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Quali politiche del lavoro
***, 12 novembre 2007, 18:28
Sintesi del Forum
Da alcune settimane aprileonline ha inaugurato uno spazio di dibattito dedicato alla "Sinistra che vogliamo". Uno spazio aperto a tutti, gestito autonomamente "dal basso". I partecipanti del forum, in vista della convocazione degli Stati generali, hanno delegato Elisa Migliaccio alla stesura di una sintesi della discussione che si è svolta sul tema del lavoro Â
La competizione globale neoliberista si fonda sul concetto di mercificazione del lavoro ignorando la dignità del lavoratore, la sua posizione sociale, le relazioni familiari e comunitarie, il diritto alla sicurezza economica e sociale, la speranza nel futuro. Per ricostruire una rete di diritti sociali e del lavoro nei singoli paesi bisogna perciò prima di tutto partire dalla necessità di estendere a livello mondiale diritti e protezioni.
L'economia italiana è caratterizzata da una crescita più bassa rispetto ad altri paesi dell'UE, dal peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati e dall'acuirsi delle disuguaglianze sociali. Mentre altri paesi europei come Francia e soprattutto Germania hanno puntato ad una competitività mondiale legata a produzioni di maggiore qualità , l'Italia resta ancorata a una specializzazione produttiva a bassa tecnologia che soffre di una crescente concorrenza dei paesi asiatici; per sostenere la competizione mondiale l'impresa italiana ha cercato allora di ridurre diritti e costi partendo da quello del lavoro; tutto ciò ha influito sui salari, fra i più bassi d'Europa, nello stesso tempo poco è stato fatto per frenare prezzi e tariffe spesso i più alti fra i paesi dell'UE.
E' necessario ridefinire quindi un nuovo modello di sviluppo, attraverso una nuova politica economica e dei redditi che ridistribuisca la ricchezza a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e da pensioni; occorre inoltre una sempre più avanzata qualificazione della produzione attraverso investimenti alla ricerca, all'innovazione e all'innalzamento dei livelli d'istruzione e formazione del nostro paese.
Dobbiamo perciò puntare alla valorizzazione del lavoro come fattore d'innovazione, come elemento fondamentale della realizzazione delle persone e come strumento per l'eliminazione delle aree di esclusione sociale, soprattutto delle giovani generazioni il cui lavoro è sempre più precario. Non è più possibile che ci siano milioni di uomini e donne, senza diritti e senza tutele, perennemente ricattati da una condizione di precarietà che nega loro ogni futuro.
L'azione della Sinistra verso il Lavoro dovrà quindi agire su più direttive: sul lato dei salari per omogeneizzarli a quelli dei lavoratori dell'UE, sul piano della sicurezza dell'ambiente del lavoro e sulla lotta alla precarietà che toglie la speranza ai giovani ma anche a tutti gli adulti che perdono il loro posto di lavoro. Per quanto riguarda i salari, l'aumento delle retribuzioni nette in questi anni è stato inferiore a quello inflazionistico, per effetto di un'iniqua politica fiscale e per la mancata restituzione del fiscal drag che ha prodotto una reale erosione delle retribuzioni, nonché per un'esigua ridistribuzione della ricchezza prodotta dall'aumentata produttività . A ciò vanno aggiunto il diffondersi con la legge 30 di numerose forme di lavoro precario e atipico, il sistematico ritardo nei rinnovi dei Ccnl, la mancata revisione del meccanismo di calcolo dell'inflazione riferita ai meccanismi Istat e quindi alla composizione e al peso delle voci del paniere.
Bisogna quindi non solo agire sulla leva fiscale e ritornare alla restituzione del fiscal drag ma anche prevedere forme di rinnovo certo dei contratti di lavoro; occorre dare inoltre il massimo sostegno al rilancio della contrattazione articolata che verta, in termini di una più equa distribuzione del reddito, sui necessari incrementi salariali avendo come obiettivo quello di portarli, in tempi non biblici, in media con quelli degli altri grandi Paesi industrializzati della UE e che affronti con molta maggiore efficacia gli aspetti relativi all'ambiente, all'organizzazione e agli orari di lavoro.
Per la sicurezza del lavoro e la prevenzione degli incidenti sul lavoro è opportuno rafforzare i controlli contro il lavoro nero e l'applicazione delle norme di sicurezza.
Molto deve essere ancora fatto per abolire il precariato e tutte le forme di lavoro atipiche.
A tale scopo proponiamo:
1) la modificazione dell'art. 2094 del Codice Civile affinché ci siano solo 2 categorie di lavoratori: lavoratori economicamente dipendenti e lavoratori autonomi (cioè imprenditori veri, liberi professionisti, ecc.).
2) i lavoratori con contratti non a tempo indeterminato devono essere pagati di più ed avere maggiori versamenti previdenziali e assicurativi, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato (in modo da garantire i periodi di non lavoro). Dopo 18 mesi di contratti a termine in un quinquennio presso una stessa azienda, si ha diritto ad essere assunti a tempo indeterminato.
3) saranno i CCNL che stabiliranno la percentuale massima di lavoratori che possono essere assunti con contratti di lavoro a termine e le causali per ricorrervi.
4) il Governo deve assumersi l'onere e l'impegno di stabilizzare i troppi precari presenti nelle pubbliche amministrazioni, negli ospedali, nelle scuole, nelle università , nei centri di ricerca.
Ammortizzatori Sociali
In caso di crisi aziendale, prima del licenziamento, dovranno essere previsti ammortizzatori sociali come la generalizzazione a tutte le imprese dei contratti di solidarietà con riduzione dell'orario settimanale ed integrazione salariale della retribuzione perduta, la Cassa Integrazione Guadagni riformata e l'indennità di mobilità estese a tutti i lavoratori (anche co.co.pro) di tutte le imprese, senza limiti dimensionali. In caso di disoccupazione deve essere prevista un'indennità di disoccupazione per tutti i lavoratori economicamente dipendenti licenziati ed il ricorso ad una formazione obbligatoria che li accompagni verso un'altra occupazione.
