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L'ultimo Berlinguer: "Mai nel Pd"
***, 20 aprile 2007, 20:15
Congresso Ds
A La Stampa Giovanni Berlinguer spiega le ragioni e le motivazioni storiche e politiche che lo spingono a restare fuori dal Partito Demcoratico, impegnandosi in una altra sfida. Altrettanto importante e decisiva, altrettando difficile
Pubblichiamo l'intervista fatta da Francesco Geremicca, giornalista de La Stampa, a Giovanni Berlinguer: "Vedo una forte volontà di aggiornamento nella sinistra italiana"
Si ferma un momento, quasi inseguisse le parole giuste per chiudere il cerchio di un dolorosissimo ragionamento. "E poi, in fondo, anche questa ricerca ossessiva di numi tutelari che legittimino la loro operazione, questa storia del Pantheon, di Berlinguer, di Craxi, degli avi... E' indice di una grande debolezza, di assenza di una personalità propria. E naturalmente fa emergere il contrasto tra alcune figure del passato - tra le quali, certo, anche Enrico - e quelle del presente. La differenza, insomma, tra i dirigenti di un tempo, che parlavano dicendo "noi", e quelli di oggi che ripetono sempre "io", "io", "io"...". E il sipario, allora, potrebbe anche calare qui, sul passo d'addio ai Ds dell'ultimo Berlinguer. Giovanni, fratello di Enrico e candidato alla guida della Quercia nel 2001 dal "correntone" di Veltroni, Cofferati e Mussi, non entrerà nel Partito democratico: "Tenteremo di unire le forze di sinistra - spiega -. Proveremo a superare quella maledetta frantumazione che fa parte della peggior tradizione della sinistra italiana. E' necessario, perché ci sono diritti traditi e calpestati, quelli dei giovani, dei disoccupati, degli operai che crepano mentre lavorano. Bisogna provarci, è un dovere. Ci proveremo. Io sono pronto a continuare...".
Parole che arrivano dritte dal secolo scorso, che è sette anni fa ma sembra una vita. Una filosofia da '900, solida come il suo argomentare, come la sua casa, che è una gimkana tra migliaia di libri e mobili d'epoca; come le foto di Enrico, lì alla parete, ritratto con Giovanni, appunto, la sigaretta cascante tra le labbra come James Dean. Tutto, dalla sua casa al suo ragionare, trasmette l'idea di una solidità demodè. Magari superata. Certo non sostituita. Ecco, per dire, come motiva il suo no al nascente Partito democratico: "Ci sono tendenze pericolose, lì. La più grave è lo smarrimento dell'idea di laicità dello Stato. Arrivo a dire che era meglio quando c'era la Dc, che spesso conteneva l'invadenza vaticana. Oggi siamo invece all'offrirsi, al sollecitare un'influenza diretta della Chiesa sulle decisioni politiche e perfino sul comportamento dei singoli senatori. E' un caso di palese violazione dell'articolo 67 della Costituzione, che tutela l'esercizio parlamentare senza vincolo di mandato". Raddoppia quasi tutte le finali, nel suo intatto accento sardo. La casa è ingombra di mobili che costruisce Giovanni stesso, con fatica e pazienza certosina: un hobby antico. La moglie si lamenta, però: "Da quando è a Strasburgo (Giovanni Berlinguer è eurodeputato ds, ndr) lavora meno - dice portando l'ospite in giro per la casa -. E io, invece, ho bisogno che sistemi un tavolo che altrimenti viene giù". C'è un altro aspetto del nascente partito che non piace affatto al fratello del più amato dei segretari Pci. "Sono deluso per un processo che è tutto di vertice, per l'assenza di contenuti ideali e programmatici e per il disdegno - sì, il disdegno - nei confronti di forme di partecipazione possibili e invece mortificate e perfino combattute. Ora, intendiamoci, io non mi auguro affatto il fallimento del Partito democratico, sarebbe un regresso per tutti noi. Ma certo, mentre nasce quel partito, qualcun altro dovrà lavorare a unire le forze sparse della sinistra...".
