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Omosessualità: natura o cultura?

Aurelio Mancuso*,   25 ottobre 2007, 13:59

Omosessualità: natura o cultura? La riflessione     La polemica, sollevata da destra ma anche da sinistra, sullo spot promosso dalla Regione Toscana non è condivisibile. Eppure ricalca un antico dibatitto: quello se l'amare persone dello stesso sesso sia il frutto di una scelta oppure un'inclinazione naturale. Si è ormai accreditata la seconda tesi, ma come escludere l'importanza delle pulsioni, autonome dal contesto culturale?



La Regione Toscana è un'istituzione accogliente, aperta, che approva leggi come quella contro le discriminazioni, attiva servizi d'aiuto per le persone trans alla ricerca di un lavoro, finanzia diverse iniziative a sostegno della cittadinanza lgbt e si trova in queste ore in mezzo al fuoco delle polemiche per una campagna pubblicitaria, perché utilizza la foto di un neonato con la fascetta sul polso "homoxessual".

Da destra a sinistra si erige un muro. La destra insorge perché non si può utilizzare l'immagine di un bambino per spiegare che omosessuale è naturale, da una parte della sinistra si evoca l'indignazione perché la campagna accredita la nascita omosessuale, mentre questa sarebbe una scelta. Della destra ci occupiamo poco, perché sappiamo quella italiana essere talmente arretrata e anti scientifica, da non valere la pena di rispondere. Invece è interessante la polemica a sinistra, capeggiata da Titti De Simone, Vladimir Luxuria, Azione Gay e Lesbica, ecc. Si afferma: la campagna avvalora la tesi genetica ed essenzialista, quindi è sbagliata e pericolosa. L'omosessualità non è un condizione che parte dalla nascita, ma la si sceglie. Una scelta politica, sostenuta nei decenni passati da una parte del movimento lgbt, oggi non sostenuta dalla stragrande maggioranza delle persone lgbt, perché omette un fattore centrale: il desiderio. Non si può con semplicità spiegare la "scelta" non occupandosi delle pulsioni, delle intimità, che difficilmente sono guidate dalla determinazione di una scelta culturale. Inoltre la campagna non vuole assolutamente accreditare tesi genetiche, che si sono rivelate mosse da convinzioni reazionarie, tutte tese a dimostrare un difetto, una non naturalità dell'omosessualità.

Ma credo che il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, rispondendo ad una dipendente lesbica del suo ente spieghi meglio di me il senso della campagna:
"I percorsi di ciascuno di noi, si sa, sono unici e irripetibili: c'è chi a pochi anni manifesta un orientamento di tipo omosessuale, chi esplode nell'adolescenza, chi arriva a scoprirlo in età avanzata, chi sceglie di non scoprirlo e se lo reprime per tutta una vita, chi opta legittimamente per la bisessualità, chi non vuole definirsi .Le campagne di comunicazione, invece, per essere efficaci, devono andare al cuore del problema, che in questo caso è rappresentato dall'argomentazione anti-gay tipica: l' omosessualità è una precisa scelta dell´individuo, fatta in nome di un "vizio", dal quale si può uscire o con una rigida moralità o ancor peggio reprimendolo e magari sposandosi. E devono scalfire l´opinione dei più riottosi, di quanti non vogliono saperne di prendere in considerazione altri punti di vista. È una questione di natura. Quante volte nel dibattito sull´omosessualità, magari in televisione, ha sentito espressioni del tipo "contronatura"? Che male c'è ad affermare che la stessa natura, quella che alcuni vorrebbero matrigna, è invece madre? E non perché quel bambino sia geneticamente omosessuale ma perché quando si scoprirà tale non sarà perché lo ha scelto ma perché ha deciso di vivere una parte importante di sé".

Mi sembra che le parole di Martini siano talmente chiare, che sembra davvero incomprensibile una polemica, che forse vuole accreditare alcune tesi legittime, ma che non giustifica toni ed attacchi verso una Regione concretamente amica, un'isola felice, insieme al Piemonte e ad alcuni Comuni e Province, in un mare oscurantismo clericale e reazionario: ovvero il vero nemico.

*Presidente dell'ArciGay





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