Debbono essere istituiti un reddito minimo di inserimento per contrastare la povertà e l'esclusione sociale finanziato attraverso un Fondo Nazionale ed un sostegno finanziario per i giovani con obbligo formativo.
Estensione dei diritti sociali fondamentali:
la tutela della maternità , delle malattie, degli infortuni, la previdenza, l' equo compenso, i diritti sindacali, il divieto di licenziamento senza giusta causa debbono essere estesi a tutti i lavoratori economicamente dipendenti.
Soci-lavoratori
Deve essere ripristinata la legge 142/01 che prevedeva diritti e doveri dei soci-lavoratori delle cooperative. Il socio-lavoratore deve avere tutti i diritti garantiti dalla legge ai lavoratori, diritti sindacali compresi (fra questi la possibilità di elezione della RSU assente ad oggi in molte cooperative).
Il lavoro nella Pubblica Amministrazione
Dovrà essere valorizzato il lavoro nella Pubblica Amministrazione.
La Pubblica Amministrazione può ricorrere al lavoro precario solo nei casi previsti dai CCLN. E' possibile per la P.A e per le società a capitale pubblico esternalizzare alcuni servizi ma nella gara di appalto dovrà essere specificato il CCNL da applicare ai lavoratori della ditta vincitrice, contratto che dovrà prevedere, in caso di figure già esistenti nella P.A, salari e diritti che non si discostino da quelli dei lavoratori pubblici.
Si dovrà arrivare all'eliminazione degli appalti effettuati attraverso il metodo del massimo ribasso che sono la causa primaria dei bassi salari, della diminuzione dei diritti e spesso dell'insicurezza del lavoro.
I diritti tutelati costituzionalmente (diritto alla salute, all'istruzione) e i servizi relativi ai beni comuni come l'acqua non possono essere esternalizzati nella gestione né affidati a strutture terze. Nella Pubblica Amministrazione si potrà ricorrere alle consulenze esterne solo in mancanza di personale interno privo delle competenze richieste.
Per evitare qualsiasi sospetto di clientelismo e di nepotismo le società a capitale pubblico e le società a capitale misto dovranno prevedere regole chiare e forme controllabili per l'assunzione dei lavoratori. Il contratto subordinato a tempo indeterminato dovrà essere la normale forma di lavoro e di assunzione; i contratti cosiddetti flessibili dovranno essere una mera eccezione; sarà affidata alla contrattazione articolata la definizione della percentuale massima di lavoratori che possono essere assunti con contratti di lavoro a termine e atipiche e le causali per ricorrervi.
Lavoro dei migranti
Oggi più di tre milioni di cittadini stranieri risiedono regolarmente nel nostro paese e molte centinaia di migliaia sono irregolari. La loro presenza nel nostro paese è un fattore che arricchisce culturalmente, economicamente ed umanamente la nostra società . Occorre quindi il varo di una legge sull'immigrazione che preveda anche l'istituzione di un "Permesso di soggiorno per ricerca di occupazione", e miri a sconfiggere il traffico criminale delle persone e l'abuso del lavoro del migrante in nero, senza diritti e tutele. Deve essere ricercata la parità di trattamento dalla durata dei contratti individuali di lavoro, al salario, agli ammortizzatori sociali, alla salute e sicurezza.
Organizzazione del tempo - lavoro e del tempo libero
Bisogna agire sugli orari di lavoro in modo da aumentare il tempo libero da dedicare alle relazioni tra soggetti e alle famiglie. Si debbono investire risorse sui servizi destinati al supporto del lavoro di cura, che ricade ancora oggi prevalentemente sulle donne.
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#2 · Spartaco Innocenzi
12 novembre 2007, 21:44 Un notevole contributo che sara’accettato in toto.La proposta di Mescalero e’ condivisibile.#3 · franco daroma
13 novembre 2007, 09:27 Io non ho partecipato – come è noto a coloro che invece lo hanno fatto – al dibattito/forum su questo tema, né ad alcun altro dei temi individuati come “di interesse”, perché non ne ho condiviso (ed anzi ho fortemente criticato) non il merito, ma le modalità di nascita e di gestione. Un contributo (ritengo e spero utile), però, desidero ora darlo, anche perché finora ne vedo pochini e scarni (sia a commento di questo articolo/sintesi, sia nel blog, dove la discussione si è completamente arenata da ieri mattina). Il contributo lo do riportando, né più né meno, il primo paragrafo (“Una piena e buona occupazione”) del capitolo del Programma dell’Unione dedicato al lavoro (“Lavoro, diritti e crescita camminano insieme”, pag. 161). Questo consentirà un agevole confronto fra le tesi del (famoso o famigerato) Programma e quelle contenute nell’articolo/sintesi (che viene proposto come indirizzo per la “nuova sinistra” che – forse sì o forse no, vedremo – dovrebbe o potrebbe nascere dagli “Stati Generali”): poi ognuno potrà avere o dare i giudizi che crederà. ———————————- Una piena e buona occupazione. Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato. Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei decreti legislativi n. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie precarizzanti. Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena. In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa. Proponiamo che le tipologie di lavoro flessibile siano numericamente contenute e cancellate quelle più precarizzanti: ad esempio il job on call, lo staff leasing e il contratto di inserimento. Per quanto riguarda il lavoro a progetto, che vogliamo sottoposto alle regole dei diritti definite dalla contrattazione collettiva, puntiamo ad eliminarne l’utilizzo distorto, tenendo conto dei livelli contrattuali delle categorie di riferimento e con una graduale armonizzazione dei contributi sociali. In particolare, occorre garantire una relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico di questi lavoratori. Ci impegniamo ad adottare iniziative di carattere legislativo per rendere certi i percorsi di stabilizzazione del lavoro e per monitorare la formazione professionale al fine di scongiurare abusi e distorsioni nell’attuazione degli istituti contrattuali. La regolamentazione del lavoro interinale dovrà esser rivista, anche considerando la impostazione legislativa definita dal precedente governo