Domenica, 06 Luglio 2008 - Ultimo aggiornamento alle 19:38
Dibattito: la sinistra che vogliamo
26 ottobre 2007, 19:22
Dibattito


Dopo il 20 ottobre, le varie anime della sinistra italiana hanno impresso una ulteriore accelerazione a quel processo di unità che da più parti viene richiesto, in primo luogo proprio dalle persone scese in piazza il 20 ottobre scorso.
I progetti erano già in cantiere, ma ora sembra essere giunto il momento della verità : entro la fine dell'anno, infatti, è la scadenza attorno alla quale tutti i leader coinvolti in questa operazione si sono dati appuntamento, per condurre in porto l'idea di un soggetto politico unitario.
Ma come dovrebbe configurarsi questo importante passaggio politico? Quali sono le condizioni imprescindibili per costruire un nuovo punto di riferimento, forte e affidabile, e che vada realmente a riempire nella maniera che ci si attende quel "vuoto" creatosi alla sinistra del nascituro Partito democratico?
Sul tavolo della discussione ci sono iniziative e proposte, dalle "primarie" di sinistra al partito unico, dalla federazione "in progress" alla federazione dei partiti come punto di arrivo.
Abbiamo pensato di inserire un forum tematico su "la sinistra che vogliamo" all'interno del nostro giornale. Ci sembra giusto, oltre che di vitale importanza, ascoltare la vostra voce. Per la costituzione di una sinsitra del futuro, che guardi al secolo XXI e alle sue peculiarità con occhi attenti e calibrati nella quotidianità del suo tempo. Altrimenti, viene da aggiungere, il tutto rischia di rimanere prigioniero di un pericoloso vuoto di senso.Â
Attendiamo dunque "ricette e consigli", riferimento costante per la realizzazione di un cambiamento profondo quanto passionalmente sentito.
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#1 · Mark Bernardini
26 ottobre 2007, 19:47 In due parole, sono quello del sito dei manifesti taroccati di Berlusconi nel 2000-2001, che perciò è emigrato a Mosca da ormai sei anni. Per quel che vale, ecco la mia posizione personale. 1)Non ci sto in una cosa che non sia men che rossa e senza falcemmartello. E non è un problema di simboli. 2)Non ci sto in una cosa che abbia a capo l’ex socialista Bertinotti, che fu la ragione per cui uscii da Rifondazione nel 1998. 3)Non ci sto in una cosa che abbia a capo l’ex rocchettaro carrierista Vendola, ex segretario della FGCI barese, che per far carriera ha fatto bandiera delle proprie preferenze sessuali, cosa alla quale sono da sempre indifferente. 4)Non ci sto in una cosa che non sposi la tesi ben sintetizzata giorni fa da Carlo Leoni, ex segretario della FGCI di Roma, per la quale “se federazione deve essere (per ora), essa non può risolversi in una somma di soggetti che rimangono ognuno identico a se stesso o nell’incontro occasionale tra quattro leader: serve un gruppo dirigente unitario e va prevista la possibilità di iscriversi direttamente alla federazione, anche in forma collettiva, senza passare per l’organizzazione promotrice”. Continuo a guardare con molto interesse a questo tentativo. Scrivevo in epoca non sospetta (27 giugno 2007): “Si può pensare quel che si vuole della nuova “Sinistra” di Mussi (e personalmente non ne penso granché bene), però è un tentativo, quello di coordinarsi con parte del PRC, parte del PdCI e parte dei Verdi, che tenta di rispondere alle – nostre – domande. Non è il grande Partito Comunista di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer? Grazie, lo so. Ma è sempre meglio sia del PD, sia delle posizioni alla Gabanelli (che si vanta di avere votato da sempre “contro”, mai “per”). Voglio ricitare ancora la mia frase preferita sul Partito da “Novecento” di Bertolucci. Gérard Depardieu, alias Olmo, dice, in pieno fascismo di cui non si intravvedeva manco il principio della fine, rispondendo a uno che gli chiedeva: - Quale Lenin? Guarda come siamo ridotti: non c‘è più la casa del popolo, non c‘è più la tessera, non c‘è più il giornale… - Toh il giornale, guarda! E’ la prova che ci sono dei compagni, che l’hanno scritto e stampato, rischiando la prigione. Toh, guarda per quante mani è già passato. Imparalo. Imparalo a memoria, perché quando si sarà consumato, toccherà a te raccontare agli altri quello che c’era scritto. - Ma come si fa ad andare avanti, senza nemmeno più la Lega, senza nessuno che ti dice niente? Dì la verità, Olmo, siamo tutti isolati, se protesti ti sbattono in galera, come si fa andare avanti senza il Partito? - Già: il Partito… Ma che scusa. Il Partito sei tu, e lo sai. E’ Eugenia, è Enzo, è Armando, e poi di là dal fiume, c‘è tutta la famiglia Azzali, e giù in fondo alla carraia la famiglia del Guercio, lì è il Partito, dappertutto! Se c‘è uno che lavora, lì è il Partito! Dietro le sbarre delle prigioni, dove ci sono migliaia di compagni, lì c‘è il Partito! I fatti restano fatti. E il fatto è che si continua a dire: “largo ai giovani!”, “largo al nuovo!”. Quali giovani, questi lobotomizzati da un quindicennio di berlusconismo?! Quale nuovo, quello che veniva proposto da Ivan Scalfarotto (ricordate, vero?), che dava del vecchio a Pecoraro Scanio (salvo poi tacere sul fatto che Pecoraro Scanio è del ’59 e Scalfarotto è del ’66) e diceva di non avere mai fatto politica, mentre quindici anni fa era consigliere circoscrizionale del “Sole che ride”? A me i dilettanti allo sbaraglio incutono timore, rischiano di rappresentare i maiali della fattoria degli animali: bravi, avete cacciato via i padroni umani, e poi? Ma poi è davvero un problema di forma mentis: in molti facciamo politica da almeno trent’anni. Embeh? Io ero segretario di zona della FGCI e membro della segreteria del PCI in una circoscrizione romana di 200.000 abitanti, praticamente una città. No, non mi sto candidando, anche perché, per quanto mi riguarda, temo che, mentre ero seduto sulla riva del fiume ad attendere cadaveri eccellenti, troppa acqua sia scorsa sotto il ponte della solidarietà. Ma certo mi fido molto più di un Carlo Leoni (ex segretario della FGCI romana), di un Marco Fumagalli (ex Movimento Lavoratori per il Socialismo ed ex segretario nazionale della FGCI, con me a pigliare botte a Comiso nel 1983 e 1984), di un Luciano Pettinari (ex Movimento Lavoratori per il Socialismo, Manifesto e Partito di Unità Proletaria), di un Claudio Fava (non solo per il sacrificio del padre: l’ho visto personalmente all’opera al Parlamento Europeo, quando lavoravo al GUE nel 2001-2002), di un Giovanni Berlinguer (che ad un congresso della FGCI Romana ci disse che la Democrazia Cristiana è un cancro al cui solo pensiero gli prudono i metacarpi), di un Giulietto Chiesa (che non tradì Gorbacëv e lottò contro El’cin), piuttosto che non degli Scalfarotto di turno, simulacri e contraltari proprio dei vari D’Alema, Fassino, Veltroni. Dunque, io sono seduto al davanzale. Però vedo panorami più speranzosi e più credibili di appena un anno fa”.