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Quale scuola?
Mario Liso, 28 novembre 2007, 18:13
Sintesi del Forum
Da alcune settimane aprileonline ha inaugurato uno spazio di dibattito dedicato alla "Sinistra che vogliamo". Uno spazio aperto a tutti, gestito autonomamente "dal basso". I partecipanti del forum, in vista della convocazione degli Stati generali, hanno delegato Mario Liso alla stesura di una sintesi della discussione che si è svolta sul tema della scuola
La scuola italiana, di ogni ordine e grado è la fucina per la formazione dei cittadini del domani.
E' indubbio che attualmente versa in gravi condizioni, a causa degli attacchi condotti verso tutta la pubblica amministrazione e la scuola in particolare.
Le funzioni della scuola sono riscontrabili essenzialmente in:
• la formazione della persona e del cittadino;
• la trasmissione  delle conoscenze storiche che hanno caratterizzato la formazione dello stato in cui viviamo;
• l'accrescimento delle conoscenze culturali e tecniche, in modo che gli alunni possano inserirsi agevolmente nella società , una volta divenuti adulti;
• l'incentivazione delle capacità di partecipazione civica ai meccanismi democratici, in modo che a tutti possa essere data la possibilità di partecipazione alla vita dello stato.
C'è stato un gran dibattito nell'ultimo ventennio su quali dovessero essere le conoscenze che la scuola deve trasmettere. Alcuni tentativi maldestri di modifica dei programmi sono stati portati avanti in quelle regioni ove le formazioni politiche a grande espressione localistica sono diffuse. Altri tentativi hanno cercato di mettere in discussione la storia tout court, in modo da avallare le tesi della propria parte politica.
Non è un argomento di poco conto. Se la stessa storia di un popolo viene messa in contraddizione dalle parti politiche contrenti, non è la conoscenza degli stessi scolari che viene ad essere messa in discussione, ma la stessa essenza e cultura del popolo che in quello stato vive.
Le conoscenze culturali e tecniche sono attualmente fondate su programmi poco rivisitati ed ancora fondati su quanto si conosceva in passato. Affermare che la scuola non riesce a rispecchiare la società ed i suoi bisogni è diventato così lapalissiano che nessuno ne dubita.
Lo scollamento è intervenuto con la continua riduzione dei fondi, che non ha permesso alla scuola di utilizzare appieno le tecnologie, ormai ampiamente diffuse nella società , e costringendola a vivere in uno status di separazione da una società che a grandi passi si evolve e progredisce.
Lo stesso obiettivo di inserimento degli studenti nella società in modo produttivo una volta diventati adulti, è diventato irrealizzabile in quanto non è più riscontrabile quella funzione di "ponte" per le ragioni espresse sopra.
La libertà dell'insegnamento (art 33 della Costituzione) oltre ad affermare la libertà della scienza e dell'arte e la libertà del loro insegnamento (cosa messa pesantemente in discussione dalle ingerenze dello Stato del Vaticano), al comma 3 prevede anche che si possono istituire scuole gestite da enti privati. Ma la stessa Costituzione stabilisce che queste possano istituirsi senza oneri per lo stato. E' indubbio che il finanziamento da parte dello stato di tali scuole sottolinea un riconoscimento statale della funzione che esse svolgono che però non può essere condivisibile. Se infatti è lo stato che deve "programmare" la formazione dei propri cittadini futuri, non può darsi che siano altri a costruire percorsi educativi particolari, spesso distaccati dalla società generale, ma solo espressione di interessi economici ed ideologici di parte. Questo è un grave rischio per la stessa democrazia e per lo stesso Stato in quanto se si porta tale opportunità alle estreme conseguenze, non è impensabile che tale possibilità sottenda il rischio che chiunque possa costruire percorsi formativi, causando una parcellizzazione conflittuale dei saperi, della condivisione dei valori e delle stesse conoscenze.
La possibilità di partecipazione civica ai meccanismi democratici della società , importante funzione della scuola statale, è messa in discussione dall'affievolimento dei decreti delegati che permisero, già dal '74, la possibilità di sperimentazione della partecipazione. Oggi, gli istituti previsti dai decreti delegati sono impastati nei gangli di una burocrazia che, giorno dopo giorno, si intrica sempre più, svuotando di significato tutto lo spirito per il quale erano nati. Si permette agli studenti, sempre più spesso, di utilizzare le ore delle assemblee per fare altro, i consigli dei docenti sono, il più delle volte, relegati a mero atto formale di rispetto ossessivo delle procedure, i consigli di istituto, in cui vi sono rappresentati tutti gli attori interessati (genitori, insegnanti, capi di istituto, lavoratori della scuola) non hanno una reale autonomia decisionale, ma servono esclusivamente da supporto alle scelte dei Dirigenti Scolastici.
Sorge spontanea una domanda: come mai gli attori interessati, gli insegnanti, i lavoratori della scuola, non colgono tali difficoltà e non ne chiedono un intervento che modifichi radicalmente lo status quo? Quale è lo stato di soddisfazione dei "formatori" per il loro lavoro svolto? Si sentono tali lavoratori pienamente utili alla società (come avveniva fino a trenta anni fa), oppure sentono la difficoltà del rapporto con le esigenze della società ? E se lo sentono (cosa indubbia, vista la fine che fanno gli studenti una volta finito il corso di studio), perché non richiedono a gran voce un intervento in tal senso?
La realtà è che gli stessi "formatori" sono ormai messi in condizione di impotenza tanto che non possono agire per contribuire a modificare le cose.