di centrosinistra. Inoltre, ci impegniamo a rivedere la normativa in merito agli appalti di opere e di servizi e alla cessione del ramo d’azienda, spesso utilizzata in modo fittizio per aggirare le tutele dei lavoratori attraverso il meccanismo delle esternalizzazioni: la disciplina va ricondotta alla sua corretta dimensione, giustificata esclusivamente da oggettivi requisiti funzionali e organizzativi. In ogni caso, va riconosciuta una piena responsabilità dell’impresa appaltante nei confronti dei lavoratori delle imprese appaltatrici. Inoltre, riteniamo che le attività della pubblica amministrazione che garantiscono i diritti tutelati costituzionalmente ed i relativi servizi debbano essere parte integrante dell’intervento pubblico e non siano esternalizzabili. Crediamo che l’estensione della precarietà abbia contribuito anche al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Risulta pertanto necessaria una revisione della normativa che renda più cogente il rispetto delle norme di sicurezza, anche attraverso un rafforzamento delle funzioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dell’apparato sanzionatorio e un potenziamento dei servizi ispettivi e di prevenzione. Ci appare indispensabile combattere a fondo, con misure preventive e repressive, la piaga del lavoro nero, anche con studi di settore e appositi indici di congruità. Il lavoro nero e irregolare, oltre a rappresentare una grave lesione dei diritti del lavoro, è anche causa di concorrenza sleale e di evasione fiscale e contributiva. In generale, sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro discontinuo. Oltre al superamento della legge “Maroni”, noi puntiamo: – all’estensione a tutti i lavoratori delle tutele e dei diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio, diritti sindacali,etc) e dell’accesso al credito; – all’aumento delle opportunità di crescita professionale, attraverso il diritto alla formazione permanente; – alla garanzia e al sostegno non solo del reddito attuale, ma anche dei trattamenti pensionistici futuri, con strumenti quali: la totalizzazione di tutti i contributi versati, anche in regimi pensionistici diversi, e la copertura figurativa per i periodi di non lavoro. Vogliamo inoltre estendere le tutele anche nel mercato del lavoro riformando gli ammortizzatori sociali, potenziando i servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale sul territorio, innovando e allargando le politiche attive di sostegno all’occupazione e per la formazione lungo tutto l’arco della vita. In particolare, proponiamo politiche specifiche per aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi oggi sottorappresentati sul mercato del lavoro, in primo luogo: – i giovani, per accrescerne istruzione e qualificazione professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro; – le donne, con strumenti che ne garantiscano la parità di diritti normativi, retributivi e pensionistici, senza discriminazioni. Anche a tal fine, vogliamo favorire la conciliazione delle responsabilità genitoriali degli uomini e delle donne con la vita lavorativa, con diversi strumenti: dall’estensione degli asili nido di territorio come diritto alla socializzazione primaria dei bambini e delle bambine, alla possibilità di part-time e di congedi adeguatamente retribuiti, agli incentivi per l’inserimento e il reinserimento al lavoro dopo periodi di assolvimento di responsabilità genitoriali; – gli anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva: sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, formazione professionale per adeguare le competenze; forme di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con part time misto a pensione; – i lavoratori delle aree depresse, specie del Mezzogiorno, con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione del lavoro nero oltre che con il rilancio dello sviluppo di quelle regioni; – i soggetti disabili e svantaggiati, attraverso il superamento delle normative introdotte dalla “legge 30” e il potenziamento dei centri pubblici per i servizi di inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità. Queste politiche di promozione della buona occupazione e di estensione dei diritti devono riguardare anche i lavoratori immigrati. A questo proposito, noi seguiamo una impostazione diametralmente opposta a quella repressiva ed incostituzionale della “legge Bossi – Fini”. Vogliamo superare l’approccio restrittivo al problema dell’immigrazione. Analogamente, per contrastare la tendenza al lavoro nero, riteniamo che occorra garantire il permesso di soggiorno a ogni immigrato che denunci la propria condizione di lavoro irregolare. In questo quadro, un ruolo rilevante per l’attuazione delle politiche attive del lavoro e della formazione di competenza delle regioni e delle autonomie locali può e deve essere svolto dai centri per l’impiego, nel quadro di principi e standard definiti a livello nazionale. Gli enti locali governati dal centrosinistra si sono già impegnati in questa direzione, con iniziative legislative e con iniziative concordate con i sindacati e con le forze politiche. Queste esperienze costituiscono un tassello importante per la costruzione delle politiche del lavoro del futuro governo di centrosinistra. Inoltre, riteniamo indifferibile una profonda riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, che preveda: – l’incremento e l’estensione dell’indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori (anche discontinui, economicamente dipendenti e non subordinati); – il riordino e l’armonizzazione dei trattamenti del settore agricolo; – la costituzione di una rete di sicurezza universale che protegga tutti i lavoratori nei casi di crisi produttive. Un altro obiettivo generale imprescindibile delle nostre politiche economiche e sociali è costituito dalla difesa del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una pericolosa erosione del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, tuttora in atto. Oggi, a differenza del passato, anche avendo un lavoro stabile si può correre il rischio di scivolare al di sotto della soglia di povertà. Il Governo Berlusconi non solo ha bloccato la restituzione del drenaggio fiscale (il cosiddetto fiscal