Aprileonline.info: La loggia di San Marino
Quotidiano per la sinistra
www.aprileonline.info
Funzione Pubblica CGIL

Martedì, 06 Gennaio 2009 - Ultimo aggiornamento alle 18:52

La loggia di San Marino

Andrea Santini,   19 giugno 2007, 00:39

La loggia di San Marino BelPaese     

L'inchiesta della procura di Catanzaro:  in opera un gruppo di potere trasversale agli schieramenti politici capace di influire sulle scelte di amministrazioni pubbliche sia per l'utilizzo di finanziamenti che per l'assegnazione di appalti.  Affari eccellenti per nomi eccellenti, riuniti sotto una cupola chiamata Loggia di San Marino



Affari eccellenti, nomi eccellenti, inciuci trasversali dato che "pecunia non olet", il danaro non puzza, un made in Italy da galera nato all'ombra del Titano, cresciuto poi tra le Calabrie, Roma, Milano e Padova. Molto all'ombra, sotto le volte assai riservate di una superloggia nata nel 2003, dall'unione di altre tre logge massoniche, alla presenza benedicente del gota massonico statunitense, il gran maestro della Gran Loggia del distretto di Columbia e il suo predecessore, oltre ai gran maestri e i maestri venerabili della Gran Loggia Italia di Washington. Anfitrione il gran maestro Federico Micheloni, già capitano reggente della Repubblica di San Marino dal '57 al '61, e poi direttore sanitario del Civico Ospedale. Grande pompa, di fronte al gran maestro del Grande Oriente d'Italia e a Grandi Maestri e Venerabili in rappresentanza di 27 gran logge sparse per il mondo, dalla Croazia al Brasile, dall'Austria all'Africa, da un continente all'altro.

Una loggia sotto la quale aveva trovato rifugio e copertura, secondo la Procura di Catanzaro che ha fatto scattare perquisizioni a raffica e inviato una ventina di informazioni di garanzia, una confraternita di politici, affaristi, finanzieri, barbefinte del Sismi e del Cesis, legati, per la maggior parte, da una comune interpretazione della "calabresità": da destra a sinistra, in santa fratellanza, pur di arraffare, che in questo caso significava spartirsi torte pubbliche e appalti. Perché? I magistrati che hanno condotto l'inchiesta, Luigi de Magistris e Antonella de Angelis, si sono dati una risposta nel nome in codice dell'indagine: "Why not". Perché si truffa? Perché si può, quindi, perché no.

Una semplice operazione di ingordigia finanziaria illecita da parte di personaggi che, data la loro posizione sociale e professionale, erano in grado di organizzare la truffa? A vedere l'elenco dei nomi finora entrati nell'inchiesta - finora, perché l'inchiesta non è certo conclusa - qualcosa di più, e forse di diverso e maggiormente allarmante. L'ipotesi di reato che li riguarda è di truffa, violazione del finanziamento a partiti politici, associazione a delinquere, corruzione, violazione della legge Anselmi, vale a dire l'iscrizione ad associazioni segrete. Una ipotesi che farà discutere visto che, dopo la vicenda della P2, è la prima volta che si applica ad una loggia massonica.