Un laureato, con in più altri due anni di formazione all'insegnamento, che al momento dell'ingresso nella scuola prende uno stipendio di soli 1300 euro circa, che diventano massimo 1600 euro dopo trenta anni di servizio, fatica ad amministrare le sue esigenze familiari. Non può dedicarsi all'aggiornamento, non può essere propositivo, è spesso costretto al doppio lavoro per mantenersi, non ha accesso all'uso delle nuove tecnologie, resta relegato ai margini della società , in uno stato di quasi sopravvivenza. Figurarsi se può incentivare e farsi promotore di innovazioni. Non è azzardato affermare che il ruolo degli insegnanti e dei lavoratori della scuola è stato a mano a mano svuotato del suo valore sociale e relegato, nell'immaginario generale, da una propaganda becera, in una condizione di quasi marginalità ed inutilità . Ci sono, è vero, molti insegnanti che sono modelli di impegno e dedizione, ma lo stato non può affidare un compito così importante alla iniziativa ed alla buona volontà dei singoli. Deve creare le condizioni perché tutti possano svolgerlo al meglio possibile.
Il ruolo degli insegnanti era un ruolo di gran rispetto fino a venti o trenta anni fa nella società . Il mio maestro di scuola elementare era una persona socialmente rispettata e con il suo stipendio riusciva a mantenere una famiglia composta da una moglie casalinga e tre figlie che riuscirono a frequentare l'università , ed a laurearsi a spese del padre.
Oggi sfido qualunque insegnante a fare altrettanto.
L'insegnante è l'esecutore materiale dei programmi ministeriali e l'attuatore di fatto delle politiche e della legislazione dello stato in tema di istruzione. Non è azzardato considerarlo il rappresentante dello stato al cospetto dei cittadini in formazione.
Come lo stato tratta questi lavoratori? Li mette in condizione di assolvere nel migliore dei modi alla loro funzione?
È indubbio che per come conosciamo la scuola oggi lo stato non riesce a creare le migliori condizioni perché questo avvenga.
Come possono gli alunni identificarsi e sviluppare un senso di rispetto verso tali lavoratori, se in definitiva questi sono percepiti dagli stessi come dei perdenti, degli emarginati? Come possono svilupparsi i processi di identificazione, strada maestra sia per l'acquisizione delle conoscenze, sia per il rispetto del vivere civile?
Altro grave dilemma è stata tutta la discussione sul diritto allo studio. Spesso si è confuso il diritto allo studio con la necessità della promozione e della riuscita scolastica.
Se da un lato è giusto che gli alunni in condizioni di bisogno abbiano le stesse possibilità di accesso allo studio, così come garantito dalla Costituzione, non altrettanto condivisibile è la tesi che tutti debbano potersi diplomare o laureare al di là dei propri meriti, confondendo questo principio con la possibilità che tutti possano poi inserirsi nella società con pari possibilità .
La scuola deve proporre modelli meritocratici che giustamente mettano in risalto le capacità dei singoli individui, ma allo stesso tempo indirizzi tutti verso il giusto utilizzo delle proprie capacità .
La società non può permettersi, oggi, di poggiarsi su individui con scarse capacità , ma deve promuovere la formazione e la specializzazione avanzata a chi dimostra di avere capacità .
Serve quindi un impegno profondo dello stato nel finanziare chi merita e metterlo in condizione di poter rendersi utile alla società . Gli attuali presalari (non so se si chiamano ancora così) o le attuali borse di studio sono irrisorie (negli anni '60 con una borsa di studio si poteva comprare un'utilitaria) e non permettono agli studenti bisognosi di poter proseguire gli studi che, in questi casi, dovrebbero essere a totale carico dello stato. Attualmente, invece, la scuola è piena di figli di chi ha la possibilità di permetterselo, e molti cervelli che potrebbero fare la differenza restano fuori dai percorsi formativi. Molti altri, invece, proseguono gli studi anche senza averne la capacità , ma affidandosi esclusivamente alle risorse economiche e "politiche" della propia famiglia di origine.
In sostanza serve un ripensamento generale dell'attuale sistema scolastico, ma le direttive principali che si possono individuare sono riassumibili in questo modo:
• I programmi scolastici siano realmente condivisi secondo le reali esigenze della società , sia in termini culturali, sia in termini di conoscenze tecnico-scientifiche.
• Siano previsti percorsi di formazione civica con l'allargamento delle possibilità di partecipazione democratica che a distanza di più di trenta anni, andrebbero profondamente rivisti, alla luce delle attuali esigenze e delle attuali evoluzioni dei meccanismi democratici. In sostanza si dia reale potere a studenti, famiglie, insegnanti, lavoratori della scuola di decidere le politiche di gestione della scuola.
• Si modifichi l'inquadramento occupazionale degli insegnanti. Si richiedano le 36 ore settimanali di impegno (suddivise in 18 ore di insegnamento e in 18 ore per programmazioni, verifiche, collegi ed altro), così come avviene per tutti gli altri lavoratori della pubblica amministrazione, ma in cambio si dia dignità al loro salario, raddoppiandolo per le posizioni di partenza e costruendo percorsi di avanzamento, mutuandoli dai modelli introdotti in sanità (customer care, aggiornamenti, specializzazioni, professionalizzazioni).
• Si realizzi un reale collegamento fra scuola e mondo produttivo e sociale (sanità , servizi, ...ecc,), prevedendo la possibilità di ingresso nelle realtà scolastiche delle stesse realtà produttive, in modo da offrire la possibilità di promozione delle esigenze formative. Tale ingresso potrebbe essere realizzato con l'offrire al mondo produttivo e sociale alcune ore di insegnamento da attuarsi con tecnici designati da tali realtà , con costi a carico dello stato. I discenti potrebbero frequentarli a seconda degli interessi e delle motivazioni.
• Si istituiscano fondi di sostegno per gli alunni bisognosi e meritevoli.
