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Futuri cubani

Mauro Casagrandi ,   29 agosto 2007, 10:31

Futuri cubani Esteri     Mentre non devono esistere dubbi sulla stabilità politica di questo paese e la sua invulnerabilità dall'esterno, la capacità dialettica e di adattamento della Revoluzione sta dimostrando di sapere far fronte a queste nuove grandi sfide che le vengono proposte



E' più di un anno ormai che Fidel ha trasmesso tutti i suoi poteri al fratello Raul, il quale ha mantenuto i suoi incarichi istituzionali: Secondo Segretario del Partito, Primo VicePresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, Ministro delle Forze Armate.

Ma Fidel, dopo qualche apparizione in fotografia ed in una intervista nei mesi successivi alla sua defezione, è da tempo ormai che non lo si vede più.

Lo si legge, tramite le sue Consideraciones del Comandante en Jefe, che vengono regolarmente divulgate con gran risalto dai media. La penultima, pubblicata in tre puntate intorno a metà agosto, ricorrenza del suo compleanno che quest'anno non è stato celebrato pubblicamente, molto estesa, è un resoconto della storia dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba, la finora eterna lotta tra Golia e Davide iniziatasi ben prima della Rivoluzione, ed è destinata espressamente alle giovani generazioni, quasi fosse un legato a queste, affinché sappiano tenere conto di qual'è il loro DNA. Si intitola: L'Impero e l' Isola indipendente.

Il 26 di luglio, anniversario dell'assalto alla caserma Moncada nel 1953, episodio che da formalmente inizio alla Rivoluzione e che fece da detonatore per tutto ciò che successe dopo, viene regolarmente celebrato come l'avvenimento più importante dell'anno. Il discorso ufficiale, praticamente sempre tenuto da Fidel, indica le direttive che si terranno nell'anno a venire sia in politica estera che interna. Quest'anno ha parlato invece Raul Castro, senza accennare ad un eventuale ritorno del Comandante. Il suo discorso è stato molto importante.
Il potere reale è istituzionalmente nelle sue mani, e sebbene non vi siano stati apparentemente cambiamenti di rilievo e, soprattutto, senza che l'assenza di Fidel abbia creato quel caos che molti dall'estero predicavano, si ha la sensazione netta che ormai Fidel non riprenderà più il suo posto, e che Raul Castro goda di una leadership naturale inaspettata da molti, sopratutto all'estero. La sua azione è chiaramente diretta a rendere meno personale l'esercizio del potere, istituzionalizzandolo molto più di prima attraverso il Partito e lo Stato. Insomma, una direzione collegiale destinata a garantire l'esistenza della Rivoluzione anche dopo la sua scomparsa (ha 76 anni, assieme a quella di quanti rimangono della generazione che fece la Rivoluzione, fonte fondamentale della legittimità e del rapporto democratico fra dirigenti e cittadini) e preparandola a quelle riforme rese necessarie da una società che cambia. I suoi interventi, anche se pochi, sono stati particolarmente apprezzati dalla popolazione.

Come accennato prima, il suo discorso del 26 luglio ha lasciato un segno profondo. Ha detto che "è necessario trasformare concezioni e metodi che erano consoni quando vennero messi in pratica, ma che ora sono stati superati dalla vita"; ha annunciato cambiamenti "strutturali" nell'economia, che includeranno nuove formule di conduzione dell'economia e di stimolazioni salariali. Ha avvertito anche che questi cambiamenti si faranno con ponderazione, senza improvvisazioni, senza sollevare troppe aspettative, ma ha ammesso l'assoluta insufficienza dei salari, i fenomeni di corruzione e di indisciplina lavorativa che ne derivano, ha parlato con crudezza dell'inefficienza e dell'irresponsabilità di funzionari e dirigenti, dell'insufficienza alimentare e la conseguente crescita delle importazioni di prodotti che si dovrebbero produrre facilmente a Cuba, delle grandi deficienze produttive dell'economia nazionale. Ciò che più si nota, è il riconoscimento che i problemi sono dovuti alla struttura del modello attuale e che l'unico modo di migliorare le condizioni e per sviluppare il paese è guardare oltre le frontiere dell' attuale modello socialista cubano, ancora intriso dal burocratismo copiato a suo tempo dal modello sovietico.. Perché questo discorso? Ín realtà, il primo a far presente l'esistenza di un pericolo interno per la Rivoluzione era stato lo stesso Fidel Castro, in un discorso all'Università dell'Avana rimasto famoso, nel novembre del 2005, dove avvertiva dei rischi di "reversibilità" per cause interne, come conseguenza di errori commessi dal sistema, tra i quali la piaga della corruzione: la Rivoluzione, disse, non può essere sconfitta da fuori, e lo ha dimostrato, ma da dentro. A questo discorso, molto citato, non seguì in realtà un dibattito, ma viene approfondito ora da Raul, che raccoglie le inquietudini di una società che è cambiata, e va cambiando, e non è più la stessa degli anni eroici e romantici, dai 60 agli 80. Gli anni 90 cambiarono la faccia al paese, e non solo.