Dunque, i protagonisti. Partiamo dall'alto, dalle stellette di generale. Ce ne sono due, a che titolo dovrà deciderlo il magistrato. Uno è :il generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza dal 26 marzo di quest'anno, al posto di Emilio Spaziante, nominato dal governo vice segretario del Cesis, il comitato di coordinamento tra i servizi segreto che ha sede a Palazzo Chigi. L'altro è il generale Walter Cretella Lombardo, dal primo marzo capo della Scuola di Polizia Tributaria con sede a Ostia, ma molto più interessante nel suo ruolo precedente. Fedelissimo di Niccolò Pollari, ex capo del Sismi, Cretella è finito spesso sui giornali. Era capo del II reparto della GdF, lo stesso di cui facevano parte i due uomini scoperti a "collaborare" con gli investigatori privati nella vicenda di spionaggio ai danni di Marrazzo e della Mussolini nello scandalo del Lazio-gate. Il suo nome e quello del reparto da lui diretto erano poi tornati alla ribalta anche riguardo alla telefonata intercettata tra Consorte e Fassino pubblicata dal "Giornale" di Montanelli. E guardacaso il suo nome, in questa inchiesta calabrese, salta fuori durante la perquisizione a casa di Giovanbattista Papello, consigliare dell'Anas: il suo biglietto da visita, con il numero di cellulare segnato a mano, era in bella mostra accanto alla trascrizione di una intercettazione telefonica tra Fassino e il presidente dell'Anas Vincenzo Pozzi.

Il problema, però, non sembra quello noto del pelo e del vizio del lupo. Ma qualcosa di ben più finalizzato. E lo si capisce se si passa ad altri protagonisti. Uno è Massimo Stellato, il cui ruolo è quello di Capocentro del Sismi a Padova, il quale è coinvolto assieme al fratello Gian Mario. L'altra è una signora, Brunella Bruno, in servizio al Cesis e indicata, a quanto dicono nell'ambiente, ai generali Cretella e Poletti, comunque a stretto contatto, al Cesis, con un altro generale della GdF, Emilio Spaziante. Che cosa di facesse in questa distinta compagnia d'affari, o meglio, in questa vera e propria cupola, lo spiegheranno i magistrati. Ma la ragnatela che comincia a dipanarsi sembra andare molto d'accordo con le linee guida indicate dall'ex direttore del Sismi Pollari e portare avanti, con la sua collezione di dossier, da quel Pio Pompa, gestore del "dossierificio" di via Nazionale, di cui si sa solo che è stato trasferito in luogo meno scottante all'interno del Sismi.

La matassa che si dipana fa sempre parte della solita Collezione Primavera Estate del Made in Italia, della nota griffe Cloaca doc: l'organizzazione di un comitato d'affari che, con forti entrature a Bruxelles, ancora da rivelare, aveva messo in piedi una serie di società, i cui protagonisti erano spesso interscambiabili, che si spartivano affari e tangenti, tutte con danaro pubblico, comunitario, statale, regionale o locale. Bipartisan, trasversale, all'insegna del potere e con la copertura della loggia.

Certo, è ancora un'inchiesta, quindi è tutto da dimostrare, e sarà compito della magistratura farlo. Ma intanto, per cercare di capire, occorre far sfilare protagonisti e interpreti. Si comincia con il vice presidente della Giunta Regionale calabrese, e assessore al turismo, Nicola Adamo, diessino. Gli ultimi due anni è passato attraverso forche caudine e l'inferno: prima per la sua storia con Eva Catione, sindaco di Cosenza, e le sue scuse a moglie e figli, poi per inchieste in cui si è trovato coinvolto. E, per uno che è stato anche assessore ala Trasparenza, non è poco. Si prosegue con l'assessore all'Agricoltura Mario Pirillo, esponente del partito democratico meridionale, per continuare con un altro diessino, il consigliere regionale Antonio Acri. Poi c'è la parte ex democristiana, molto folta, che va da Forza Italia all'Udc alla Margherita, con un contorno di affaristi cattolici legati a Comunione e Liberazione. C'è Salvatore Domenico Galati, il cui nome direbbe poco se l'uomo non appartenesse allo staff del senatore, e coordinatore regionale di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, che ha legato il suo nome ad uno sciagurato disegno di legge che, se approvato, avrebbe mantenuto moltissimi criminali fuori dalla meritata galera. Ci sono poi due personaggi legati alla Compagnia delle Opere, il braccio affaristico di Comunione e Liberazione: Giorgio Vittadini, già responsabile nazionale, solo perquisito, e Antonio Saladino, della C.d.O. regionale. Vittadini è noto per il grido accorato con cui chiuse nel 2003 il meeting di Cl: "Siamo tutti americani". Saladino, veterinario di Lamezia Terme, ha trovato la sua fortuna con il centro sinistra, il primo. Quando la fantasia di Treu si inventò il meccanismo del lavoro interinale,con le varie agenzie, Saladino, che vagava mettendo in piedi piccole aziende, si buttò nella consulenza del lavoro, creando una società diventata una miniera d'oro. Che, secondo il magistrato, ha messo al servizio (o viceversa) dell'organizzazione.