• Si assuma a carico dello stato la spesa per la frequenza della scuola dell'obbligo.
• Si investa in tecnologie che mettano la scuola al passo con i tempi (informatica, laboratori, attrezzature.....).
• Si istituisca la possibilità di un progetto simile all'Erasmus anche per gli studenti liceali.
• Si lasci agli enti privati la possibilità di istituire scuole, ma lo stato eviti, finanziandole, di dargli riconoscimento giuridico statale.
• Si richieda alla scuola proposte di innovazione per la stessa società .
In definitiva, l'attuazione attenta e completa dell'art 33, 34, 35, 36 e 46 della Costituzione sembra essere la soluzione migliore per la risoluzione dei mali che affliggono la scuola italiana. Tali articoli, è utile ricordarlo recitano:
Art. 33
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità , deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
art 34
La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Art 35
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Art 36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
Art 46
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.
Una scuola che funzioni bene, è l'unica sicurezza che la stessa SOCIETÀ e lo stesso STATO funzionino altrettanto bene.
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#2 · romano
29 novembre 2007, 11:20 ad mancuso:“4. Nel caso che i genitori non adempiano ai loro doveri di partecipazione alla vita scolastica i servizi sociali dovranno intervenire presso le famiglie per verificare che il grado di cura che i genitori offrono ai loro figli sia adeguato, prendendo poi in considerazione la possibilità di un intervento di sostegno a livello sociale e psicologico nei confronti della famiglia.” Mi fa paura! Mi ricorda troppo a Foucault, poi corrono i psicologi con i loro test e … Si, tutto scientificamente sicuarato, naturalmente,… Mi sembra che sia necessario tanta sensibiliá per questo processo partecipativo. Anche della parte dei genitori. Non che poi ogni settimana un genitore s’arabbia con un altro docente. Peró simpatica, la proposta. E dalla partecipazione dei genitori al voto deriva che i bambini del sindaco o del ragioniere p.e. di per se spesso non possono avere voti negativi. In generale: ma perche alla scuola troviamo al centro solo la questione del sapere tecnico per il santo mercato di lavoro? Dove troviamo l’insegnamento di sensibiliá, di doveri come l’aiuto, il riconoscimento dei sentimenti delle persone? Mi manca. Tutto verso abilitá tecniche che ogni 10 anni cambiano, che il singolo sopravive sul mercato selvaggio.#3 · claudio brancaleoni
29 novembre 2007, 11:24 condivido in pieno questi punti di sintesi, e ritengo importantissime le osservazioni di Giorgio Mancuso. Bisogna portarle al forum dell’8 e 9 dicembre. saluti#4 · Girolamo
29 novembre 2007, 14:38 Prima di entrare nel merito dei punti trattati, vorrei sapere quali soggetti hanno partecipato al dibattito del quale il documento redatto da Liso sarebbe la sintesi, in che misura sono stati coinvolti i docenti dei vari ordini di scuola, da quali scuole e quali città provengono, quale metodo di confronto è stato adottato e quali sono stati i luoghi del confronto, in quanti hanno partecpato a questo presunto dibattito, se c‘è stato un coinvolgimento delle realtà di movimento che rappresentano il mondo della scuola, ect. Altrimenti leggendo di “Uno spazio aperto a tutti, gestito autonomamente dal basso” mi chiedo, con tutto il rispetto per il vostro lavoro: aperto a chi? Gestito dal basso, va bene, ma da chi?…E poi mi chiedo ancora, chi è il compagno Liso, un professore o cosa? Può darsi che qualcosa mi sia sfuggito di questa interessante iniziativa, perciò cortesemente vi chiedo lumi. Cordialmente Girolamo, maestro elementare#5 · Chiara
29 novembre 2007, 15:10 Sono anch’io un’insegnante elementare. Oggi non insegno più per gravi motivi di salute ed appartengo ai docenti inidonei che l’art. 35 della finanziaria 2003 pone a rischio di licenziamento. Anche noi rientriamo nella voce tagli alla scuola pubblica!! Eppure, in base alla nostra formazione professionale, pur non insegnando, forniamo alla scuola un valido supporto, tenendo vive e funzionanti le biblioteche, i laboratori o fornendo supporto nelle segreterie dove, spesso, diventiamo insostituibili per le nostre multiformi competenze, per 36 ore settimanali, per 11 mesi all’anno. Tutto questo al Governo importa ben poco nella folle convinzione di poter risparmiare sui nostri stipendi. Quale risparmio se noi siamo 4600 in tutt’Italia e molti fra noi con molti anni di servizio e comunque vicini all’età pensionabile? Quale “risparmio” effettivo ci sarà se noi, in adempienza a tale articolo 35, riusciamo davvero a transitare in altra Amministrazione e per una manciata di anni avremo bisogno di costosi corsi di qualificazione pagati dallo Stato stesso? E quale risparmio per le scuole se per catalogare, prestare libri e tenere laboratori dovranno pagare esperti esterni? Chiara,docente ex art. 113 (previsto nei citati decreti delegati)#6 · Mario Liso
29 novembre 2007, 15:31 Il dibattito è aperto dal 26 ottobre e chiunque ha potuto partecipare. L’intento non era quello di fare una discussione tecnica (che chi lavora nella scuola saprebbe fare meglio) ma una discussione politica su quale deve essere il ruolo della scuola nella società, quali le linee che la nuova sinistra deve perseguire nella politica dell’istruzione. E’ chiaro che sono intenti, suggerimenti, spunti di riflessione, e non una proposta di riforma scolastica. L’apporto degli insegnanti nella discussione è (penso e ne sono convinto) quanto di più utile possa accadere. Il comapgno Liso, quindi, in questa sede è solo un compagno e basta, a cui è stata affidata la sintesi del dibattito. Una discussione sul merito, potrebbe essere stimolante. Grazie#8 · Incaxxato
