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Bush in Brasile da "ambientalista"
Francesco Scommi, 09 marzo 2007, 19:07
L'incontro
I governi brasiliano e americano hanno stipulato un accordo di cooperazione per la produzione dell'etanolo, alternativa ecologica ai combustibili fossili. Ma Lula non ha risparmiato una strigliata all'omologo statunitense
Una tirata di orecchie ecologica del presidente brasiliano Lula al suo omonimo statunitense Bush è stata data dal "presidente operaio" durante la visita del presidente americano in Brasile. L'incontro è servito per raggiungere un accordo di cooperazione tra i due paesi nel campo della produzione dell'etanolo, alternativa ecologica ai combustibili fossili.
Alla Transpetro, un'unità alla periferia di San Paolo che si occupa di biocombustibili alternativi, Lula ha dichiarato: "Noi che abbiamo sporcato tanto il pianeta nel ventesimo secolo dobbiamo ora dare il nostro contributo al suo disinquinamento nel ventunesimo secolo. In fin dei conti siamo responsabili e vogliamo che i nostri figli e nipoti possano vivere in un mondo meno inquinato del mondo in cui stiamo vivendo oggi".
Il memorandum messo a punto dai due governi fissa i termini di una cooperazione tra i due Paesi per la produzione di etanolo. L'obiettivo è farne un prodotto commercializzabile sul mercato mondiale.L'accordo prevede anche la cooperazione per il trasferimento di tecnologia ad altri paesi interessati alla produzione di alcool combustibile. Il Brasile e gli Stati Uniti concentrano il 70% della produzione mondiale di etanolo e hanno un interesse comune a promuovere un mercato internazionale di biocarburanti puliti e rinnovabili. Attualmente, il Brasile fabbrica l'etanolo a partire dalla canna da zucchero e gli Stati Uniti a partire dal mais. Una delle richieste brasiliane è che gli americani riducano i diritti di dogana sull'etanolo brasiliano esportato negli Stati Uniti.
"Penso che questa partnership fra gli Usa e il Brasile può significare definitivamente a partire da oggi un nuovo momento dell'industria automobilistica mondiale - ha concluso Lula - un nuovo momento per i combustibili del pianeta, e direi anche un nuovo momento per l'umanita'".Bush ha risposto che bisogna preoccuparsi dell'impatto della benzina fossile sull'ambiente. "Gli Usa sono interessati a diversificare la fonte di generazione dell'energia - ha detto Bush nel suo discorso - Vogliamo ridurre la dipendenza dal petrolio, che è anche una questione di sicurezza nazionale". A Bush sono state mostrate quattro auto di Ford e General Motors mosse col sistema 'flex', che prevede l'uso indiscriminato di benzina e di alcool da canna da zucchero, e ha elogiato molto la tecnologia brasiliana. Ha definito il Brasile "leader mondiale" del settore biocombustibili rinnovabili.
Il vertice è stato duramente criticato dal presidente venezuelano Hugo Chavez, spina nel fianco degli Usa in America Latina. Secondo Chavez il viaggio di Bush è un tentativo di promuovere il progetto sostenuto dagli Usa dell'Area di libero commercio delle Americhe (Ftaa), a cui il Venezuela si è opposto con proprie proposte per l'integrazione regionale.
"E' una nuova offensiva imperialista dopo che abbiamo sotterrato l'Ftaa al vertice di Mar del Plata", ha accusato Chavez, riferendosi al vertice delle Americhe svoltosi nel 2005 in Argentina che alla fine non ha portato a un accordo sul libero commercio.Chavez ha poi messo in ridicolo i piani di aiuto per l'America Latina che Bush ha svelato prima del suo viaggio: "Bush dice che ci saranno 75 milioni di dollari per risolvere il problema della poverta: questa e' una somma ridicola. Non vogliamo l'elemosina, vogliamo un sistema di libertà, abbiamo spezzato le catene dell'imperialismo".
