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Prc e Liberazione, cronaca di una diversitÃ
Giovanni Mazzamati, 25 giugno 2007, 18:51
Dibattito
Le due prospettive del segretario Franco Giordano e del presidente della Camera Fausto Bertinotti sono testimoniate dal diverso rapporto che ha legato e lega i due leader al quotidiano del partito diretto da Piero Sansonetti
In questi ultimi giorni la lettura attenta di Liberazione porta alla luce il conflitto tra la linea editoriale e quella del partito di cui il giornale è organo, cioè Rifondazione Comunista.
Piero Sansonetti, direttore del dopo Curzi, è stato fortemente voluto da Fausto Bertinotti, allora segretario del partito, per cominciare quel processo di trasformazione del Prc culminato nella scelta di partecipare al governo Prodi. Pur vantando una esperienza che avrebbe fatto invidia a molti, nei primi mesi di incarico Sansonetti ha pagato lo scotto di doversi rapportare con lettori che non erano del tutto pronti ad abbracciare una critica radicale delle tematiche, capace di essere impietosa con il capitalismo quanto con i falsi miti del comunismo novecentesco. Temendo di essere "troppo avanti", a volte il giornale ha adeguato il proprio pensiero a quello del lettore, dovendo poi subire la correzione del tiro da parte di Bertinotti in qualità di segretario del Prc. Man mano che è passato il tempo i meccanismi si sono oleati e Liberazione è riuscita a diventare lo strumento tramite cui comunicare la linea politica del partito alla base, pur mantenendo vivo uno spirito critico vigile e pungente.
Poi è arrivato l'aprile 2006 e tutto è cambiato. Fausto Bertinotti è stato eletto presidente della Camera e Franco Giordano è salito al piano più alto di via del Policlinico. Tutti hanno parlato di continuità, di percorso rinnovato ma che proseguiva nella stessa direzione. Ad un anno di distanza è duro affermarlo ancora.
Il carisma mediatico di Bertinotti non è paragonabile a quello di nessun altro dirigente del Prc (ma a questo nessuno può farci niente, neanche gli interessati) e gli incarichi di governo hanno prosciugato il partito degli elementi più esperti. Franco Giordano si è trovato solo a dover gestire un partito che era riuscito ad intuire i margini di crescita che gli erano propri, erodendo consensi agli altri partiti del centro sinistra (Ds e Pdci su tutti), ma che doveva compiere quello scatto necessario a candidarsi quale soggetto determinante sulla scena politica italiana. L'inesperienza, un rapporto poco chiaro con l'esecutivo e soprattutto la paura di rompere definitivamente con le minoranze interne, ha provocato confusione e smarrimento nella base.
In questo senso il caso Turigliatto è stato emblematico: sospeso dal partito perché al senato non ha votato secondo l'indicazione del partito, si è fatto finta di niente quando a comportarsi in questo modo sono stati due deputati (Cannavò e Cacciari). Rompere con le minoranze di Rifondazione Comunista vorrebbe dire osare e gettare il partito in una avventura: ci vuole la capacità e la fermezza di un condottiero per farlo e questo forse a Giordano manca ancora. Avrebbe dalla sua anche Liberazione che, seguendo il percorso indicato da Bertinotti, ha intrapreso un campagna per promuovere il nuovo soggetto della sinistra superando l'esperienza di Rifondazione Comunista. Il pensiero del presidente della Camera espresso anche nell'assemblea di Sinistra Europea è stato interamente riproposto sulle colonne del giornale di Sansonetti. Giordano, però, preso dalle preoccupazioni e dalle incertezze sopraccitate tende a frenare questa ipotesi, cavalcandone altre (la confederazione che garantisce la sopravvivenza di tutte le forze politiche esistenti). Questa tensione, evidenziata da un articolo uscito su La Stampa, viene palesata dalle parole al vetriolo rivolte da Giordano nei confronti di Liberazione, accusata di aver concesso poco spazio alla platea dell'assemblea di Sinistra Europea (è indicativo che sia stato usato il termine platea per contrapporlo allo spazio di due pagine concesso a Bertinotti). E fa pensare come il partito si sia schierato contro i reportage pubblicati da Sansonetti per denunciare il regime castrista e "l'assolutismo" di Chavez.
Un cambio al vertice di Liberazione metterebbe in luce più che un problema di libertà del dissenso, una modifica della linea politica del Prc, anche se ormai se ne sono accorti quasi tutti.