29 novembre 2007, 17:13 UNA FINANZIARIA SULLA SCUOLA DA CORREGGERE L’ articolo 50 comma 1d della Finanziaria appena approvata dal Senato recita testualmente: “l’assorbimento del personale di cui all’articolo 1, comma 609, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è completato entro il termine dell’anno scolastico 2009/2010, e la riconversione del suddetto personale è attuata anche prescindendo dal possesso dello specifico titolo di studio richiesto per il reclutamento del personale, tramite corsi di specializzazione intensivi, compresi quelli di sostegno, cui è obbligatorio partecipare.” Esso prevede quindi la riconversione dei docenti soprannumerari, a prescindere dal titolo di studio, determinando conseguenze estremamente negative sulla qualità della didattica ed incidendo sulle aspettative lavorative di decine di migliaia di docenti precari. Prima di qualunque altra considerazione di merito, si evidenzia che la formulazione del comma in questione è decisamente troppo ambigua e lascia spazio alle più incredibili (se fossero attuate) interpretazioni: ad esempio un prof di Ed. Fisica sovrannumerario potrà insegnare Elettronica o Italiano. Ma, anche se così non fosse, si determinerebbe una situazione per cui personale inidoneo sarebbe dirottato su classi di concorso (sia su posto normale che, peggio ancora, su sostegno) per le quali non potrebbe garantire la qualità dell’insegnamento che, da anni, sembra essere, invece, diventata la “bandiera” del Ministero della Pubblica Istruzione! Quindi ci si domanda: come si fa a chiedere al precario sacrifici (professionali ed economici) per conseguire il titolo e la relativa abilitazione, per poi svilire i suddetti titoli con un provvedimento giustificabile solo ed escusivamente in termini di “risparmio” (che dubitiamo ci sia) e palesemente contrario alla “qualità” della didattica? Saranno, quindi, pesantemente danneggiati i docenti precari che, dopo anni di lavoro serio e coscienzioso, si vedranno scavalcati da docenti di ruolo non in grado di insegnare la loro materia. E non si venga a dire che non ci sono soldi, perchè i finanziamenti alle scuole private sono in aumento: i soldi devono essere prioritariamente spesi per far funzionare meglio la scuola pubblica, quella aperta a tutti, e non la scuola privata frequentata dalle classi sociali privilegiate. Un altro provvedimento da prendere urgentemente, per affrontare seriamente il problema del precariato nella scuola, è quello di porre rimedio ad una palese ingiustizia professionale e sociale: la presenza, dei docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento. Infatti, nelle attuali graduatorie, sono presenti i docenti già di ruolo che usano le GaE come canale per la mobilità, snaturando la funzione delle graduatorie, che dovrebbero servire esclusivamente per stabilizzare i docenti precari. Ricordiamo che il 50% dei posti vacanti è già assegnato ai docenti di ruolo come quota per la mobilità. La scorsa estate il viceministro Bastico aveva promesso che i posti dati in ruolo ai docenti a tempo indeterminato sarebbero stati recuperati sulla stessa classe di concorso e sulla provincia “di arrivo”, in modo da assegnare 50000 posti ai soli docenti precari. Nonostante le premesse e la nota Prot. n. AOODGPER 13637 Roma del 4 luglio 2007, tali promesse sono state in parte disattese, per due motivi: 1) Il recupero avviene solo in presenza di cattedre vacanti come recato dal punto A13 dell’allegato A alla nota Prot. sopra citata (A.13 Qualora venga assunto a tempo indeterminato personale già di ruolo, il competente Ufficio scolastico provinciale provvederà ad effettuare ulteriori assunzioni nel ruolo, posto o classe di concorso in cui detto personale è assunto nella provincia medesima. L’operazione è, ovviamente, effettuata tenendo presente l’esigenza di non creare soprannumero e, quindi, nel limite dei posti disponibili in organico di diritto) 2) In alcune province, come ad esempio Roma, tale recupero non è stato effettuato. Chiediamo, quindi, un provvedimento con il quale: 1.) si provveda, immediatamente (o dall’a.s. 2008/09), a depennare dalle GaE il personale già a tempo indeterminato in qualsiasi provincia, ordine, grado o classe di concorso; 2.) si consenta, a partire dal prossimo aggiornamento delle GaE (2009), di produrre domanda di permanenza/aggiornamento solo ed esclusivamente i docenti non di ruolo in qualsiasi provincia, ordine, grado o classe di concorso. In questo modo, si avrebbe un duplice risultato: 1.) la certezza che tutte le future assunzioni saranno destinate a docenti effettivamente precari; 2.) oltretutto le graduatorie sarebbero molto più gestibili visto che verrebbe ridotto il numero di iscritti. Si fa notare, infine, che l’opportunità che viene offerta al personale docente a tempo indeterminato, appare in aperto contrasto con la FAQ n. 14 relativa al DDG del 16/03/2007 (aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento per il biennio 2007/09), in cui si legge 14) D.: Può essere iscritto nella graduatoria ad esaurimento relativa ad una classe di concorso di una determinata provincia chi nella stessa provincia ha già conseguito il contratto a tempo indeterminato su posto di sostegno in quanto tratto dalla medesima classe di concorso? R.: No, in