Martedì, 06 Gennaio 2009 - Ultimo aggiornamento alle 12:42
Verbano, il caso è chiuso
Frida Roy, 21 febbraio 2007, 18:55
Anni di piombo
Riaperto due anni fa, il fascicolo sulla morte del giovane autonomo ucciso dai Nar ritorna negli archivi giudiziari. Mentre domani si celebra il 27esimo anniversario della sua morte, senza che si conoscano ancora gli esecutori materiali
E' stato riaperto due anni fa per essere nuovamente riconsegnato all'archiviazione. Il fascicolo relativo all'omicidio di Valerio Verbano, giovane diciannovenne aderente all'Autonomia operaia ucciso da un commando dei Nar il 22 febbraio del 1980 nella sua abitazione di via Monte Bianco, nel quartiere romano di Montesacro, ritorna così agli archivi giudiziari, senza una risposta e senza giustizia.
Il caso era stato riaperto dopo che il procuratore aggiunto Italo Ormanni e i pm Diana De Martino e Roberto Cavallone aveva scelto di tener conto di una confidenza, rivelatasi poi infondata, rilasciata da un detenuto di estrema destra, il quale avrebbe indicato ai magistrati il nome di uno dei tre terroristi che fecero parte del commando di via Monte Bianco. I magistrati inoltre erano animati dall'intenzione di verificare se potevano essere utilizzati, ai fini di un esame del dna, alcuni reperti (cappellini e passamontagna) che erano stati lasciati a terra dai tre membri dei Nar che assassinarono il giovane Verbano. Tentativo rivelatosi inutile, purtroppo, perchè gli oggetti sono stati tutti distrutti: nel 1980 infatti non esisteva la possibilità di effettuare accertamenti di natura genetica e in quanto reperti, quindi, i cappellini e il passamontagna sono stati eliminati dopo alcuni anni. Buio assoluto anche dal contenuto delle testimonianze rilasciate all'epoca dai genitori della vittima, immobilizzati dai tre terroristi e rinchiusi in un'altra stanza dell'appartamento durante l'omicidio del figlio.
Anche l'arma che uccise Verbano, una 7,65 col silenziatore, non è stata mai trovata. Tornata alla ribalta otto anni fa, nel corso dell'inchiesta che il pm Salvini stava portando avanti sul duplice assassinio dei due giovani militanti di sinistra, Fausto Tinelli e Lorenzo "Iaio" Iannucci, uccisi a Milano nello stesso periodo in cui morì anche Verbano, non si è mai potuta rintracciare, rendendo impossibile qualsiasi comparazione.
Il caso è chiuso, quindi, e il procedimento nuovamente spedito in archivio. Una scelta che di fatto lascia il delitto Verbano senza responsabili.
"E' davvero assurdo che ancora oggi, a distanza di 27 anni dall'uccisione di Valerio Verbano, attorno a questo delitto continuino ad avvenire degli episodi anomali", ha affermato, con profonda amarezza, il presidente del IV Municipio Alessandro Cardente, il quale ha poi aggiunto "è sempre di oggi la notizia che il documentario della durata di un' ora girato dalla trasmissione ‘La storia siamo noi' di Rai Educational, e che oggi sarebbe dovuto andare in onda su Rai3 alle 8,00 e alle 24,00, sia stato cancellato dalla programmazione". Una decisione e una contingenza che, secondo il presidente del Municipio, testimoniano come "ancora oggi il caso tenda ad essere oscurato". Domani Cardente, in quanto rappresentante del Municipio IV, parteciperà alla commemorazione del 27° anniversario dell'uccisione del giovane autonomo: alle 9,30 i rappresentanti municipali deporranno una corona di fiori sotto la targa dedicata al ragazzo in via Monte Bianco, e immediatamente dopo incontreranno la madre di Valerio nella sua abitazione.
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#2 · Gianluca
12 marzo 2007, 13:07 sono entrato all’Archimede l’anno che uccisero Valerio Verbano…ricordo il grande drappo rosso che scendeva dai piani superiori della scuola…la gente triste, incazzata, tesa…L’Archimede era una delle scuole dove l’Autonomia romana era molto forte…e sinceramente non capisco perchè Marcello Marani se la prende con gli autonomi (altro che figli di papà..ne conoscevo molti che venivano dal Tufello da Fidene ecc.) e non con i fascisti e con chi non fece bene il suo mestiere investigativoform di registrazione al sommario
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#1 · Marcello Marani
21 febbraio 2007, 19:28 Ricordo ancora con commozione il discorso dell’allora sindaco di Roma, il compianto Compagno Luigi Petroselli, per la commemorazione a Piazza Sempione, e l’intervento del Padre di Valerio, un compagno del PCI, che rispondendo alle provocazioni degli autonomi dalle varie etichettatture, (che oggi troviamo in gran parte transumati nella CdL), che gridavano “I compagni Partigiani ce l’hanno insegnato. Uccidere un fascista non è reato”, dicendo loro che si sarebbero dovuti vergonare, perche insultavano proprio i Partigiani ed i Martiri caduti per la libertà, perchè nell’Italia Repubblicana e Democratica, nata dai loro sacrifici, non c’era posto per giustizie sommarie, pene di morte e violenze e quindi era reato non solo uccidere, ma anche incitare all’odio persino contro in fascisti. Altimenti i Martitri della libertà sarebbero morti invano. E questo va detto ancora oggi a coloro, che abbagliati dalle etichette rosse delle BR, vorrebbero appiopparcele come “figli” o “figliastri”, mentre sono solo i legittimi rampolli delle classi borghesi che li covano, allevano e sostentano, per tirali fuori al momento opportuno. maranimarcel@tiscali.it