Eccola, dunque, l'antichissima «nuova frontiera» di questo professore emerito in Psicologia e Igiene del lavoro: la sinistra. Giovanni Berlinguer parla di precari e disoccupati, ricorda l'esistenza in Italia di 25 milioni di lavoratori, reclama la difesa dei ceti deboli, la necessità di una politica di pace. E' convinto che di tutto ciò il Partito democratico non si occuperà. "E invece vedo una forte volontà di aggiornamento nella sinistra italiana - incalza -. Il passo più importante è stato compiuto sul tema della violenza, e già da tempo ormai. Ora è in atto un grande sforzo nell'assunzione di responsabilità di governo, per evitare che posizioni estreme, di rottura facciano saltare tutto per aria. E' un percorso sul quale è incamminata non solo Rifondazione. Penso ai Comunisti italiani, al mondo dell'ambientalismo, a gruppi e movimenti impegnati in un processo di revisione. E' una sfida difficile, la nostra, lo so. Come quella del Partito democratico, del resto. Ma è solo la competizione e poi l'alleanza tra queste due formazioni future che può permetterci di governare l'Italia. Cambiandola".
Governare per cambiare. Che è diverso dal governare per modernizzare, uno degli slogan del futuro Pd. Giovanni Berlinguer spiega la differenza. Argomenta, cita esempi, ragiona. E nel momento dell'addio al partito germinato dal partito nel quale ha militato per una vita, sembra lasciare poco spazio all'emozione. "Mi spiace, se è questa l'impressione. Invece sono molto coinvolto emotivamente. Mi auguro che ci siano meno lacerazioni possibili. Spero che i nostri diversi percorsi siano intrecciati. Ma quel che è certo è che non intendo rinunciare all'idea di un partito della sinistra democratica collegato all'esperienza del socialismo europeo". Come tanti altri compagni reduci dal vecchio Pci, Giovanni Berlinguer è di fronte alla seconda grande svolta della sua vita. Meno inevitabile di quella dell'89, peggio argomentata, frutto di una scelta discutibile, e infatti discussa, non parto di una drammatica necessità storica. "Nell'89 io subii una forte scossa. Ma riflettendo arrivai all'idea che in quella svolta c'erano assieme un fallimento storico e una grande opportunità: la liberazione da regole e dogmi che avevano frenato un'intera generazione". E' chiaro che per lui, stavolta, le cose non stanno così. La valigia per Firenze, per l'ultimo congresso del suo partito, è pronta. E ora sì che l'ultimo dei Berlinguer deve controllare l'emozione. "Non parteciperò all'elezione dei dirigenti che scioglieranno i Ds - dice -. E il distacco dal tronco rinsecchito sarà immediato o graduale, dipenderà da loro. Ascolterò il congresso e spero non si ripetano intolleranze nei confronti delle nostre decisioni". Giovanni Berlinguer prende un'altra via. E se questo renda incompatibile la presenza del fratello Enrico tra i numi tutelari del Partito democratico, decidetelo un po' voi. Lui non vuole nemmeno sentirne parlare: "E' una cosa barbara giocare con i morti e la memoria". Tutto qui.
