Aprileonline.info: La "questione morale" e la sinistra
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La "questione morale" e la sinistra

***,   29 novembre 2007, 19:49

La Sintesi del Forum     Da alcune settimane aprileonline ha inaugurato uno spazio di dibattito dedicato alla "Sinistra che vogliamo". Uno spazio aperto a tutti, gestito autonomamente "dal basso". I partecipanti del forum, in vista della convocazione degli Stati generali, hanno delegato Mario Liso e Riccardo Parasassi alla stesura di una sintesi della discussione che si è svolta sul tema della questione morale



Immoralità, illegalità, corruzione pervadono la vita politico- economico-finanziaria del nostro Paese da molto tempo, però, stranamente, è assurta in modo esplosivo nel momento in cui alcuni mesi fa uscì il libro "La Casta" anticipato dal libro "I costi della democrazia" meno fortunato nelle vendite ma di grande interesse.

In Italia la "Questione Morale" non nasce certo negli anni '80. Viene da lontano: fascismo prima, 35 anni di DC dopo, non hanno certo contribuito ad accrescere le virtù etiche degli italiani, ma è negli anni '80 che si gettano le basi (basti rammentare lo yuppismo, l'edonismo reaganiano, la Milano da bere ecc.) per arrivare a realizzare la Società dei furbi e degli imbroglioni, dei prevaricatori, dei senza regole che fanno e disfano leggi penali e civili per interessi privati, creano dal nulla (?) imperi mediatici, partoriscono leggi elettorali indecenti e provano a mutilare la Costituzione Repubblicana.
In questo Paese, dove tutto finisce a "tarallucci e vino" seguendo il motto del "vivi e lascia vivere", la questione morale e' stata sempre accantonata con un senso di fastidio e, se qualcuno ogni tanto la nominava, veniva tacciato di moralista, reo di non essere un "uomo di mondo".
Questa forma mentis è dilagata sempre più dando ragione a quanto affermava Piero Calamandrei:"Questo Paese è moralmente marcio".
Coloro che hanno una certa età ricordano che Enrico Berlinguer pose il problema con grande determinazione nella famosa intervista rilasciata a Eugenio Scalfari nel Luglio 1981, in cui affermava: "I partiti non fanno più politica. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo stato". Ed aggiunse "La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano.......Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude."
Invece, solo dodici anni dopo, i ladri rincorrevano le guardie!
Colpa della politica che ha demandato tutto alla magistratura, perché a questa e solo a questa è stata affidata la coscienza morale della nazione, che doveva invece interessare tutti e i politici prima di ogni altro.

La questione morale è politica e istituzionale e si ripropone in tutta la sua gravità ed urgenza nei partiti, nelle istituzioni, nell'amministrazione, nei mercati finanziari e nell'economia più in generale. Bisogna dare un segnale forte al paese perché la dilatazione dei costi della politica, la scarsa trasparenza, se non vere e proprie collusioni politiche con la criminalità organizzata, minano dalle fondamenta il tessuto democratico e la credibilità internazionale del nostro paese. È questa la causa per la quale si crea la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni. Il nostro paese possiede molte caratteristiche positive, ma in molte zone è stretto nella morsa della illegalità e della corruzione che pervadono sia il settore pubblico che quello privato, contribuendo a recare danni morali ed economici di vaste proporzioni. Occorre adottare sistemi e strategie per contrastare tali fenomeni ma ci vuole anche l'aiuto dei media, finora poco sensibili al problema, se non in sporadiche occasioni strumentali. Il nostro paese occupa attualmente il 41° posto nella classifica 2005 del TI (Transparency International) con un punteggio di 5 rispetto al 9 conseguito dai paesi scandinavi e si classifica ultimo insieme alla Grecia nel panorama europeo prima del suo allargamento.
Ma se è vero che ai politici tocca la palma dell'essere in prima fila in questa sciagurata classifica, è la "società civile" che esprime i propri rappresentanti, li elegge, chiede loro la "raccomandazione", la ottiene, li rivota ed il cortocircuito è bell'effatto.


Non si può non ritornare con la mente a quanto è successo negli ultimi decenni.
Oggi ci è chiara la stretta connessione fra ascesa del pacchetto Craxi-Berlusconi e la contemporanea e repentina discesa dell'Etica italiana.
Prima si creò un'idea dell'essere, poi su questa si è costruito un mondo di cui il fenomeno Berlusconi è il sovrano. Ai tempi di Craxi il popolo poteva ancora indignarsi contro la corruzione dei politici, oggi non lo fa più, solo una minoranza combatte la corruzione. Molti italiani prendono come loro modelli persone dello spettacolo prive di etica ma che hanno avuto successo; milioni di persone idolatrano Berlusconi pronti a giustificare tutti i suoi comportamenti.
Come porvi rimedio ?

