Mercoledì, 07 Gennaio 2009 - Ultimo aggiornamento alle 18:52
Cronache dal Titanic
Enrico Palmas, Carlo Dore jr., 01 settembre 2007, 11:20
Regionamenti/Sardegna
Mentre Renato Soru si candida ad assumere il ruolo di dominus indiscusso del centro-sinistra sardo, i Signori dei Partiti temono che l'apertura di un confronto aperto con il governatore possa minare la stabilità di quella rete di privilegi, clientele e rendite di posizione che della famosa Casta rappresenta il fondamento
Il dibattito relativo alla leadership del Partito Democratico della Sardegna costituisce la migliore conferma dei timori di quanti, in seno ai DS, hanno condotto l'ultima campagna congressuale sostenendo che il progetto volto alla creazione del nuovo soggetto politico, lungi dal rispondere alle esigenze di rinnovamento continuamente richiamate dai sostenitori di Piero Fassino, fosse in realtà animato da mere logiche di potere.
E così, mentre Renato Soru si candida ad assumere il ruolo di dominus indiscusso del centro-sinistra sardo, i Signori dei Partiti temono che l'apertura di un confronto aperto con il governatore possa minare la stabilità di quella rete di privilegi, clientele e rendite di posizione che della famosa Casta rappresenta il fondamento.
In verità, la prospettiva di trasformare il dibattito in questione in una sorta di referendum sull'operato del Presidente della Giunta costituisce, a nostro avviso, un'operazione riduttiva e fuorviante: riduttiva, in considerazione del fatto che il suddetto confronto rischia alla lunga di risolversi in una sterile elencazione dei pregi e dei difetti che caratterizzano la figura di Mr. Tiscali; fuorviante, in quanto una riflessione così impostata sostanzialmente oblitera quello che è il grande equivoco che i progressisti sono tenuti a superare per proposi definitivamente quale credibile forza di governo.
Sostenuta da una notevole base di consenso, la candidatura di Soru asseconda le legittime aspettative di quell'ampia fetta di elettorato "deideologizzato" il quale (forse indifferente ai rischi che per la democrazia comporta l'eccessiva concentrazione di potere nelle mani dell'Uomo solo al comando) dimostra di preferire l'efficiente decisionismo del presidente-imprenditore alle grandi passioni ed ai logoranti tormenti intellettuali che costituiscono l'essenza della militanza tradizionale.
Tuttavia, se non è possibile imputare a Soru il semplice fatto di "essere Soru" (precludendogli la partecipazione ad una competizione elettorale che egli è destinato a vincere quasi senza colpo ferile), deve viceversa essere evidenziata l'incapacità dei partiti dell'Unione di contrapporre un'alternativa efficace allo strapotere del Presidente, incapacità figlia illegittima di quel grande equivoco a cui in precedenza abbiamo fatto riferimento.
La capacità di rinnovarsi, infatti, costituisce il presupposto indefettibile di una politica che voglia rendere palese la propria "diversità". La sinistra storicamente ha sempre manifestato una simile propensione al rinnovamento, consentendo la crescita dei suoi giovani quadri, ma una simile propensione deve, orma da troppo tempo, considerarsi esaurita.
Lo spirito di autoconservazione ha prevalso inesorabilmente sulla indispensabile tensione al rinnovamento della classe dirigente: "il sonno della ragione genera mostri", insomma, e il sempre più dilagante sentimento nefasto dell'antipolitica rappresenta appunto il "mostro" generato da tale sonno.
Così ragionando, risulta difficilmente confutabile l'assunto in base al quale il PCI, malgrado l'eccessiva rigidità che contraddistingueva le strutture del suo apparato, si è sempre dimostrato in grado di catalizzare l'attenzione dei militanti sui grandi temi che animavano lo scontro politico (si pensi all'eccezionale mobilitazione in ordine alle battaglie sul divorzio o sull'aborto) anche grazie al contributo fornito da dirigenti capaci di impartire alle successive generazioni di iscritti una formazione politica degna di tale nome.
Per contro, i DS hanno in pochi anni dilapidato un simile patrimonio organizzativo ed ideologico, vittime di una inesauribile emorragia di consensi derivante dalle scelte assunte da un gruppo di vertice troppo assorbito da brutali giochi di potere per affrontare con la dovuta incisività i drammatici problemi di un Paese allo sbando.
I risultati di un simile status quo possono essere individuati proprio nei consensi ottenuti dagli imprenditori "prestati" alla politica, nell'astensionismo crescente, nel generale appiattimento che contraddistingue le attività delle sezioni, nella sconcertante passività con cui la platea dei tesserati ha avallato il processo distruttivo che di fatto priva la sinistra italiana di un partito di riferimento.
Per uscire dalle sabbie mobili in cui lo scontro tra l'antipolitica di Soru e la "politica politicante" di Antonello Cabras rischia di trascinare i progressisti sardi, occorre che i militanti delle forze nate dallo scioglimento della Quercia spezzino una volta per sempre l'intramontabile oligarchia dei professionisti della politica, per individuare (anche sulla base della straordinaria esperienza movimentista venuta in essere tra il 2002 e il 2004) proprio nel mondo delle associazioni, della cultura, dell'università e delle libere professioni i componenti della classe dirigente chiamata a guidare l'Unione ai prossimi appuntamenti elettorali.
L'Uomo solo al comando, i Signori dei partiti ed i delfini della Casta sono infatti gli orchestrali che dettano i tempi delle ultime danze sul Titanic, gli autori della triste colonna sonora che accompagna la deriva del centro-sinistra verso gli iceberg predisposti da Berlusconi per incantare gli illustri ospiti di Villa Certosa: è necessario che i membri dell'equipaggio si approprino del timone per neutralizzare il rischio di un ennesimo naufragio.
