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La sinistra e il vuoto rutelliano

Sergio Ferrari,   16 luglio 2007, 11:53

La sinistra e il vuoto rutelliano L'approfondimento     Il Manifesto di Rutelli forse non punta "solo" ad eliminare la sinsitra da questo governo, ma soprattutto a rafforzare la componente di centro (destra), funzionale a qualunque sviluppo della situazione. L'ex area DS sarebbe "democraticamente" messa ai margini, subendo quella forma di assorbimento/eliminazione della quale era specialista



Dopo l'uscita di Rutelli non vorremmo trovarci nei panni di quei ex DS passati al PD per cattivo spirito di ubbidienza alla gerarchia o per fermare il rischio di uno slittamento al centro (destra) della Margherita o per combattere l'ultima battaglia. Per gli altri la comprensione è obiettivamente inesistente, caso mai si tratta di capire il ragionamento di chi avendo un quotidiano che commemora Gramsci, riesce tuttavia a pensare di tenere insieme il tutto. Per la verità la lezione gramsciana della mancata rivoluzione borghese nel nostro paese, sembra essere stata compresa perfettamente ma letta, nelle sue conseguenze, in maniera diametrale e cioè adeguandosi ai difetti del paese e facendosi referente degli stessi.

In definitiva la balena bianca docet e per queste persone in Italia non solo non c'è lo spazio per un partito socialista ma nemmeno per un partito socialdemocratico. Che questa sia il destino cinico e baro naturalmente è tutto da dimostrare, soprattutto essendo cambiato il mondo ed anche alcune non banali condizione che hanno consentito il lungo passaggio politico democristiano. Non alludiamo solo al crollo del muro di Berlino, ma anche al fatto che le mediazioni democristiane poggiavano su una serie di aiuti finanziari, di congiunture economiche mediamente di buona crescita e su un pragmatismo eclettico. Quando queste "risorse" si attenuavano anche quel sistema mostrava difficoltà. Il disegno di Rutelli anche in questa ottica mostra tutta la sua nature retrò ed è pensabile che contenga errori di calcolo non marginali anche per i sui sostenitori.

Tuttavia se si pensa che si tratti del solito tentativo di eliminare la sinistra da questo Governo, forse non si tratta del vero o, meglio, del primo obiettivo. Questo potrebbe anche essere quello di rafforzare la componente di centro (destra) del Governo, funzionale a qualunque sviluppo della situazione. L'ex area DS sarebbe "democraticamente" messa ai margini, subendo paradossalmente quella forma di assorbimento/eliminazione della quale era specialista.

La stampa ha rilevato il messaggio verso le mani libere per nuove alleanze di Governo contenuto nel documento Rutelli, ma ha ragione Leon quando evidenzia i contenuti di linea politica espressi in quel documento. e trascurati dalla stampa. Naturalmente i contenuti politici e il messaggio ai Casini e C. stanno assieme e sono reciprocamente funzionali. Che poi per cucinare il tutto si sia colto un momento di difficoltà dell'attuale Governo potrebbe essere una mancanza di buon gusto o semplicemente la necessità di cogliere l'occasione giusta o un errore di calcolo.

Al di là dei problemi dei "fratelli" dei DS trapassati al PD, naturalmente la questione ha un interesse generale anche a sinistra. Intanto non c'è da fare scandalo: Rutelli non è una mosca bianca e dietro di lui ci sono pezzi da novanta che non da oggi si muovono nella stessa direzione. Se poi c'è qualcuno non d'accordo con la strategia rutelliana - e non in disaccordo perché è ancora più a destra - staremo a vedere.

Per quanto riguarda la sinistra, dunque, c'è da prendere atto, ma lo si sapeva, che dà fastidio. Il che non può essere considerato di per se un difetto, come pensa Scalfari, per la verità con molta poca logica, che in genere invece non gli fa difetto. Scalfari sostiene questa critica con l'argomento che essendo minoritaria la sinistra non può pretendere più di tanto. Ma su quel più di tanto sottoscritto da tutti nel Programma di Governo, non si cimenta, cosi come non si pronuncia sul messaggio lanciato da Rutelli e ancor meno sui contenuti programmatici che francamente dovrebbero scuotere anche uno Scalfari. Peccato.

C'è a questo punto un rischio, non per la sinistra ma per il paese. Il disegno rutelliano potrebbe scontrarsi con il divario sociale ed economico crescente nel nostro paese rispetto al resto dell'Europa e all'incapacità della nostra economia di reggere i livelli economici e sociali di questi nostri partner. I segnali ci sono tutti e la Confindustria sembra essere della partita. A questo punto le soluzioni "democristiane" contemplavano anche il ripiegamento su sistemi di controllo sociale non propriamente encomiabili. Naturalmente non s'intende affermare che questo sia l'obiettivo ma alle volte non tutto corre per il verso desiderato e quando ci si infila in certi percorsi poi spesso risulta difficile tornare indietro.

Comunque il compito a sinistra non cambia; occorre offrire un terreno di partecipazione, elaborare sulla basi di analisi comuni le proposte di soluzione dei problemi del paese, conservare e adattare alle nuove realtà i principi e i valori della sinistra: eguaglianza, libertà, pace. Il terreno in questa zona è sempre più sgombro e a noi il compito e la capacità di non lasciarlo sguarnito.





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