drag) – che nel solo 2003 ha comportato un aggravio delle imposte di circa 2,5 miliardi di euro, a carico di 25 milioni di contribuenti – ma ha fissato i tassi di inflazione programmata a livelli bassi e inaccettabili rispetto all’inflazione reale. In questo modo, e non rinnovando una parte dei contratti del pubblico impiego, il Governo di centrodestra si è reso responsabile di un’azione programmata di perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni. Per questo motivo riteniamo che debba essere affrontata nel Paese una vera e propria “questione retributiva”. A tal fine, proponiamo di agire in diverse direzioni: – monitorare a livello centrale e territoriale l’andamento dei prezzi e delle tariffe e intervenire per un loro contenimento; con particolare riferimento alle tariffe elettriche, del gas, dell’acqua, delle telecomunicazioni e dell’assicurazione obbligatoria sull’auto; – superare il criterio dell’inflazione programmata nel rinnovo dei contratti di lavoro e definire i meccanismi più efficaci e più equi per garantire la copertura dall’inflazione reale; – distribuire una quota dell’incremento della produttività a favore delle retribuzioni perché risulta evidente che, da molti anni a questa parte, essa è andata esclusivamente a vantaggio delle imprese; – recuperare il drenaggio fiscale; – ridurre l’imposizione sulle basse retribuzioni; – estendere a tutti i pensionati l’integrazione al trattamento minimo, premiando chi ha versato più contributi; – ridurre la tassazione sul trattamento di fine rapporto. In generale, riteniamo che il problema del potere d’acquisto non possa essere disgiunto da una politica fiscale basata sul prelievo progressivo per tutti i redditi – dai salari alle rendite – e dall’adozione di un criterio di trasparenza nella definizione del paniere di prodotti che definiscono l’aumento dell’inflazione. Infine, noi pensiamo che sia necessario riprendere un confronto sulla rappresentatività, sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale. Le discussioni che abbiamo svolto su questo argomento hanno chiarito l’esigenza di fornire un quadro legislativo di sostegno al tema della rappresentatività, da concretizzare nel corso della prossima legislatura. La legge Bassanini ha già dimostrato la possibilità di arrivare ad una importante sinergia tra azione sociale e azione politica. A partire da questo risultato, i criteri della legge possono essere utilmente estesi per disciplinare la materia anche nei settori privati. Sul complesso di queste materie l’Unione ritiene importante il confronto con le posizioni espresse dalle organizzazioni sindacali a partire dal positivo accordo raggiunto dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori metalmeccanici. In particolare, riteniamo un significativo passo avanti, che può aprire la strada all’individuazione di criteri generali per affrontare il problema della rappresentatività, l’iniziativa dei sindacati di utilizzare entrambi i criteri – della democrazia diretta e di mandato – che traggono origine dalla storia dei modelli sindacali italiani del sindacato generale e del sindacato associazione. Inoltre, riconosciamo l’esigenza di consolidare l’importante ruolo della contrattazione nazionale e di secondo livello e il giusto ruolo della legislazione a sostegno della contrattazione. Per quanto riguarda il pubblico impiego, riteniamo che la contrattualizzazione del rapporto di lavoro, dopo la destrutturazione operata dal governo di centrodestra, debba essere confermata e rilanciata, confermando il ruolo dell’Aran e del sistema della rappresentatività sindacale. Infine, riteniamo necessario intervenire sulla legge in materia di diritto di sciopero, a partire dal ruolo della commissione di garanzia, e provvedere finalmente a una riforma del processo del lavoro orientata a garantire certezza e celerità nella soluzione delle controversie, con l’obiettivo di dare effettività a un sistema di tutele oggi compresso da una eccessiva durata del giudizio.#4 · Mario L
13 novembre 2007, 09:47 Meno male che c‘è qualcuno che riesce a contribuire con le proprie idee e con metodologie corrette. In effetti il programma dell’Unione non ci era noto. Adesso abbiamo colmato la nostra ignoranza. Postarlo prima, magari in sede di discussione, avrebbe contribuito di molto ad aumentare le nostre conoscenze ed a dimunuire la nostra profonda ignoranza.#5 · franco daroma
13 novembre 2007, 10:06 Non partecipando alla discussione, non ho inviato nulla, in coerenza. Il contributo attuale è rivolto al pubblico vasto dei lettori: molti di loro forse già conoscono il programma (come do per scontato per coloro che hanno partecipato nel blog), qualcuno può darsi di no. Può essere perciò utile, se non altro per verificare se e quali sono le novità che vengono proposte. Non si capisce questa reazione “ferita”.#6 · Mario L
13 novembre 2007, 10:20 Si sta ancora aspettando una tua idea, una considerazione sui temi sollevati, scevra dalle critiche fine a se stesse alle persone che invece hanno cercato di dare un contributo. Dici di non essere tuttologo, ma ad oggi risulta che non sei nemmeno unologo. Però, almeno abbiamo visto che sai fare copia ed incolla. Bravo.#7 · Riccardo Parasassi
13 novembre 2007, 11:20 E’ inutile qui rinverdire la polemica sugli “aristocratici” , mi interessa molto di più ragionare sulle politiche sul lavoro ed in particolare sulla questione della “crescita”. Nelle frasi iniziale dell’ottimo lavoro di sintesi svolto dalla Compagna Elisa si legge: L’economia italiana è caratterizzata da una crescita più bassa rispetto ad altri paesi dell’UE, dal peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati e dall’acuirsi delle disuguaglianze sociali. Mentre altri paesi europei come Francia e soprattutto Germania hanno puntato ad una competitività mondiale legata a produzioni di maggiore qualità, l’Italia resta ancorata a una specializzazione produttiva a bassa tecnologia che soffre di una crescente concorrenza dei paesi asiatici; per sostenere la competizione mondiale l’impresa italiana ha cercato allora di ridurre diritti e costi partendo da quello del lavoro; tutto ciò ha influito sui salari, fra i più bassi d’Europa, nello stesso tempo poco è stato