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#2 · diessino
01 settembre 2007, 20:21 Perchè parlate solo dei problemi del PD e non di quelli che SD ha in Sardegna? Il congresso si è concluso parecchi mesi fa… ed è bene che ognuno stia attento a quello che succede in casa propria prima di guardare quello che fanno i vicini. Per ora SD in Sardegna mi sembra abbia tutte le caratteristiche negative che voi imputate al nascente PD. O per caso Cugini, Pubusa, Dessì, Attili, Carboni sono dei novellini che non hanno mai fatto parte di quella che chiamate casta? ps. Ma Palmas-Dore sono come Lennon-McCartney?#3 · tonino dessì
02 settembre 2007, 00:11 Ieri, 30 settembre, ho inviato a Enrico Palmas, coordinatore provinciale, la mia lettera di dimissioni da SD. Sarò grato a Enrico se, alla ripresa delle attività , vorrà dare comunicazione dei suoi contenuti, essenzialmente politici, alle altre compagne e compagni di SD in Sardegna, anche se, considerata la non revocabilità della mia decisione, non intendo farne oggetto di discussione, nè pubblica, nè privata. L’ho assunta con grande serenità, senza intendimenti interni polemici, anzi, nella convinzione che oggi sia il turno di altri, più giovani di me, svolgere un ruolo propulsivo. Spero siano messi in grado di farlo quelli e quelle che, proprio come gli autori dell’articolo, si stanno guadagnando con lo studio e col lavoro una legittima considerazione nella comunità in cui vivono e che il loro esempio di vita venga seguito da altri. E’ questo che li autorizza a esprimere il proprio pensiero e che gli rende possibile farlo con assoluta libertà. Non consiglio a nessuno di progettare la propria sussitenza scommettendo sullo status di politico: questa libertà non l’avrebbe e non la consentirebbe ad altri. Sulla mancanza di coraggio, di libertà e di autonomia di tanti, hanno basato il proprio potere gli oligarchi; sulla stessa mancanza si alimenta oggi la consegna del potere all’imprenditore di Sanluri. Cordiali saluti.#4 · tonino dessì
02 settembre 2007, 00:45 Oops: le mie dimissioni datano 30 agosto, non 30 settembre, ovviamente. Sorry.#5 · Luka
02 settembre 2007, 08:45 L’affaire Soru in Sardegna rappresenta quanto il PD sia innovativo. Talmente nuovo e aperto che DS e DL hanno cercato da subito di ostacolare la candidatura di Soru con giustificazioni assurde in quanto “pericolosa” per la nomenklatura classica. La cosa più patetica poi è che vogliono opporgli, alla faccia del rinnovamento, una persona che fa politica da oltre 30 anni. Per quanto riguarda poi il discorso su SD richiamato in alcuni post, non mi pare che parlare degli altri risolva i problemi del PD.#6 · bellavita
02 settembre 2007, 08:46 Giusta analisi. La politica come strada di ingresso nella borghesia è l’unica strategia dei quadri in servizio permanente effettivo del pds e poi dei ds. E spiega anche lo spontaneo entusiasmo di Fassino per le gesta di Consorte. Il guaio è che si perdono sempre voti,non c‘è trippa per tutti, e nel pd i ds saranno spazzati via da gente che si sa muovere e ha basi sociali reali. Quanto a sd solo leggendo qua sopra si capisce che è senza base, salvo quattro paesetti. Sono convinto che Soru e ancora di più Illy sono le sole vere risorse dell’ulivo. Se si vuole che lo siano anche del pd bisogna dargli uno spazio non coreografico. Dato che io penso al gruppo dirigente romano e ai suoi contorni nella burocrazia, nel giornalismo e nell’università come alla corte di Bisanzio, non credo che Illy e Soru si contentino di guidare il coro delle voci bianche che esalta l’ingresso del basileus D’Alema#7 · ernesto caterino
02 settembre 2007, 16:40 Ma se in Sardegna vi lamentate di Soru… cosa dovremo fare noi con Bassolino? Soru sa comunicare (vedi ballarò contro la brambilla) e sa governare… e voi che proponete?#8 · ernesto caterino
02 settembre 2007, 16:45 Ma se in Sardegna vi lamentate di Soru… cosa dovremo fare noi con Bassolino? Soru sa comunicare (vedi ballarò contro la brambilla) e sa governare… voi lo criticate ma non fate nessuna proposta pratica.form di registrazione al sommario
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#1 · giovanni smimmo
01 settembre 2007, 13:25 Signr Palmas mi permetta di condividere con lei l’esposizione che lei da della situazione politica sarda, siamo in tanti che stufi delle ideologie partitiche pensano che il Soru sia l’unico in grado di dare trasparenza hai problemi dei sardi, faranno di tutto per buttarlo giu, con le buone oppure con le calunnie,spero che il presidente Soru resista alla pressione di cui sara oggetto,spero che questi vecchi senatori della politica la smettano di fare il bello ed il cattivo tempo,spero che i DS partito in cui io mi identifico rinnovi i suoi dirigenti con auguzia ed intelligenza, sarebbe verosimile che la politica finalmente capisca che sono loro al servizio dei cittadini e non viceversa,noi cittadini vogliamo essere governati da politici onesti ed al servizio dei cittadini,e non come adesso che i politici sono al servizio solo dei partiti.vivo in sardegna da quarant’anni e finalmente vedo che la politica sta tentando di mettersi al servizio dei cittadini sicuramente chi gode di privileggi messi in discussione dall’attuale politica non è contento ma plaudo all’onorevole Soru ed alla sua giunta di aver avuto il coraggio di toccare quei settori dove le lobby erano diventate settori inespugnabili dai cittadini normali.