quanto la titolarità dell’interessato risulta riferita alla classe di concorso da cui è stato tratto per la nomina su posto di sostegno e non è consentito iscriversi in graduatoria per conseguire uno status già posseduto. Viene da chiedersi, dunque, visto che le Graduatorie, seppur provinciali, danno accesso a ruoli e posti afferenti ad Amministrazione Statale, come sia possibile consentire ai docenti a tempo indeterminato di altre province/classi di concorso/ordine e grado di concorrere per conseguire un status (il ruolo, appunto) che già hanno! I Docenti precari chiedono che vengano immessi in ruolo sul sostegno da GE i docenti che possano vantare più anni di esperienza in questo delicato campo di insegnamento, PRESCINDENDO DALLE FASCE DI APPARTENENZA NELLE GE per evitare che “il sostegno divenga solo un ascensore, un grimaldello per arrivare prima al ruolo” (parole del Min.Fioroni), perchè in questi anni tanti docenti sono entrati di ruolo senza aver fatto un solo giorno sul sostegno poichè erano in I o II fascia GE, a discapito dei ragazzi diversamente abili e di tanti colleghi che hanno maturato professionalità e competenza sul campo. I docenti precari chiedono quindi: 1) La modifica del comma 1 dell’articolo 50 in modo da impedire a docenti di ruolo non provvisti del titolo di studio specifico di insegnare su cattedre occupate da docenti precari che stanno svolgendo con coscienza e professionalità il loro lavoro 2) La cancellazione immediata o dall’a.s. 2008/09 e/o l’impossibilità a permanere dal prossimo aggiornamento (2009) dei docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento 3) L’immissione in ruolo sul sostegno da GE dei docenti che possono vantare più anni di esperienza I docenti delle associazioni Blog PrecariaMente (http://www.precariamente.ilcannocchiale.it/?r=87848) CIPNA (Comitato Insegnanti Precari Non Abilitati – www.cipna.it) Forum Precariscuola (www.precariscuola.135.it) Forum PrecariSalerno (www. precarisalerno.forumup.it)#9 · Giorgio Mancuso (giosby)
29 novembre 2007, 17:33 @ Romano: anche a me fanno paura gli interventi degli psicologi e assistenti sociali, perchè spesso sono ulteriori INTERFERENZE tra genitori e figli. Tuttavia ritengo che occorra dare un segnale significativo per affermare l’importanza della famiglia come sostegno insostituibile alla crescita. Lo Stato che si sostituisce alla famiglia fa parte di quei tragici miti del comunismo di un tempo. Occorre criticare questa antica ideologia e riconoscere i danni che essa ci ha procurato. Il valore della famiglia è sempre stato tradizionalmente un valore monopolizzato dalla cultura cattolica. E’ ora che la Sinistra faccia delle opportune riflessioni, valorizzando adeguatamente questo aspetto prezioso della nostra società. Altre riflessioni clickando sul mio nome.#10 · Nicola Piro
29 novembre 2007, 18:37 Coraggio, La scuola ita- liana fa passi indietro e i media internazionali scrivono: brutti voti per gli ingegneri ita- liani. Ecco la nuova graduato-ria PISA: 1. Finlandia 563 2. Hongkong 542 3. Canada 534 4. Taiwan 532 6. Giappone 531 9. Olanda 525 13.Germania 516 14.Gran Bretagna 515 16.Svizzera 512 18.Austria 511 21.Ungheria 504 22.Svezia 503 23.Polonia 498 24.Danimarca 496 25.Francia 495 26.Croazia 493 29.USA 489 31.Spagna 488 32.Lituania 488 33.Norvegia 487 35.Russia 479 36.ITALIA 478 37.Portogallo 474 57. Kirgistana 322 Signori Fioroni, Mussi, Prodi….. J A T E V IN N I ! Veltroni, faccia meglio il Sindaco di Roma inve-ce di rovinare di più l’ Italia.#11 · Giorgio Mancuso (giosby)
29 novembre 2007, 21:33 I numeri, certo. Ma i responsabili del degrado siamo anche noi, che accettiamo di fare i conti soltanto con la calcolatrice, che dimentichiamo la cultura e tifiamo per i calciatori, che pretendiamo dai politici la bacchetta magica, ma poi ignoriamo la nostra strada sporca davanti a casa soltanto per la pigrizia di osservarla o di pensare che la responsabilità sia anche nostra. I nostri figli sono ignoranti, ma noi non ci impegniamo ad insegnargli nulla e diciamo che è colpa degli altri, dell’insegnante, del preside, del ministro e del vescovo. Tutto fa brodo per assolvere noi stessi!#12 · Michelangelo Tumini
30 novembre 2007, 01:10 Provo a dire in sintesi un’opinione: La scuola deve perseguire due obiettivi a) insegnare a saper leggere, scrivere e far di conto, b) insegnare ad ogni bambino che entri a scuola ad essere una persona capace di pensare e mettere in pratica ciò che ha appreso. Inoltre penso che la scuola deve rimanere pubblica e le scuole private anche se nascono occorre che i loro alunni si sotttopongano ad un esame presso la scuola pubblica. Infine una giusta collaborazione tra scuola e famiglia senza invadenza della famiglia. Gli aiuti per il diritto allo studio vanno formulati tenendo conto della necessità di offrire a tutti la stessa opportunità di partenza, poi venga misurato ognuno per le capacità che ognuno ha, tenendo conto che per ognuno durante il percorso possono esserci difficoltà che vanno appropriatamente tenute presenti.#13 · Ro Marcenaro
