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Chiuse le indagini sul film di Deaglio

Ida Rotano,   23 gennaio 2007, 17:41

Chiuse le indagini sul film di Deaglio Brogli elettorali     Non ci fu truffa su dati schede bianche. Lo si legge negli atti depositati dai pm. Ora per Deaglio e Cremagnani, c'è la possibilità di rinvio a giudizio per "diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico"



Chiusa l'inchiesta della Procura di Roma sui presunti brogli avvenuti alle ultime elezioni politiche del 2006. Secondo i Pm, Salvatore Vitello e Mari Francesca Loy, non ci sono state irregolarità nella gestione e nella "lettura" dei dati risultati dallo scrutinio dei voti.

Nel medesimo atto degli inquirenti di piazzale Clodio ci sono, però, anche le accuse per il direttore de Il Diario, Enrico Deaglio e per il regista Beppe Cremagnani che, in seguito al loro docu-film "Uccidete la democrazia", erano stati indagati per diffusione di notizie atte a turbare l'ordine pubblico. Il deposito degli atti, la formale chiusura dell'inchiesta, nei confronti di Cremagnani e Deaglio, prelude di fatto alla richiesta di rinvio a giudizio, che sarà presentata nei prossimi giorni, alla scadenza prevista dalla legge.
Il reato contestato ai due autori del dvd allegato al settimanale Il Diario è quello previsto dall'art. 656 del Codice penale, "diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico". Secondo quanto aveva spiegato lo stesso Deaglio, riferendo del parere di un legale, la fattispecie è "oblabile", estinguibile quindi con il pagamento di una multa. Lo stesso direttore de Il Diario aveva spiegato, subito dopo essere stato ascoltato dai pm, che quella gli sembrava una "accusa da anni Sessanta"."Sono stato indagato - disse - sulla base del presupposto che è impossibile manipolare i dati sulle elezioni a livello informatico".

Gli accertamenti svolti dagli inquirenti in seguito alla stessa denuncia fatta dal Movimento diritti civili alla luce del docu-film, hanno ribadito che la procedura elettorale non è passibile di manipolazioni ed è centrale il ruolo svolto dalla Cassazione, che non solo proclama il risultato ma svolge verifiche sui verbali e sui dati cartacei, che vengono trasmessi alla Suprema Corte. Particolare rilievo viene dato nell'atto di chiusura indagine ad alcune affermazioni che vengono fatte all'interno del dvd. In particolare viene dato risalto anche alla presentazione stessa del lungometraggio in cui si afferma, riferendosi alle elezioni politiche, che "non sono state regolari. Se lo fossero state il centrosinistra avrebbe vinto con ampio margine".
Alla base di "Uccidete la democrazia", c'era anche il libro di un anonimo, Agente italiano, dal titolo "Il broglio". E così come per l'opera di Deaglio e Cremagnani, si faceva riferimento ad un software che sarebbe stato in grado di entrare nella banca dati del Viminale e cambiare i risultati. In particolare si faceva notare il dato estremamente omogeneo e ridotto rispetto alle passate elezioni delle schede bianche, che era incredibilmente calato rispetto al passato.

I magistrati hanno sollecitato, dunque, l'archiviazione del fascicolo parallelo sulle presunte irregolarità delle ultime elezioni politiche.
La decisione della procura della capitale si è basata soprattutto sulla circostanza di fatto che i dati diffusi dal Viminale in occasione delle elezioni politiche hanno valore soltanto divulgativo. Era stato il prefetto Adriana Fabbretti, direttore centrale dell'ufficio elettorale del ministero dell'Interno, sentita come persona informata sui fatti, a spiegare ai magistrati che la procedura con valore ufficiale è quella di tipo cartaceo senza trasmissione telematica dei dati, che muove dalla singole sezioni elettorali agli uffici elettorali circoscrizionali presso le corti di Appello e nazionale presso la Corte di Cassazione.

I pm Vitello e Loy, i quali hanno raccolto le dichiarazioni di diverse persone informate sui fatti, alcune indicate dagli stessi indagati come fonti, non hanno trovato riscontri concreti alla ricostruzione fatta nel film. I due registi avevano sostenuto che l'ipotesi dell'esistenza di un software era basata su studi di professionisti italiani e di docenti universitari, alcuni dei quali avevano riferito che quelle sequenze di schede bianche, così come riportate nelle varie province, non avevano senso. Soltanto grazie a un programma informatico si sarebbe potuto ottenere quel risultato. In particolare, era stato interpellato un esperto americano, autore di un software in grado di assegnare le schede bianche a una lista.
Per chi indaga, non c'è alcun dubbio sulla non veridicità delle notizie diffuse nel documentario.





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