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#4 · giuliano garavini
18 aprile 2007, 18:41 E’ bella l’intervista, come è bella la figura di Giovanni Berlinguer. Ora l’importante è che, siccome si è capito che la Bolognina non fu una liberazione da schemi vecchi ma un accodarsi agli schemi del mondo lberale, oggi si possa riuscire veramente e tutta la sinistra insieme a formulare un nuovo ragionamento.#7 · Ciappei Faliero
18 aprile 2007, 22:20 L’idea di Giovanni la sto portando su questo Web da tanto tempo,una sinistra unita,un partito di centro con il PD che si formerà,questo darà un assetto politico chiaro al centrosinistra. I due soggetti uniti con un programma unico per il governo dell’Italia. Questo è l’unico modo per cambiare l’Italia. il resto conta poco perchè la riforma elettorale con il proporzionale,pur capendo che in termini di rappresentanza parlamentare è giusta, non portando lo sbarramento necessario del 5% per favorire l’aggregazione della sinistra (PDCI,RIFONDAZIONE,SINISTRA DS,VERDI,MOVIMENTI E SOCIETA’ CIVILE). Il centrodestra ha le stesse problematiche. Senza questo sbarramento non si ottiene niente,quindi la riforma non servirà a fare chiarezza politica. Bene domani a Firenze termina il IV° e ultimo congresso dei DS, domani Mussi si pronuncera sul da farsi,se restare per la fase costituente o uscire. Da quello che dirà Mussi si aprirà una nuova fase. Aspettiamo.#8 · Enrico
18 aprile 2007, 22:56 La storia e la memoria di Enrico Berlinguer è ancora oggi di ostacolo ad un moderno processo politico involutivo che stravolge il suo pensiero. Caro Giovanni purtroppo lo hanno inserito nell’album di famiglia per collocarlo nel passato e confonderlo con tanti nomi celebri. La sua idea di compromesso era cristallina ed il rapporto con il popolo italiano era straordinario, perchè dalle sue parole traspariva l’onestà intellettuale di un uomo politico. Io non capisco come certi dirigenti non si rendono conto che uomini di questa dimensione sono ancora oggi patrimonio della nazione e della sinistra democratica italiana, certamente non paragonabili ad altri che sono stati condannati dalla storia e dal sentire comune.#9 · mariter
19 aprile 2007, 06:55 sottoscrivo l’ammirazione e la gratitudine per tutta la famiglia Berlinguer e ho un’immensa,malinconica nostalgia per uomini politici di quella statura.Soprattutto da cattolica pèraticante apprezzo di Giovanni il richiamo alla laicità dello Stato ,dannosa allo stato ma ancor più alla Chiesa e il richiamo a una politica volta non a cambiare nomi (senza peraltro cambiare gerarchie) ma un mondo ingiusto.L’unità delle sinistre si faccia e si ponga soprattutto questo obiettivo.Con generosità,lucidità e senso del reale.Il riformismo vero sta qui,non nel vecchio moderatismo dell’alleanza dio vertice DS(ex)_Margherita.#11 · Candido Calabrese
19 aprile 2007, 10:38 Questa è civiltà del confronto e delle idee. Giovanni Berlinguer rappresenta il modo di fare Politica con la maiuscola. Altri credono di cambiare l’Italia con il P.D. Chi vuole una società più giusta e con meno furbetti, fruboni e furbastri, guarda a sinistra e vuole ricominciare a ricostruire. Queste strade sicuramente s’intrecceranno e dovranno fare i conti tra loro.#12 · comunistaitaliano
19 aprile 2007, 11:17 ora la si smetta con ripicche e appigli per prendere tempo e ci si metta intorno ad un tavolo per discutere dell’unica proposta SENSATA allo stato dei fatti: la Confederazione della sinistra.#13 · giovanecomunista
19 aprile 2007, 13:41 giovanni,io credo,con questa intervista ha fatto un pò rivivere nei nostri cuori il fratello enrico…la passione,l’onestà,la coerenzza,la grande cultura…e permettetemi di dire:io sono contro la pena di morte ma fassino,dopo k ha detto k quel ladro incompetente di craxi è meglio di berlinguer,lo metterei al muro e lo fucilerei…#16 · pinuccio
