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Family day, "preti sì, vescovi no"

Emiliano Sbaraglia,   03 aprile 2007, 18:58

Family day,     Continua la marcia di avvicinamento al 12 maggio, mentre dopo la scritta apparsa a Genova, al presidente della Cei, Angelo Bagnasco, viene assegnata una tutela non meglio specificata



"Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Perché poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali". Così parlò Bagnasco, il capo della Cei riuscito nell'impresa di mescolare nello stesso minestrone i Di.Co. e la pedofilia, l'incesto e il senso comune.

Reazioni scontate in questi giorni da parte del mondo politico laico; ma la scritta sul portone della cattedrale di S. Lorenzo di Genova ha fatto scattare l'allarme. Quel "Bagnasco vergognati", evidentemente riferito alle ultime dichiarazioni del monsignore, ha messo in moto la quasi totalità del mondo politico di parte cattolica, dal vicepresidente dei deputati di Forza Italia Isabella Bertolini, che addebita le motivazioni dell'attacco al "clima di inquisizione laicista" che si starebbe configurando nel nostro paese, al suo collega Maurizio Lupi, che parla di "clima intimidatorio da parte dei laici italiani", per arrivare all'aennino Riccardo Pedrizzi, pronto nell'individuare i "mandanti morali" della scritta nella sinistra laicista e anticlericale, legata ai "grandi media radicaloidi e molti esponenti del governo e della maggioranza".

Così, mentre Giulio Andreotti non trovava di meglio che proporre il "congelamento" dei Di.Co per almeno sei mesi, il tempo secondo lui necessario a ristabilire le regole per un confronto pacato e civile tra le parti contrapposte, il ddl arriva in Commissione Giustizia al Senato, introdotto dalla relazione del presdiente Cesare Salvi.

Sul fronte "Family day" arrivano le dichiarazioni del segretario generale, mons.Giuseppe Betori, che conferma l'allarme lanciato da Bagnasco sulle cosiddette "derive etiche", e difende le dichiarazioni del presidente della Cei, affermando nel corso di una conferenza stampa organizzata nella sede di Radio Vaticana che Bagnasco "non voleva mettere tutto su uno stesso piano. Quel che dispiace è che nel dibattito non si è fatto riferimento alla fonte ma ad una agenzia di stampa, anzi, al titolo di una agenzia di stampa". I soliti giornalisti che travisano la verità, insomma. Tra severi ammonimenti e annunci di nomine (don Domenico Pompili nuovo portavoce Cei, mons. Mauro Rivella nuovo sottosegretario), da Betori giungono anche accorgimenti e linee-guida da seguire in vista del 12 maggio.

La macchina organizzativa per la manifestazione promossa dalle associazioni cattoliche è in pieno fermento, ma rischia di arenarsi subito causa scarsità di fondi, a tal punto che in una nota del Forum delle Famiglie si viene a sapere che esiste la possibilità di sostenere "anche economicamente" la realizzazione di quello che viene definito un "grande evento a sostegno e difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio, secondo il dettato costituzionale". A seguire gli estremi del credito bancario e conto corrente di riferimento. E non finisce qui, perché la nota prosegue avvertendo che, nel caso si rendesse necessario, il Forum delle Famiglie non trascurerà la possibilità di ricorrere a "un meccanismo di indebitamento, pur di realizzare una manifestazione che viene giudicata strategica per il futuro della famiglia in Italia. Quella famiglia -si conclude nel testo-che è fondata sul matrimonio ed è aperta all'accoglienza dei figli".

Dulcis in fundo, il segretario dei vescovi ricorda a quest'ultimi che sarà loro vietata la piazza nel giorno fatidico, mentre i parroci potranno tranquillamente manifestare, perché "la parrocchia - ha spiegato - non è una realtà privata del clero, la loro partecipazione al Family Day dipende da come si organizzeranno al loro interno", assicurando che "certo alcuni parroci vorranno esserci". L'iniziativa gode comunque, ha ricordato Betori, dell'appoggio della Conferenza episcopale italiana, che a sua volta poggia sul consenso pontificio. Tutto a posto, dunque...

Intanto il prefetto di Genova Giuseppe Romano, al termine di un coordinamento delle forze di polizia, ha spiegato che si è parlato delle misure da adottare in occasione delle festività pasquali per proteggere monsignor Bagnasco, ma non ha voluto in alcun modo specificare se la "misura tutoria" annunciata si concretizzi in una vigilanza, in una tutela o in una scorta. Che, nel caso, sarebbe messa geltimente a disposizione dallo Stato (laico) italiano.   





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