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Vicenza, il Governo Prodi e la crisi del potere

Francesco Lauria*,   22 febbraio 2007, 13:50

Vicenza, il Governo Prodi e la crisi del potere Dibattito/ Governo     

Poco prima della caduta del Governo Prodi il Presidente della Repubblica Napolitano pronunciava frasi molto dure, negando il valore aggiunto democratico di questa e di altre mobilitazioni rifugiandosi in un perentorio: "a decidere sono comunque le istituzioni".Le ore successive ci hanno dimostrato che sono proprio quelle istituzioni che devono "comunque decidere" ad essere fragili come un castello illusorio, come un miraggio evanescente



Era mia intenzione, con questa lettera, spiegare la partecipazione di Europa Plurale alla manifestazione per la Pace e contro il raddoppio della Base militare Dal Molin a Vicenza.

La situazione politica è in queste ore precipitata, ma credo che alcune letture possano essere rafforzate dagli ultimi eventi e non confutate.
La manifestazione, come ha ben scritto il vicentino Ilvo Diamanti, è passata: affollata, festosa, tranquilla, io aggiungerei, plurale e molteplice. No, non erano le bandiere della sinistra radicale o della Cgil, o la presenza di amministratori e deputati locali di Ds e Margherita in dissenso con i rispettivi partiti, a rendere particolarmente significativa la manifestazione: non erano quelli i settori in cui trovare pienamente l'anima di questo corteo.

Le rivendicazioni semplici e dirette dei cittadini di Vicenza parlano un linguaggio universale: in nome della difesa dell'ambiente e della qualità della vita, della richiesta di democrazia reale e del rifiuto della guerra globale.
Ai cittadini di Vicenza si affiancavano le bandiere (tantissime) delle comunità della Val di Susa e di molti altri luoghi che hanno saputo attivare mobilitazioni consapevoli, non localistico-corporative al fine di salvaguardare e promuovere quella che il sociologo Aldo Bonomi definisce nei suoi scritti: "la coscienza di luogo".
Per questo la manifestazione di Vicenza con la sua identità comunitaria, aperta ad una rete di comunità, fa paura. Fa paura perché parla ai Poteri cardine di una democrazia più formale che sostanziale per cui il rapporto con i territori e con la vita delle persone è un impaccio, un orpello.

E' la politica della rappresentazione che si scontra con il suo scollamento dal concetto di rappresentanza, dalla sua lontananza ormai antropologica con i territori e le relazioni; con la sua interessata e colpevole rinuncia ad una dinamica di mediazione comunitaria.
Il messaggio positivamente sovversivo della manifestazione di Vicenza sta nello slogan che l'ha accompagnata: "Il futuro è nelle nostre mani".

Poco prima della caduta del Governo Prodi il Presidente della Repubblica Napolitano pronunciava frasi molto dure, negando il valore aggiunto democratico di questa e di altre mobilitazioni (che
non si esauriscono in un corteo, ma, ad esempio nel caso della Val di Susa, hanno una complessa e affascinante storia più che decennale) rifugiandosi in un perentorio: "a decidere sono comunque le
istituzioni".
Le ore successive ci hanno dimostrato che sono proprio quelle istituzioni che devono "comunque decidere" ad essere fragili come un castello illusorio, come un miraggio evanescente.
E' la Politica delle Istituzioni e dei partiti nelle ore della "crisi del potere" a doversi interrogare.

Non può più usare la mobilitazione di Vicenza come un alibi per le proprie contraddizioni irrisolte ma deve prendere atto della propria inesorabile e autodistruttiva autoreferenzialità ed incapacità di
ascolto.La posta in gioco è alta: la democrazia reale si rigenererà solo se rincontrerà la partecipazione; la società dei flussi e dell'insicurezza ritroverà un'anima ed un orizzonte di senso solo se rincontrerà i luoghi e le relazioni comunitarie.

*Presidente Associazione Europa Plurale
http://www.europaplurale.org





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