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Cinque anni contro Guantanamo

Andrea Scarchilli ,   11 gennaio 2007, 19:06

Cinque anni contro Guantanamo Diritti umani     E' passato un lustro dalla messa in funzione del carcere cubano, dove "combattenti terroristi" vengono imprigionati per mesi solo sulla base di sospetti. A piazza di Pietra la manifestazione di Amnesty International e della casa editrice Fandango



A due passi da Palazzo Chigi e dalla Camera dei deputati è andato in scena una celebrazione un po' triste, certo parecchio scioccante. L'undici gennaio sono cinque anni che è stato messo in funzione il carcere di Guantanamo e l'associazione a difesa dei diritti umani Amnesty International, assieme alla Fandango (produttrice del film -documentario "Road to Guantanamo"), ha voluto celebrare il lustro della vergogna.

Davanti alla libreria Fandango a piazza di Pietra si sono viste parecchie tute arancioni, sul modello di quelle indossate dai detenuti, i "terroristi combattenti" del carcere cubano. Tre attivisti di Amnesty erano legati inginocchiati e imbavagliati in una gabbia di transenne, allestita a imitazione delle famigerate fotografie, le poche rese pubbliche dall'interno del carcere. Si raccoglievano firme per chiedere la chiusura del campo di prigionia, qualcuno ha anche avuto la possibilità della denuncia attraverso la registrazione di un videomessaggio. Dopo il discorso del presidente della sezione italiana di Amnesty, Paolo Pobbiati, al microfono sono state lette una serie di testimonianze, tutte sugli abusi perpetrati a Guantanamo Bay.

L'iniziativa si inserisce in una campagna che dura ormai da anni, da quando si è incominciato a percepire che la cosiddetta "lotta al terrorismo" aveva cominciato a intorbidire il clima, a rendere giustificabili comportamenti che prima dell'undici settembre erano, semplicemente, contro il diritto. Amnesty International è sempre stata in prima linea. Denunce, documenti. Da Guantanamo, dai teatri di guerra come l'Iraq e l'Afghanistan, persino dall'Europa che, forse più volente che nolente, ha ospitato carceri e voli "segreti" per parcheggiare i sospetti terroristi.

Lo ha ricordato Pobbiati, l'iniziativa contro Guantanamo arriva dopo quella che a sostegno di una maggiore tutela dei diritti umani nella lotta al terrorismo, intrapresa nel novembre scorso. La molla allora fu proprio la venuta alla luce delle "detenzioni straordinarie" che, si seppe, erano organizzate almeno con il tacito consenso dell'Europa, che permetteva che i voli dei servizi segreti americani che trasportavano i prigionieri avvenissero sul suo spazio aereo. Ma è soprattutto il carcere di Guantanamo, in tutta la sua drammatica evidenza da incubo, a essere assurto con il tempo a simbolo di una sistematica violazione dei diritti nella lotta al terrorismo.

Pobbiati ha detto. "I detenuti di Guantanamo, dal momento che vengono incarcerati, entrano in un vero e proprio limbo giuridico, si trovano fuori dal territorio americano e dalla legge che tutela i cittadini statunitensi, le stesse parole utilizzate per definirli, 'combattenti terroristi', li pongono fuori dalla Convenzione di Ginevra". E non si pensi che a Guantanamo si resta per poco, Guantanamo può diventare una fase di vita. Pobbiati lo sa: "Si viene imprigionati per mesi, a volte per anni, senza sapere il perché. Si è solo sospetti. A Guantanamo sono passate 730 persone, attualmente ce ne sono 470 provenienti da più di trenta Paesi diversi".

Il dramma è che, di queste centinaia di persone, migliaia se mettiamo nel conto quelle catturate nel resto del mondo, quasi nessuno viene incriminato. Come dice Pobbiati vengono, dopo anni di abusi, "liberati con una pacca sulle spalle". Nella stragrande maggioranza rimangono sospetti, solo dieci (10) sono stati incriminati. "E giudicati" ha aggiunti Pobbiati "non in base alle leggi americane ordinarie, ma con il 'military commission act', approvato da un Congresso a maggioranza repubblicana", poco prima della batosta del novembre scorso.

 





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