30 novembre 2007, 08:20 SCUOLA ( se scuola dev’ essere, che scuola sia) La Scuola. Inventare una scuola che, anziché appiattire i livelli di conoscenza, esalti le differenze ( le qualità ) dei singoli evidenziandone le caratteristiche naturali in un più vasto processo di arricchimento collettivo. Certe volte mi domando a cosa mi è servito conoscere le regole per l’ elevazione a potenza di un numero, la sua radice quadrata, l’ algebra, i radicali, i logaritmi, le equazioni se mai più nella vita, trascorso il periodo scolastico, mi sono imbattuto nella necessità di applicare le loro funzioni. Mai più! E perché tutti dobbiamo sapere di chimica? E quanti, come me, avrebbero ben più volentieri impiegato il loro tempo e il loro naturale talento nella musica o nella storia o nelle scienze naturali…. Salvo riimergersi nella matematica e nelle scienze se nuove improvvise, inattese circostanze, ne avessero promosso l’interesse? La mia professione mi conduce ad una continua ricerca in mille direzioni diverse, quasi tutte affascinanti. La necessità di scrivere un libro per ragazzi ambientato nel Web mi ha costretto – con gioia – ad avventurarmi nella fisica binaria e a imbattermi nell’ algoritmo di Boole e, seguendo quella strada, recarmi a Erice per conoscerne meglio la comunità scientifica ( tanto per fare un esempio di turismo scolastico finalizzato ad un interesse personale ). Una strana passione, nata che ormai avevo più di trent’anni, ( ed ero ormai lontano dalle logiche scolastiche tradizionali ) mi ha portato verso la botanica e verso l’agricoltura e, seguendo il mio istinto naturale e la mia vocazione, ho maturato una buona conoscenza dell’ agricoltura e delle scienze naturali, al punto da riuscire ad individuare un vitigno abbandonato dall’ interesse agricolo dominante, a denunciarne il valore fino ad avere la gioia di vedere i produttori di vino a rivalutarlo e a riportarlo agli onori che meritava e fino al punto di vederlo oggi candidato alla DOGC! Penso ad una scuola che faciliti i processi formativi naturali, approfondendo quelli e via via modellando le personali inclinazioni dei bambini verso una vita professionale condivisa, coronamento di aspirazioni piuttosto che semplice sistema per campare o per accumulare ricchezza. Penso alla scuola come ad un universo interallacciato di Aree del Sapere. In un’Area ci sta la Matematica, la Fisica, le Scienze esatte, in un’ altra ci sta l’ Arte con la Letteratura, la Musica, le Arti Figurative, in un’altra ci sta l’Economia e la Finanza, in un’ altra la Medicina con le Scienze Naturali, in un’ altra ancora le Scienze Politiche e le Scienze sociali e in’ altra ancora lo sport e tutte le discipline della forza del corpo e del benessere. Penso alla Scuola Materna e Scuola Elementare come aree in cui di individuano le tendenze naturali dei bambini per avviarli alle Aree del Sapere, dei Saperi personali, lasciando ampi spazi di interazione e di passaggio tra un Sapere e l’ altro. Non esisteranno più scuole medie o licei, ma Aree nelle quali lo studente amplifica ed esalta con la Conoscenza la sua naturale tendenza e le abbandona, senza esami intermedi o altre barriere terroristiche, solo nel momento in cui la sua preparazione viene ritenuta, prima di tutto da lui stesso, adeguata ad affrontare l’ultimo momento di approfondimento specialistico: quello che oggi è l’ Università – un’Area in cui si svolge una fortissima interazione fra mondo produttivo e ricerca in modo che quando lo studente affronta la vita produttiva porti con sé una conoscenza consapevole della realtà produttiva che lo attende. In questo contesto onirico si colloca la mia visione del turismo scolastico: per quale motivo infatti devo andare a Pisa se, in quel momento, il mio interesse – pur di bambino – è rivolto a Mortara? Perché costringeremi ad andare a conoscere i padri della Costituzione alla Camera o al Senato se in quel momento sono più interessato ai popoli Hinuit della Groenlandia?#14 · Fabio
30 novembre 2007, 17:52 Nicola Piro, non riportare quelle classifiche che tanto l’unico effetto e’ quello di far ridere tutti gli italiani TRONFI di essere italiani (di cui Destra e Sinistra SONO STRACOLMI). Come quando si ricorda che il Mozambico ha piu’ liberta’ di stampa di noi… purtroppo ottieni solo risate ironiche. QUESTA E’ LA GENTE CON CUI TI DEVI CONFRONTARE. Fascisti PRECONFEZIONATI che pensano magari di essere di Sinistra. E hanno anche ragione… NazionalSocialismo, in fondo.#15 · Francesco R
03 dicembre 2007, 12:54 Ottimo Mancuso… anche secondo me è opportuno da parte della sinistra rilanciare il ruolo educativo della famiglia… (matrimonio o meno non importa). La deresponsabilizzazione dei genitori sta dilagando. Troppo spesso sento di genitori che lasciano i figli davanti alla tv o alla consolle e poi corrono a difendere i loro bambini dai rimproveri dei professori, perchè temono che i propri pargoli siano deboli o non in grado di affrontare la vita. Occorre individuare gli strumenti per fare o fare sì che i genitori partecipino attivamente alla vita scolastica… …e per fare in modo che siano di nuovo protagonisti di un’educazione che formi i bambini come cittadini consapevoli.#16 · Incaxxato
04 dicembre 2007, 16:07 UNA FINANZIARIA DA MIGLIORARE La Finanziaria è stata emendata dalla VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati in modo positivo nella parte che riguarda la scuola: sono state recepite le osservazioni dei docenti precari contro la ricollocazione del personale senza titolo di studio, l’eliminazione della deroga al numero complessivo di insegnanti di specializzati di sostegno in presenza di handicap grave e certificato e quelle per l’aumento dell’organico di diritto sul sostegno. Altre questioni sono però rimaste irrisolte: 1) Cancellazione dei docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento. Le attuali graduatorie sono piene di docenti di ruolo che usano le GaE come canale per la mobilità snaturando la funzione delle graduatorie che dovrebbero servire esclusivamente per stabilizzare i docenti precari. Oltretutto il 50% dei posti vacanti è già assegnato ai docenti di ruolo come quota per la mobilità. Con la cancellazione dei docenti di ruolo dalle GaE si avrebbe la certezza che tutte le future assunzioni saranno destinate a docenti effettivamente precari; oltretutto le graduatorie sarebbero molto più gestibili visto che verrebbe ridotto il numero di iscritti. 