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Rai, chiesto rinvio a giudizio per 5 consiglieri

Ida Rotano,   08 maggio 2007, 19:12

Rai, chiesto rinvio a giudizio per 5 consiglieri Interni     L'ipotesi di reato  per Giovanna Bianchi Clerici (Lega nord), Giuliano Urbani (FI), Gennaro Malgieri (An), Marco Staderini (Udc) e Angelo Maria Petroni (nominato dal ministero dell'Economia) è di "abuso di ufficio continuato e aggravato" nell'ambito dell'inchiesta avviata lo scorso anno sulla nomina dell'ex direttore generale della Rai, Alfredo Meocci



Il pubblico ministero della Procura di Roma, Adelfi d'Ippolito, ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque consiglieri, tutti del centrodestra, del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini: Giovanna Bianchi Clerici (Lega nord), Giuliano Urbani (FI), Gennaro Malgieri (An), Marco Staderini (Udc) e Angelo Maria Petroni (nominato dal ministero dell'Economia). L'ipotesi di reato è di "abuso di ufficio continuato e aggravato" nell'ambito dell'inchiesta avviata lo scorso anno sulla nomina dell'ex direttore generale della Rai, Alfredo Meocci.

Le tappe della vicenda
Il 5 agosto del 2005 Meocci viene nominato direttore generale Rai con cinque sì dei consiglieri di centro-destra mentre l'Unione vota no con Curzi, Rizzo Nervo e Rognoni. Il presidente Petruccioli si astenne. Meocci era in realtà incompatibile con l'incarico di direttore generale, poiché in precedenza era stato commissario dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Il 27 aprile 2006, proprio per tale incompatibilità, la stessa Authority comminò alla Rai una multa da 14,3 milioni di euro e a Meocci una multa da 373mila euro (entrambe le sanzioni sono state confermate prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato il 20 dicembre 2006). Alla Rai fu successivamente inflitto un ulteriore aggravio, pari al 10 per cento della sanzione (circa 1,5 milioni di euro) per avere pagato in ritardo la multa.
Meocci ha lasciato il posto di direttore generale il 19 giugno 2006 firmando un accordo votato dal Cda con sette sì e un astenuto (Petroni), il consigliere Bianchi Clerici non partecipa al voto. La transazione prevede uno stipendio "sostanzialmente equivalente" a quello da dg.

L'inchiesta
Il 7 dicembre il Pm della Procura di Roma Adelchi D'Ippolito iscrive nel registro degli indagati, con l'accusa d'abuso d'ufficio, i cinque consiglieri della Rai che avevano votato a favore della nomina di Meocci a dg: Bianchi Clerici, Petroni, Malgieri, Staderini, Urbani.
All'inizio di gennaio gli uffici dell'Agcom chiedono alla Rai di acquisire i documenti sulla transazione con lo scopo di indagare sul contratto di accordo tra Meocci e la Rai quando l'ex dg ha lasciato il posto. Il 10 gennaio però il Cda approva una delibera - tutti favorevoli tranne Curzi che si astiene - con cui rimodula lo stipendio di Meocci sulla qualifica di caporedattore. In base a questa decisione l'Agcom ha poi archiviato i procedimenti che riguardavano la transazione del giugno 2006. Archiviazione subordinata al pagamento "delle differenze stipendiali corrisposte da giugno a dicembre 2006", ovvero per il tempo tra la delibera e quella che la annulla.
Il 19 febbraio è stato depositato l'avviso di chiusura d'indagine dell'inchiesta sulla nomina Rai dell'ex dg da parte del procuratore Adelchi D'Ippolito. Oggi la notizia della richiesta di rinvio a giudizio: abuso d'uffico continuato e aggravato

Sulla richiesta di rinvio a giudizio si dovrà ora pronunciare il gip Giorgio Maria Rossi, che nei prossimi giorni fisserà l'udienza preliminare. L'inchiesta sulla nomina di Meocci fa parte di una più ampia indagine, condotta dallo stesso D'ippolito, sui cosiddetti "stipendi d'oro" dei manager di Stato che coinvolge anche Alitalia, Anas, Enel, Eni, Poste Italiane, Sviluppo Italia e Trenitalia.