fatto per frenare prezzi e tariffe spesso i più alti fra i paesi dell’UE. Vorrei che l’8 ed il 9 dicembre uscisse chiaro dagli Stati Generali che la “crescita” di un Paese si misura non solo sull’aumento del PIL ma parallelamente sul crescere della sicurezza fisica nei posti di lavoro, sul crescere del potere di acquisto di stipendi e salari, sul crescere del tempo libero, sull’abbattimento del grado di alienazione . La “crescita” non è un valore sopra le parti, è errato dire che essa non sia ne di destra ne di sinistra. Nelle menti di molti di noi di sinistra ultimamente si è insinuato un “tarlo” il cui nome è decrescita ed il cui cognome è felice. Sto facendo della facile utopia ? Può darsi, però è pur vero che, da una parte, il Pianeta non può reggere a questi ritmi di crescita, e dall’altra sappiamo che pur producendo tanto cibo sufficiente a sfamare l’intera umanità, ci sono ancora centinaia di milioni di persone denutrite. Dopo anni di adesione al PCI-PDS-DS non ce l’ho fatta a seguire quella che molti compagni comunisti definiscono la logica conseguenza della Bolognina. Non ho aderito al PD perché credo che non dobbiamo sacrificare tutto in nome del dio PIL e perché credo che si possano sanare le fratture del XX secolo fra le varie anime della Sinistra rinnovata e rifondata. Ci riusciremo ? E’ utile tentare ? Penso di si. r.#8 · franco daroma
13 novembre 2007, 11:49 Mario L, è inutile che continui con questi tuoi “strali”, perché mi fai pensare di essere in malafede: è falso il tuo affermare, rivolto a me, che io abbia rivolto “critiche fine a se stesse alle persone che invece hanno cercato di dare un contributo“, perché io non ho MAI – dico MAI – rivolto critiche alle persone. Ti sfido a provare quello che affermi: se non lo fai ma ti asterrai dal ripeterlo, intenderò (bonariamente) la tua affermazione come un lapsus, e pace – la finiamo qui; se continuerai a farlo, ti darò pubblicamente del bugiardo. Quanto alla capacità di dare contributi: a) potrei non esserne capace, ma non per questo perderei il mio diritto di criticare un metodo (se uno dice che un giocatore gioca male non è che debba dimostrare di saper giocare meglio. E poi, lo ripeto ripetendo la sfida di prima, io ho criticato LE REGOLE del gioco, non il modo in cui l’uno o l’altro ha giocato); b) può darsi che io non mi senta preparato sul tema (ed essendo persona seria preferisca perciò tacere) c) può darsi che io stia aspettando un tema che mi sia più congeniale d) può darsi che io non voglia per niente intervenire con idee mie, e preferisca dare un supporto di “copia e incolla”, dopo anche il “bravo” che tu mi hai graziosamente riconosciuto. Tutte opzioni, riconoscerai, che prescindono dalla tua approvazione: è o non è, questo, un luogo di libertà? O la libertà finisce dove tu metti una linea? Non voglio farti il torto – non te lo faccio, fino a prova contraria – di credere che tu possa pensare una bestialità del genere. Saluti. P.S.: ritengo molto sensate le osservazioni di Riccardo, post 7. Però – forse – il giusto discorso sulla crescita non trova in questo tema il luogo più appropriato di dibattito.#9 · elisa
13 novembre 2007, 14:36 Caro Franco Daroma, conosco molto bene la parte del programma dell’Unione che riguarda le problematiche del Lavoro e ne condivido una gran parte.Dalla teoria alla pratica c‘è però una differenza enorme! Basta vedere quello che per ora non si è fatto per realizzarne i punti più importanti . Mi ricordo fra l’altro che al momento in cui Damiano è venuto ad illustrare nella mia città le proposte del programma ho subito osservato che la fumosità di alcune espressioni, tipo “ il superamento della legge 30” avrebbero portato dei problemi sull’interpretazione del passaggio. Ho apprezzato invece il passo dell’ultimo documento congressuale della CGIL dove si parlava di abolizione della legge 30 perché essa poggia sul concetto di “ mercificazione del lavoro” e la diminuzione del suo costo attraverso la compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori. La sintesi che ho preparato per il gruppo di lavoro che ha discusso su questo tema nello spazio di aprile.online “la Sinistra che vorrei” non doveva essere qualcosa di inedito. Sono più di 10 anni che su questi temi si discute nei partiti e nelle organizzazioni sindacali. La maggior parte delle proposte presentate sono state già fatte dalla CGIL che ha raccolto su di esse 5 milioni di firme ed ha presentato 4 proposte di legge d’iniziativa popolare. Una svolta fondamentale sulle tipologie di lavoro da riconoscere è stata data dalla Campagna “Precariare Stanca” che attraverso la modifica del Codice Civile punta a solo 2 tipologie di lavoro: economicamente dipendente od autonomo. Perchè allora non ripartire da lì , ma nella chiarezza non nell’indefinitezza Sappiamo che cosa ha prodotto la non chiarezza del programma dell’Unione su questi temi: un accordo del 23 luglio dove per il mercato del lavoro non si cambia niente sulla precarietà e dove non è previsto nessun ammortizzatore sociale per i lavoratori co.co.co e co.co.pro. Preferisco la precisione del documento congressuale della CGIL ( anche se non ne ho condiviso la firma dell’accordo del 23 luglio messa forse per non far cadere il Governo) che recita “. Combattere la precarietà per la Cgil vuol dire cancellare la legge 30, ma soprattutto dare nuova centralità al contratto a tempo indeterminato; ripensare in profondità il mercato del lavoro attraverso l’estensione del concetto di lavoratore economicamente dipendente con una modifica del codice civile; avere nuove norme a salvaguardia dell’unitarietà dell’impresa nel ciclo produttivo; estendere e universalizzare gli ammortizzatori sociali” In quanto ai problemi del lavoro negli EE.LL e sulle troppe società a capitale misto o pubblico (dove spesso c‘è sfruttamento dei lavoratoti, diminuzione dei diritti e assunzioni clientelari) non si dice nulla nel programma dell’Unione#10 · franco daroma