2) Scioglimento immediato della riserva per i docenti abilitati Dm85 I docenti che si sono abilitati con i corsi attivati con il DM 85 non hanno ancora potuto sciogliere la riserva, quindi non hanno potuto accedere alle recenti 50000 immissioni in ruolo ed alle supplenze annuali. Sono necessari quindi i seguenti provvedimenti: – Ruolo: nomina giuridica dal 1° settembre 2007 per chi si fosse già abilitato e fosse collocato in posizione utile per il ruolo; – Data fine corsi: tassativamente entro 31/12/2007 incluso esame di Stato, con sanzioni per chi non rispetti tale scadenza; – Scioglimento della riserva: immediato per tutti coloro che abbiano già conseguito l’abilitazione e contestuale al conseguimento dell’abilitazione per tutti coloro i cui corsi debbano ancora terminare, in modo tale da poter concorrere almeno alle rimanenti supplenze brevi da assegnare nel corrente A.S. 2007-08; – Corsi non ancora attivati: Il MPi proceda con immediatezza a fornire alla SSIS Lazio gli elenchi degli aventi diritto, secondo quanto stabilito dalla nota prot. AOODGPER 22100 del 20 novembre 2007, affinchè tali corsi possano trovare attuazione nei tempi previsti dalla Convezione stipulata in data 16 novembre 2007 dal Dott. Masia (MiUR), Dott. Fiori (MPI) e Prof. Guattari (SSIS Lazio). Con l’auspicio che, stavolta, i Ministeri competenti sappiano muoversi nel rispetto dei tempi concordati e sottoscritti e nell’assoluta certezza che il Prof. Guattari saprà dimostrare la medesima perizia, scrupolosità ed attenzione già dimostrata con l’attivazione dei percorsi “ordinari” del DM 85/05 gestiti dalla struttura da lui dirette (SSIS Lazio), una delle poche a far partire e terminare i corsi nei tempi previsti dal DM 85/05. 3) Un maggiore impegno contro i tagli agli organici e a favore di una scuola pubblica di qualità Una scuola che sia veramente di qualità non può prescindere da organici e finanziamenti adeguati: la finanziaria prevede il taglio di 33000 cattedre in 3 anni, con conseguenze drammatiche per il diritto allo studio e la qualità della didattica. L’ attuale governo non considera la scuola pubblica gratuita ed aperta a tutti come una risorsa vitale per lo sviluppo del Paese su cui investire risorse e professionalità, ma solo come un peso, mentre i finanziamenti alle scuole private vengono aumentati. 4) L’immissione in ruolo sul sostegno da GaE dei docenti che possono vantare più anni di esperienza In questi anni tanti docenti sono entrati di ruolo senza aver fatto un solo giorno di servizio sul sostegno solo perchè erano in I o II fascia GaE, a discapito dei ragazzi diversamente abili e di tanti colleghi che hanno maturato professionalità e competenza. E’ necessario immettere in ruolo sul sostegno da GaE i docenti con più anni di esperienza in questo delicato campo di insegnamento, PRESCINDENDO DALLE FASCE DI APPARTENENZA NELLE GRADUATORIE, per evitare che “il sostegno divenga solo un ascensore, un grimaldello per arrivare prima al ruolo” (parole del Min.Fioroni). I docenti precari chiedono quindi che il Parlamento si impegni nella risoluzione delle questioni poste in questo documento. I docenti delle associazioni CIPNA (Comitato Insegnanti Precari Non Abilitati – www.cipna.it) Forum PrecariSalerno (www.precarisalerno.forumup.it) Forum Precariscuola (www.precariscuola.135.it) Blog PrecariaMente (http://www.precariamente.ilcannocchiale.it/?r=87848)___________#17 · Nunziato
05 dicembre 2007, 13:28 Rispondo a Nicola Piro: Rispetto a quella di berlusconi che ha affermato pubblicamente che è assurdo pretendere che i figli degli operai e dei contadini raggiungano gli stessi livelli formativi dei figli della media e alta borghesia, preferisco mille volte la scuola di Prodi e Fioroni.#18 · Fulvio
13 dicembre 2007, 11:48 Qualche opinione sul sistema di reclutamento e formazione Docenti?Ci dovremo rassegnare ai Concorsi ed abiutarci alla Siss?Cosi sembrerebbe per certa sinistra referente dei baroni delle Universita! Attenti pero..perche’alla fine tanti docenti precari(ed il pubblico impiego in genere)alla fine disincantata da certa sinistra finisce per approdare verso chi le risposte le da(vedi Corsi abilitanti introdotti dalla Destra)#19 · luciadefaveri
13 dicembre 2007, 19:16 bello questo passaggio: Si modifichi l’inquadramento occupazionale degli insegnanti. Si richiedano le 36 ore settimanali di impegno (suddivise in 18 ore di insegnamento e in 18 ore per programmazioni, verifiche, collegi ed altro), così come avviene per tutti gli altri lavoratori della pubblica amministrazione, ma in cambio si dia dignità al loro salario, raddoppiandolo per le posizioni di partenza… lo sostengo anch’io da tanto, ma tra i miei colleghi non ho molto seguito. cosa ne dicono i sindacati? a me piacerebbe stare a scuola 36 ore, avere le stesse ferie di tutti ma potermele prendere quando voglio, avere un ufficio con la mia scrivania, il mio computer, i miei libri, dove tenere i compiti e i documenti, dove ricevere i genitori e fare corsi di recupero a chi ha bisogno… vorrei questo e il doppio dello stipendio che ho…#20 · RSU del CFP Casilina