"Ora l'azionista della Rai, il ministero dell'Economia, valuti in che modo sanare la situazione che si è creata e fare in modo che non accada più". Così Riccardo Villari della Margherita, Franco Ceccuzzi dei Ds, Loredana De Petris dei Verdi e Tommaso Sodano di Rifondazione comunista commentano la richiesta di rinvio a giudizio. "La nomina di Meocci a direttore generale - spiegano gli esponenti dell'Unione - era stata denunciata per tempo come errata e contro le regole, e si è rivelata addirittura drammatica, avendo esposto il servizio pubblico non soltanto alla pesantissima multa, ma anche adesso ad un processo contro una parte dei propri vertici. Chi avallò quella scelta ha dimostrato una pericolosa irresponsabilità. Si tratta di una vicenda intollerabile - aggiungono i quattro parlamentari - che colpisce gravemente la prima azienda culturale del nostro Paese. Ci aspettiamo che l'azionista spieghi quali misure intende prendere per fare in modo che una situazione del genere non possa più verificarsi in futuro. Colpisce, peraltro, - concludono - l'assordante silenzio dei numerosi dirigenti politici che all'epoca difesero e appoggiarono la scelta dei cinque consiglieri".

Per Sergio Bellucci, responsabile del dipartimento comunicazione e innovazione di Rifondazione comunista la Rai "ha oggi bisogno di siglare un nuovo patto con i cittadini e riconquistare il suo ruolo di prestigio che, di serata in serata, viene messo in discussione. Il servizio pubblico radiotelevisivo - prosegue Bellucci - non può rimanere travolto dalle responsabilità soggettive di alcuni personaggi. Il destino della Rai è troppo importante per essere legato a quello dei singoli".

"Purtroppo - spiega ancora Bellocci - il braccio di ferro che blocca il servizio pubblico da diversi mesi impedisce la possibilità di produrre il salto qualitativo necessario a rimettere l'azienda di viale Mazzini in condizione di operare. Intere reti televisive allo sbando, la mancanza di un progetto chiaro e con una prospettiva di medio e lungo termine, l'incapacità del vertice di dimostrare una visione industriale e un progetto per svolgere la missione di servizio pubblico, sono la quotidianità schiacciante con la quale deve sopravvivere la Rai. Su questo livello - conclude Bellocci - si inserisce la vicenda giudiziaria e l'impasse sulla decisione dei nuovi assetti. E' come se la Ferrari decidesse di correre il campionato con uno Schumacher in pensione e demotivato e un paio di pneumatici logori e forati. Qualcuno si stupirebbe dei risultati non altezza?".

A chiedere "scelte radicali per salvare la Rai dal progressivo declino" è il deputato dell'Ulivo Giuseppe Giulietti, membro della commissione parlamentare di Vigilanza. "Tutto era stato previsto - dice Giulietti - in questo modo si mette la Rai in un angolo, la Rai che non ha solidità di gestione, non ha affidabilità, una Rai nella quale non si può nemmeno parlare di alcuni disastri di ascolto perché appena ti permetti di fare qualche nome tutto viene immediatamente buttato in politica. Non si doveva demandare la questione della nomina di Meocci alla magistratura, ai tempi della sua nomina a dg c'erano esponenti politici che ridevano dicendo che era palesemente incompatibile, è l'ultimo lascito del conflitto di interessi che considera la Rai un bene minore.
Piuttosto che assistere a questo spettacolo, lo dico io che sono un insospettabile, piuttosto è meglio privatizzare seriamente. È uno sconcio, io mi auguro che si trovi una risoluzione immediata. Mi attendo di capire nelle prossime ore se il direttore generale potrà davvero fare il suo mestiere in autonomia o se invece deve essere ancora commissariato dal precedente governo. Se potrà finalmente portare un documento sulle cose che contano e se potrà portare le sue nomine liberamente. Mi attendo che le decisioni, anche le più radicali, siano assunte nel giro di pochissime ore. Non si può assistere ad un tracollo progressivo di una grande impresa nella indifferenza generale".





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