La caduta del sistema socialista europeo, a cui l'economia cubana era strettamente legata, ebbe conseguenze feroci. Solo per fare un esempio senza entrare in una disanima che esulerebbe da questo articolo, l'importazione di petrolio scese da 12 milioni di tonnellate all'anno a 3 milioni, con tutte le conseguenze che un tale deficit di energia comporta. Come paliativo, il governo dichiarò l'inizio del cosiddetto Periodo Especial, introducendo una serie di riforme, dichiaratamente di controvoglia, come la dollarizzazione e la dualità monetaria, il libero commercio dei prodotti agricoli, varie catene nazionali di negozi e supermercati ove si trova quasi di tutto ma solo in valuta, stazioni di servizio in valuta, e permise una serie di attività private. Sotto l'aspetto macroeconomico, queste riforme permisero, assieme alla coesione ed alla fiducia della maggioranza del paese nel sistema ed in Fidel, il miracolo della sopravvivenza di Cuba e della Rivoluzione, che dovette, e deve, contemporaneamente affrontare una rinnovata aggressività da parte degli Stati Uniti che puntano ad una caduta del sistema cubano sulla scia dei crolli socialisti europei.
Sebbene quella crisi sia stata in parte superata ed il Governo abbia fatto marcia indietro in certi aspetti rioccupando in parte o totalmente alcuni piccoli settori che erano stati permessi all'iniziativa privata, l'egualitarismo esistente fino a tutti gli anni 80 è rotto per sempre. Anche se il miracolo ha comportato la permanenza, difesa a denti stretti, del sistema sociale cubano (educazione, sanità ed una lunga serie di altre gratuità), oggi chi lavora per lo Stato e guadagna in pesos, ha grandi difficoltà a far quadrare il bilancio, ed è la maggioranza; mentre la minoranza che si muove nell'aerea "dollarizzata" gode di una Cuba ben diversa. Ma ai molti problemi obbiettivamente dovuti ad un paese eternamente assediato, molti altri vengono attribuiti alla ipercentralizzazione e al burocratismo dell'apparato statale, considerato poco capace di adattarsi alle nuove necesssità e realtà, mentre è chiaro a tutti che "la bonanza" ante caduta del muro non tornerà più. Rafael Hernandez, membro del Partito e direttore della rivista TEMAS, uno degli spazi di dibattito cubani, ha constatato che "la Cuba di oggi assomiglia ben poco a quella di prima della crisi del Periodo Especial".

Ora l'aspettativa riguarda i cambiamenti a venire, che la società reclama. Nel dicembre scorso vennero intervistati alla TV dei personaggi ormai dimenticati, ma che furono dirigenti culturali negli anni settanta, periodo in cui il dogmatismo di tipo sovietico venne applicato con la carta carbone all'apparato cubano, e che provocò lamentele e risentimenti da parte dell'intellettualità rivoluzionaria cubana, che in realtà riuscì, grazie alla dialettica sempre possibile nella Rivoluzione cubana, a rovesciare, negli anni, la situazione, ed a riacquistare i propri spazi di libertà e di creatività. Acqua passata? Al contrario, la riapparizione di questi ex dirigenti in TV ha provocato un viavai di e-mail di intellettuali e cittadini, che, da posizioni rivoluzionarie, si chiedevano il perché di questa riapparizione, e temendone il ritorno, toccavano vari aspetti della società, a cui si chiede una maggiore partecipazione e spazi di discussione. Come quello creato da Mariela Castro, figlia di Raul Castro, direttrice del Centro Nacional de Educación Sexual, che partendo dalla constatazione dei cambiamenti sociali, sta promovendo l'approvazione in Parlamento di una legge che legalizzi le unioni tra gay ed il riconoscimento del loro diritto di adozione, argomento tabù fino a qualche tempo fa. Il giornale della gioventù comunista, Juventud Rebelde, pubblica ormai giornalmente colonne in cui vengono riprese lamentele della popolazione nei più diversi settori.
Mentre non devono esistere dubbi sulla stabilità politica di questo paese e la sua invulnerabilità dall'esterno, la capacità dialettica e di adattamento della Revoluzione sta dimostrando di sapere far fronte a queste nuove grandi sfide che le vengono proposte.





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