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#2 · Rosalba Rita
11 marzo 2007, 10:40 BRASILE USA BUSH. In transito all’ aeroporto di SanPaolo l’altro ieri ho visto arrivare due jumbo del airforce usa, all’interno militari in assetto di guerra, si parla di 300/500 agenti esperti CIA e macchine blindate. Sulla stampa locale e non solo le incredibili affermazioni di GB, non ne azzecca una. George Bush, – il bolivariano – , – l’amico dei trabajadores y campesinos – dell’America latina (parole sue), arrivato oggi a San Paolo del Brasile, blindato. L’aveva dichiarato lunedì, anche in spagnolo, alla Camara Hispanica de Comercio di Washington: – Il mio messaggio a “quei “ trabajadores y campesinos – , dell’America latina – è che voi avete un amico negli United States of America – . E, a riprova di questa fratellanza, aveva tracciato un parallelo fra Simon Bolivar, el Libertador dell’America latina (prima di questo viaggio con ogni probabilità non aveva mai sentito parlare), e George Washigton, l’eroe dell’indipendenza degli Stati uniti: – Bolivar, come Washington, appartiene a tutti coloro che amano la libertà. Bolivar è anche l’eroe di Hugo Chavez, il venezuelano che ha osato sfidare Bush sul suo terreno, il petrolio e il neo-liberismo e che sarà anche lui impegnato negli stessi giorni in un, contro-viaggio, in America latina (l’Argentina di Kirchner e la Bolivia di Morales). Chavez è il vero obiettivo della tournée latino-americana di Bush. Negli incontri con Lula a San Paolo, Vazquez a Montevideo a Bogotà. e perfino Uribe – sarà il convitato di pietra -, il tentativo di Bush sarà di fermare il peso di Chavez, economico, la petro-diplomazia ed ora anche politico – il “socialismo del XXI secolo” – cementato dal collante dell’integrazione latino-americana, non deve passare. Troppo tardi cambia il vento, è di ieri la notizia “Cuba dà il via alla produzione; Usa autoesclusi per embargo. Al massimo entro quest’anno un consorzio di società indiane, norvegesi e spagnole, cominceranno a pompare petrolio da un grande giacimento al largo delle coste dell’isola, a circa 70 miglia dalla Florida. Naturalmente le compagnie statunitensi sono “fuori”. Non per una decisione di Fidel, ma a causa dell’embargo ultra-quarantennale decretato contro la repubblica socialista. Uno studio, USA stima che nel territorio cubano vi sarebbero 4,6 miliardi di barili di greggio e 9,8 trillioni di piedi cubici di gas naturale. Per Cuba – a parte ogni considerazione politica e anche ironica sul fatto che così Fidel si può “vendicare” di chi ha costretto alla fame il suo paese, è una svolta epocale. Diventare un piccolo ma significativo produttore di petrolio migliorerà nettamente il suo pil e la bilancia commerciale. Dopo aver ridotto alla fame non solo Cuba e dopo aver promosso negli ultimi 40 anni colpi di stato in tutti i paesi del sud-centro america, la riscoperta da parte dell’amministrazione USA, della democrazia e della libertà, arriva troppo tardi. A dirglielo non saranno solo le manifestazioni di ripudio che sono in corso in tutto l’america latina a dargli «il malvenuto» a San Paolo oggi, a Montevideo domani e nelle altre città in cui metterà piede in questi giorni, chiuso nella sua limousine blindata (insieme agli hamburger e all’acqua minerale) non sentirà le grida di – Fora Bush – e non vedrà i – Bush asesino – scritti sui muri perché le città saranno tutte sotto coprifuoco come fossero in guerra e i manifestanti – molti dei quali saranno i militanti degli stessi partiti, il Pt in Brasile, il Frente Amplio in Uruguay…, dei presidenti che incontrerà nei palazzi – saranno tenuti a debita distanza dalle migliaia di poliziotti locali e dagli oltre 300 agenti di sicurezza CIA arrivati dagli Usa. Ma il messaggio gli arriverà lo stesso. Sono gli stessi americani a mandarglielo a dire, come il New York Times, che in un editoriale di ieri ironicamente titolato – Thanks to Mr. Chavez – . Già da alcuni giorni gli universitari di tutto il paese distribuivano un volantino. “ Fora Bush, asesino – con Bush fotografato con i baffi alla Hitler”. Troppo tardi e troppo poco. Grazie a Mr. Chavez e non solo.#3 · valerio