19 aprile 2007, 17:11 Spero che la confederazione di tutta la sinistra non resti ancora una volta un sogno. Solo per questo ho ancora voglia di fare politica. La vedo molto complicata specie se non si pone nella nuova legge elettorale uno sbarramento utile ad unire e se tutti i leader attuali non fanno un passo indietro.Quanto alle fesserie che continuano a ripetere i dalefassiniani sono la dimostrazione che parlano solo per parlare. Ancora oggi Chiti diceva a Mussi che non serve nello scenario della politica italiana un nuovo partito: perchè allora provano a rifare la DC e quindi un nuovo partito? Per fortuna da lunedì si comincia a fare politica seria. Incrociamo le dita#18 · Marcello Marani
19 aprile 2007, 23:15 Scusate la volgarità ma “...fffanculo ed abbasso i riformisti e sempre VIVA i RIFORMATORI!” E se chi si dice di sinistra non capisce la differenza sarebbe bene che torni all’asilo e cominci a Studiare cosa significa essere di sinistra, cominciando con il riprendersi le parole. E magari si dia la pena di leggere un libretto di don Milani dal titolo: “La parola fa eguali” www.iltravaglio.it#21 · Marcello Marani
21 aprile 2007, 06:59 Nell’illusione che repetita iuvant, visto che già si stanno mettendo in moto gli “incensatori” ripeto anche qui un dubbio già espresso: “Se il PD piace al Kaiamano ed a Maroni, è possibile che al Pierino non sorga il dubbio di avere sbagliato qualcosa? “Ammenocchè”, non ci sia in itinere uno scambio di favori come il io ti lascio governare come piace a me dato che tu PD fai il lavoro sporco che risponde alla nostra politica piduista. E non solo lasci tutto come si trova senza intervenire sul conflitto d’interessi, sulle leggi ad personam e senza obbligarmi a rendere il maltolo da Rete 4 ad Europa 7, ed anzi mi date come premio l’occasione di avere a prezzi di saldo anche Telecom. E se a sinistra si continua a cercare accordi di vertice, si ricade nelle stesse alchimie” dei politicanti, che hanno portato qualche centinaia di migliaia di ex militanti, indisposti a fare gli utili idioti per i Greganti, i Consorti ecc., dell’Allegra gestione pubblica, a mollare l’impegno volontario e gratuito e milioni di elettori pari ad un 35% a disertare le urne. Ed è li dove bisogna andare a pescare, fregandocene dei Bertinotti, Boselli, Diliberto, Mussi e Pecorari vari, per non parlare delle cosiddette sinistre antagoniste, che fanno solo scandalo e danno come un branco di scrofe nell’orto. Perchè se serve aria nuova e partito nuovo non ci si può far condizionare da gente vecchia, che non è stata in grado nel corso di un quarantennio a risolvere uno che sia uno dei vecchi problemi, che stanno ancora tutti li in attesa di soluzioni. Ed è dai vecchi problemi irrisolti che bisogna partire, altrimenti si resta tifosi di questo o di quello ed i problemi restano sempre tali e quali sul tappeto. Quindi ben vanga un Partito Nuovo se il fine è quello di risolvere i problemi vecchi e non quello di riciclare “dirigenti vecchi” di cui “nunmenepo’fregàdemeno”! O meglio “nuncenepo’fregàdemeno” Quindi bene fa Giovanni, (buon sangue non mente) a mettere avanti appunto i problemi irrisolti ed a parlare del Noi e non dell’io, perchè deve essere chiaro che si può essere vecchi d’età e giovani politicamente, o giovani anagraficamente e cariatidi politicamente. Ed il modo di rapportarsi ai problemi dei 25 milioni di lavoratori, sono a mio avviso il miglior approccio possibile ad un raggruppamento di sinistra, come propone il “sempre giovane” Giovanni. www.iltravaglio.itform di registrazione al sommario
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#1 · Ciccio
18 aprile 2007, 16:00 Grande Giovanni Berlinguer, questo suo intervento testimonia ancora di più la BONTA’ della nostra intenzione di unire tutti “quelli” che stanno realmente alla sinistra del Pd, e dimostra anche come i veri “eredi berlingueriani” non stanno nel Pantheon in cui Fassino non ha voluto mettere il GRANDE ENRICO (anzi, “ferendone” l’eredità mettendo quel ladro di Craxi) ,ma stanno, ovviamente, a sinistra, e sono per l’unità dei socialisti di sinistra, dei comunisti e degli ambientalisti!!! GRAZIE P.S.:al proposito, nel fare la “Sinistra Democratica” e la Sinistra Unita tutta, non dimentichiamoci mai della QUESTIONE MORALE e del VALORE DELL’ETICA POLITICA, di cui ENRICO, come sappiamo, era portabandiera!!! saluti socialisti a tutti.