14 dicembre 2007, 19:42 UNA RIFORMA ESCLUSIVA 1962: una riforma di grande coraggio politico e civile, innalza l’età dell’obbligo scolastico portando ad 8 gli anni di percorso uguale per tutti. Mettendo al centro le esigenze dei giovani, viene integrata e capitalizzata anche l’esperienza (ed il personale) del vecchio avviamento professionale in un percorso di istruzione che valorizza le capacità di tutti nell’ambito di una nuova scuola media unica in grado di includere. 2007: una “riforma” ancora in via di definizione innalza l’obbligo di istruzione a 16 anni di età. Mettendo al centro le esigenze della scuola (compresa quella privata), viene completamente ignorata l’esperienza di chi al di fuori di essa si è sistematicamente occupato, per conto delle Regioni, di fornire una formazione di base, oltre che professionale, ai giovani fuggiti o espulsi dai percorsi scolastici tradizionali. Tale riforma si limita infatti a definire un biennio “unitario” e gli istituti titolati a farne parte, escludendo categoricamente e sotto ogni forma, il contributo del personale e delle strutture della Formazione Professionale fino ad oggi coinvolte. Tale esclusione andrà definitivamente a regime tra qualche anno; il tempo necessario affinché i vari enti di FP (direttamente o indirettamente gestiti dagli Enti Pubblici delegati: Regioni e Province), attraverso licenziamenti, conversioni coatte in rapporti di lavoro atipici, incentivi all’esodo più o meno fasulli e colpi di mano di qualche governatore regionale e/o qualche amministratore locale, si liberino del proprio personale dipendente, ormai ridotto a poco più di 12.000 unità in tutta Italia. In un paese avanzato o semplicemente normale, per intenderci, in un paese dove non si spreca niente, tantomeno le professionalità maturate negli anni dai lavoratori, sarebbe inconcepibile affrontare una operazione così complessa come l’innalzamento dell’età dell’obbligo di istruzione, escludendo proprio coloro che da decenni si confrontano quotidianamente con il drammatico fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica, accumulando nelle strategie di contrasto e nelle metodologie d’insegnamento, un patrimonio di esperienza che non trova riscontro altrove. RSU del CFP “Casilina” del Comune di Romaform di registrazione al sommario
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#1 · Giorgio Mancuso (giosby)
29 novembre 2007, 08:22 L’articolo 30 della Costituzione recita: È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli. Questo articolo in realtà prevede soltanto l’obbligo dei genitori di rispettare l’obbligo scolastico. Nella pratica i genitori non hanno altri doveri, se non quello di nutrire i figli adeguatamente e non maltrattarli. Ma i doveri dei genitori, e i loro diritti, non credo si debbano considerare così limitati. “Educare” è una parola che nella pratica è svuotata di ogni contenuto. All’inizio di questo articolo si dimentica una funzione FONDAMENTALE della scuola: costruire delle persone equilibrate. Questo non è possibile fintanto che la scuola viene concepita come un sistema di separazione e di allontanamento dalla famiglia di origine. In realtà i genitori sarebbero ben lieti di occuparsi dei loro figli, ma la distanza tra scuola e famiglia è sempre maggiore. Il discorso è complesso e necessita approfondimenti. Personalmente ho iniziato a trattare alcuni temi nel mio blog: http://www.giosby.splinder.com Penso che si potrebbe tentare di portare avanti UNA PROPOSTA DI LEGGE PER LA PARTECIPAZIONE DELLA FAMIGLIA ALLA VITA SCOLASTICA Considerando che la scuola richiede giustamente una maggiore partecipazione della famiglia alla vita scolastica si propone di formulare una legge in tal senso: 1. Entrambi i genitori hanno il diritto e il dovere di partecipare per una mattina, almeno 2 volte all?anno, alla vita della scuola. Nel corso della mattinata potranno incontrare TUTTI gli insegnanti della classe e dovranno incontrare anche la classe degli allievi, insieme a uno o più docenti, dove forniranno una testimonianza della loro esperienza di genitore e di lavoratore. 2. Almeno 1 genitore dovrà essere presente alle assemblee di classe (almeno 2) che si svolgeranno all?inizio dell?anno scolastico e a metà anno. 3. I datori di lavoro dovranno concedere i permessi speciali per adempiere al dovere di partecipazione dei genitori alla vita scolastica. Ovviamente i genitori dovranno dare prova di avere effettivamente partecipato alle attività scolastiche. 4. Nel caso che i genitori non adempiano ai loro doveri di partecipazione alla vita scolastica i servizi sociali dovranno intervenire presso le famiglie per verificare che il grado di cura che i genitori offrono ai loro figli sia adeguato, prendendo poi in considerazione la possibilità di un intervento di sostegno a livello sociale e psicologico nei confronti della famiglia. Qualche accenno a questa proposta, già suggerita in altri ambiti, si trova nel NUOVI ORGANI DI PARTECIPAZIONE PER LA SCUOLA DELL’AUTONOMIA – La proposta delle associazioni dei genitori www. Scuola oggi . org/? Action = detail & artid = 3349 (togliere gli spazi) “Infine, riteniamo che la partecipazione attiva alla vita scolastica debba essere sostenuta attraverso un sistema di incentivi, o defiscalizzazione delle spese sostenute, o permessi orari. Non è la cultura del “gettone di presenza”, ma il dovuto riconoscimento del contributo che i cittadini-genitori offrono al bene comune della scuola.” Essere attivi non è facile, ma se almeno si chiariscono gli obiettivi e si trova una intesa di fondo, insieme possiamo costruire una scuola migliore, se non per i nostri figli, almeno per i nipoti. Saluti giosby