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#2 · giovanecomunista
26 giugno 2007, 01:43 devo dire che per la prima,e spero unica volta,sono deluso da questo giornale.proprio in un articolo di domenica su liberazione stessa,era proprio giordano a criticare la stampa per la notizia della crisi con betinotti,falsissima,visto,per di più,che giordano è considerato il più bertinottiano dei dirigenti di rifondazione comunista.Ancora,non veniva usata alcuna parola al vetriolo,ma in 2 righe(2 righe!)veniva criticato in maniera del tutto tranquilla e pacifica un titolo sull’assemblea di sinistra europea che sembrava mettesse in dubbio l’esistenza di rifondazione.Ancora,la sinistra europea è volutissima da giordano,che la considera però insufficiente e sostiene che debba andare di pari passo col soggetto confederativo a sinistra,esattamente come bertinotti.Non è vero,poi,che sansonetti litighi con i vertici del prc,ma abbia stretti consensi tra la base:negli articoli della Nocioni su Cuba e Venezuela,infatti,non solo ha suscitato le critiche di parte della dirigenza,ma anche di moltissimi lettori.Infine Cannavò e Cacciari non sono stati sospesi perchè non hanno fatto cadere il governo,tutto qui… Devo dire che sono molto deluso,per la prima volta,non me lo sarei mai aspettato da questa testata che consideravo una delle migliori… solo un consiglio,se posso:prima di scrivere un articolo su liberazione,leggetela liberazione#3 · Franco B. - Roma
26 giugno 2007, 08:53 Ho letto l’intervista di Rina Gagliardi a Franco Giordano, su Liberazione di domenica 24. Al “Parliamo del PRC” proposto da Gagliardi Giordano risponde dicendo (abbrevio) “Chi pensa che la modalità giusta per arrivare, al più presto, a questo risultato sia lo scioglimento di Rifondazione sbaglia due volte….....Sbaglia sul piano del metodo perchè rimuove il problema forse più importante che abbiamo di fronte: una sinistra unita non può che essere il frutto di un vero diffuso e consapevole processo di partecipazione…....Sbaglia sul terreno dei contenuti, perchè rimuove il tema che io chiamo, per la sinistra, di una “crisi di egemonia irrisolta” rispetto alle soggettività di riferimento – questo, certo, è un tema che ci porta lontano, ad una riflessione ineludibile sulle contraddizioni principali (classe, genere, ambiente), sui “modelli” comunitari solidali o contrappositivi, sul nesso virtuoso da tenere sempre insieme tra massa critica, innovazione, partecipazione, come si è visto in alcune esperienze positive, il No Tav o le elezioni a Taranto. Insomma, per costruire una soggettività capace davvero di misurarsi con il Partito Democratico, o comunque di competere con esso, non servono proprio “atti d’imperio”, o neogiacobinismi di ritorno”. Ora io trovo che, anche per chi ha una discreta consuetudine con la lettura, tradurre questo modo criptico di esprimersi sia un’impresa non facile. Chiedo l’aiuto di chi legge, vorrei sapere se sono io duro di comprendonio o se si tratta di un linguaggio che sembra fatto apposta per non farsi capire. Per quanto io mi sforzi, devo dire che non-lo-capisco e, se mi fosse richiesto, veramente non saprei spiegare-cosa-ha-detto. Passi pure per le mie modeste attitudini di “esegeta” del Giordano-pensiero (che sono evidentemente un problema mio), ma il leader del (diciamolo !) principale partito della sinistra (senza aggettivi) non dovrebbe sforzarsi di farsi capire anche da quelli “limitati”? Intendo: una persona politicamente così importante non dovrebbe porsi sempre, e non dimenticarlo mai, sul piano di “a domanda risponde”? Perché succede che se c‘è uno o qualcuno che non capisce, transeat, è un problema dell’uno o dei pochi; ma se a non capire sono molti, il problema è di chi parla, anche perché “la gente” – specialmente quella semplice – è portata a diffidare delle cose che non capisce.#5 · Marcello Marani
26 giugno 2007, 20:03 X Franco B Mi aggrego anch’io alla schiera di chi non capisce e non credo per mancanza di acume o materiale celebrale che dir si voglia, ma forse perchè chi parla o scrive, non è in grado di spiegarsi, meglio. Certe frasi mi richiamano appunto alla mente, il fatto che moltissimi che hanno poco o niente da dire, cercano di mascherare la loro pochezza “parlando difficile”, e quel poco o nulla lo descrivono con un montagna di parole, così come usava ironizzare Petrolini col suo monologo. Quello che mi sembra iniziasse con: “Se per l’ipotiposi delle componenti, prostergando i proligomeni delle concomitanze…” e poi strizzando l’occhio informava il pubblico che quello che diceva non aveva alcun significato, ma lo diceva tanto bene da far credere che si trattasse di un discorso importante. Per questo, fuori dal politichese, ritengo che fintanto che cadiamo nelle trapopole del potere ed anche noi ci trasformiamo in piccoli alchimisti, vedi tutti i post dei vari dosaggi e miscelazioni di simboli e sigle, con aggiunta di un pizzico di Diliberto, uno spicchio di Mussi, un cucchiaino di verdi, ma mi raccomando senza lo SDI e via dosando e miscelando, tanto da far pensare più ad una ribollita o ad un minestrone, che ad una volontà unitaria, non se ne verrà mai a capo. Solo