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Fini-Veltroni, prove tecniche di premiership?
Emiliano Sbaraglia, 30 gennaio 2007, 19:40
Politica
Mentre il primo getta scompiglio nella Cdl sulla legge elettorale, l'altro si muove sempre più come inevitabile leader del futuro Pd. Un incontro a Roma, organizzato da Gianni Alemanno, li ha visti protagonisti insieme
L'occasione del confronto tra il leader di An Gianfranco Fini e il sindaco di Roma Walter Veltroni è stata una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Nuova Italia, il cui presidente è Gianni Alemanno. Fini e Veltroni si sono trovati in assoluta sintonia su una riforma della legge elettorale che preveda "ritocchi alla Cosituzione", proposta già lanciata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti secondo il quale le modifiche da apportare alla legge elettorale dovrebbero essere anche l'opportunità per "singoli aggiustamenti" della Costituzionale.
Tra gli ospiti dell'incontro anche l'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu, seduto in prima fila, che si è detto contrario a questa ipotesi, sostenendo che un accordo tra i poli per la riforma della legge elettorale sarebbe possibile soltanto se si seguisse "la strada di eliminare i dissensi della legge attuale, ma senza toccare la Costituzione". Le dichiarazioni di Pisanu hanno aperto una vivace polemica nel centrodestra, date le evidenti divergenze con quanto affermato da Fini nel corso del dibattito. "Non credo ad una riforma elettorale senza un parallelo intervento sulle norme istituzionali che regolano la forma di governo e sulla seconda parte della Costituzione", sono state le sue parole, alle quali ha poi aggiunto che se ci dovessero essere dei veti da parte dei piccoli partiti "allora arriverebbe il referendum e ognuno si assumerà le proprie responsabilità". A questo punto è stata la Lega a sentirsi chiamata in causa, e Roberto Calderoli, in un tempestivo lancio di agenzia, non ha esitato a definire l'eventuale referendum come una "bomba ad orologeria", perché a suo modo di vedere i fautori della consultazione popolare hanno valutato "solo quello che accadrebbe alla Camera, non approfondendo, invece, la parte relativa al Senato dove si innescherebbe una bomba ad orologeria. Il referendum -ha concluso- non solo scardinerebbe la democrazia, negando la possibilità di vita alle forze politiche al di fuori dei partiti unici, ma destabilizzerebbe anche il Paese determinandone l'implosione".
Dalle grane di Fini ai proclami di Veltroni.
"Con Fini, dal '93 in poi, pur con forti differenze politiche, siamo coerentemente convinti che abbiamo bisogno di una democrazia dell'alternanza e bipolare, in cui i cittadini scelgano il governo e questo possa realizzare il suo programma"; tra le righe, dunque, viene delineata la configurazione del nascente Partito democratico.
Il sindaco ha poi dissolto le insinuazioni che hanno preceduto lo svolgimento di questo dibattito, sottolineando "la realtà, e cioè che ci sono delle persone, ognuna nelle sue responsabilità, che sono preoccupate per il destino del loro Paese e cercano di proporre soluzioni. Cerchiamo per una volta -ha proseguito- di guardare realisticamente agli interessi nazionali. Non deve sorprendere che persone di differenti schieramenti abbiamo a cuore gli interessi nazionali. Negli Stati Uniti è così, sono in primo luogo americani. Prima della durezza del confronto programmatico viene l'interesse generale del Paese".
Senza dubbio, per chi auspica un futuro politico con meno contrapposizioni e più capacità di trovare intese bipartisan si tratta di una conferma positiva. Gianfranco Fini e Walter Veltroni, i due "delfini" indicati da più parti come i più credibili candidati alla successione di Silvio Berlusconi e Romano Prodi, sono d'accordo su una riforma della legge elettorale che preveda il doppio turno: un meccanismo che secondo il parere di entrambi garantirebbe la massima efficienza al sistema bipolare, minacciato oggi da crescenti tentazioni neocentriste (o "lib-dem", vedi l'ultima riunione milanese del tavolo dei Volenterosi). Tentazioni contro le quali i due esponenti politici non esitano a contrapporre la possibilità di un bipolarismo sempre più forte e strutturato.
"In Italia - ha detto ancora Fini a tal proposito- c'è chi critica la qualità del nostro bipolarismo per metterlo in discussione e magari pensa, come ai tempi della Dc, a un partito con 3 o 4 forni che decide quali aprire a seconda del momento. Ma la democrazia dell'alternanza è ormai un valore condiviso".
"A me e a Fini - ha continuato di rimando Veltroni - non si può rimproverare il fatto di aver cambiato idea, nel corso di questi anni, sulla legge elettorale. Tutti e due siamo pienamente convinti che l'Italia abbia bisogno di una democrazia dell'alternanza".
I delfini sembrano dunque procedere perfettamente sincronizzati, e il mare aperto della politica, tempestato di squali bipartisan, adesso sembra fare meno paura. Dopo l'investitura di Berlusconi dell'ex protetto di Almirante, sospettosamente ritirata dopo poche ore; dopo l'ennesima dichiarazione di D'Alema, che la scorsa settimana ribadiva le sue perplessità su una eventuale candidatura a Palazzo Chigi, da leader del Pd, di un Veltroni "ancora troppo giovane" (poi vagamente corretta nell'intervista su "Repubblica"), i diretti interessati danno l'impressione di voler togliere l'etichetta di "vice" dai loro prossimi incarichi istituzionali. Anche perché, guardando ai leader del resto d'Europa, tanto giovani in fondo non lo sono più.
Ma dove porterà la loro idea di bipolarismo? Nella logica dell'alternanza, ci sarà ancora spazio per la diversità e la varietà di idee e posizioni concepite al d fuori di questo scenario?
Se "tertium non datur", alle due anime politiche che andranno a confrontarsi rimane di certo un lungo percorso di preparazione. E molte responsabilità di cui farsi carico.
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#1 · porrini
31 gennaio 2007, 08:20 L’ambizione sfrenata di Veltroni non ha limiti. Dopo aver intitolato la stazione Termini ad un Papa partecipa a convegni “spuri” con personaggi inquietanti della estrema destra seguaci di Evola, ex bombaroli. Se questo è il ricambio politico futuro…