Altro personaggio di un certo rilievo è l'ex parlamentare parmigiano Franco Bonferroni, figlio di un ex dc forlaniano doc, buon amico di Pier Ferdinando Casini e di Romano Prodi, attualmente consigliere d'amministrazione di Finmeccanica. Bonferroni, nel 1993, si vide stroncata la carriera da una brutta storia di mazzette in cui era coinvolto assieme all'attuale segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. Uscirono puliti, ma per lui la strada parlamentare era chiusa. Riciclato in Finmeccania, per il magistrato è una delle punte del comitato d'affari. Con amicizie importanti. Sull'aereo degli invitati a Beirut al suo matrimonio, oltre a Pier Ferdinando Casini, allora presidente della Camera, e al cardinale Camillo Ruini, c'erano Gustavo Selva, il sottosegretario Giuseppe Galati, e il vice presidente dell'Unicredit Palenzona. Della serie gli amici non si abbandonano.

Sempre del gruppone con origini ex democristiane fa parte Piero Scalpellini, consulente "non pagato" dell'Ufficio del Consigliere diplomatico per i paesi africani che dipende dalla Presidenza del Consiglio. Scalpellini, pur non essendo pagato, qualche vantaggio lo deve avere. Il figlio, che ha studiato in Libia, nel 2004 è diventato uno dei portaborse di Prodi. Lui stesso, che ha base operativa a San Marino, dove lavora per una società messa in piedi da ex uomini di Nomisma, veniva un paio di giorni la settimana, sempre nello stesso residence in cui Prodi scende da 10 anni. E recentemente, nella sua qualità di consulente "non pagato" di Palazzo Chigi, ha accompagnato il ministro Giulio Santagata in Libia, per risolvere il problema delle migrazioni clandestine. Un altro nome noto è quello di Cristina Fanesi, esponente della Margherita e responsabile dell'associazione "Margot".

Poi, naturalmente, c'è il mondo degli affari e delle banche. Da Pietro Macrì, presidente della società Mat Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia, a Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione. Un altro dirigente regionale è Francesco De Grano, responsabile del settore finanziamenti Por dal 2007 fino al 2013, assieme alla sorella Maria Angela, conm cariche in diverse società. Gli uomini di Saladino nel gruppo sono Valerio Carducci, che tiene i contatti con gli ambienti parlamentari. Giancarlo Luzzo, ex assessore regionale alla Sanità, Mario Pirillo, attuale assessore all'Agicoltura, e Vicenzo Bifano. I nomi continuano con Gerrardo Carnevale, dello staff di Antonio Acri, l'imprenditore Armando Zuliani, il commercialista Francesco Indrieri.

Un bell'inizio, ma solo un inizio. Secondo i magistrati, il comitato d'affari potrebbe essere uno dei finanziatori occulti dell'Udc, e per questo le aziende del segreterio Cesa sono nel mirino da tempo. Ma nella mangiatoia, come si vede, sarebbero in moti a inzuppare il pane. In fraterna, illecita complicità. Senza badare alle bandiere personali.





Per poter inserire i commenti agli articoli devi essere registrato. Se non sei un utente registrato ad Aprileonline.info inserisci il tuo indirizzo e-mail nello spazio apposito del
form di registrazione al sommario
e clicca su invia.
Se già sei registrato al sito fai il login
Powered by Elzevira