11 marzo 2007, 15:43 Il Brasile espelle Bush! Grandi manifestazioni contro la visita di Bush a Lula di Valerio Torre (da San Paolo del Brasile) Durante la notte fra il 7 e l’8 marzo scorsi in tutte le strade di San Paolo del Brasile sono apparse scritte sui muri che recitavano “fora Bush”. Il “comitato d’accoglienza” per la visita ufficiale del presidente degli Usa nel paese latinoamericano – prima tappa di cinque di un tour che lo vedrà impegnato anche in Uruguay, Colombia, Guatemala e Messico – aveva già dato inizio ai preparativi! Per il pomeriggio dell’8 marzo, in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, l’Avenida Paulista (la strada centrale di San Paolo) è stata invasa da oltre diecimila manifestanti che hanno protestato vigorosamente contro la visita di George W. Bush in Brasile. L’imponente manifestazione è stata diretta, tra le altre organizzazioni politiche, dal Pstu (sezione brasiliana della Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale, di cui il PdAC è sezione italiana) e dalla Conlutas, il sindacato in cui questo partito ha un ruolo centrale di direzione. Contemporaneamente, altre manifestazioni di protesta contro la visita di Bush si sono svolte a Rio de Janeiro, Porto Alegre e Recife. Nelle strade è risuonata la parola d’ordine dei nostri compagni brasiliani che legano all’imperialismo statunitense la complicità di Lula nelle missioni militari di sostegno alla politica coloniale americana: “fora já, fora já daqui, Bush do Iraque, Lula do Haiti” (“fuori subito, fuori subito da qui, Bush dall’Irak, Lula da Haiti”: si veda al riguardo la dichiarazione della Lit all’indirizzo http://www.litci.org/MateriaES.aspx?MAT_ID=538). La polizia, adducendo a pretesto alcune provocazioni di sparuti gruppetti di punk ed anarchici, (peraltro isolati ed espulsi dal corteo proprio dal servizio d’ordine del Pstu), si è scatenata contro la manifestazione lanciando bombe di gas urticante ad altezza d’uomo e caricando violentemente. Il bilancio è di qualche decina di feriti e parecchi arresti illegali. Da notare che le truppe della milizia erano del tutto prive delle previste targhette di riconoscimento, quindi già pronte ad azioni “extra”. In ogni caso, va osservato che, mentre cresce il sentimento antimperialista nei popoli dell’America Latina (si preannunciano imponenti manifestazioni anche negli altri paesi che saranno oggetto della visita di Bush), nessuna organizzazione della sinistra – a eccezione del nostro partito fratello nella Lit, il Pstu – assume un vero ruolo di direzione delle dinamiche di massa: al momento della carica della polizia, tutti i partiti che erano in piazza hanno abbandonato disordinatamente la manifestazione. Solo Zé Maria, presidente del Pstu e dirigente della Conlutas, è salito sul palco brandendo il microfono ed esigendo dal responsabile della Polizia Militare che cessassero immediatamente le violenze sui manifestanti. Quindi, ha invitato tutti i convenuti a restare saldamente nella strada non abbandonandola agli sgherri di Lula ed ha tenuto il comizio di chiusura, concludendolo con queste parole: “Ora la manifestazione si conclude e possiamo andare via. Non siamo scesi in piazza per scontrarci con la polizia: il giorno che dovremo farlo saremo preparati per questo!”. Insomma, una vera manifestazione di forza e di organizzazione dei nostri compagni brasiliani, che si sono dimostrati in grado ancora una volta di assumere la direzione di un movimento: come ha anche evidenziato la grande iniziativa per commemorare i venti anni dalla scomparsa di Nahuel Moreno, il fondatore della Lit – Quarta Internazionale (il cui video può ancora essere visto accedendo al sito del Pstu all’indirizzo http://www.interrogacaodigital.com/player/#4 · franco
