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Quel Cip6 che non muore mai

Andrea Scarchilli ,   30 gennaio 2007, 19:27

Quel Cip6 che non muore mai Energia     E' la terza voce della bolletta elettrica che va, dal 1992, a incentivare le fonti rinnovabili, ma in larga parte (ottanta per cento) le cosiddette "assimilate", carbone e rifiuti su tutte. Dopo il tentativo - fallito - di eliminarlo in Finanziaria, ora il veto all'abolizione è arrivato dall'Ufficio di presidenza della Camera



Il Cip6 deve essere una condanna, o qualcosa del genere. Questo provvedimento dal nome vagamente fantascientifico, ma che in realtà somiglia più a un maldestro aiuto di stato all'italiana, proprio non riusciamo a togliercelo di mezzo. E' dal 1992 che paghiamo una fetta della bolletta elettrica - la terza voce - per incentivare, queste erano le intenzioni di partenza, le fonti rinnovabili. Poi, a poco a poco, le quote sono andate anche a "sostegno" delle cosiddette "assimilate", carbone e rifiuti su tutte. Si era provato a farlo fuori in Finanziaria: niente da fare, l'assalto alla diligenza dell'ultima notte lo ha reinserito. Si era fatto un provvedimento ad hoc, dopo. L'ultima novità è che la Camera, per una questione tecnica - pare sia stato inserito come emendamento in una legge che recepiva una direttiva comunitaria - lo ha respinto. Tutto da rifare. Ma come?

Il Cip6 è finito più volte nel mirino dell'Unione europea: è stato già protagonista di quattro procedure d'infrazione (2004/43/46, 2005/50/61, 2005/40/51 e 2005/23/29) e di una lettera di messa in mora relativa alla prima procedura d'infrazione da parte. Rappresenta una sorta di sanguisuga per i consumatori italiani. Dati Confartigianato: dal 1992 al 2005 è costato, bolletta su bolletta, oltre 23 miliardi, di cui 10,8 solo dal 2001 al 2005. Ma il problema, come si legge nello studio dell'associazione degli artigiani che cita come esempio le rilevazioni del 2005, è che dei soldi che hanno costituito l'incentivo solo il 19,6 per cento sono andati a finanziare fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico). Il resto è finito alle assimilate. Altri numeri, altrettanto significativi, li ha forniti l'Autorità per l'energia, nel suo rapporto annuale: dei 2,5 miliardi raggranellati nel 2005 grazie alla terza voce della bolletta elettrica, 1,8 hanno "incentivato" gli investimenti in fonti assimilate, come gli inceneritori.

I Verdi, principali promotori del provvedimento, hanno immediatamente protestato. Ha detto il leader e ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio: "Mi permetto di dissentire nei confronti dell'Ufficio di presidenza della Camera per un'interpretazione eccessivamente formalistica. Bisogna porre il problema che c'è il diritto del Parlamento all'emendabilità, chi pensa di approfittare di un vuoto legislativo per metterci di fronte a un fatto compiuto ha sbagliato". Il ministro ha poi aggiunto, a sostegno dell'intenzione di abolire il meccanismo del Cip6: "I fondi delle rinnovabili lautamente versati dai cittadini con la bolletta elettrica vadano alle rinnovabili, e se qualche amministratore locale vuole un inceneritore, lascino stare i soldi per le energie pulite e cessino le pressioni. Se alcune province o alcune regioni hanno interesse a fare alcuni impianti almeno non chiedano siano sostenuti col danaro delle energie rinnovabili". Pecoraro Scanio ha un'idea della provenienza delle pressioni, come dei motivi che le hanno fatte scattare: "C'è chi sui fondi Cip6 già faceva affidamento, sulla base di progetti semplicemente autorizzati, niente più. Ora si parla di crisi del sistema rifiuti in alcune province, per la chiusura dei rubinetti del Cip6. Naturale che vi sia quindi un'azione di lobby in corso. Lo dico con chiarezza: la finiscano con questa pressione indebita, i fondi per le rinnovabili vadano alle rinnovabili".

Angelo Bonelli, capogruppo del Sole che ride alla Camera, ha annunciato che il suo partito darà battaglia chiedendo che la decisione venga rivista. "In fondo" ha detto Bonelli, "qual e' il luogo dove un gruppo parlamentare può presentare un emendamento che riguarda il recepimento di una direttiva comunitaria se non all'interno di un provvedimento che recepisce una direttiva comunitaria? Siamo molto preoccupati perché quella dei Cip6 è una vera truffa, valsa nel 2005 ben 3 miliardi di euro sottratti alle fonti rinnovabili consentendo di bruciare petrolio e rifiuti, una cosa che accade solo in Italia e portandoci infrazioni a iosa".
Bonelli ha concluso: "Se gli inceneritori di rifiuti nel mercato non si reggono da soli è evidente che il sistema non regge. Oltretutto i cittadini pagano con la tassa sui rifiuti non si può avere un sistema imprenditoriale finanziato con i soldi dei cittadini: gli imprenditori facciano gli imprenditori". Significativo l'esempio: "Un impianto che tratti 160.000 tonnellate di rifiuti l'anno lavorando per 5.000 ore prende 20 milioni di euro ogni anno per 8 anni grazie al Cip6. Così son bravi tutti a fare gli imprenditori".





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