero di tossicodipendenti sieropositivi, nulla di tutto ciò sia stato realizzato".

Per il Sud, la battaglia è per l'accesso ai farmaci "La vera chiave di volta per combattere il virus". E' necessario, spiega l'eurodeputato, che la reperibilità dei farmaci non sia subordinata al liberismo selvaggio e alle regole del mercato. I brevetti farmaceutici stanno tagliando fuori milioni di persone povere dalle cure, finché perdurerà questo stato di cose "Tutte le altre lodevoli iniziative saranno solo un palliativo". Per il fondatore della LILA non c'è altra possibilità se non quella di "Cambiare le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio».





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