che la ribollita o il minestrone, ben dosati ed amalgamati, danno un ottimo piatto, mentre, se ci mettiamo cioccolata e grappa, te e biscotti, ecc., si produce una cosa semplicemente nauseabonda ed immangiabile. Inoltre, se non si parte dai contenuti di un progranmma preciso dicendo cosa si vuole fare, perchè si vuole fare, come si intende realizzarlo e con l’aiuto ed il concorso di chi, rischiamo, magari, di far una barca per andare in montagna o una slitta per andare al mare. Ed una seconda considerazione da non sottovalutare, è quella di come possiamo sperare che i campioni del frazionismo, alla fine si convertano, illuminati sulla via della sconfitta alle elezioni amministrative e mettendo da parte interessi ed ambizioni personali, facciano quel passo indietro, per cominciare una nuova corsa, in cui la linea di partenza sia eguale per tutti, senza vantaggi per alcuni ed handicap, per altri. Questo significa la volontà di mettersi a nudo per dare prova di reale spirito unitario, ma dubito che chi in questi anni, chiuso nel proprio “particulare” guicciardiniano, essendosi ritagliato lo stagno, la palude, la pozzanghera, ed addirittura lo sputtacchio personale, per apparire come il ropso più grosso nello spazio più piccolo e ristretto ad hoc, possa appunto rimettersi in gioco, segando il ramo dell’albero, su cui sta comodamente seduto. maranimarcel@tiscali.it#6 · Marcello Marani
26 giugno 2007, 20:10 X Franco B Mi aggrego anch’io alla schiera di chi non capisce e non credo per mancanza di acume o materiale celebrale che dir si voglia, ma forse perchè chi parla o scrive, non è in grado di spiegarsi, meglio. Certe frasi mi richiamano appunto alla mente, il fatto che moltissimi che hanno poco o niente da dire, cercano di mascherare la loro pochezza “parlando difficile”, e quel poco o nulla lo descrivono con un montagna di parole, così come usava ironizzare Petrolini col suo monologo. Quello che mi sembra iniziasse con: “Se per l’ipotiposi delle componenti, prostergando i proligomeni delle concomitanze…” e poi strizzando l’occhio informava il pubblico che quello che diceva non aveva alcun significato, ma lo diceva tanto bene da far credere che si trattasse di un discorso importante. Per questo, fuori dal politichese, ritengo che fintanto che cadiamo nelle trappole del potere ed anche noi ci trasformiamo in piccoli alchimisti, vedi tutti i post dei vari dosaggi e miscelazioni di simboli e sigle, con aggiunta di un pizzico di Diliberto, uno spicchio di Mussi, un cucchiaino di verdi, ma mi raccomando senza lo SDI e via dosando e miscelando, tanto da far pensare più ad una ribollita o ad un minestrone, che ad una volontà unitaria, non se ne verrà mai a capo. Solo che la ribollita o il minestrone, ben dosati ed amalgamati, danno un ottimo piatto, mentre, se ci mettiamo cioccolata e grappa, te e biscotti, ecc., si produce una cosa semplicemente nauseabonda ed immangiabile. Inoltre, se non si parte dai contenuti di un progranmma preciso dicendo cosa si vuole fare, perchè si vuole fare, come si intende realizzarlo e con l’aiuto ed il concorso di chi, rischiamo, magari, di fare una barca per andare in montagna o una slitta per andare al mare. Ed una seconda considerazione da non sottovalutare, è quella di come possiamo sperare che i campioni del frazionismo, alla fine si convertano, illuminati sulla via della sconfitta alle elezioni amministrative e mettendo da parte interessi ed ambizioni personali, facciano quel passo indietro, per cominciare una nuova corsa, in cui la linea di partenza sia eguale per tutti, senza vantaggi per alcuni ed handicap, per altri. Questo significa la volontà di mettersi a nudo per dare prova di reale spirito unitario, ma dubito che chi in questi anni, chiuso nel proprio “particulare” guicciardiniano, essendosi ritagliato lo stagno, la palude, la pozzanghera, ed addirittura lo sputtacchio personale, per apparire come il ropso più grosso nello spazio più piccolo e ristretto ad hoc, possa appunto rimettersi in gioco, segando il ramo dell’albero, su cui sta comodamente seduto. maranimarcel@tiscali.it#7 · Stefano De Stefano
26 giugno 2007, 21:53 Ma come si fa a chiamare “comunista” un quotidiano che becca € 3.470.000 dallo Stato – cfr.:http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Giugno-2007/art21.html (dallo Stato: prima da Berlusconi e poi da Prodi), all’anno!,e ha mandato a quel paese diffusione militante, coerenza, partecipazione ecc. ecc. perché,ormai, è ridotto a una lobby di assessori, politici di professione, in una parola ceto politico che ha come unico obiettivo quello di mantenere la poltrona!L’ho scritto una volta e lo ripeto: siete peggio di Noske!E non importa che non abbiate ancora ammazzato la vostra “Rosa Luxemburg”, perché oggi le Rosa Luxemburg stanno in Iraq, in Afghanistan, in Libano, e lì la vostra becera parte l’avete fatta!form di registrazione al sommario
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#1 · tommaso
25 giugno 2007, 19:30 In tutto questo manca un particolare essenziale, che nessuno ci dice e tantomeno “Liberazione”: come vanno le vendite? Questo si che sarebbe un dato interessante, se si parla di democrazia…