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Il "guru" e la tigre xenofoba
Domenico Ciardulli*, 06 novembre 2007, 12:57
Dibattito/Sicurezza
Con un editoriale uscito su La Repubblica del 4 novembre Scalfari interviene come un orologio a difendere il decreto sulle espulsioni e l'operato del nuovo segretario del PD, cercando di riparare alla "ferita" inferta da un argomentato articolo severamente critico firmato da Stefano Rodotà sulle stesse pagine
Premessa
Sul Tg rai del Lazio di sabato 3 novembre alle ore 14.00 è andato in onda un servizio sui romeni che abitano ad Alatri. Nel corso di questo servizio un operaio romeno ha dichiarato davanti alle telecamere di fare una vita molto dura perchè si alza alle 4.00 del mattino e finisce di lavorare alle 17.00 in un cantiere edilizio della capitale. Alla domanda della cronista se lavorasse in nero, l'immigrato ha risposto affermativamente, "lavoro in nero".
In ossequio all'idea di giustizia e legalità, non sarebbe giusto che qualche pubblico ufficiale acquisisse il servizio del tg rai e individuasse il cantiere edilizio romano in questione? Si potrebbe così indurre la ditta eventualmente fuorilegge ad assumere tutti gli operai che stanno lavorando in nero, a loro rischio e pericolo, con pieno profitto del costruttore.
Non ha molta importanza se prende l'iniziativa l'Assessore regionale al Lavoro Alessandra Tibaldi o lo stesso Presidente Marrazzo o il Comando dei carabinieri dell'ispettorato del lavoro. L'importante è che qualcuno agisca, che a qualcuno interessi la lesione dei diritti dei lavoratori immigrati. In questo momento gli occhi dell'Europa sono puntati sul nostro paese che si avvia a deportazioni massicce di stranieri. Perseguire gli imprenditori aborigeni che sfruttano gli immigrati nei cantieri, per proprio profitto, sarebbe un segnale rassicurante in controtendenza, di equità e di giustizia.
Le misure adottate dal governo
Era prevedibile che Scalfari intervenisse come un orologio a difendere le misure adottate dal governo e l'operato del nuovo segretario del neo Partito Democratico. L'aveva già fatto ferocemente contro l'antipolitica di Grillo e dei ragazzi del Vaffaday tacciandoli di favorire svolte autoritarie e fasciste. Oggi si schiera nuovamente per difendere il decreto sulle espulsioni e lo stesso Veltroni dall'attacco di Rossanda e di Sansonetti che hanno definito fasciste le posizioni del sindaco di Roma riguardo al decreto. Ma Scalfari interviene con un lungo editoriale soprattutto per riparare, in qualche modo, alla "ferita" inferta al governo e a Veltroni il giorno precedente dal suo stesso quotidiano, con la pubblicazione di un argomentato articolo severamente critico firmato da Stefano Rodotà, eccellente giurista.
"Non mi trovo, per la prima volta, d'accordo con il Rodotà di ieri sul nostro giornale" e aggiunge "A mio avviso ha torto a considerarlo (decreto sulle espulsioni ndr) un provvedimento emotivo".
Ma cosa fa Scalfari per controargomentare le tesi espresse da Rodotà? Parte abilmente ma, a mio avviso scandalosamente, da un ragionamento opposto. Mentre Rodotà faceva notare che il clima di intolleranza e di xenofobìa è alimentato da provvedimenti emergenziali e da messaggi mediatici discriminatori (ad es. etnicizzazione delle percentuali dei reati) mandati da chi ha responsabilità politiche e di governo, Scalfari, invece, rovescia il ragionamento e utilizza l'allegorìa di Amato della "tigre nella gabbia" (riferito alla rabbia che monta da parte degli italici residenti). Attraverso questa allegorìa giustifica il provvedimento e la politica delle ruspe e degli allontanamenti perchè, dice Scalfari, "se si continuerà così la soglia che divide giusti sentimenti (insicurezza e paura ndr) dall'odio, dalle vendette, dalla xenofobìa sarà varcata in massa e la tigre uscirà dalla gabbia per sbranare il suo prossimo. Così piaccia o non piaccia stanno le cose".
E' incredibile ma vero. Scalfari bypassa vistosamente le inefficienze dei governi e degli enti locali che, nella sua lucida analisi, Stefano Rodotà aveva individuato come cause del punto di degrado al quale si è giunti (..apparati di sicurezza, di misure per l'integrazione, di politiche per la città). Il "guru" de "La Repubblica" si spinge oltre: non solo ripete, un po' a pappagallo secondo me, la tesi giustificazionista di Amato e Veltroni della "diga" e delle dimensioni continentali del fenomeno delle migrazioni, ma, addirittura, non sarebbe la "fabbrica della paura mediatica e politica" a creare e incattivire la "tigre nella gabbia" (che io chiamo violenza xenofoba) ma è quella stessa tigre in gabbia che potrebbe "uscire e sbranare il prossimo" che ha bisogno di misure della fermezza e di ruspe per essere contenuta. In altre parole, io direi, le tigri violente, fasciste o xenofobe si placano dando loro in pasto provvedimenti di legge di stampo fascista, violento e xenofobo.
Non c'è che dire! Scalfari ha superato se stesso, ha dato, con questo suo editoriale di domenica 4 novembre 2007, il meglio della demagogìa e del sofismo d'accatto.
* Operatore sociale
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