13 novembre 2007, 16:15 Cara Elisa, io sinceramente penso che basta leggere poche righe, quando tu scrivi, per capire che sai di cosa parli (perché, checché se ne dica, anche la forma riflette i contenuti, ed il più delle volte chi dice male le cose non le ha capite o non le conosce abbastanza): perciò non ho mai inteso dire che tu non conoscessi quel documento. Spero che non ti faccia prendere anche tu da quella sindrome che sembra aver conquistato molti e che conduce ad una, come dire?, ipersensibilità che facilmente tracima nell’intolleranza (quando non nella volgarità), cose che ritengo lontanissime dal tuo modo di pensare ed agire. Detto questo, trovo molto condivisibili la gran parte delle tue osservazioni. A tal punto che ad un documento di carattere “generalista” (passami il termine) come quello che hai prodotto (e che rischia, secondo me, di essere liquidato con sufficienza proprio perché ripercorre enunciazioni che si sono lette ormai molte volte, come tu stessa ammetti nel dire “La sintesi che ho preparato…….non doveva essere qualcosa di inedito”) avrei preferito un’impostazione del tipo di quella che hai seguito in questo tuo commento, che cioè non costituisse una declaratoria onnicomprensiva delle tematiche del lavoro ma enunciasse – riscontrandole, come dimostri di saper fare – tutte le insufficienze (a monte) del Programma dell’Unione e le mancanze (a valle) che si possono attribuire all’azione di questo Governo nel quale la presenza della sinistra non ha sortito i risultati che era lecito aspettarsi. Questo avrebbe, secondo me, punto sul vivo e perciò maggiormente stimolato alla riflessione ed alla risposta sia i “teorici” (che pullulano, e che quasi sempre parlano per loro e fra loro) sia coloro che ricoprono posizioni direttamente collegate all’agire, tanto in campo politico generale che in quello sindacale. E’ una mia opinione, che può essere condivisa oppure no come tutte le opinioni, senza per questo dover essere accusata di “sfascimo” o delizie analoghe (cosa che tu ti sei ben guardata dal fare), come più volte ho avuto il piacere di leggere.#11 · la redazione
13 novembre 2007, 17:41 Come promesso, abbiamo attivato una raccolta firme in calce alla prima sintesi inviataci da questo forum di discussione. Ogni sintesi avrà, dunque, la possibilità di essere sottoscritta da quanti la condividono con noi. Buon lavoro La redazione di aprileonline.info#13 · Mark Bernardini
13 novembre 2007, 20:33 Cara redazione, ce l’ho messa tutta, a firmare. Anche dopo registrato. Mi rimanda regolarmente alla stessa pagina che avevo appena terminato di compilare, la generica http://www.firmiamo.it/sign/add . Qual è il problema?#16 · Maurizio Zilio
13 novembre 2007, 22:59 Ho avuto modo di apprezzare più volte la compagna Elisa, è sincera e molto preparata…solo un appunto: la precarietà del lavoro non nasce dalla legge 30, ma dal pacchetto Treu che è il padre e la madre di tutta la precarietà che giovani e meno giovani si trovano sulla groppa ancora oggi. Il fatto che la precarietà e la moderazione salariale siano stati introdotti dal primo governo Prodi, poi D’Alema, poi Amato e poi Dini è fuori discussione. Molti dei “vecchi” che ora si sono inventati l’ennesimo soggetto politico avevano allora responsabilità “imperdonabili”. C’è chi era capo gruppo e chi ministro del Lavoro, da loro si pretenderebbe un minimo di autocritica…ma proprio un minimo eh! Nessun processo. Quello che ha bisogno il Lavoro, è di una sacrosanta riforma che ci faccia dimenticare il pacchetto Treu e la legge 30. I lavoratori, gli operai, da sempre hanno dato segno di umiltà e di responsabilità, non hanno mai chiesto la luna… forse questo è stato un errore. Ciao Elisa.#17 · grazia paoletti
14 novembre 2007, 00:20 Grazia Paoletti e Piercarlo Albertosi Associazione Luigi Longo Vorremmo aggiungere alcune cose alla sintesi della relazione inviata. Infatti riteniamo che per parlare delle politiche del lavoro sia necessario ampliare il quadro di analisi ed il punto di osservazione. Solamente tenendo presenti le interdipendenze fra macro e microeconomia, i reciproci condizionamenti fra i grandi aggregati economici e le situazioni più specifiche con le quali ci si misura nei campi particolari, fra cui quello del lavoro che riveste per la Sinistra un’importanza primaria, si può avere l’ambizione (e dobbiamo averla) di costruire un programma per la Sinistra unita. 1 L’Italia cresce poco come PIL e nella scala della competitività mondiale si colloca al 40mo posto a fronte della Spagna al 22mo e anche dopo Portogallo, Polonia, Ungheria. Secondo l’Economist il nostro mercato del lavoro ed il regime fiscale sono giudicati fra i peggiori del mondo. La burocrazia è pesantissima e poco efficiente, c’è carenza di infrastrutture, il costo dell’energia è di media 4 volte superiore a quello di altri paesi europei. Tutto ciò scoraggia gli investimenti esteri. Il livello della spesa in ricerca e sviluppo sostenuto dal settore pubblico (incluse le Università) è in Italia intorno al 48% mentre la media UE è del 63%. Il sistema produttivo del paese risulta piuttosto statico (con rare eccezioni e punti di eccellenza in alcuni settori e zone prevalentemente del centro-nord): più di 1/3 delle imprese italiane, circa 1 milione e mezzo con 5 milioni di addetti, si è dotato di strutture organizzative e di modelli di comportamento che mirano alla realizzazione di un reddito stabile ritenuto adeguato; pochissime di esse sono tuttavia sensibili ad esigenze e ad incentivi miranti alla modernizzazione, all’investimento in innovazione, all’aggiornamento del modello tradizionale di specializzazione. Infatti, è vero che cresce la specializzazione nel classico made in Italy ma questa crescita avviene con produzioni manifatturiere polverizzate in microstrutture domiciliari nel Mezzogiorno (vedi Gomorra di Saviane) ovvero in paesi dell’Est, con peso crescente per marchi prestigiosi, o dell’Oriente. Anche questo spiega la bassa produttività del paese. Nella grande maggioranza delle aziende italiane di medie dimensioni gli utili di impresa vengono orientati prevalentemente su investimenti esterni, di natura speculativa, finanziari o immobiliari, invece che in reinvestimenti produttivi o in beni capitali per irrobustire le imprese stesse. Fra il 2000 ed il 2006 le grandi imprese hanno investito negli immobili (che non sono abitazioni per famiglie consumatrici) con aumenti dell’88%, anziché in macchinari, calati del-7%. In questa situazione sono