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20 ottobre, la speranza di un socialismo rifondato
Giovanni Perrino*, 26 ottobre 2007, 12:06
Dibattito
Dietro quella piazza, e anche dietro al Prc esiste la volontà di realizzare nuovi rapporti sociali non più viziati dalla dittatura del mercato, dalla guerra, dalla competizione. Ma anche la coscienza delle differenze esistenti, sotto quel tappeto di bandiere rosse, che devono essere superate per l'unità della sinistra
La manifestazione del 20 ottobre, a cui ho aderito da entusiasta della prima ora nonostante il gran rifiuto di Fabio Mussi e della CGIL, è stata un grande successo politico prima di tutto di Rifondazione e di quel gruppo dirigente, solidale attorno alla guida diretta o alla ispirazione ideale di Fausto Bertinotti, che da tempo si muove in sinergia con le spinte rinnovatrici manifestatesi nei social forum, nelle esperienze di azione diretta sviluppatesi nei territori minacciati dalla prepotenza del potere pubblico, nella ricerca sulla non-violenza in una prospettiva di rinnovamento identitario della sinistra.
Il disegno dinamico di una soggettività politica di alternativa al sistema capitalistico dominante nel mondo ha, a questo punto, già evidenziato il profilo di una cultura e di una pratica non banalmente antagonista bensì curva nella tendenza costante alla inclusione di ogni uomo e di ogni donna nel processo di rinnovamento, democratizzazione e conseguente rivitalizzazione della politica, dimostrando a tal fine che si può ricorrere solo parzialmente alle leve del governo mentre è necessaria soprattutto la diffusione di una coscienza collettiva delle dinamiche di conflitto insite nella economia globalizzata del libero mercato.
Sarebbe sbagliato non prendere atto di questa realtà ostinandosi a chiamarne i protagonisti "radicali capaci solo di coltivare il proprio orticello". Sono da tempo dell'avviso opposto: penso che dietro il disegno politico di Rifondazione Comunista ci sia una più o meno strisciante proposta di Socialismo umanisticamente rifondato sulla natura di rapporti sociali non viziati dalla ideologia del potere repressivo, che al contrario li vorrebbe per forza inclini alla competizione e alla guerra, e mi viene facile collegare questa ispirazione a quelle prime intuizioni di Marx che portarono la speranza - poi negata- di una rivoluzione sociale per la liberazione dell'essere umano da ogni sfruttamento.
Per questo la manifestazione è stata così grande e così bella, perché non sapeva di vecchio e stantio dogmatismo comunista, rifiutava una connotazione inevitabilmente contro il governo (anche al di là della opportunità politica), non negava nella uguaglianza di una massa indistinta di bandiere rosse le differenze celate sotto di esse, non costringeva percorsi diversi in un corteo unico, ma riconosceva il valore di ciascuno nella reciproca consapevolezza dell'indispensabilità dell'altro.
Desidero ringraziare i promotori del 20 ottobre nella speranza che il cantiere della Sinistra al quale hanno dato nuovo impulso possa mostrare, nelle giornate dell'8 e 9 dicembre prossimo, il profilo di una realizzazione essenzialmente rivoluzionaria, anche quando sta al governo.
*Coordinatore circolo territoriale SD Montemario (Roma)
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#1 · cesare
26 ottobre 2007, 20:48 Le bandiere Rosse non verranno mai superate perchè ai verdi danno fastidio. Si tenessero quella specie di bandiera leghista ma la sinistra non può e non deve rinunciare alla bandiera rossa. Il simbolo può essere messo in discussione ma la bandiera rossa ha un significato ed una memoria che non può essere cancellato. Non faremo come il Pd, non passeremo sopra ogni radice per diventare populisti la sinistra deve rimanere attaccata alla bandiera rossa.