Il guasto purtroppo è profondo e diffuso, anche perché arriva fin dentro i nostri comportamenti più semplici.
Che educazione diamo ai nostri figli quando ci vedono allegramente parcheggiare sullo scivolo dei disabili, oppure entrare dalla porta secondaria di un pubblico ufficio per non "perder tempo" oppure affittare al nero un posto letto all'odiato extracomunitario musulmano e così via ?
E qui si parla di mancanze "veniali" non si parla di falsi in bilancio (depenalizzati) di rapporti con mafia e criminalità organizzata, di lavoro al nero ed omicidi bianchi per omessa sicurezza.
Il problema riguarda tutti i cittadini: gli italiani in media sono infatti refrattari a qualsiasi regola e interessati alla ricerca dei propri vantaggi. Il ritorno ad un comportamento etico ed al rispetto delle regole che una comunità si è date, è la cosa più difficile da attuarsi oggi in Italia. I mass-media hanno contribuito grandemente nella formazione di una mentalità distorta che investe tutti i cittadini: ogni giorno ci inculcano che l'uomo vale solo se ha successo, se è ricco, se ha potere, se è bello, se riesce a raggiungere i suoi obiettivi, al di là dei mezzi impiegati per farlo, se partecipa a trasmissioni televisive, al di là della loro qualità. Tutto è permesso per raggiungere il successo. Anzi, poveri quelli che, presi dalla coscienza, non ce la fanno!

Data la complessità della situazione, ora è necessario agire su più livelli ed in modo costante e profondo.
Il primo è quello educativo, quello che coinvolge in primo luogo la Scuola. Il secondo investe direttamente la famiglia, il terzo le istituzioni. Ma non si può prescindere, contemporaneamente, dalla possibilità che si dia forza al concetto di certezza della pena per cui, se si rilevano comportamenti eticamente scorretti e perseguibili a norma di legge, occorre che la Giustizia faccia il suo dovere con mezzi certi fino in fondo.
La scuola, quindi, non solo ci deve proiettare verso il mondo del lavoro ma deve essere anche costruttrice di coscienze, in modo che l'inserimento delle generazioni future nella società diventi virtuoso.
La Famiglia deve riscoprire i valori della tradizione morale e culturale italiana, creando ruoli egalitari, possibilità democratiche, promozione umana, senza accantonare la formazione delle coscienze.
Naturalmente poi c‘è lo Stato che deve controllare e garantire le "regole del gioco". A tal fine la promozione di leggi che impediscano conflitti di interesse e l'ascesa ai pubblici poteri di chi non può dimostrare la sua completa rettitudine. Se lo stato non dovesse bastare si potrebbe pensare di nominare una autorithy da affiancare al Presidente del Consiglio che vigili e controlli.

Alcune cose che si possono fare potrebbero essere le seguenti:
1) controllare i candidati alle elezioni, escludendo i non compatibili
2) dichiarare il divieto di cumulo di cariche elettive ed esecutive in qualsiasi ente o società
3) emanare una legge sul conflitto di interesse
4) vietare ai parlamentari iscritti all'albo pretorio che esercitano libera professione di svolgere attività a livello esecutivo nelle istituzioni ed enti.
Compito della Sinistra è quello di perseguire con rigore la rinascita morale e politica del paese.
In questa ottica sarebbe opportuno che la nuova sinistra inserisse nel suo statuto l'obbligo di dimissioni per tutti, dai parlamentari agli iscritti, qualora dimostrino di non rispettare i principi etici della nostra società. Questo darebbe un segnale forte non solo agli altri partiti, ma anche a tutti i cittadini e rafforzerebbe il lavoro affidato alla scuola ed alla famiglia nella formazione delle coscienze.
In conclusione, dobbiamo ricostruire, riscostruire e ancora ricostruire: ma senza fare sconti a nessuno, meno che mai a noi stessi. Essere MORALI, senza tolleranze e senza ammiccamenti: FONDAMENTALISTI della morale.

Non è giusto parlare di "morale perduta" chiamando in causa solo i politici: significa aver capito poco del mondo reale che ci circonda. Non solo degli altri, ma anche "de nobis fabula narratur": vogliamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, TUTTA la realtà.
Zygmunt Bauman, un grande maestro di morale, conclude il suo "Homo consumens" scrivendo: "Non esiste nessuna ‘buona ragione', non c‘è nulla di ‘ragionevole' nell'essere morali. L'etica ha solo sé stessa a proprio sostegno; è meglio essere morali, anche se questo non rende più ricchi gli individui, né le imprese. E' la decisione di misurare la qualità di una società in relazione alla qualità dei suoi standard morali ciò che oggi è più importante che mai sostenere": vogliamo esser capaci di fare nostra questa raccomandazione, e portarla avanti con forza con tutte le sue conseguenze?

E non è male riprendere ancora qualcosa che Berlinguer diceva nell'intervista dell'81 ad Eugenio Scalfari:
"Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industrializzati non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa."
Ed ancora: "Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire"
Era l'81, ma sembra, purtroppo, un'intervista rilasciata stamattina.

 

 





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