necessari interventi per favorire la creazione di ricchezza (reale). Occorrerebbe, quindi: - Evitare le agevolazioni a pioggia (come la riduzione generalizzata del cuneo fiscale) ed invece condizionarle a comportamenti virtuosi, premiando la innovazione e la diversificazione degli investimenti aumentando la quantità e la qualità dell’occupazione. – Incentivare la ricerca per l’innovazione, nel settore pubblico e nelle Università attraverso spese ad hoc e qualificazione del lavoro e nel privato attraverso incentivi agli investimenti in innovazione e lavoro, detassando – per esempio – i profitti reinvestiti all’interno delle aziende in beni strumentali. – Investire nella formazione e nella qualificazione del lavoro. – Adeguare la tassazione delle rendite finanziarie ai livelli europei. – Promuovere in sede europea una specie di nuova formulazione della Tobin tax che disincentivi i movimenti di capitale a breve di tipo speculativo, che necessariamente non deve riguardare un solo o pochi paesi. 2 – Dualità del paese e aumento della forbice fra ricchi e poveri. Oltre che crescere meno degli altri paesi europei l’Italia cresce male; infatti aumenta il divario fra centro-nord e sud, fra imprese innovative ed imprese di sussistenza, fra ricchi e poveri,fra donne e uomini, fra giovani, età medie e anziani. Il 20% delle persone più ricche si appropria del 40% del reddito complessivo, mentre il 20% più povero della popolazione dispone del 7,8%. La non equa distribuzione è progressivamente in aumento. Da qualunque punto di vista le situazioni migliori del sud tendono ad essere sempre un po’ inferiori a quelle migliori del nord. Come appare dal rapporto ISTAT e dal dati recentissimi della Charitas la povertà è in aumento, con percentuali doppie nel mezzogiorno rispetto al resto del paese. A livello di grandezze macroeconomiche l’insieme del reddito disponibile delle famiglie è rimasto invariato, mentre è aumentata in valore la spesa in consumi poiché è cresciuta in generale l’inflazione e particolarmente i prezzi di alcuni settori, gli alimentari e le tariffe essenziali, riducendo il risparmio delle famiglie che ne disponevano ed aumentando l’indebitamento. E’ necessario dunque attivare controlli sui prezzi lungo tutta la filiera produttiva e sulle tariffe. Per attuare una buona politica di welfare che promuova adeguate condizioni materiali di vita per tutti è necessario pensare ad un ventaglio di soluzioni strutturali che vadano oltre le elargizioni monetarie e riguardino le condizioni esistenziali complessive delle persone. Tali politiche, oltre che rispondere all’esigenza dell’equità, possono generare anche opportunità di sviluppo economico e sociale del paese. 3 E’ essenziale rivedere la distribuzione del reddito sempre più sbilanciata nei dati macroeconomici a sfavore del lavoro. I salari sono fra i più bassi d’Europa. La questione salariale va affrontata in accordo con le organizzazioni sindacali e nell’ambito degli accordi vigenti. Occorrono interventi di politica dei redditi redistributiva in favore dell’occupazione stabile, dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni. E’ necessaria una legislazione per una moderna forma di scala mobile ed inoltre dispositivi per disincentivare l’ingresso di merci provenienti da aree e paesi che non rispettano i diritti sul lavoro come mediamente in Europa sono riconosciuti. Punti essenziali sono anche il controllo del processo lavorativo e delle condizioni di lavoro, la sicurezza sul lavoro, la lotta alla precarietà ed al lavoro nero. Oltre ai controlli adeguati si dovrebbero attivare forme obbligatorie di formazione antinfortunistica per i lavoratori, con spese a carico delle aziende e dello Stato. Il lavoro precario deve essere per l’azienda meno conveniente di quello a tempo indeterminato, e comunque con limiti e quantità rigidi. La stabilizzazione dei precari dei settori pubblici deve essere fatta attraverso forme coerenti di reclutamento ovvero attraverso concorsi pubblici riconoscendo un punteggio per il lavoro precario svolto. Diversamente si accetterebbe il concetto di una diversificazione delle modalità di assunzione nel pubblico impiego con una sorta di discriminazione verso quanti non hanno potuto accedere neanche al precariato. (Siamo sicuri che l’accesso a forme di precariato nella PA non sia talvolta avvenuto attraverso meccanismi clientelari a scapito di altri?) Comunque la PA deve ricorrere al lavoro precario solo nei casi e con i limiti previsti nei CCNL e dalle esternalizzazioni devono essere tassativamente esclusi i servizi e le attività che sono il “core business” degli stessi, come ad esempio i servizi di cura e di assistenza alla persona per il Servizio Sanitario Nazionale o, per fare un altro esempio, la riscossione di tributi per le pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda gli appalti va anche potenziata o reinserita la norma della responsabilità diretta dell’azienda pubblica appaltante nei confronti delle inadempienze delle aziende cui sono stati assegnati gli appalti. 4 Nel nostro paese il tasso di attività femminile (inserimento nel lavoro delle donne) nel 2006 è il 51%, a fronte del 63% dell’Europa a 15. E soprattutto nel mezzogiorno si registra un progressivo ritiro delle donne dal mercato del lavoro. Al sud i tassi di attività femminile sono fra i più bassi d’Europa. Il persistente modello familista di gestione dei rischi sociali implica che sia sempre il lavoro femminile a risentirne. Questa è la riprova di un sistema di welfare che non sostiene adeguatamente le attività di cura e di assistenza alla famiglia (nonostante l’ossessiva retorica familistica presente) e alimenta la cosiddetta “zona grigia” dell’inattività femminile concentrata per 2/3 nel mezzogiorno. A ciò va posto rimedio. La disoccupazione giovanile e la rinuncia della popolazione femminile a cercare lavoro sono fenomeni preoccupanti oltre che per le condizioni materiali di vita anche per la legalità. Altro fenomeno preoccupante è la ripresa delle migrazioni interne. Anche per questi problemi non è pensabile un’ unica soluzione riguardante solo il lavoro in quanto tale, ma occorrono vari interventi integrati e coordinati su tutto il contesto economico, sociale, formativo, occupazionale, insomma c’è bisogno di “una politica” per il mezzogiorno. 5 Immigrati. La relazione esprime bene anche la nostra opinione. IN CONCLUSIONE IN QUESTO PAESE SONO NECESSARI UNA SERIE DI INTERVENTI DI POLITICA ECONOMICA, FISCALE, SOCIALE E DEL LAVORO coerenti e compatibili, miranti alla crescita della ricchezza, alla equa redistribuzione del reddito, ad un sistema impositivo e di spesa dello Stato che generi uguaglianza dei sacrifici e delle opportunità, alla eliminazione dello sfruttamento e valorizzazione del lavoro, al miglioramento delle condizioni materiali di vita dei lavoratori e dei soggetti più sfavoriti.#18 · elisa