12 marzo 2007, 09:05 L’embargo a Cuba non l’ha deciso Bush, ma l’illuminatissimo e sinistrissimo Kennedy. L’embargo USA, poi, non ha costretto alla fame Cuba, con cui liberamente commerciano tutti gli altri Stati del mondo, tra cui l’Italia, che possiede il 26% dell’Ente Telefonico Cubano, una vera gallina dalle uova d’oro, visti i prezzi astronomici che applica. Quanto al petrolio, il governo cubano ha impiegato cinquanta anni a dare le concessioni ai norvegesi, perchè era convinto di riuscire a sfruttare i campi petroliferi da solo. Quando ha visto che non aveva sufficienti risorse tecnologiche per farlo, ha dovuto fare quello che molti Paesi arretrati fanno: ha chiamato le multinazionali del petrolio dell’Occidente capitalista e gli ha dato le concessioni di esplorazione e sviluppo, come sta facendo una una Nigeria qualsiasi.#5 · Paolo
12 marzo 2007, 13:30 In realtà l’ etanolo non inquina come i carburanti fossili, inquina MOLTO meno della benzina e magari fosse più diffuso nel Mondo!!La quantità di CO2 che emette la sua combustione è la stessa immagazzinata dalla pianta durante la sua crescita e quindi il bilancio di emissione è ASSOLUTAMENTE in pareggio per cui la quantità di CO2 non aumenta. Il problema è che è più costoso da produrre e quindi sono necessarie esenzioni fiscali o riduzioni d’ accisa. Mi dispiace che vengano diffuse sbagliate informazioni su quello che anche l’ Europa, considera il carburante del futuro, già realtà in Germania e Brasile. Certo, deve essere prodotto nel rispetto della biodiversità e gli scopi alimentari che le coltivazioni devono assolutamente mantenere.Mi raccomando cerchiamo di non diffondere informazioni sbagliate.#6 · FlexWorker
29 marzo 2007, 18:35 Mio caro saccentello, il tuo discorso regge solo in parte: 1:anche il petrolio libera la stessa quantità di co2 precedentemente accumulata dal materiale biologico di cui è prodotto,; 2: in questo momento siamo in una condizione di squilibrio fra co2 prodotta e riassorbita a discapito dell’assorbimento; 3: il mancato riassorbimento è dato in primo luogo dal consumo assolutamente irrazionale di cui siamo artefici e di conseguenza dal progressivo disboscamento ad opera di tutti i governi del mondo. La soluzione al malessere del pianeta necessita di un cambiamento radicale del paradigma di sviluppo in quanto al momento le punte di ricerca e sviluppo sono interamente gestite da enti privati e che quindi rispondono a logiche di mercato. Prendo ad esempio gli studi sulla fusione fredda accuratamente screditati e occultati da quindici anni, eppure presi assolutamente sul serio dal pentagono per la costruzione di bombe atomiche di quarta generazione (si veda a proposito il servizio di rai news 24). Non basta evitare di diffondere informazioni non vere bisogna anche evitare di osservare parzialmente il problema.form di registrazione al sommario
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#1 · franco
09 marzo 2007, 22:52 Lula, invece di strigliare Bush, dovrebbe fermare la deforestazione dell’Amazzonia: durante il suo mandato, ogni anno, una superficie equivalente a quella della Lombardia è stata deforestata per far luogo alle coltivazioni intensive di cereali per produrre, tra l’altro, anche l’etanolo, il quale etanolo, quando brucia nei motori a scoppio, produce CO2, esattamente come la benzina. In compenso ci sono sempre meno piante ad alto fusto della foresta amazzonica che sono in grado di assorbire la CO2. Bel risultato.