Futuro non vissuto
***, 28 maggio 2007, 12:45
Mostra fotografica
Dal 1 al 13 giugno, presso la Feltrinelli international di via Cavour 12r a Firenze, è di scena la bellissima mostra fotografica di Gianfranco Angelico Benvenuto: Storia del futuro non vissuto da Gabriele Simeoni. Morto a 23 anni, schiacciato da una lastra di cemento, in un cantiere edile in Friuli
BADILI BIANCHI PER I MORTI SUL LAVORO
Dopo esser stato mostra fotografica itinerante all'interno dei cantieri edili del Nord Est, col 1° giugno, il nuovo tratto di strada del futuro mancato di Gabriele fa tappa a Firenze, alla galleria Feltrinelli International di via Cavour.
Ed ecco in queste mie foto, non scioccanti ma terribili nella loro normalità, la storia del futuro non vissuto da Gabriele Simeoni.
E' morto a 23 anni, schiacciato da una lastra di cemento, in un cantiere edile in Friuli.
Di Gabriele, muratore, figlio unico, é rimasta solo la sua tuta da lavoro.
"Col permesso dei genitori, ho voluto che quella tuta vuota diventasse la protagonista di un racconto breve, del quotidiano della sua vita mancata.
Un'istantanea dopo l'altra, lo spaventapasseri color kaki attraversa il tempo presente, viaggia senza corpo né anima, pieno solo di vento. E' lo spettro che grida un'assenza. Un urlo nel silenzio, che sfonda ogni ostacolo eretto dalla società dell'apparenza: l'assuefazione alle immagini choc, l'indifferenza al dolore altrui, la rimozione della morte, la non elaborazione."
Resta, però, il suo spirito.
"Amate la vita e difendetela perché è irripetibile. Si deve e si può lavorare in sicurezza. Si lavora per vivere, non per morire.", è il messaggio che ci lascia.
La ragazza che gli si vede accanto è Paola, la sua vera fidanzata, la quale ha accettato, con le lacrime agli occhi, di interpretare se stessa, nella speranza possa servire a sensibilizzare gli operatori di settore.
Il sacerdote che celebra il matrimonio mai avvenuto è Don Renzo, un prete vero, così come sono veri la chiesa e il cimitero.
Infine la nuova foto-provocazione (installazione, la chiamerebbero i critici d'arte) dei badili bianchi.
Le morti bianche non si fermano in nessuna parte d'Italia.
Ogni sei ore, una persona perde la vita sul posto di lavoro.
Gabriele è ormai divenuto un nome simbolo, è anche Antonio, Giovanni, Mario, Lorenzo, Paolo, Giuseppe, Luca, Gaetano, Pippo... Juri, Said...
Per il suo corpo ha accettato la nuova dimora.
Ma il suo spirito riempie ancora di vento la vuota tuta color kaki e come un guardiano ci indica il terreno su cui già sono infilzati i badili, pronti a scavare le nuove fosse per quegli operai che non torneranno più a casa.
Badili bianchi dove ancora brillano incerte le anime dei lavoratori che stanno per essere soppressi.
Così in una performance surreale, la tuta vuota di muratore di Gabriele invita il Presidente Napolitano, nel cimitero di San Vidotto, ad estrarre simbolicamente il primo badile, perché queste fosse restino solo piene di terra e su di esse germoglino le primule e le margherite.
E poi chiama anche gli altri politici, gli imprenditori, i progettisti, gli operatori di settore e... i lavoratori, per garantire la sicurezza sul posto di lavoro.
Perché si lavora per vivere, non per morire.
Se nessuna personalità accetterà l'invito, come sempre, i badili bianchi saranno tolti dalle persone più svantaggiate:
un lavoratore che ha già subito un incidente sul lavoro,
un lavoratore sottopagato,
una donna delle pulizie,
un lavoratore in nero,
un extracomunitario,
un invalido,
un senzatetto
...ognuno pianterà una margherita nella ferita lasciata dal badile.
Gianfranco Angelico Benvenuto
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