14 novembre 2007, 00:24 Caro Maurizio, mi fa piacere risentirti dopo tanto tempo. Lo vedi che è possibile costruire qualcosa fra compagni di Sinistra anche se non apparteniamo allo stesso partito? Sono d’accordo con te , la precarietà non è frutto solo della legge 30, già Treu ha introdotto questa piaga nella società italiana, ma il pacchetto Treu almeno teoricamente prevedeva il controllo da parte dei sindacati sulle percentuali di lavoratori da assumere a tempo determinato e le causali per ricorrervi. Con la Legge 30 invece è stato introdotto il concetto di mercificazione del lavoro e la precarietà è diventata la regola nelle assunzioni perché si è dato la possibilità alle imprese di poter assumere con la massima libertà scegliendo tipo di contratto, tempo di contratto e tipologia di lavoro. E guarda caso la maggior parte delle assunzioni oggi avvengono con contratti a termine ed atipici!#19 · Mark Bernardini
14 novembre 2007, 07:50 x Mario L Guarda che ci sono andato, non è quello il problema, leggi bene.#20 · franco daroma
14 novembre 2007, 12:37 L’intervento di Grazia Paoletti (post 17) è molto ben presentato. Ritengo però che i suoi punti 1 e 2, correttissimi nella sostanza, si addicano ad un contesto di poltica economica molto più che a quello di poltiche del lavoro, per il quale trovo estremamente pertinenti i suoi punti 3 e 4 (e sono lieto di constatare una buona sintonia con il punto di vista che ho espresso nel mio post 10, quanto al tipo di “approccio” all’argomento). Ritengo che la stessa autrice si renda conto di questa possibile osservazione per il fatto che scriva “IN CONCLUSIONE IN QUESTO PAESE SONO NECESSARI UNA SERIE DI INTERVENTI DI POLITICA ECONOMICA, FISCALE, SOCIALE E DEL LAVORO”, dove il lavoro, appunto, si trova non casualmente citato all’ultimo posto. Se fossimo a scuola (ma io ho fatto l’insegnante – e non di italiano – solo per brevissimo tempo e moltissimi anni fa e poi ho fatto altre cose, per fortuna della scuola italiana) direi che il componimento è stato svolto con grande intelligenza ed esposto con correttezza ed eleganza, ma che è “andato fuori tema“ per una buona metà. Quindi, 4 per la prima parte (che meriterebbe 9, ma se il tema fosse stato un altro e non quello che è) e 9 per la seconda; totale (con rammarico) 6-1/2. Si può anche scherzare, su questo blog? P.S.: Invito a correggere quello che è un evidente errore di scrittura: l’autore di Gomorra è SavianO, non Saviane.#21 · Antonio Di Gilio
14 novembre 2007, 13:52 ho firmato la petizione.sono stato il settimo.Ho provveduto a inserire i banner in alcuni blog,forum e siti. http://sinistradelfia.blogspot.com#22 · romano
14 novembre 2007, 16:20 molto chiaro e pragmatico. Se una sinistra si potrebbe concentrare su questo in questa concretezza e forse ancora con un po di piu concretezza e precisione senza star fermo nel mare delle visioni storiche (si puo muovere anche li, ma non ogni giorno in qualunque commento. Invece si puo muovere ogni giorno un paragrafo di una legge)…#23 · Spartaco Innocenzi
14 novembre 2007, 18:35 A me senbra invece che la relazione di Grazia anche nei punti 1 e 2 sia pertinente come introduzione alla tematica sul lavoro. ———————————— PS- Cosa devo fare per firmare la petizione.#24 · franco daroma
14 novembre 2007, 19:03 Un punto che ritengo di “cross-over“ fra tematiche del lavoro ed ambientali: sarebbe forse opportuno richiamare l’opportunità che l’aumento indispensabile degli sbocchi lavorativi sia finalizzato non alla crescita – concetto quantitativo – ma piuttosto allo sviluppo – concetto qualitativo -, il che comporta la necessità di politiche che privilegino non la produzione di merci ma, ad esempio, grandi opere di utlità pubblica (sistemazione idrogeologica; reti idriche; ecc.) che sono state accennate sia nello scritto di Elisa che in quello di Grazia/Piercarlo. Secondo me sarebbe opportuna un’enfasi maggiore a questi specifici aspetti – a mio parere importantissimi – delle tematiche del lavoro, che deve svilupparsi evitando sempre più il consumo di natura.#25 · Mescalero
14 novembre 2007, 19:28 Dò per scontato che l’ottimo e condivisibile contributo della compagna Elisa non contenga tutto lo scibile- non sarebbe possibile del resto. Ogni tema ci riconduce inevitabilmente ad un altro. Io, personalmente, sono convinto che la sinistra non può non aprire una discussione sui vincoli di Maastricht che agiscono come un vero e proprio vincolo liberista e monetarista che paralizza la possibilità di trovare spazi per una politica economica alternativa e politiche sociali alternative a quelle che ci vengonoimposte da almeno 15 anni. Ma è un’ottima base di discussione da cui partire per altre esplorazioni per così dire. Quindi firmiamo e presentiamolo agli Stati generali di dicembre.#27 · franco daroma
14 novembre 2007, 23:26 Les jeux sont faits. Rien ne va plus. Game’s over. Good bye everybody.#28 · Mark Bernardini
15 novembre 2007, 08:19 x Mario L Eh, avreste anche un voto dalla Russia, se solo ‘sto cavolo di sito di votazione lo accettasse, il mio voto…#31 · Mark Bernardini
27 novembre 2007, 20:20 ULTIMORA Ci è impedito di discutere nel forum, e solo in quello: è stato bloccato. In attesa di chiarimenti, la discussione prosegue in Questioni internazionali.form di registrazione al sommario
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#1 · Mescalero
12 novembre 2007, 19:09 Totalmente condivisibile. Firmiamo questa piattaforma e prensentiamola agli stati generali di dicembre. Aprileonline potrebbe offrire un aiuto per raccogliere le firme online.