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Aung San Suu Kyi incontra un membro della giunta
Alessandro Chiappetta, 25 ottobre 2007, 19:10
Birmania
Mentre si intensificano le pressioni Onu, ma Cina, India e Russia restano contrarie alle sanzioni internazionali contro Rangoon, la leader dissidente vede il ministro degli esteri incaricato dal regime di tenere i rapporti con lei. Segnale di distensione o cavallo di Troia?
Dopo il permesso di lasciare la sua residenza lo scorso 2 ottobre, per vedere a Rangoon Ibrahim Gambari, l'emissario delle Nazioni Unite per l'ex Birmania, oggi Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione birmana, è stata trasferita in una residenza del governo militare dove ha potuto incontrare un rappresentante della giunta. Il colloquio con un alto esponente del regime, il ministro del Lavoro Aung Kyi, incaricato lo scorso 8 ottobre di curare i rapporti col premio Nobel per conto del governo, è durato poco più di unora, ed è sembrato da subito un segnale incoraggiante nellevoluzione della crisi birmana, a più di un mese dai primi scontri la cui eco è arrivata, violentissima, in occidente. La leader del National League for democracy, che ha trascorso 12 degli ultimi 18 anni agli arresti domiciliari nella sua abitazione, sarebbe rientrata nella sua villa appena terminato lincontro, come ha riferito la televisione di stato, che ha anche mostrato brevi immagini delle due personalità in procinto di parlare. Quello che a prima vista può sembrare un piccolo passo verso una pacificazione, o quantomeno verso la riapertura di un dialogo, sembra però in realtà più una risposta alle pressioni internazionali che un vero e proprio segnale distensivo. Il regime avverte le pressioni e cerca consensi presso le diplomazie, cercando di instaurare un tavolo diplomatico, ma alle proprie condizioni.
Non a caso, nei giorni scorsi l'attuale leader della giunta militare, il generale Than Shwe, ha posto dei presupposti al dialogo con l'opposizione, cedendo alle pressioni dellOnu, che aveva esplicitamente chiesto di aprire colloqui con la dissidente e di nominare un incaricato ad hoc, durante la sua visita dellinviato delle Nazioni Unite, ai primi di ottobre. Than Shwe, aveva fatto anche un primo gesto di apertura, proponendo di incontrare Aung San Suu Kyi, a condizione che la 62enne leader politica facesse un passo indietro nella sua politica di scontro e di sostegno alle sanzioni dell'Occidente contro il regime. Infatti, negli ultimi giorni la comunità internazionale ha spinto sulla giunta perché accetti di riavviare il dialogo per riportare il paese alla democrazia, non solo con gli oppositori, ma anche con le diplomazie internazionali, mentre Gambari (che ai primi di novembre tornerà in Birmania) gira lAsia per incontrare i dirigenti cinesi e giapponesi, in qualità di partner economici di Rangoon, e di interlocutori diplomatici per disinnescare la crisi. Ieri, il vice-ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi ha detto che la Cina intensificherà gli sforzi per trovare una soluzione pacifica allemergenza. Anche Tang Jiaxuan, consigliere di Stato cinese ha ribadito la posizione cinese per cui i conflitti esistenti tra la giunta al potere e gli attivisti pro-democrazia possono essere risolti solo dal popolo birmano e dal suo governo, attraverso sforzi da loro compiuti e per il tramite di dialogo e consultazioni ed ha sottolineato come la Cina desideri vedere uno stabile democratico e riconciliato Myanmar. Ma in queste ore ad Harbin, città della provincia nord-orientale di Heilongjiang, i ministri degli Esteri di Cina, Russia ed India hanno ribadito la loro ferma opposizione a imporre sanzioni contro il regime dei generali birmani, allungando di fatto lo stallo sullintervento internazionale. Le pressioni sul Paese non faranno altro che aggravare la situazione e provocare una nuova crisi, ha detto al quotidiano China Daily il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov. Il capo della diplomazia russa, che appoggia la linea non-interventista di Pechino ha però ammesso che il veto è relativo a questo momento, lasciando qualche speranza a quanti si battono per le sanzioni, ma lasciando intendere che il conto per il sostegno russo sarà salato. In moto anche il Giappone, uno dei principali donatori birmani. Tokyo, in passato molto criticata per l'indulgenza nei confronti della giunta militare, ha cancellato una sovvenzione multimilionaria per un progetto di preparazione imprenditoriale in seguito all'omicidio a settembre di un giornalista giapponese durante la repressione della manifestazioni a Rangoon.
Per lItalia, in queste ore è a Rangoon Ugo Papi, consigliere personale del ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che ha incontrato i leader dellopposizione nei giorni scorsi e avrebbe dovuto vedere Aung San Suu Kyi, ma i militari birmani non gli hanno permesso di avvicinarsi alla villa, rispedendolo indietro dopo un breve interrogatorio. All'inizio e alla fine della strada nella quale vive Aung San Suu Kyi ci sono sbarramenti di cavalli di Frisia e filo spinato - ha raccontato lo Papi -. Ho detto alla guardia che si trovava nella guardiola di voler passare. L'uomo è rimasto un po interdetto, ma sono potuto andare avanti. Una volta arrivato dall'altra parte dello sbarramento, è intervenuto l'esercito. Ennesimo segnale di un disgelo ancora lontano e di una sorveglianza sempre alta attorno alla leader dissidente, la cui abitazione è circondata da militari giorno e notte. Solo in occasione di uno dei primi cortei contro il regime, fu concesso ai manifestanti di passare sotto labitazione della donna, e proprio il tentativo di tornare da lei i giorni successivi provocò i primi scontri sanguinosi con lesercito schierato contro i monaci in rivolta. Sulle violenze è tornata anche l'organizzazione Human Rights Watch (Hrw), che ha denunciato lennesima violazione dei diritti umani, documentando che le forze armate birmane continuano ad arruolare bambini-soldato.
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#1 · saigon
26 ottobre 2007, 18:18 list of Burmese regime figures and supporters is subject to financial sanctions as administered by the RBA (refer to RBA Media Release No. 2007-19, 24 October